Lettera molto seria di una professoressa al Ministro Profumo

Siccome il ministro Profumo ha deciso, pare, di aumentare le ore di docenza in classe per noi insegnanti, a costo zero, gli ho scritto una lettera in cui spiego, per filo e per segno, che cosa ne penso di questa geniale trovata per migliorare l’efficienza della scuola.

Non mi risponderà mai, ma almeno mi sono sfogata. Qui.

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30 pensieri su “Lettera molto seria di una professoressa al Ministro Profumo

  1. Insegno chimica da 26 anni, mi ritrovo a completare l’orario in un’altra sede per via della continua contrazione, a compilare il registro elettronico da casa perché la “scuola del domani” non è ancora decollata, a curare i rapporti con le famiglie con il mio telefono, a fotocopiare a mie spese e durante il mio tempo libero i questionari, gli appunti ecc.
    Qualche volta vado a scuola impreparata, e improvviso; la mia vasta esperienza e tutto il tempo dedicato all’aggiornamento mi vengono in aiuto. Ma il 99% delle volte, per raccontare qualcosa di minimamente strutturato, comprensibile e adatto a 15/18enni che frequentano un certo indirizzo di studi, mi devo preparare, devo studiare esempi e casi pratici da portare alla loro attenzione, devo pure seguire con molta attenzione il TG perché il giorno dopo mi fanno le domande più disparate, ad esempio sulla cokeria dell’Ilva.

    Cara Galatea condivido totalmente la tua analisi, succede spesso, ma temo anche di condividere la tua conclusione: il Ministro non risponderà mai, ci siamo solo sfogate!

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  2. Un’ora fa l’ho postata su fb. Nel leggerla mi è venuta la pelle d’oca…non sai quanto abbia apprezzato il tuo intervento e l’aver menzionato la sottocategoria di nullafacenti a cui appartengo: quella dei docenti di lingua straniera (non sono nemmeno d’inglese). Non puoi immaginare cosa voglia dire con nove classi distruggersi alla ricerca del miglior modo per trasmettere agli studenti quello in cui credi. Hai ragione, non avresti potuto utilizzare parole più giuste per mostrare il tuo sdegno.

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  3. “In fondo siamo solo quelli che formano le prossime generazioni:”

    te piacerebbe, eh?

    su un blog di un tuo collega qualcuno ha commentato “se la scuola rimanesse aperta fino alle 17:30 risparmierei dei bei soldi di baby sitter”.

    così ti vedono gli altri capponi: se non insegni a tirare punizioni a giro o a mostrare farfalline non sei altro che una baby sitter…

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  4. @ricco&spietato: ti assicuro che lo so, che mi vedono come una baby sitter. Anzi, ad essere precisi, mi trattano peggio: le baby sitter sono molto coccolate, perché i genitori han paura che rispondano no quando le chiamano. Noi insegnanti, invece, siamo pure trattati a pesci in faccia, assai spesso, se solo pretendiamo di insegnare qualcosa ai pargoli.

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  5. è una questione complessa

    pochi, relativamente pochi, ma inamovibili, mascalzoni, creano l’immagine negativa della classe insegnante

    si puo’ obiettare che esistono in tutte le categorie di lavoratori, ma non muta l’essenza del problema

    ho visto pessimi insegnanti percepire lo stipendo rubato per decenni e decenni fino alla tranquillità della pensione, senza che nessuno abbia potuto metter rimedio

    e allora gli altri insegnanti, quelli capaci o quantomeno onesti, ci vanno di mezzo

    sicuramente questo aumento dell’orario è solo l’inizio, prima o poi si arriverà ai licenziamenti per motivi di bilancio e, vedrete, a salvarsi il posteriore non saranno gli onesti e capaci, ma i pessimi, grazie alle protezioni

    sono molto pessimista sul futuro della scuola

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  6. Anch’io insegno e condivido pienamente quanto tu hai scritto, mi sono permessa di copiarla in una mia nota di Facebook invitando i miei amici e spero gli amici dei miei amici ad inviarla veramente all’entourage di Profumo (visto che non ho trovato una suo indirizzo personale). Sì forse, come dici tu forse il ministro non la leggerà mai, ma dovrebbe, perchè dalle dichiarazioni rese finora emerge che conosce poco il mondo della scuola i cui risultati continua a misurare in modo poco onesto con parametri stranieri visti a senso unico! Brava!
    https://www.facebook.com/notes/franca-ciantia/lettera-molto-seria-di-una-insegnante-al-ministro-profumo/10151107577362102

