La gnagnera

La gnagnera è la gnagnera, non si può definire. E’ come il suo nome, senza capo né coda, s’accozza di lettere e ricomincia daccapo, s’avvita.

La gnagnera non è malinconia, perché è più molesta: la malinconia ha un animo delicato e sottile, la gnagnera è dispettosa come un mulo: scalcia, morde, non ti lascia in pace. Se fingi di scordartene, lei si attacca lì, come un cagnetto rognoso che s’azzecca alle caviglie, una mosca che ti ronza nell’orecchio, un tafano.

La gnagnera è quella cosa ti fa essere insoddisfatta di tutto, anche di quello che fino ad un momento prima ti pareva bellissimo e ti sei fatta in quattro per ottenere; e ora che lo hai lì, in mano, te lo fa sembrare scialbo, inutile, una carabattola senza senso. E’ l’invidia di ciò che non hai, ma in fondo non vorresti neppure, la voglia di non giocare con un gioco ma di romperlo solo perché nessuno lo possa usare per divertirsi. Non è inquietudine, perché è meno letteraria: è insofferenza, di tutto, di tutti, del mondo intero, ma non così aristocratica come il disprezzo: la gnagnera è piccola e meschina.

La gnagnera non è nobile, non è alta, non ha cantori. Non potrebbe, con quel nome indecente che si ritrova. La gnagnera è una cosa da poveri, sporca, brutta, stortignaccola, che non si ammanta di belle parole, non ha arie da male di vivere, o da spleen. Ti salta addosso alla schiena, perché non conosce le regole dei combattimenti cavallereschi e della cortesia.

E poi se ne va, perché è fatta così, non ha senso, non ha padrone, non ha nemmeno la costanza di restarti addosso. Sparisce, da quella maleducata che è, senza nemmeno un saluto. E via.

9 pensieri su “La gnagnera

  1. in effetti «gnagnera» è la parola nuova più brutta che ho appreso nel 2012,

    anche solo a pronunciarla provoca ineleganti risucchi fra la lingua e il palato

    dev’essere terribile con l’accento veneto

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  2. L’esatta dizione veneta è ” ‘a gnàgnara”. con le “a” molto aperte.
    Intraducibile, così come “el freschin”, ossia l’odore che – ad esempio – resta sui piatti mal lavati dopo un pranzo a base di pesce oppure di uova..

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  3. Non conoscevo il termine e, quando l’ho letto nel titolo, ho pensato che fosse un altro dei tantissimi sinonimi per indicare quella cosa là. Tant’è che immediatamente mi son detto: “Vuoi vedere che questa è la volta in cui Galatea ci parla davvero di sé?”.

    (ci tengo a sottolineare che tutto ciò è avvenuto nell’arco di un secondo circa)

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  4. buon lector, mi hai fatto venire in mente che a spezia s’usa dire “gnèco” per dire noioso e lamentoso, quindi è il suono “gnè” la base fonetica di queste parole

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  5. A Roma si dice “gnagnarella” quella pioggia sottile e fastidiosa che, a quanto pare, la gnagnera te la fa venire!!!

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