Spinola e il problema della Sinistra troppo choosy

I tre il problema lo devono affrontare. E’ un’eternità che ci girano attorno, evitando di menzionare l’argomento spinoso: seduti al tavolino del bar della Clara, che presidiano ormai con sit in permanente – perché a Spinola un tavolo al bar di Clara vale quanto e anzi di più di una sede di partito sul territorio: se al bar di Clara non hai un tavolino, a Spinola, politicamente, non conti una cippa – han passato il tempo a trangugiare cappuccini e pastine, analizzando l’intero universo e forse pure qualcosa più in là. Ma ora, dopo mesi che stan cercando di mettere su una lista, è tempo di dire pane al pane e guardare in faccia la dura, durissima realtà.

«No trovemo gente da candidar

A parlare è stato Giangi Basti, e la gravità della situazione è lampante, perché ha usato il dialetto, cosa che lui non fa mai, o meglio non fa più da quando sul mercato della politica è apparsa, qualche decennio fa, la Lega, e lui giammai vorrebbe confondersi con quegli zoticoni. Dopo aver pronunciato la triste verità, si sente come sollevato, ed ha il coraggio di guardare nuovamente negli occhi i due sodali della sua avventura politica, Albio Trovati, professore emerito in pensione delle scuole medie di Spinola, fine intellettuale del paese, nonché candidato sindaco, nonché maître a pensér della Sinistra tutta finalmente riunita; e Pierfrancesco Damas, rivoluzionario guevariano in servizio continuativo e permanente, casomai dovesse presentarsi una qualsiasi insurrezione lì per lì.

«Eh, dài è impossibile! – sbotta Trovati, che per l’emozione si sfarina un po’ di zucchero a velo sul bavero della giacca di velluto, e impiastriccia così gli occhialini alla Gramsci pendenti dalla catenella. – Ti ho passato io una lista di nomi sicuri, tutti amici miei, che saranno felicissimi di darci una mano!»

Giangi Basti trattiene a stento uno sbuffo: «Veramente me ne hai dato solo una: la tua amica che organizza le mostre di pittura al circolo pensionati…»

«Ecco, sì, la Idina Barzocco! – sorride il professore – Persona di squisita sensibilità artistica, sempre impegnata nel sociale, madre e nonna esemplare…»

«Ecco, appunto. Ha detto infatti che ha i due nipotini da badare e di mettersi in lista non ci pensa proprio.»

Al Trovati la punta di acido implicita nella chiusa del sodale non è sfuggita: «Oh be’, tutti hanno i loro impegni, ormai…Il tuo amico sindacalista, Donato Scozzo, per esempio, quello che ci avevi garantito si sarebbe offerto e doveva portare tutti i suoi voti storici, è sparito. Si è trasferito all’estero, se non sbaglio… Cuba, ho sentito dire»

La faccia di Giangi Basti si dipinge di un rosso amaranto: «Ha deciso di ricominciare una nuova vita ora che è andato in pensione, sì! E coerente con i suoi ideali si è trasferito nell’unica isola ancora rivoluzionaria, che da anni resiste alle pressioni dell’imperialismo statunitense…»

«La sua ex donna di servizio trentenne che ha sposato non c’entra nulla…»

«Io non ti permetto di insinuare…»

«Basta, voi due, dài! – interviene il Damas, sbuffando – Inutile che ci scanniamo, tanto quelli han già detto di no. E poi, anche voi, ma vi pare che sarebbero andati bene per una lista? La Idina e Scozzo? Han mille anni per uno, son talmente vecchi che al massimo potevano portare i voti di qualche bisnipote! Noi abbiamo bisogno di gente fresca, nuova, giovane!»

