Gucci, gli alunni preferiti della maestra e le campagne pubblicitarie offensive

Questo è un post incazzatissimo, che dedico al geniale pubblicitario che ha partorito la nuova campagna per la moda bimbo di Gucci, e all’altrettanto geniale dirigente della azienda che l’ha approvata.

Leggo dalla mail che viene riportata sul sito di un amico che il messaggio promozionale inviato per convincere le madri a comprare al pargolo un qualche costosissimo completino di Gucci è intitolata: “Il preferito della maestra”. Si lascia intendere, quindi, che il pargolo suddetto, solo in quanto rivestito con un qualsiasi coso firmato Gucci invece che con un vestito qualsiasi, è di per sé destinato a diventare il “preferito” ed il cocco dell’insegnante.

Allora, caro il mio pubblicitario, vorrei spiegarti un paio di cose che ti sfuggono e che rendono la tua campagna non solo irritante, ma soprattutto diseducativa nei confronti degli alunni ed offensiva per le famiglie e per chi il ruolo di maestra e di insegnante lo ricopre tutti i giorni.

Fare l’insegnante è un mestiere complicato e serio, e già scoprire che tu pensi che un docente possa avere in una classe un “preferito”, cioè a dire un alunno che viene trattato in maniera diversa e differenziata rispetto agli altri, denota che tu ci ritieni in pratica una categoria priva delle benché minima professionalità, perché l’idea di avere un “preferito” cozza con tutti i principi della didattica e soprattutto con i valori di eguaglianza, di equità e di rispetto per le regole che noi cerchiamo di passare ai nostri alunni.

Che poi tu addirittura insinui che un insegnante degno di questo nome possa scegliere un alunno come “preferito” solo perché indossa un completino firmato, be’ questo non è solo offensivo, direi che è al limite del diffamatorio.

Forse a te sarà sembrata una trovata simpaticamente furba, ma ti assicuro che non lo è: è invece un vero schiaffo nei confronti di noi insegnanti, del principio di eguaglianza fra cittadini che la nostra Costituzione ha come valore fondamentale, ed è per giunta una campagna che giustifica e ripropone alcuni dei più vieti stereotipi classisti che ogni democrazia degna di questo nome cerca di abbattere. E’ inoltre un insulto all’intelligenza in generale e in particolare una gratuita umiliazione per tutte quelle famiglie – ti stupirà, ma ce ne sono – che non possono comprare ai figli i costosissimi completini del tuo brand, e che pertanto si sentono dire da te che i loro figli, per quanto intelligenti e preparati, non saranno presi in considerazione nella scuola perché non hanno addosso una maglietta o un giubbino di una marca nota.

Caro pubblicitario e cara Gucci, lasciatevi dire una cosa: io in genere non guardo come sono vestiti i miei alunni, e tanto meno so riconoscere se i capi che indossano sono di una determinata firma o di un’altra, o di nessuna, perché valuto solo il loro impegno in classe e la loro voglia di imparare, e se decido che uno di loro mi sta simpatico è solo sulla base di queste caratteristiche, perché di quello che ha addosso me ne frega niente.

Ma se volevate trovare un modo certo per farmi diventare antipatico il brand di Gucci c sappiate che ci siete riusciti. Per cui, care mamme, forse non è il caso che compriate ai vostri figli vestiti di Gucci pensando che ciò li renderà immediatamente i “preferiti” dell’insegnante. C’è il rischio che all’insegnante girino solo le scatole.

93 pensieri su “Gucci, gli alunni preferiti della maestra e le campagne pubblicitarie offensive

  1. Nella campagna che ho visto io c’era scritto: “Il primo della classe”, e non il preferito della maestra. Il pr si è incartato nell’email dandosi la zappa sui piedi. Io comunque sono per la divisa unica almeno fino all’ultimo anno di scuola superiore. Non perchè la maestra giudichi, ma perchè spesso sono gli alunni stessi a giudicare i compagni e discriminarli per i vetsiti che si portano. In ogni caso credo che ciascuno di noi sia inconsciamente influenzato dal modo di presentarsi/vestirsi o semplicemente essere degli altri esseri umani; è spiacevole da dire ma è l’apparire che spesso fa la differenza. Anche in un contesto scolastico, dove si dovrebbero combattere certi pregiudizi.

