Solidarietà a Sallusti (ovvero noi blogger non siamo così cattive)

Comunque, ecco, volevo dire a Sallusti che io solidarizzo molto con lui, per questa cosa che lo vogliono mettere in galera per un commento diffamatorio che è apparso sul sito del suo giornale, e di cui lo ritengono responsabile penalmente.

Solidarizzo tanto perché è anche il mio terrore di povera blogger, quello di ritrovarmi condannata per diffamazione perché un coglione anonimo posta fra i miei commenti uno per cui qualcuno se la prende e sporge querela. E capisco che è ingiusto, perché già è difficile per me controllare cosa postano certi coglioni nei commenti di questo blog, e figurarsi quindi quanto deve essere impossibile per un direttore di giornale, controllarli ad uno ad uno, i commenti dei coglioni, tenuto conto poi che per sporgere querela non serve neppure che il commento sia “realmente” offensivo, ma che lo sembri a chi viene tirato in ballo.

Solidarizzo con Sallusti, per carità, perché già vengono i sudori freddi a me ogni volta, per la prospettiva di finire al gabbio, e quindi posso capire come si senta lui, anche se lui magari ci ha pure gli avvocati specializzati del suo giornale che lo difendono gratis, mentre io, ecco, se mi capitasse, lo dovrei pagare da me, un avvocato; perché, al contrario di Sallusti, non ci ricavo un cent da questo blog, mentre lui dal suo giornale è pagato, e anche bene.

Ma io sono una signora, e allora solidarizzo con Sallusti, a prescindere.

Peccato che mi ricordi, però, che Sallusti ed altri amici suoi erano quelli che sostenevano che il blogger doveva essere considerato responsabile per ogni singolo commento, anche anonimo, postato sul suo blog, proprio come un giornale, nonostante un giornale possa pagare un tizio deputato almeno a controllare i commenti, e io povera blogger no e non è detto che lo possa sempre fare da sola, perché non sono sempre on line. Erano quelli, Sallusti e i suoi amici, che il carcere e le solenni ammende per i blogger le sostenevano a spada tratta.

Ma io solidarizzo lo stesso con Sallusti, che adesso rischia il carcere perché non ha fatto in tempo a controllare che sul sito del suo giornale non comparisse il commento diffamatorio di un anonimo coglione.

Però mi viene tanto da citare a Sallusti, a futura memoria, quel vecchio proverbio che usava mia nonna: La vita la xé na roda: la gira, la gira e prima o poi la te schisa*.

Ma lo cito solidarizzando molto molto molto con Sallusti, sia chiaro.

*La vita è una ruota, gira gira e prima o poi ti schiaccia.

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22 pensieri su “Solidarietà a Sallusti (ovvero noi blogger non siamo così cattive)

  1. potrei esser d’accordo con te, a livello di principio generale, ma…se mi togliessero Sallusti dagli schermi per un pò, se gli facessero metter le mani in tasca, per pagare una sostanziosa multa, che purtroppo gli verrebbe poi rimborsata da qualche assicurazione o da qualche editore, non mi spiacerebbe nemmeno un pò…mi sta proprio indigesto, talmente tanto che…posso far finta di dimenticare i principi per un pò.

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  2. In tutta questa questione della diffamazione l’errore di fondo è usare la parola “giornalismo”. Quanti voli pindarici oggi, da Travaglio a L’Unità, code di paglia a non finire.

    I giornalisti italiani non possono vedere leso il loro “diritto di offendere”, cosa ne rimarrebbe del nostro giornalismo maccheronico? Si, siamo un paese da serie b.

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  3. Sallusti non è stato condannato per un commento pubblicato sul suo sito, ma per un articolo non firmato (o almeno non firmato da lui) apparso sul suo giornale. Il direttore non è responsabile dei commenti che vengono pubblicati sul suo blog o giornale on line.

    Al contrario i blogger dovrebbero essere ‘responsabili’ (anche solo civilmente) di ciò che viene pubblicato sul proprio sito internet…il fatto di scrivere su un blog non può esimere dall’assumersi la responsabilità di ciò che si scrive.

    Detto questo sono assolutamente vicino al direttore del Giornale. Un paese civile non può ammettere che si possa condannare un giornalista per un’opinione, anche se espressa in maniera cruda e forte.

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  4. Ehm, Galatea, guarda che non hai capito cosa è successo: il commento diffamatorio non è stato pubblicato sul sito ma sul giornale. Trattasi di un pezzo scritto da un autore sotto pseudonimo. Quindi vorrei ben vedere se il direttore di un giornale non è responsabile nemmeno di ciò che pubblica!

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  5. Devo dire che sono d’accordo con Dylan. (a parte la mia antipatia nei confronti di Sallusti). Ossia, comprendo la questione della responsabilità per commenti lasciati da altre persone, anonime, nel caso di un blog. Ma qui si tratta di un articolo pubblicato sotto pseudonimo, e il direttore della testata credo debba assumersi in toto la responsabilità di ciò che viene pubblicato sulla testata di cui risulta appunto direttore.

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  6. Anch’io con Dylan! E ci spero. Lo so che non se ne farà niente ma ci spero e mi piacerebbe tanto. E ci metterei dentro anche le Polverine e i Formigoni. E dell’Utri.