Albio Trovati, che nel frattempo, con la scusa di pulirli dallo zucchero a velo, ha inforcato gli occhiali gramsciani e ora guarda il mondo con l’alterigia dell’intellettuale organico, fissa il Damas per una frazione di secondo che pare eterna: «Ma i giovani, scusa tanto, non dovevi portarli tu? Sei tu che bazzichi i centri sociali dei ventenni – dice, passando in rassegna con malcelato disgusto la maglietta guevariana, il giacchino di jeans verde falso militare, i pantaloni cadenti bassi sul cavallo. – invece ci hai solo parlato di quel tuo amico che dicevi che era un mezzo hacker anche, molto conosciuto sul web, ma che poi non ti ha nemmeno risposto alla email…»

«Ecchecentra! – salta su l’altro – E’ un uomo molto impegnato, lui! Sempre in giro, poi, per l’Europa, perché voi non sapete come vanno queste cose qua, voi conoscete solo Assange perché ne parlano in tv, ma lui è come Assange, anzi un po’ meglio, non avete idea delle cose che fa in segreto, non può mica mollare tutto per candidarsi qua a Spinola…»

«Ecco, appunto, ritorniamo da dove eravamo partiti. – cerca di riassumere il Giangi – No g’avemo gente.»

«Potremmo chiederlo all’ex proprietario della ferramenta, Boldrin… – butta lì poi- Lui è sempre stato di sinistra, una volta sponsorizzava anche le feste dell’Unità!»

«Un bottegaio servo del sistema capitalista? – insorge Damas come se uno scorpione gli avesse punto le chiappe attraverso il camoufflage dei pantaloni militari – Ma stiamo scherzando? E poi mai che avesse fatto un cazzo di sconto quando andavi da lui a comprare le lampadine…»

«E la Mirella Toffolin, la maestra d’asilo? – suggerisce Trovati con voce flautata – una ragazza così angelica, poi sensibilissima ai problemi dell’infanzia…»

E’ la volta di Giangi ad inalberarsi: «Ma stai scherzando, vero? E’ una mezza beghina, poi adesso lavora pure nell’asilo delle suore…»

«La Giuseppa Tonolo? Era a capo del comitato inquilini delle case popolari, qualche anno fa…»

«Venduta traditrice! Fu quella che con il suo voto fece vincere la mozione per trasformare il PCI in PDS, me lo ricordo ancora! Non la vorrò mai con me!»

«Allora il dottor Melozzi, l’ex primario di neurologia…»

Al Damas sembra che si sia materializzato un rospo in gola che lo sta strozzando: «Ma dico io, ha la moglie nel direttivo DS, volete prendervi una serpe in seno?»

I tre, meditato sulla notizia, scuotono la testa all’unisono.

«Filippo Scavezzon?»

«Non ha voluto tenere nel suo negozio i volantini del mio ultimo sit in per la pace!»

«Adalgisa Bonso?»

«Per carità, che due giorni fa dal fornaio le ho sentito dire che Monti, in fondo, è bravo!»

«E Luigino Spolaor? –  Se ne salta fuori all’improvviso Trovati, come colpito da una improvvisa folgorazione – E’ perfetto, un ex partigiano, operaio, ora pensionato, poi sempre impegnato nel sociale! E di sicuro non ci dice di no, lo conosco, è troppo generoso, non è capace!»

Giangi sbuffa: «Sì, cazzo, ma è morto il mese scorso!»

Cade un silenzio di tomba, non tanto per adeguarsi alla situazione di defunto del povero Luigino, quanto perché i tre hanno esaurito tutte le idee.

«Forse non dovremmo essere così fiscali, e riconsiderare qualcuno che abbiamo scartato,  dovremmo essere un po’ meno schizzinosi sui requisiti…» azzarda Damas.

il Giangi e Trovati si voltano verso di lui con volti dipinti dallo sdegno più feroce: «Ma che stai dicendo! Noi dobbiamo essere selettivi, noi dobbiamo essere intransigenti! Siamo diversi da tutti gli altri noi! E poi anche tu, ma senti come parli, sembri la Fornero!»

Damas si zittisce di botto ed assume un’aria contrita e pentitissima.

Ci manca solo che buttino fuori dalla lista pure lui.

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