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  2. @thelovedepartment
    Ma per carità del cielo, no! Lo trovo agghiacciante, veramente un rimedio peggiore del male.

    A me le divise scolastiche fanno orrore, esattamente quanto il messaggio: “dovete sembrare tutti uguali” che portano. Che è come dire che la colpa di essere discriminato è di chi sembra diverso. Non è mica sembrando tutti uguali che si evitano le discriminazioni…
    Se cominciamo a vestire tutti con la stessa divisa così nessuno sembra povero o “diverso”, dove ci porta questo modo di ragionare?
    Per evitare le discriminazioni razziali, ai bambini di colore gli facciamo mettere la farina in faccia? Così nessuno sembra nero?
    Per evitare quelle etniche, ai figli dei cinesi rendiamo obbligatorio il trucco attorno agli occhi. Così nessuno sembra averli a mandorla?
    Alle superiori obbighiamo tutti i maschi in una divisa da macho, sennò quelli che già mostrano qualche tendenza gay si vedono?
    Perché il problema è loro che si fanno distinguere, quindi piuttosto che punire o educare chi li discrimina, la soluzione è nasconderli… scherziamo vero?

    Ma se proprio vogliamo rinunciare a una conquista moderna (ma perché poi?) io piuttosto che reintrodurre le divise, reintrodurrei i ceffoni. Non per tutti, ma per i ragazzini che discriminano e soprattutto (è un sogno ad occhi aperti, lo so) per i loro genitori… credo che il problema si risolvebbe molto prima e molto meglio.

    Scusa il tono acceso, io spero che la tua fosse un’uscita a cuor leggero, ma i sottintesi sono tremendi.

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  3. Cara Galatea, sono molto spiacente di doverti contraddire, ma a ‘sto giro puoi parlare solo per quanto riguarda la tua persona, senza generalizzare.
    Quand’era in seconda elementare, per quasi tutto l’anno scolastico, ho dovuto mandare mio figlio in cura dal neuropsichiatra dell’unità terapeutica, a causa d’una maestra del modulo la quale era tutt’altro che dotata di quella “professionalità” e rispettosa di quei valori di eguaglianza, di equità e di rispetto per le regole di cui parli nel post .
    Ti prego, quindi, usa pure “l’io”, ma non il “noi”. Sarebbe come se il sottoscritto volesse sostenere a tutti i costi che nella sua categoria professionale ci sono solo persone oneste e rispettose delle regole.
    Sono le difese corporative a oltranza che rendono impossibile qualsiasi azione moralizzatrice in questo paese e che danneggiano, invece di tutelare, chi il proprio lavoro ritiene di farlo nel migliore e più corretto dei modi.
    Quel pubblicitario è senz’altro un cinico, il messaggio è indubbiamente oltre i limiti della decenza e del buon gusto; tuttavia, il tizio che lo ha concepito dimostra di conoscere perfettamente la psicologia di tantissimi genitori, berlusconiani fin che vuoi, perfetti imbecilli dico io. E chi deve vendere, gli imbecilli li adora.

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  4. @lector: che in ogni professione ci possano essere degli imbecilli è assodato. Ma qua non si tratta di difesa corporativa: una mail con quell’intestazione è offensiva per i genitori, per gli insegnanti e anche per gli alunni. Quindi mi spiace molto per tuo figlio, ma una campagna pubblicitaria che passi questo tipo di messaggio è inaccettabile. Così come è inaccettabile il ragionamento che siccome tu hai avuto a che fare con una maestra che ti ha dato problemi, sia allora sbagliato far notare che questa campagna offende tutti gli insegnanti professionali, e sono la maggioranza, che mai si sognerebbero di giudicare un bambino da quello che indossa e così facendo rispettano la deontologia del nostro mestiere.

