La migliore idea della giornata (il tè, Sallusti e il Ministro Profumo)

Torni a casa da scuola, e per primo leggi Sallusti che si lamenta, perché la sua condanna per aver diffamato un magistrato, pensa un po’, è stata emessa da un giudice, quindi da un altro magistrato, e per ciò stesso, secondo lui, è sospetta. Ti fermi, rifletti un po’ sull’affermazione, e ti viene spontaneo chiederti, però, chi dovrebbe emetterle, le condanne per diffamazione, secondo Sallusti, anche quando riguardino un magistrato, dal momento che in Italia, e anche nel resto del mondo, le condanne sono valide solo se sono emesse da magistrati.

Per secondo leggi il Ministro Profumo, il quale dice che il modo di insegnare la Geografia nelle nostre scuola va riformato, perché, con classi ormai formate da tanti alunni stranieri, si deve fare Geografia ascoltando le storie dei compagni che vengono da altre parti del mondo. Ti fermi, ci rifletti un po’, e ti domandi se il Ministro Profumo sia mai entrato in una classe, perché certo, quando arriva un alunno straniero, per fargli fare conoscenza con i compagni lo si lascia sì parlare del suo paese d’origine – posto che sappia già farlo in Italiano – ma poi, santa pazienza, non è che una abbia a disposizione alunni provenienti da tutte tutte tutte le parti del mondo nel suo istituto, e la Geografia, tra l’altro, è qualcosa di un po’ più approfondito che sentire la storia della vita di un ragazzino, che del paese d’origine, spesso, specie se è venuto via che era molto piccolo, sa quanto ne saprebbero i nostri se fossero interrogati sull’Italia, e cioè assai poco.

Poi per terza cosa ti prendi un tè e decidi di bertelo in santa pace con i biscotti, senza leggere più nessuna dichiarazione. E ti pare la migliore idea di tutta la giornata, eh.

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17 pensieri su “La migliore idea della giornata (il tè, Sallusti e il Ministro Profumo)

  1. Ma Sallusti è da anni a libro paga di un certo Berlusconi. Qualcosa avrà pure imparato nelle tecniche arcorine di difesa legale. Come il sollevare obiezioni su temi giuridici affrontati e superati mille anni prima di Hammurabi. Mi riferisco appunto a cose come la pretesa che le cause fra un cittadino e un magistrato non vengano giudicate da magistrati, ma piuttosto da un collegio – vediamo un po’ ….. – di notai, o di bottai, verdurai, giornalai, macellai, ecc., ecc., di volta in volta secondo libera scelta dell’imputato.

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  2. A parte Sallustri, di cui non conosco la vicenda e, vi dirò, m’importa assai poco, vorrei soffermarmi su una cosa.
    Un noto pregiudicato delle mie parti aveva il malvezzo di minacciare un po’ tutti, soprattutto i vari avvocati che s’erano succeduti nel tempo nelle sue difese d’ufficio, rei, secondo lui, di non averlo difeso bene. Alle minacce s’erano succedute vere e proprie aggressioni fisiche, alcune delle quali con serie conseguenze per i malcapitati. Il tizio, tuttavia, pur in presenza dei fatti di cui sopra e d’una miriade di denunce da parte delle sue malcapitate vittime, continuava a rimanere a piede libero, senza che alcuna autorità si sentisse nell’obbligo di assicurarlo alle patrie galere. Così, questo personaggio imperversava imperterrito e impunito, tormentando e terrorizzando le sue controparti processuali, gli avvocati e chiunque altro avesse avuto a che fare con le sue vicende giudiziarie.
    Sennonché, il nostro ebbe l’insensata idea di attendere sotto casa il magistrato che aveva celebrato uno dei suoi processi.
    Risultato: dopo ventiquattro ore, fu sbattuto in galera a scontare la condanna di otto anni che pendeva sul suo capo.
    E’ ovvio che in Italia ci sono persone che puoi toccare, tanto non gliene importa nulla a nessuno e altri che appartengono alla categoria degli eletti, a cui puoi avvicinarti solo a tuo rischio e pericolo.

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  3. @ Lector
    Guardi, Sig. Lector, che il principio (sacrosanto) secondo cui l’aggressione a un rappresentante della legge (poliziotto o magistrato) connessa all’esercizio delle sue funzioni preveda procedure d’arresto più immediate e severe e configuri una forte aggravante è vecchio come il diritto. Possiamo tranquillamente dire che esso sia nato assieme allo stesso concetto di ordinamento giuridico di uno stato e che tragga motivazione dall’interesse collettivo, più che da quello corporativo, giacchè è interesse del cittadino poter contare su autorevoli e forti difensori della giustizia: per questo i poliziotti portano le armi e alcuni magistrati hanno la scorta, non per qualche forma di privilegio.
    Noti poi che il principio sussiste anche nelle norme e nei regolamenti più periferici e secondari. Per farle un esempio tra mille, se un calciatore dà un pugno all’avversario si becca, oltre all’espulsione, tre giornate, ma se lo dà all’arbitro se ne becca almeno il doppio. Immagini cosa accadrebbe di tutte la partite che si giocano (dalal serie A in giù) se così non fosse. Personalmente ho giocato a lungo al calcio, sempre a livello non più che amatoriale: di risse e di botte ne ho viste davvero molte, proprio perché si giocava senza arbitro o, quando convincevamo qualche santo a farlo, senza alcun rispetto dell’arbitro.
    Naturalmente l’obiezione che le rivolgo è riferita al caso dell’energumeno da lei menzionato, non certo al caso di Sallusti, nel quale il magistrato diffamato (così possiamo cansiderarlo oggettivamente perché la condanna di Sallusti da alcuni minuti è passata in giudicato) non si è avvalso di alcuna norma di legge che non valesse per chiunque.

