Qualche idea per la generazione perduta (e anche per le altre)

Visto che sul blog di Generazione Perduta si possono inviare delle proposte con i “tag” che dovrebbero essere presi in considerazione per migliorare la situazione del nostro paese questi sono i miei: #sanità #scuola #famiglia #welfare #pubblico. E questo è il mio intervento:

Il problema, secondo me, quando si parla di “generazione perduta” sottintendendo che è un insieme di persone che si debbono sacrificare per dar modo a tutto il corpo sociale di sopravvivere, un po’ come, in un corpo umano, si decide di tagliare un arto perché la cancrena non si diffonda a tutti gli altri, è che si sta facendo un ragionamento che ha numerosi punti deboli: se non altro perché un corpo “amputato” di un arto non può poi mai tornare agli stessi livelli di efficienza di prima.

Una “generazione” è qualcosa di complesso: non è una semplice categoria di persone, è un insieme di relazioni. “Perdila”, o decidi scientemente di mandarla al macero, non ti ritrovi solo con tot individui insoddisfatti: ti trovi con una intera società costretta a fare i conti (anche quelli banalmente economici) con le pesanti ricadute che questa perdita ha per tutti.   Continua a leggere qui.

5 pensieri su “Qualche idea per la generazione perduta (e anche per le altre)

  1. concordo sull’assunto di fondo: è fuorviante il concetto di «generazione perduta», perchè sembra quasi che sia una sorta di eccezione da sopportare, come una ciambella venuta senza buco nella convinzione che poi le successive verranno bene, col buco

    bugie: non è perduta una generazione: è perduto un modello sociale, un patto sociale che, in qualche modo, ha limitato il divario fra le classi, e si torna ad un corpo sociale dove le fratture sono allargate, dove i ricchi sono ricchi, i privilegiati sono privilegiati, e i poveri sono poveri e devono ringraziare per il tozzo di pane e rimanere al loro posto

    è una «rivincita», in atto in tutto il pianeta, dei ricchi contro le «pretese» dei poveri

    non solo siamo perduti tutti, ma è perduta, sicuramente, la pace sociale e ne vedremo delle belle (nel senso di brutte assai)

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  2. Ci vuole una rivoluzione. Per crearne le condizioni, basterebbe abolire la ritenuta d’acconto a carico del datore di lavoro e trasferire sul dipendente anche l’obbligo di versamento previdenziale complessivo, compresa la quota dell’azienda, previa rivalsa ovviamente.
    Quando ventitre milioni di italiani si troveranno improvvisamente tra le mani stipendi (lordi) più che doppi rispetto a quelli attuali, per poi vedersene portar via dallo Stato oltre il cinquanta per cento in balzelli, alla prima notizia di malversazione o di spreco da parte di qualche pubblico amministratore, correranno immediatamente a erigere le croci tra Roma e Capua dove far alloggiare più comodamente i propri eletti.
    Se così non fosse, allora veramente ci meritiamo quel che c’è toccato in sorte.
    Per adesso, c’è la scusante della scarsa informazione: occhi non vedono, cuore non sente e portafoglio neppure.

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  3. Pingback: Lettera alla Generazione Perduta « Sulla Rotta Maggiore

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