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  5. @Hacksaw capisco quello che vuoi dire sull’essere tutti uguali. Discorso che condivido e che molti hanno espresso più aulicamente in passato: da Mill a Primo Levi. Resta da stabilire chi sia il giuice che stabilirà quali siano le persone da prendere a schiaffi, secondo quale criterio etc. Un discorso un po’ complesso che sicuramente non trova posto qui. Direi che sono molto d’accordo con @Lector. Buona Serata!

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  6. @Lector: tu troveresti corretto una campagna pubblicitaria che dicesse che il medico al Pronto Soccorso ti cura bene solo se ti vede che sei vestito di Gucci? E pensi che sarebbe una difesa corporativa se i medici si offendessero per una siffatta campagna? Bisogna distinguere fra la difesa corporativa (gli insegnanti non sbagliano mai e sono tutti preparati) e una che dice che l’etica del nostro mestiere ci impedisce di fare qualcosa (discriminare in ragazzini per quello che indossano) e che chi lo fa non è nemmeno degno di essere chiamato insegnante.

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  7. @thelovedepartment
    mmm… a rileggerla, ammetto che quella dei ceffoni è un’uscita almeno altrettanto infelice di quella che criticavo. 😦
    Volevo solo esprimere la sensazione, credo comune a molti, di “mani che prudono” quando si vedono bambini che sbeffeggiano i loro compagni di colore facendogli il verso della scimmia, sapendo benissimo che dietro ci sono genitori che condividono questi atteggiamenti.
    Sperare di poter prendere a schiaffi (almeno i genitori!) è un errore, e nessun giudice potrà mai permetterlo, ma, concedimi, una reazione umana…

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  8. @–>Galatea

    Io non critico ciò che affermi (che la campagna è ignobile e denota tutto il degrado, lo schifo in cui versa questo paese), ma come lo affermi, ossia che “tutti” gli insegnanti sono ispirati da un etica professionale irreprensibile.
    Sono d’accordissimo che la campagna è offensiva per la stragrande maggioranza degli insegnanti, che fanno sicuramente il loro dovere e spesso anche di più.
    Ma il fatto che qualcuno l’abbia concepita, sta proprio a significare che quei pochi che si comportano ignobilmente gettano un discredito nell’immaginario collettivo, tale da rendere plausibile l’ideazione d’un siffatto messaggio (non credere che le campagne pubblicitarie, soprattutto per brand di quel calibro, non vengano studiate fin nei minimi particolari: c’è gente che ci si gioca tutta la propria carriera, che in questo specifico caso spero proprio venga stroncata).
    Quando sento una certa persona che in tv afferma che tutti quelli che fanno la mia professione sono dei complici dei ladri, è chiaro che m’inalbero, perché io m’onoro di non esserlo. Poi, però, mi rendo perfettamente conto che ve ne sono alcuni che danno adito a una simile rappresentazione della categoria e la mia rabbia si rivolge soprattutto a loro.

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  9. In molti paesi le divise delle scuole sono una realtà, ed è impensabile rinunciarvi. Pensate ai cartoni giapponesi, coi ragazzini/e in divisa, ma anche in Brasile ho visto indossare con orgoglio dagli alunni la divisa della propria scuola.
    Se si tornasse a questa idea, non ci troverei nulla di sbagliato, ecco. Poi i miei figli mi brucerebbero sul rogo, però.

