Le parole e la nebbia

C’è la nebbia, fuori. Una colata di umidiccio opaco che si riversa sulle cose attorno. Non le  ricopre, non le accarezza: le ottunde.

Ha il suo fascino la prima nebbia di stagione, qua da noi. Arriva come una padrona che torna a casa dopo le vacanze: ha le chiavi di tutte le porte perché la Pianura Padana è roba sua. Penetra dentro i vicoli, le stradine, le porte, fin dentro alle giacche, alle pelle, alle ossa. E’ dentro e fuori, non la puoi evitare o schivarla, come la malinconia.

Serve a farti meditare, la nebbia, perché quando non vedi più le cose con il loro contorno abituale sei costretta a pensarci più. Cerchi di ricordare dove cominciano e dove finiscono, che forma hanno quando la nebbia non c’è.

Anche tu pensi e ti ridefinisci, cercandoti in quel lattiginoso bianco che riesci a fatica a respirare: senti che non sei più quella di prima, estiva e netta, ma una cosa che si ingolferà e nasconderà nei cappotti, nelle sciarpe di lana, seppellirà i capelli nei berretti, filtrerà il tatto attraverso i guanti, farà pensieri che prima di uscire allo scoperto dovranno attraversare strati di stoffe. Le parole che usciranno dalla bocca non saranno più parole e basta, come d’estate, ma sbuffi di fumo, vapore, nebbia anch’esse. Perderanno i loro contorni nell’aria autunnale, acquisiranno una sostanza che non è loro prima di arrivare alle orecchie altrui. Dovranno passare altri strati prima di essere ascoltate davvero, perché anche gli altri saranno sepolti in sudari di cappotti, sciarpe, guanti e berrettini.

Il sole è matematica, la nebbia è filosofia. Ciò che era così netto d’estate diventerà arabesco, per infiltrarsi, come la nebbia, fra le maglie dei golf, passare sotto le porte sprangate per paura del freddo e dell’umido. Le parole, per arrivare d’inverno, devono imparare le astuzie della nebbia.

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9 pensieri su “Le parole e la nebbia

  1. Il sole è matematica, la nebbia è filosofia.
    Questo spiega le mie predilezioni meteorologiche, dato che amo il sole più delle lucertole. O, al contrario, perché preferisco la matematica alla filosofia.

    Per fortuna ho sempre vissuto lontano dalla nebbia padrona-di-casa, che ben conosco da visite un tempo frequenti dalle tue parti, o un poco più a ovest.

    PS Quanto mi piace la tua vena poetica.

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  2. Bello stare a casa di fronte al camino a leggersi un bel libro o giocare a scala 40 quando fuori c` e` la nebbia..

    Gigi

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  3. La prima volta che vidi la nebbia, mi trovavo su un taxi diretta a un albergo. Ora che mi ricordo, la prima volta che vidi la nebbia fu anche la prima volta che non vidi più nulla. Il tassista rideva, guidava e correva guidando. Scusi, ma dov’è l’albergo? Manca ancora tanto? No, no, siamo arrivati. Vede quell’albero? Svoltiamo a quell’altezza e a duecento metri c’è l’albergo. Te possino… Cos’è un albero? E’ o non è? E se io non ci fossi, se per esempio mi nascondessi a me stessa, l’albero ci sarebbe o no? E poi, ci sarebbe di più o di meno, di quando c’è la nebbia? Sì, cara Galatea, la nebbia è filosofia pura.

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