Una domanda, una sola, all’esimio (ex) collega Vecchioni

Scusatemi, ma oggi, dovendo parlare di scuola, sono andata di là. Per porre una certa domanda all’esimio (ex) collega Roberto Vecchioni, testimonial di uno spot per la scuola pubblica che poi s’è scoperto han girato in una scuola privata. Magari a sua insaputa, eh.

Ah, dimenticavo: oggi, poi, sull’Espresso, c’è anche un mio articolo sulla situazione della scuola. Un articolo vero, proprio sul sito del giornale. Lasciatemene bullare un po’.

12 pensieri su “Una domanda, una sola, all’esimio (ex) collega Vecchioni

  1. la parte più carina è “lo sapevate che in latino studium significa anche amore?” Sì caro, ora però sgancia la pecunia, che anche se significava bestiame a me non fa schifo.
    P.S. girato in una scuola privata E TEDESCA.

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  2. Essere pagato, anche per raccontare balle, e ingannare la gente, si chiama professionalità. Me lo spiegacva un’amica avvocatessa.

    Anonimo SQ

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  3. cara Prof, le ho già scritto un commento su L’Espresso, ma poi è sparito… Eppure, era una critica civile, nel senso che non condividevo (e non condivido) la sua posizione nei confronti dell’articolo sullo spot “Porta a scuola i tuoi sogni”. Vediamo se qui viene pubblicato….
    Le dicevo, sinceramente, da ex alunno e da genitore, che a mio avviso era andata fuori tema, perché lo spot è sulla passione per la cultura, per lo studio, per gli studenti e, quindi, per gli insegnanti. Invece siamo qui a perdere tempo su dove è stato girato…
    Io non so i suoi figli e/o alunni, ma i miei ragazzi sono rimasti positivamente colpiti dallo spot.
    Inoltre, non concordavo neppure sulla sua polemica con Vecchioni, sottolineando che Lei non sarà famosa come Lui, però non sarà mai l’insegnante anonima, avendo tanto di blog, importante e bello, con foto posata…

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  4. Caro Signor Arturo,
    Il commento non è “sparito”, come insinua Lei: molto semplicemente, era in attesa di essere approvato, e capita che ci restino anche diverse ore i commenti, in attesa, perché, lavorando io a scuola, non sono sempre connessa in rete per approvarli immediatamente. Comunque, Le riscrivo qua la risposta che Le ho dato anche di là:

    Gentilissimo Signor apensa,
    Lei è liberissimo di considerare il mio commento retorico, ma resta il fatto che è piuttosto strano che su migliaia di scuole pubbliche presenti in Italia gli ideatori dello spot non siano riusciti a trovarne nemmeno una in grado di essere usata come set per lo spot medesimo, e abbiano scelto di andare in una scuola privata, forse perché i tablet e le meraviglie illustrate nello spot nelle povere scuole pubbliche massacrate dai tagli si vedono pochino. Io penso che l’amore e l’orgoglio per la scuola si trasmettano ai ragazzi anche non trattandoli come dei poveri imbecilli da infinocchiare con uno spot televisivo, e che sarebbe stato meglio mostrare una scuola reale, non un set che faceva concorrenza con quello del Mulino Bianco. Se i suoi figli per provare amore per lo studio han bisogno di vedere uno spot in televisione fasullo, forse è il caso che si domandi che razza di coscienza critica hanno sviluppato.
    Quanto all’ “incoerenza” di cui Lei mi accusa, mi scusi, ma non ho proprio capito quale sia: io sono una normalissima insegnante, vado in una delle migliaia di scuole pubbliche sfigatissime disseminate per la Penisola ogni mattina, ho i reumatismi sulla spalla e sono destinata a trascinarmeli dietro, assieme ai registri e ai pacchi di compiti, fino al giorno in cui andrò in pensione, sempre che riesca mai ad andarci, e proprio per questo spot retorici ed inutili come quello di Vecchioni mi sembrano altamente fastidiosi. Quanto ai miei sogni, non credo di aver bisogno di sapere da Lei cosa debbo farne. Arrivederci.

    Ah, per Sua informazione personale, la foto “posata” su cui tanto ironizza è un autoscatto fatto a casa con la telecamera del Pc.

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  5. “…anche non trattandoli come dei poveri imbecilli da infinocchiare con uno spot televisivo,…”

    …ma perché, cos’altro sono (siamo)?

    la mia umile opinione è che l’assioma “la foto SULLA scatola è sempre più bella del giocattolo DENTRO la scatola” si impara ai cinque anni o mai più, scuola o non scuola. e il continuo bombardamento di pubblicità che mostrano pezzidifica che in natura non esistono, direi che lo dimostra, almeno empiricamente.

    io non ho visto lo spot, ma – al netto di questioni più prosaiche, come A CHI pagare e/o fatturare l’affitto del set, e anche questo ha un peso, in una produzione – se hanno mostrato un giocattolo più bello di com’è nella realtà hanno solo fatto bene il loro lavoro…

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  6. Personalmente Vecchioni lo trovo non solo un ex collega, ma anche un ex esimio. I suoi ultimi album sono intollerabili, ed esibisce sempre lo stesso tono di voce dello spot, quello di un francescano che ha fatto i corsi di comunicazione non verbale per fregare meglio i giovani, pardon per portarli al Signore.

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  7. Tanti anni fa le cose eran diverse. Io facevo l’ITIS ed a metà anno arrivò in laboratiorio il microVax II. C’erano una quindicina di terminali collegati e si potevano provare cose interessanti. Pur essendo definito micro, era un cassone così.

    Mio cuggino andava in un ITI privato, e nel laboratorio avevano solo Apple ][+.
    Niente multitasking, niente comunicazioni interprocesso, niente chat.
    Poi nei tanti anni in cui si è passati dal VMS ad iOS qualche cosa si è persa per strada.

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