    Anonimo SQ

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  10. @lector: mi sa che non ci capiamo. Non sto dicendo che tutti gli insegnanti seguano perfettamente un’etica. Sto dicendo che esiste un’etica del mestiere. Forse non ci si rende conto che gli insegnanti, esattamente come i medici o gli avvocati, hanno dei dettami etici da seguire che fanno parte dei requisiti per esercitare il loro mestiere. Uno dei quali è quello di non giudicare di certo un alunno sulla base dei vestiti firmati o meno che indossa o della famiglia di provenienza, o del colore della pelle, né rifiutarmi di istruirlo perché mi sta antipatico.
    Poi ci possono essere insegnanti stronzi che giudicano diversamente gli alunni a seconda se sono vestiti di Gucci o hanno il padre notaio, ma quelli contravvengono all’etica del nostro mestiere, esattamente come contravverrebbe all’etica del suo mestiere il medico di Pronto Soccorso che si mettesse a curare chi arriva in fin di vita da lui solo se vestito in un certo modo. Poi ci saranno medici che magari fanno così, ma sono degli schifosi razzisti che vanno denunciati e deferiti.

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  11. @–>Galatea

    “Poi ci saranno medici che magari fanno così, ma sono degli schifosi razzisti che vanno denunciati e deferiti.”
    Ma non lo fa nessuno, questo è il nocciolo della questione. Nessuno lo fa per solidarietà di categoria. Lo so perfettamente, perché come succede da te, succede anche da me; e così pure succede per i medici, per i giornalisti, per i ferrovieri, per i politici, ecc. ecc.
    La maestra che ha interagito con mio figlio, non è stata rimossa dal suo posto finché una bambina, con la quale s’era comportata in maniera esattamente identica a come aveva fatto con il mio, durante una sua lezione non s’è gettata dalla finestra del primo piano (procurandosi solo qualche contusione, per fortuna). Nonostante ciò, se le altre maestre del modulo, dopo il “fattaccio” della bambina, non fossero andate dalla dirigente e avessero detto “o via lei o via noi”, sarebbe rimasta al suo posto. E di casi di questo tipo ce n’è almeno uno per scuola e non dire di no, perché in famiglia sono circondato da insegnanti. Cos’è successo poi? L’hanno semplicemente spostata in un altro modulo, dove è rimasta fino alla pensione.
    Nell’immaginario collettivo, sono ovviamente questi stronzi ad essere presi a campione dell’intero gruppo, perché nessuno si assume mai l’onere di metterli al bando, anzi, quando capita – raramente, invero – di solito vengono pure difesi dai colleghi “solidali” o dai sindacati.
    Il pubblicitario ha giocato su questo equivoco e, in Italia, ha gioco facile per i motivi che t’ho elencato.
    Ribadisco, hai perfettamente ragione: si tratta d’un messaggio imbecille rivolto a un pubblico d’imbecilli, ma non credere che non abbia una propria motivazione “sostanziale”, ed è proprio quella che il nostro ha cercato di sfruttare.

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  12. @lector: se tu stesso convieni sul fatto che gli insegnanti pessimi sono pochi, allora è giusto incazzarsi su chi per giunta gioca a divulgare ancora di più stereotipi che sono per giunta falsi. Quindi prendersela con questa campagna stupida è doveroso. Anche perché la trovo stupida proprio perché secondo me non era nemmeno voluta come provocatoria. È semplicemente una scemenza.

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  13. Uhm. Commento (forse) collaterale: io non condivido l’idea che avere un alunno o studente preferito significhi favorirlo rispetto ai compagni.
    Per me le due cose sono nettamente distinte (posto che di favorire, creando disuguaglianze, può accadere sia consapevolmente che non; ma non la ritengo un’inevitabilità).
    Ed avere una preferenza, nel senso di spontanea simpatia o affinità, mi pare del tutto normale e, questo sì, inevitabile. La professionalità non sta nel non averla, ma nel non trascenderla.
    Magari tu questo lo davi per scontato e parlavi di ‘preferito’ solo nel peggior senso.

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  14. Gala, non è per volere a tutti i costi l’ultima parola, ma quello che volevo mettere in rilievo era il “perché” un messaggio simile abbia potuto essere concepito. Non per giustificare, ma solo per capire.
    Chiaro poi che fa girare gli ammennicoli a chi si fa il mazzo dalla mattina alla sera, spendendo la propria vita nel tentativo di fare il proprio lavoro secondo quei dettami deontologici che hai giustamente citato.
    Ti ringrazio della chiaccherata. Mi fa sempre piacere parlare con te.