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  4. Comunicazione di servizio.
    Fermo restando che noi possiamo scrivere quello che vogliamo e che Galatea può bloccare chi le pare, vorrei sapere se in attesa di moderazione ci vanno tutti oppure solo io ed altri malnati lazzaroni. E magari, se non chiedo troppo, anche il perché, nel secondo caso.

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  5. @–>Top Ganz

    Quale che sia la giustificazione a monte, il finale della fiaba non muta: ci sono persone di serie A e persone di serie B, tanto per rimanere nella metafora calcistica.
    (Se Ella – non so se Lei sia un magistrato, e l’impostazione del presente ragionamento parte dal presupposto fondante che mi stia rivolgendo a un normale cittadino – avesse sporto querela a un giornalista come Sallustri, può star certo che la Sua querela sarebbe servita tutt’al più a detergere qualche derentano d’un cesso qualsiasi della Sua procura di competenza. Non venga a dirmi che non è vero, perché Le riporterei una rappresentativa casistica d’almeno un centinaio d’esempi, tra i quali pure un mio strettissimo congiunto, che ha querelato un quotidiano veneto – ben noto alla nostra gentile Padrona di Casa – per un caso eclatante di diffamazione a mezzo stampa, senza che la sua querela abbia mai avuto uno straccio di seguito.)

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  6. @ Lector
    Quel che replica è tutto un altro paio di maniche. Del triste andazzo cui lei accenna io mi dolgo non meno di lei e tutti ne dovremmo prendere coscienza e combatterlo. Ma una cosa è protestare perché i potenti, contrariamete ai comuni cittadini, hanno sempre le strade libere e agevolate, una cosa è dire che un energumeno che aggredisca un magistrato non debba essere arrestato (per dirla tutta, mi consenta, l’esempio da lei scelto suona controproducente per la sua tesi, che faccio mia).
    Vede, noi due denunciamo lo stesso problema, quello del dominio incontrastato del privilegio ad ogni livello e in ogni forma (di fatto, ove non ex lege): lei chiama in causa i magistrati, io i giornalisti. La critica è cioè la stessa, ma, se davvero vogliamo cambiare una buona volta le cose, non possiamo continuare ad azzuffarci tra poveracci come i polli di Renzo, prendendo le parti di un privilegiato contro un altro privilegiato, quasi appartenessimo tutti ad una o all’altra casta, quasi non fossimo noi a pagare i costi delle caste e dei privilegi. Piuttosto dovremmo pensare e agire di modo che un giorno si possa garantire a tutti lo stesso privilegio, cioè lo stesso diritto.

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  7. @–>Top Ganz

    “una cosa è dire che un energumeno che aggredisca un magistrato non debba essere arrestato”

    Sono stato assolutamente frainteso. Io non volevo in alcun modo significare che un energumeno che aggredisce un magistrato non deve essere immediatamente arrestato, ci mancherebbe! Non solo dovrebbe essere arrestato, ma , per quel che mi riguarda, si deve pure gettare la chiave della cella.
    Intendevo dire che non si doveva aspettare che molestasse un magistrato per metterlo in galera, dopo che aveva già aggredito, anche fisicamente, normali cittadini, com’erano i suoi vari avvocati d’ufficio o i malcapitati che avevano testimoniato contro di lui. Questa è l’aberrazione del sistema che denuncio.
    Spero che l’incomprensione, a questo punto, sia chiarita.

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  8. Tornando a Sallusti, l’intera vicenda è riepilogata molto chiaramente sul sito della UAAR.
    Va doverosamente chiarito che si tratta di vero e proprio banditismo editoriale, non certo di giornalismo.

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  9. Molto bello il post 🙂
    La cosa che mi fa più pensare sono tutti gli altri giornalisti che danno ragione a Sallusti.
    Ma solo io vedo in questa condanna una /difesta/ al mondo della stampa e non un attacco? Punire la DIFFAMAZIONE non è porre dei limiti alla libertà d’opinione o di stampa, ma anzi la magistratura si fa quasi garante di una soglia minima di veridicità delle informazioni trasmesse dai media…

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