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  7. E se fosse vera la tesi appena postata dal mitico prof. Perboni (blog “Perle Ai Porci”): “E’ stato dato grande rilievo su tutti i mezzi di comunicazione alla notizia che dal prossimo anno le ore di insegnamento settimanale passeranno per ogni insegnante da diciotto a ventiquattro, senza alcun aumento di stipendio.
    La notizia è ovviamente falsa, ma è stata fatta circolare ad arte, per un motivo ben preciso: lavoriamo con un contratto scaduto da oltre tre anni e con uno stipendio bloccato almeno fino al 2015, oltretutto in condizioni di disagio sempre maggiore per i tagli continui all’istruzione. E allora, prima che a qualcuno potesse venire in mente di protestare, ecco che ci fanno pervenire forte e chiaro il messaggio: attenzione che state male, ma potreste stare peggio.” ?

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  8. Non mi pare che sia falsa!

    http://www.leggioggi.it/allegati/bozza-della-legge-di-stabilita-2013/

    “1. A decorrere dal 10 settembre 2013 l’orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali. Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità e per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione. Le 24 ore di servizio del personale docente di sostegno sono dedicate interamente ad attività di sostegno. L’organico di diritto del personale docente di sostegno è pari, a decorrere dall’anno scolastico 2013/2013, a quello dell’anno scolastico 2012/2013.”

    (a meno che qualcuno non dovesse diri che la mia fonte non è autorevole e spiegarmi perchè…)

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  9. Buongiorno.
    Ho giusto preso una pausa dall’invisibile lavoro del preparare l’ennesimo schema grammaticale riassuntivo, appositamente pensato per una classe appena ereditata e ho letto la lettera. Io faccio parte di quella frangia di asini che personalizzano le lezioni, modificano gli schemi, differenziano e calibrano le verifiche, vivono con l’ebook nella borsa, per far vedere a stupiti ragazzini delle medie che oltre al calcio c’è di più, che i romanzi sono belli, le poesie seducono, la grammatica è una forma del pensare, che l’algoritmo serve per fare le torte e la fonetica è divertente.
    Imparo anche circa 190/200 nomi ogni anno. E, ta ta ta tan, nel giro di due settimane, li associo alle facce e alle loro necessità. E so per certo che c’è anche chi fa più e meglio di me: io ci provo, ecco.
    Condivido in pieno la lettera. E questo non fa che aumentare la mia tristezza: essere obbligata dall’evidenza a dire “è proprio così”.
    Eppure io ci credo, nell’insegnamento, io volevo proprio fare la prof (e la ballerina, la traduttrice, la sceneggiatrice di numeri da circo, la poetessa aiku, la pasticcera, ecc ecc).
    Grazie.

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  10. boh io non capisco… cioè davvero insegnate solo 18 ore la settimana?? e perchè poi? io sono medico ospedaliero, 24 ore di turno le faccio in 3 giorni. lo stress del mio lavoro non ve lo sto neanche a raccontare. sempre all’erta, non sono ammessi errori. e nel tempo libero occorre studiare e aggiornarsi. e mi venite a dire che 24 ore di insegnamento sono troppe??? ma per favore!! non per fare di tutta l’erba un fascio ma io ricordo alcuni insegnanti che facevano poco e niente e la cattedra se la sono tenuta per sempre….
    secondo me vi lamentate troppo. aspettate che succeda come in Grecia dove hanno tagliato agli insegnanti il 30% dello stipendio….
    saluti