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  15. Sacrosanta incazzatura. Secondo me sono i postumi del ventennio passato, spesso i pubblicitari ganno fiutato le innovazioni ma in questo caso mi sembrano asserragliati su una frontiera di retroguardia. La recessione li seppellirà. Sarebbe stata le meglio la canonica “risata” ma al momento non possiamo permetterci di meglio…

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  16. Cara Galatea, caro Lector.

    Cerchiamo di capirci: avete nettamente ragione ambedue. Non ho ancora visto la pubblicità di Gucci Kid, ma mi fa schifo solo a sentirne parlare.

    Caro Lector (e cara Galatea), sono dalla tua parte al 100%, visto che ho due figli (21 e 17), e in questi anni, dall’asilo all’università ne ho viste da scrivere un libro o due.
    Certo, i miei figli NON sono dei primi della classe, e mai lo saranno (probabilmente), e questo mi rende difficile essere al di sopra di ogni “conflitto di interesse”. Però, certe cose gridano vendetta a Dio.

    Galatea, voi insegnanti che scrivete sui blog siete la crema della crema della crema del corpo insegnante, probabilmente. Il panorama vero, però è spesso desolante, sia per la preparazione “tecnica”, sia per l’incapacità a costrfuire rapporti umani costruttivi con gli alunni e con i loro genitori.
    Sono pure stato vice presidente e presidente nei consigli di istituto, e rappresentante nelle classi per oltre un decennio, ed è stata la maniera migliore per farmi “odiare” gli e le insegnanti.

    Gente come te, ‘povna, noisette, laprofe etc sono delle eccezioni: averne una/o tra gli insegnanti dei propri figli (la cosa più preziosa che abbiamo) è raro, averne due un miracolo, tre impossibile.

    Purtroppo, ed è mia esperienza come lector, le perle rare che pur si trovano, anche messe di fronte all’evidenza dei fatti, tendono sempre a “coprire” i colleghi/colleghe meno intellettualmente oneste (o incompetenti, o “disturbate”), vuoi per “spirito di corpo”, vuoi per il quieto vivere, e non vogliono vedere quello che han sotto gli occhi, fino a quando si arriva alle estreme conseguenze, come nel caso citato da lector.
    Aiutateci ad aiutarvi, ecco.

    Anonimo SQ

    PS se vuoi esempi, ne ho a iosa. Roba che se avessi denunciato, qualcuno probailmente avrebbe perso il posto.

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  17. @SQ: però scusatemi, io una cosa vorrei far notare, senza polemica. In tanti anni che insegno sento tantissimi genitori che si lamentano, dicono che li colleghi “copriamo” “nascondiamo” etc. Ma poi si finisce sempre che dicono “ah, se avessi potuto denunciare!”. Scusatemi, eh, ma faccio presente che chi deve denunciare siete voi, perché noi colleghi, anche volendo, non è che possiamo agire “per sentito dire”. Se anche io ho l’impressione che un collega sia incapace, io non è che posso dare granché. Se i genitori mugugnano mugugnano, vengono da me a lamentarsi, ma poi non si espongono mai perché sennò temono ritorsioni, noi non è che possiamo fare molto. Non è questione spesso di insabbiare, è che non abbiamo proprio strumenti. Quanto poi al resto, oh, io sarò anche stata fortunata, ma la maggioranza dei colleghi che ho incontrato erano più che decorosi. E faccio notare che spesso alcuni di quelli pessimi, invece, erano sostenuti proprio dai genitori, che preferivano avere a che fare con dei cretini che però garantivano ai pargoli voti alti senza troppo sforzo,eh.

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  18. @ galatea

    Semplicemente, perché mettiamo in loro mano quanto abbiamo di più caro al mondo, e perciò temiamo di doverglieli affidare egualmente, con le denunce in atto.

