L’oblio della vita

Capita. Capita per caso.

Mentre sposti uno scatolone, ravani nel fondo di un armadio, svuoti dopo anni un cassetto. Capita per caso che ti ritrovi in mano un oggetto, un libro, uno foto.

Tu lo guardi, un po’ perplessa, e sinceramente stupita. Ricordi, ricordi perfettamente quando è stata scattata la foto, hai preso il libro, hai comprato quell’affare lì. Quanto ci tenevi, quanto ci eri affezionata, perché riassumeva tutta la te stessa di allora, quello che eri, quello che volevi essere.

Ma ora che te lo ritrovi fra le mani, pur sapendo che è tuo, l’oggetto, lo osservi come se non lo fosse, e non lo potesse mai essere stato: sembra una roba d’altri lasciata da chissà chi, un visitatore sconosciuto, forse un alieno. Qualcuno che era estraneo e certo era altro da te, faceva cose che tu non faresti oggi, e ti pare persino impossibile aver mai fatto, pensava cose che non penseresti ora, e ti sembra curioso e bizzarro aver pensato.

Perché questa idea che abbiamo una vita sola, e la memoria è il solo collante delle nostre esistenze non è vera: ne abbiamo tante, di vite, che si aprono e si chiudono continuamente, e noi ogni volta ricominciamo da capo. Facciamo la muta, come i serpenti: ogni tot anni, senza neppure accorgercene, perché è naturale. Dimentichiamo un po’ di noi per continuare a vivere e inventarci diversi ogni volta, ogni stagione.

E quando ci torna in mano una traccia di quello che eravamo e non siamo più, è come se ci trovassimo di fronte all’improvviso reperti di antichissime civiltà di cui tutti hanno perso memoria, persino noi che le abbiamo vissute. Perché vivere è anche questo, cambiare, farsi scorrere addosso le cose come le gocce di pioggia sugli impermeabili: diventare estranei a noi stessi, a quello che eravamo, per stare bene con quello che siamo diventati. E domani? Domani chissà.

 

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11 pensieri su “L’oblio della vita

  1. è vero anche in termini biologici, giacchè continuamente nuove cellule nascono ed altre muoiono in noi, al massimo, abbiamo sette/nove anni (a parte il problema degli errori di copia che si accumulano e quindi si invecchia)

    non è ancora chiaro, del resto, come facciano i ricordi a lungo termine a permanere, anche se è abbastanza accertato che ricordiamo per associazione, con un sistema di compressione drastico, riassemblando elementi pronti all’uso (per esempio se ricordo un giorno di pioggia a parigi, riutilizzo una ricordo di pioggia generico e lo incastro nel mio ricordo generico di parigi), insomma raccontiamo riutilizzando relativamente pochi «pezzi»

    giustamente come ha scritto galatea dimentichiamo molto, ma è il dimenticare la funzione principale della memoria, non il ricordare

    non condivido l’idea di vite una dopo l’altra, penso più a varie vite diverse, parallele, ogni tanto seguiamo una storia, ogni tanto un’altra, finchè non sarà nebbia, un po’ di confusione e, finalmente, il nulla

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  2. Interessante excursus nella vita, anche di noi che leggiamo, esperienze che riflettono le altrui…mi sono trovato in questi giorni con la stessa esperienza…foto, dipinti e cose che non vedevo da almeno due decenni…ho fatta una selezione di quello che “sentivo” ancora mio…era molto…staccarsi da sé stessi non è facile…e non serve… ce lo ricordano le cose fatte e messe da parte, piccoli ricordi accumulati che al ritrovarli portano atmosfere, momenti, profumi, risate, vecchie esperienze….a rivedere l’orologio della foto, io ne ho uno identico da qualche parte,…è stato un altro tuffo all’indietro…comprato a Via della Lega Lombarda, avevo 19 anni…l’orologiaio lo doveva pulire…ma si fregò i rubini veri scambiandoli con quelli industriali…ricordi…..anche quelli…grazie.

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  3. Bellissimo, davvero. Un post che sembra su misura per le lezioni di italiano qui in Brasile, l’anno prossimo lo uso di sicuro.

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  4. Mi è capitato alcuni giorni fa, aprire una borsa con lettere ricevute una o anche due vite fa. Altre pesone, altri contatti ed altro me stesso. Una di queste vite era solo quindici anni fa, non un eternità ma molto è cambiato da allora. Di sicuro ero e sono sempre io ma mi domando come quel Gian Carlo di allora sia integrato e che parte sorregga nella mia struttura di oggi.

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  5. è incredibile come riesci a tradurre in parole spizzichi fuggevoli di pensieri sparsi qua e là nelle menti di ognuno di noi,e che non riusciamo mai a riordinare .. anche per me .. Standing ovation!

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