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  11. E’ inutile dire che condivido ogni parola del tuo “sfogo”. Insegno inglese in un liceo scientifico e dovrei aggiungere altre due classi alle mie attuali per raggiungere le 24 visto che la Gelmini ha eliminato con la riforma un’ora in secondo e una in quinto.Ogni ministro deve lasciare il segno per screditare e mettere in difficoltà la nostra categoria.Mi si chiede di fornire non solo conoscenze ma anche competenze linguistiche ai miei alunni . Mi devono dire come faccio a farli parlare in inglese se sono 30, in laboratorio neanche le abbiamo 30 postazioni.E comunque è un problema che forse non mi assillerà più visto che, facendo i conti diventerò , con le 24 ore, soprannumeraria nella mia scuola.

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  12. @Stenone: Mi risulta, da amici medici, che le 24 ore di turno sono seguite da adeguati giorni di riposo e recupero. E che, nelle 24 ore, pur essendo in servizio, può capitare che non si lavori sempre sempre, ogni minuto e secondo, tanto è vero che (tranne i medici di Pronto Soccorso) quelli in reparto spesso si schiacciano anche abbondanti pisolini, mentre noi, quando stiamo in classe per cinque ore non ci possiamo distrarre neanche un minuto o berci un caffè (o andare in bagno) perché i ragazzini possono combinare qualsiasi cosa se non stati attentissima.
    Questo non per farti i conti in tasca, Stenone, ma per spiegarti – strano che un medico non ci arrivi da solo – che ogni lavoro ha il suo carico specifico e i suoi ritmi, e le mie lamentele dipendono dal fatto che con queste nuove condizioni non sarò più in grado di garantire la qualità del mio lavoro ai miei alunni, e le conseguenze le pagheranno loro. Mettiamola così: come la prenderesti tu se alla fine del turno di 24 ore ti dicessero: “Bene, ora ne fai altre sei gratis tutti i giorni?” Ti preoccuperesti, perché le successive sei ore le faresti distrutto dalla stanchezza, con il rischio di uccidere qualche paziente. Ecco, questo è quello che propongono a noi.
    Quanto al resto delle tue obiezioni, sarebbe facilissimo risponderti che ho anche incrociato in vita mia un sacco di medici ignoranti e incapaci, ma non per questo prendo sotto gamba quando sento che i medici protestano se gli peggiorano le condizioni di lavoro. Ah, in Grecia han licenziato e tagliato lo stipendio anche ad un sacco di medici ospedalieri. Vedi tu se è il caso di augurarsi di finire come loro, eh. Saluti.

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  13. Lo so che le esperienze personali non fanno testo e costituiscono solo un campione non rappresentativo dell’universo di cui si tratta. Tuttavia, mi ricordo di quando fui ricoverato in ospedale per un trauma alla colonna, derivato da un incidente stradale e, perseguitato da dolori lancinanti, pur non potendolo assolutamente fare, mi alzai in piena notte alla ricerca di qualcuno che potesse darmi un sedativo o un antidolorifico, dato che non v’era risposta al campanello.
    Da uno stanzino buio, prima uscì l’infermiera di turno, poi il medico, quest’ultimo chiudendendosi la patta dei pantaloni.
    Poverini, li avevo disturbati che probabilmente stavano dormendo, cari.

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  14. e.c. “derivato da un incidente stradale [e], perseguitato da dolori lancinanti, pur non potendolo assolutamente fare, mi alzai in piena notte”
    L'[e] è di troppo.