    Un esempio ? Una maestra che, per punizione, trattenne a scuola per mezz’ ora alla fine del tempo pieno (16.15) il figlio mio ed un altro ragazzino che avevano combinato non so bene cosa. Peccato fuori scuola ci fossero il nonno (78 anni) ed il fratellino dell’asilo. C’erano 3° sotto zero. A Venezia, d’inverno.

    L’ insegnante passava anno dopo anno da una scuola all’altra (secondo te perché ?), e l’aveva avuta come collega anche mia sorella (che si mise le mani nei capelli). Che dovevo fare ? La mattina dopo, alla cortese e tranquilla richiesta di spiegazioni mi fece una scenata da ricovero in neuro davanti alla classe intera, nell’atrio. Pensi che l’avrebbero allontanata dall’insegnamento? Da quella scuola ? Che mio figlio ne sarebbe uscito bene ? E quante ne aveva combinate, di simili o peggiori, sino a quel momento ?

    Ah, era quella che insegnava l’arimetica nelle basi diverse da 10, ed in base “3” scriveva tra le cifre risultato delle operazioni, appunto, il simbolo “3”.
    Tranquilla, Galatea, è andata in pensione tranquillamente qualche anno dopo.

    Anonimo SQ

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  19. Eh ma noi pensi forse che abbiamo più strumenti? Se anche mi capitasse una collega così, che posso fare? Cioè alle volte non ci si rende conto che pare che noi insegnanti siamo solidali. La realtà è che non possiamo fare una cippa. In questo caso i colleghi cosa pensi che avrebbero potuto fare? Che ci siano degli incompetenti nessuno lo nega, ma poi, in qualsiasi lavoro, se ti capita un collega incompetente hai tu maniera di agire concretamente? Per cui spesso alcune lamentele mi lasciano piuttosto sconcertata, perchè sembra che noi insegnanti non facciamo nulla, ma non si capisce bene quali poteri si pensa che noi abbiamo, eh.

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  20. @–>SQ, Galatea

    Per quanto mi riguarda, devo dire che quello narrato è, per fortuna, l’unico fatto diretto realmente degno di nota che sia capitato a mio figlio in tutta la sua carriera scolastica. Nelle classi successive alla seconda elementare, e poi alle medie e al liceo, vuoi perché buona parte dei suoi insegnanti era già stato insegnante o mio o di sua madre, vuoi perché altri erano nostri ex-compagni di scuola o colleghi dei nostri familiari, vuoi perché si trattava comunque di bravissime persone, tutto s’è svolto in maniera tranquilla e ordinaria.
    Nel caso che vi ho raccontato, comunque, s’è verificato quello che ha detto Galatea: nessuno può fare nulla. La dirigente scolastica, venuta a conoscenza della cosa, ci ha mostrato un fascicolo alto un metro su quella persona, dicendo che aveva giù subito due trasferimenti ma che di fatto nessuno poteva toccarla. Le sue colleghe, con la loro azione, sono solo riuscite a cambiarla di modulo e nulla più, con tutte le conseguenze del caso nei confronti dei nuovi alunni.
    Ovviamente, pensate a quale può essere l’effetto d’un soggetto del genere nelle generazioni che si sono succedute sotto di lei. Si tratta di centinaia e centinaia di persone che conserveranno per sempre un ricordo più che negativo dell’intera categoria.
    Queste persone saranno psicologicamente predisposte a somatizzare il messaggio della Gucci, che nel loro inconscio risulterà più che giustificato.

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  21. P.S. Vedete? Anch’io, appena sentito parlare di quella pubblicità, in maniera del tutto involontaria e subliminale l’ho immediatamente associata a quell’esperienza remota.