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  7. Vorrei aggiungere che Sallusti è minacciato di detenzione effettiva in quanto RECIDIVO. Ossia non è la prima volta che viene preso con le dita nella marmellata per aver commesso sempre lo stesso reato, la diffamazione. Da qualche parte nei codici si parla della figura del DELINQUENTE ABITUALE. E sappiamo poi a chi si deve l’invenzione del “metodo Boffo”: al duo Feltri/Sallusti, appunto. Con il primo (l’unico dei due poi sanzionato dall’Ordine) che giura di essere stato imbambolato dal secondo.

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  8. Non era il commento anonimo di un anonimo coglione, ma un editoriale scritto sotto lo pseudonimo “dreyfuss”, che secondo alcune fonti tipo dagospia cela nientemeno che RENATO FARINA, espulso dall’ordine dei giornalisti, quindi costretto a ricevere marchette in forma anonima (altrimenti non potrebbe scrivere su testate giornalistiche). Ovvio che non abbia voluto rivelare il reale autore del “commento” diffamatorio (verso un giudice fra l’altro).

    Da parte mia, sia “il giornale” che “libero”, sono davvero utililissimi giornali, per incartare il pesce.

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  9. Eh già povero Sallusti, con tutto il lavoro che ha da fare deve anche mettersi a leggere gli articoli da pubblicare! Che giustizia…

    mi dispiacerebbe se finisse in galera, anche perché si rischierebbe di leggere che topi e scarafaggi fanno lo sciopero della fame con i detenuti pur di liberarlo…

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  10. Come ha accennato già qualcuno qui sopra, Sallusti è recidivo e per questo non gli è stato riconosciuto il beneficio della condizionale. La cosa – conoscendo il tipo e i suoi metodi – sorprende piuttosto poco, ma non è affatto particolare trascurabile.

    Agli inizi degli anni ’50 l’incensurato Guareschi – nome che a dura fatica accosto a quello di Sallusti e che Sallusti dovrebbe pronunciare solo dopo prolungati risciacqui orali coll’acido muriatico – si prese un’iniqua (per come venne condotto il processo) condanna per diffamazione nei confronti di De Gasperi, in base ad un fatto per il quale, in un successivo processo, Guareschi fu giudicato colpevole anche di falso, il tutto senza vedersi riconosciuta la minima attenuante (eppure ve n’erano molte ed oggettive). Guareschi, indignato e ritenendosi vittima di un’ingiustizia, non fece appello in ambo i casi (disse “Ricevo questa condanna come riceverei un cazzotto in faccia: non ho alcuna necessità di dimostrare che l’ho ricevuto ingiustamente”) e Il cumulo delle due condanne gli fruttarono la bellezza oltre 13 mesi di galera e 6 di libertà vigilata. Ora, se gli italiani hanno lasciato che la galera se la facesse, e ingiustamente, uno come Guareschi, non vedo proprio perché dovrebbero tutti piangere per la galera (come si fa oggi, la galera) del recidivo Sallusti.

    Quanto al merito del reato di diffamazione e alla pretesa di depenalizzarlo, a me essa pare inziativa del tutto corporativa e inammissibile: io, da cittadino, non trovo nulla di incivile o di arcaico nel fatto che uno possa andare in galera per diffamazione, reato riprovevole innanzitutto dal punto di vista etico e particolarmente infame, specie quando reiterato o addirittura innalzato a sistema. Se uno, Galatea, non ha capacità e coglioni per fare il direttore di giornale se ne rimanga nel sottoscala a scrvere i necrologi e annunci di nozze e nascite.

    Né ritengo che la diffamazione, possa mai essere integralmente compensata da sanzioni e risarcimenti venali, il che distingue giuridiacamente i reati penali dai reati di ordine civile/amministrativo. Pensateci un attimo e provate a immaginare quali vantaggi (politici, economici, finanziari, ecc.) potrebbe procurare al suo ricchissimo padrone o alla sua parte politica/economica/finanziaria/ecc. il direttore di un giornale diffamando sistematicamente i suoi avversari, al prezzo di – per quanto la legge ne faccia lievitare gli importi – trascurabili sanzioni e risarcimenti. Qualche esempio eloquente a tal riguardo, seppure di ambito diverso, ci viene dalle famose Autority, non a caso di nomina politica, che – ad onta delle multine che di tanto in tanto rifilano – non riescono minimamente ad arginare gli abusi dei vari potentati nei confronti dei soggetti più deboli, abusi moltiplicatisi a dsmisura proprio a partire dalla istituzione delle varie Autority.

    Piuttosto, per cautelarci tutti (cittadini, giornalisti, editori, ecc.), proporrei che un politico in carica non possa avviare alcuna azione giudiziaria nei confronti del preteso giornalista diffamatore finché egli ricopra una qualsiasi carica elettiva o di nomina politica, oppure qualche altra disposizione del genere che garantisca maggiormente cittadinanza e giornali quanto meno dallo strapotere politico (il che comunque non riguarda il caso di Sallusti, diffamatore recidivo di un magistrato).

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  11. In effetti, poichè il reato di diffamazione a mezzo stampa esiste nel nostro ordinamento, Sallusti è penalmente responsabile: tra l’altro, mi pare strano che non conoscesse il contenuto dell’articolo diffamatorio. E mi paiono perlomeno fuori luogo le iniziative politiche dell’ultima ora che paventavano un decreto in extremis per modificare la norma a suo esclusivo beneficio.

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  12. @ruzino: infatti, anche secondo me non sta né in cielo né in terra. Se il direttore del giornale si chiama “direttore responsabile” é perché appunto in questi casi é lui che si deve prendere la responsabilità di quello che pubblica. Altrimenti, tra l’altro, non si capisce che lo pagano a fare.

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