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  15. Galatea, premesso che non potrei essere più d’accordo con te, col pregiudizio antistatali devi conviverci, inutile stizzirsi. siamo visti come privilegiati, coccolati, protetti da sindacati e governi, e molti ritengono socialmente giusto che finalmente siamo noi a pagare. non capiscono, queste masse schiumanti rabbia e invidia sociale (non invidiano i ricchi, invidiano gli statali….) che questo governo sta facendo una e una cosa sola: sta tagliando il welfare, quel welfare fatto di scuola, sanità e assistenza sociale che fino ad un quindicennio fa era gratuito e di qualità. lo sta facendo con tagli privi di senso, ragionando di numeri e non di servizi. La gente applaude allo statale torchiato, ma la gente è stupida: non sa che la vittima di questi tagli è il cittadino. se ne renderà conto tra qualche anno, quando sarà troppo tardi. per ciò che riguarda noi statali, una colpa ce l’abbiamo e ce la dobbiamo prendere tutta: abbiamo tollerato per troppo tempo che una minoranza di parassiti fancazzisti incapaci a far nulla rubasse stipendi su stipendi allo stato, senza prenderne le distanze in qualunque modo. abbiamo goduto dello strapotere sindacale senza chiederci se era un bene per il paese che fossero concessi ad alcune categorie di statali privilegi vergognosi. oggi siamo i fannulloni, impossibilitati a distinguerci da quelli veri. ci tagliano i buoni pasto, gli incentivi, siamo a rischio mobilità, e verranno anche tempi peggiori, forse è troppo tardi per stizzirci.
    ma chi sbava sui nostri destini grami, non ha capito nulla. il vero obiettivo è lo studente, il malato, il lavoratore. mentre voi vi incagnite in questa guerra tra poveracci, quelli ce l’hanno messa nel culo

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  16. secondo me, anche se ognuno ha diritto di scrivere quel che crede sulle sue pagine,

    i vari peana corporativi sono noiosi e inutili, perchè non vanno a ragionare sul merito dei problemi

    inutili le solite lamentele sugli statali privilegiati e inutili, altresì, le lamentele, intrise di vittimismo fuori luogo, dei medesimi statali

    c’è da capire se è sostenibile la situazione o no, e in che modo, uscirne

    la crisi economica per ora colpisce di più, e molto più drammaticamente, coloro che lavorano nel comparto privato, siano essi lavoratori autonomi o, ancora peggio, lavoratori dipendenti del privato

    è evidente che «punire» gli statali è assurdo come rimedio

    è chiaro che se è necessario diminuire gli stipendi e soprattutto le pensioni dei dipendenti pubblici per evitare il disastro, questo andrà fatto, prima o poi

    per ora pagano i giovani: galatea andrà in pensione a 70 anni, per compensare le colleghe che ci sono andate a 39

    una classe politica e dirigente ladra e cialtrona, purtroppo, non ha certo l’autorevolezza per provvedimenti decisamente impopolari, ma la classe dirigente cialtrona non puo’ esser usata come paravento per evitare i provvedimenti necessari

    non stiamo vivendo un’epoca «normale», siamo sul ciglio del baratro

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  17. @diego: diminuiranno gli stipendi dei dipendenti pubblici, certo, così non avremo più soldi da spendere e andranno in malora anche i privati (negozianti, artigiani, etc.).
    E ti faccio notare, caro Diego, che qua di corporativo non c’è niente, nella mia lamentela. Io farò più ore in classe ma i vostri figli e nipoti impareranno comunque meno. Bel colpo, eh.

    P.s. Il ministro si è improvvisamente ricordato che rivedere il contratto e l’orario è cosa che si può fare solo in sede di contrattazione sindacale. Ops, il tecnico se ne era scordato.

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  18. @diego: credimi, non faccio un discorso a protezione dei mie diritti (sebbene abbia tutto il diritto di farlo, visto che si tratta di difendere la mia vita e la mia famiglia). il giorno che mi sbattono fuori dalla pa me ne vado a zappare la terra e mando al diavolo tutto e tutti. il punto non è il mio stipendio. il punto non sono migliaia di stipendi risparmiati dalle casse dello stato.
    il punto è che migliaia di stipendi in meno di insegnanti, medici, amministrativi che assicurano i servizi degli enti pubblici assistenziali o previdenziali, significano una diminuzione dei servizi pubblici, di quella struttura pubblica, tendenzialmente gratuita, che rappresenta il collante fragile contro sperequazioni sociali che deflagrerebbero. Questo governo dice una bugia,la più grossa, ovvero che vuole fare tagli “ad invarianza” di servizi. Puttanate. Migliaia di stipendi pubblici in meno, o carichi di lavoro incompatibili con la professione, significano abbattimento del livello del welfare. Licenziassero gli incapaci, ne guadagnerebbero tutti. Ma non si muovono così, anche perchè sanno che troverebbero contro l’artiglieria di quelle congreghe che hanno tutelato gli incapaci per 50 anni, ovvero i sindacati. Il governo, forte della sua maggioranza bulgare, semplicemente taglia. Alla cazzo di cane, senza alcuna cognizione di causa, nonostante la provenienza professorale.
    Quindi il punto non è il mio stipendio, o le ore in più sulla groppa di galatea “ad invarianza di servizio”. Il punto è che stanno approfittando della crisi buttandosi alle spalle, pian piano e subdolamente, un novecento fatto di conquiste sociali che andrebbero difese dai cittadini come se si trattasse della loro pelle.
    E invece di guardare la luna, tutti a guardare il dito, ovvero i nostri stipendi o le nostre ore lavorative.