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  22. Bla bla bla la pubblicità dice ” il primo della classe” niente a che vedre con maestre, maltrattamenti, denunce, casi limite o professionalità. Mi piace? No, fa incazzare? Perché mai? Potete calmarvi… Il corpo insegnante è salvo, e se ci sono persone così stupide da credere che il figlio se vestito Gucci diventa “il più bravo” mi spiace per loro… Del resto non crederete che se mangiate le gomme di quella marca potete mettere il fiato glaciale in una bottiglia o che vi cada una balena bianca in cima a un grattacielo… No? Siamo tutti più intelligenti, spero. http://www.massimomelica.net/wp-content/uploads/2012/08/Gucci_spot.jpg

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  23. @fra: se tu leggessi i post capiresti che si fa riferimento all’intestazione presente sulle mail inviate dalla mailing list di Gucci. Prima di aggiungere, quindi, i tuoi inutili bla bla dovresti controllare cosa è scritto. Altrimenti rischi di diventare una prova evidente di quante persone stupide ci sono in giro, cara.

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  24. eh già @lector.. inguaribile ottimista… 🙂 ci provo.
    @Galatea, hai ragione, dovevo leggere anche il post del tuo amico.. ma a questo punto il problema non è il pubblicitario di Gucci, ma il testa di rapa che ha creato la mailing… e avendo lavorato nel MKTG per tantissimi anni.. temo non c’entri l’agenzia di pubblicità ma il resp mktg kids apparel… a ogni buon conto la pubblicità non era da “denigrare”, per quanto non mi piaccia, il mailing SI!!!

    Mi chiedo però.. chi si iscrive al mailing di Gucci.. è target acquisti Gucci, corretto? Allora a loro andrà bene forse pensare, superficialmente, che un vestito metta i loro figli in una posizione di favore con le maestre.. che per fortuna in genere non sono “di parte” a prescindere e tanto meno in tgt influenzabile da vestitini Gucci. Ingorando che, anzi, alle maestre non gliene può fregare di meno di cosa pensano le mamme che vestono i cuccioli “gucci” pensando di “influenzarle”.. il rischio potrebbe semmai per loro essere forse opposto: di far prendere in antipatia i figli… (Ovviamente dalla platea minoritaria e marginale di maestre irreprensibili che non hanno umane affinità elettive, per quanto ininfluenti a livello educativo, con uno o due alunni per classe)
    🙂 dai facciamoci una risata e smontiamo le incazzature… essendo maestra, quanti cuccioli Gucci vedi in classe, oggettivamente?

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  25. gli insegnanti non sono simpatici al resto della popolazione, questo si sa, per tanti motivi, alcuni giusti, altri meno

    è inutile avvitarsi in queste discussioni con galatea che, pur essendo una persona intelligente, scrittrice di buon talento, tollerante nell’ospitare altrui pareri, è pur sempre un insegnante

    canis canem non est

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  26. A me pare fin troppo evidente che che il termine “classe” sia usato come sinonimo di “eleganza”, “stile” … il messaggio pubblicitario è ovvio: chi veste Gucci ha stile. L’uso del termine classe riferendosi all’ambito scolastico è un gioco di parole che il pubblicitario dava di facile comprensione, forse si è dimenticato di avere a che fare con gli insegnanti. Saluti.

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  27. @–>diegod56

    Mi spiace, Diego. Dissento. Per due motivi:
    1. Non reputo vero che gli insegnanti non siano simpatici alla gente. Ho un bellissimo ricordo di tanti di loro, con i quali, dopo il ciclo scolastico, ho addirittura perpetuato un’amicizia. Non con tutti, però.
    2. Con Galatea abbiamo discusso su due piani totalmente diversi. Lei confutava un messaggio che personalmente avverte come un’offesa, io ricercavo il perché un messaggio simile avesse potuto essere concepito. Credo che, alla fine, in un certo senso, ci siamo incontrati. Almeno questa è stata la mia impressione. Ciò a prescindere dal suo essere insegnante.

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  28. Veramente è “il preferito della maestra”, Danilo, quello di cui stiamo parlando. Evidentemente devi avere qualche problema di comprensione del testo pure tu, persino se non sei insegnante.

