Vincenzo Monti, la fantasia al potere

E’ inutile, deve essere il cognome. Perché come in politica, anche in letteratura Monti – nel senso di Vincenzo – è un tecnico di altissimo livello, ma troppo ligio e troppo impelagato con il potere. Molto lodato in vita, ed apprezzato come oggi i moderni autori di best seller, Vincenzo Monti non è invece quasi ricordato dai posteri: se viene menzionato di striscio nelle letterature e nei discorsi dei professori a scuola è per citarne la traduzione dell’Iliade, che oggi però non usa e legge quasi più nessuno, se non come documento d’epoca, e per tacciarlo di servilismo, per la sua italica e magnifica abilità di diventare il cantore di ogni regime: papi, Napoleone, Reazione. Per lui si potrebbe ben riutilizzare un crudele verso che Catullo usò per definire Cicerone, perché, nel suo tempo forse Monti non fu il migliore di tutti i poeti, ma fu certamente il miglior poeta di tutti.

Secondo de Sanctis gli mancava il carattere, pur grondando di abilità poetica e di ispirazione; più semplicemente, forse, Monti è la somma perfetta di tutto quello che è e sempre sarà il carattere di fondo dell’Italiano: una genialità vivace ma confusa, la capacità di creare facilmente, per pura intuizione, piccole perle e disseminarle qua e là con elegante leggerezza, unite però ad una certa pigrizia nell’affrontare le questioni più spinose, la mancanza quasi totale di un quadro di riferimento più profondo e meditato, di una visione coerente da sposare che superasse il piccolo interesse individuale.

Monti amava scrivere versi, ci si divertiva un mondo: si sente ad orecchio quando si leggono le sue opere, che sono lievi di quella lievità che predicava Calvino, eleganti come i passi di danza di un minuetto, armoniose come una sonatina di Scarlatti. Ma era così innamorato della sua arte e così affascinato da essa, che dentro non ci mette altro che il suo divertimento nel farla, la gioia pura di sentirsi così bravo e così dotato. E alla fine i suoi versi restano là, musicali, bellissimi, ma privi di spessore: hanno la perfezione di uno schema di parole crociate perfettamente congegnato, ma come gli schemi ben risolti danno una soddisfazione momentanea e niente più. Chi legge le sue opere le sente familiari anche se è la prima volta che le apre, e non a caso. Il ritmo della Prosopopea di Pericle è lo stesso, incalzante, degli Inni Sacri del Manzoni, Alta è la notte ed in profonda calma è incipit che Leopardi prese a modello (per non dire copiò). Ma il destino di Monti è appunto quello, di essere superato dagli allievi: perché loro, magari meno perfetti di lui, magari meno veloci e talvolta persino un poco più rozzi, avevano un dono che a lui mancava: quello di saper creare qualcosa che aveva dentro imperfezioni e contraddizioni, piccoli difetti, proprio perché nasceva dal travaglio di anime che avevano il coraggio di interrogarsi e soffrire, mentre Monti no. I versi di Monti sono lisci, e proprio per questo scivolano via, alla fine senza lasciare traccia, come la pioggia sugli impermeabili: la senti finché passa, e quando è passata non te la ricordi più.

Era fatto così anche nella vita, probabilmente. Passava, senza lasciare traccia, pur cogliendo grandi successi nell’immediato. Non lo odiavano neppure, perché, pur essendo stato megafono di tutti i regimi, non fu mai colpito dalle epurazioni, anche per la sua leggiadra capacità di mollare il potere morente giusto un attimo prima di essere travolto dal suo collasso; ma non era solo opportunismo, in fondo, era un portato del suo non esserci mai stato dentro del tutto, perché per Monti la politica è solo quella cosa che gli permette di continuare a divertirsi poetando, gli fornisce i mezzi per continuare il suo gioco: il potere è quello che paga i suoi conti, e lui non si fa mai troppe domande su chi è quel qualcuno, basta che ci sia. Non era nemmeno un cinico, era solo evanescente; più che cattivo, era solo proficuamente distratto, ma davvero poco interessato.

Forse il modo migliore per capire Monti, il suo imprinting, non è studiare il suo tempo, ma il suo luogo, quella Alfonsine dove ebbe i natali. Andarci in un giorno d’inizio inverno, quando la nebbia la copre e la nasconde con uno strato così spesso di bianco lattiginoso da non far più capire qual è, se c’è, il confine fra il piatto dei campi infiniti e il piatto coperchio che è il cielo. Immaginarsi il Monti bambino che guarda quel niente, e immagina, con la facilità che gli sarebbe sempre stata propria, mondi alternativi per sfuggirgli: storie di dei, di eroi, che emergono da quel biancore e lo trasformano in variegati scenari di infinite avventure. Immaginarsi il Monti adolescente che vuole scappare da quel nulla, e coglie l’unica occasione che ha per farlo, sempre la sua facilità a imparare le cose (legge, medicina, poi la poesia). Sta tutta lì la vita del Monti, nel suo aggrapparsi ai mondi che sa immaginare e creare, e giudicare tutto il resto, quello che gli altri chiamano realtà, come un incidente, un accessorio: i re ed i regni che sorgono e tramontano, gli ideali che nascono e vengono poi abbandonati, tutto era secondario alle storie che inventava lui, che gli veniva così spontaneo e naturale congegnare. Non fu un traditore, il Monti: fu uno che non capiva perché si dovesse essere fedeli a cose che erano evanescenti e caduche, e andavano conseguite con fatica, sacrificio e pericolo, quando i suoi versi sgorgavano facili e felici, spontanei come una sorgente di montagna. Perché la sola cosa reale, nella vita, è la fantasia.

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8 pensieri su “Vincenzo Monti, la fantasia al potere

  1. Però, devi ammettere che, la frase “Non lo odiavano neppure, perché, pur essendo stato megafono di tutti i regimi, non fu mai colpito dalle epurazioni, anche per la sua leggiadra capacità di mollare il potere morente giusto un attimo prima di essere travolto dal suo collasso”, si appiccica su Bruno Vespa come la carta moschicida all’omonimo imenottero. 😉

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  2. « Questi è il Monti, poeta e cavaliero,
    gran traduttor de’ traduttor d’Omero »
    (Ugo Foscolo)

    una impressione di prima mano di un suo contemporaneo e, a modo suo, amico 🙂

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