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  19. @paperoga: ti ringrazio dell’attenzione ma sostanzialmente non sono d’accordo

    però in casa d’altri non amo replicare

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  20. @diegob: c’è poco da essere d’accordo, è una questione di mero buon senso. Questi, come dice Paperoga, si limitano a dire, ok, da domani voi lavorate X ore in più. Non si rendono conto che questo non vuol dire che io diventerò più produttivo, anzi, probabilmente lo sarò ancora meno perché avrò una valanga in più di alunni da seguire. Anche un negoziante può stare in negozio 24 ore di fila, ma dopo un certo numero di ore sarà così stanco che non riuscirà nemmeno più a seguire i clienti, e quindi il suo servizio ai clienti peggiorerà.

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  21. @–>Paperoga

    “Licenziassero gli incapaci, ne guadagnerebbero tutti. Ma non si muovono così, anche perchè sanno che troverebbero contro l’artiglieria di quelle congreghe che hanno tutelato gli incapaci per 50 anni, ovvero i sindacati.”

    Hai centrato il nòcciolo del problema. Ci sono attività all’interno della PA dove, per svolgere un lavoro che richiederebbe al massimo una persona, neppure particolarmente affannata, se ne impiegano tre. Poiché si tratta normalmente di attività a bassa o bassissima specializzazione, che nei decenni passati hanno costituito la valvola di sfogo delle più svariate promesse elettorali e il serbatorio sicuro di voti per i politici di qualsiasi livello e schieramento, chi ne paga le conseguenze sono, di converso, le funzioni più qualificate; quelle dove per accedere, volenti o nolenti, preparati o meno che siano gli aspiranti, serve comunque uno straccio di laurea e un minimo di formazione professionale.

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  22. P.S. Nella scuola media inferiore frequentata da mio figlio, i bidelli (rectius: il personale non docente) erano consuetudinariamente impegnati nella lettura della Gazzetta dello Sport o in qualificanti conversazioni sull’ultima puntata di Maria De Filippi, a seconda che fossero maschi o femmine. Le pulizie dovevano essere affidate a una società esterna, perché loro si rifiutavano di farle.

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  23. @lector: Oddio, anche là non si può generalizzare. Nella mia scuola per esempio i budelli, poveri, saltano da un posto all’altro per far fotocopie, smistare genitori e portare circolari. E puliscono pure, poveretti.

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  24. Pingback: 24 ore? Carote, bastoni e Profumi « labiondaprof

  25. Grazie, cara collega: mi sarebbe piaciuto riuscire a scrivere una bella lettera al ministro, come hai fatto tu, così giusta, così vera e profonda, con gli stessi contenuti che condivido in pieno!
    Un saluto da un veterano sessantenne, diversamente giovane ( e fregato dalla riforma Fornero sul fil di lana, visto che sono della famigerate classe 52, cioè quella che doveva essere in pensione dal 1° settembre, ma non mi lamento: ho ancora voglia di insegnare e di lottare per una scuola pubblica, laica, migliore, europea, efficiente e gratificante. Un’utopia, insomma, in questo laido paese…
    Saluti da Balldrake

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