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  29. @diego: strano, non mi ero mai accorta di essere antipatica alla maggioranza della popolazione perché insegnante, pensavo di esserlo perché sono stronza di mio. Comunque, Diego, un’insegnante, con l’apostrofo. Tanto per rendermi ancora più simpatica.

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  30. Galatea… ma perché ti diverti a offendere (mi riferisco alla tua risposta a Danilo e quella originaria a me)?? “problemi di comprensione”, “pure te”… reiterando le offese… non si tratta di simpatia verso gli insegnanti o la stronzaggine che ti attribuisci da sola, ma a questo punto si tratta veramente di mera educazione.

    Ti ho scritto che avevi ragione, e ti ho chiesto il motivo del tuo essere offensiva quando IO non ti avevo offesa. Ma oltre ad ignorare il mio commento hai preferito rispondere dando dello stupido a Diego e reiterare nel dare gratuitamente di nuovo della stupida a me con il tuo caustico “pure te”.
    Sai, quando ci si mette in cattedra (specialmente in rete) bisogna saperlo fare… non basta sentirsi offesi e irritati per una campagna marketing, sicuramente discutibile, per avere l’autorizzazione a dare del cretino alla gente… la tua reazione esagerata dimostra quanto, a volte, certe persone (indipendentemente dalla professione) abbiano l’incapacità di gestire il confronto… e lo dico con amarezza (in contrapposizione all’ottimismo con cui sono stata accolta qui)

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  31. La pubblicità ““Il preferito della maestra” non esiste, lo slogan è “Il primo della classe”… a spiegare le cose a certi insegnanti ci si rimette l’acqua e il sapone.

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  32. @fra e @danilo: visto i toni dei vostri primi commenti e dei successivi, mi pare di essere persino troppo educata. Capisco che però trovare qualcuno che vi risponde con la maleducazione che meritate dia fastidio.

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  33. posso chiederti un grande favore? ma grande davvero? dato che io non posso farlo? cancella tutti i miei post… ho cercato di chiedere il perché di tanta aggressività, l’ho chiamata col suo nome e mi sento dare della maleducata??? ho detto che non sei capace di gestire il confronto.. con queste parole.. dove sta la MIA maleducazione???
    Ti ringrazio fin da ora se vorrai cancellare ogni mio post GRAZIE

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  34. “L’uso del termine classe riferendosi all’ambito scolastico è un gioco di parole che il pubblicitario dava di facile comprensione, forse si è dimenticato di avere a che fare con gli insegnanti.” Beh, io di motivi per essere risentita con Danilo, con una frase del genere, se fossi un’insegnante ne avrei a iosa. E non troverei nemmeno particolarmente simpatica una che interviene in una discussione in un blog che non è suo iniziando con ‘blablabla’, ridicolizzando tutti i contributi precedenti lasciando intuire una saccenza non indifferente. Però io son io e ho un concetto mio dell’educazione. Quindi mi limito a interpretare le reazioni di Galatea. Mi scuso fin d’ora se l’interpretazione dovesse risultare erronea (si può pure dissentire dalle opinioni altrui senza dover sembrare i ‘primi della classe’ a tutti i costi, tanto per restare in tema)

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  35. Prima di insegnare bisognerebbe apprendere, c’è il link della campagna pubblicitaria di Gucci: basta cliccarci sopra. Evidentemente qualcuno “è nato imparato”… ed è cresciuto permaloso.

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  36. Ammettiamo che tra gli insegnanti circoli gente piuttosto strana (ebbene sì, ammettiamolo) – ma a me questa pubblicità sembra ancor più strana di un consesso di insegnanti lunatici. La pubblicità ci mostra il bambino ben vestito da Gucci come “il primo della classe”, con un raffinato doppio senso – ma si sa che non è vero, perché il primo della classe di solito è una tipologia di alunno molto seguito da una famiglia molto culturalmente attrezzata, spesso benestante ma non necessariamente interessata a vestirlo da Gucci quand’anche ne avesse i mezzi.
    Secondo punto: il ragazzino esperto di griffe e abiti firmati è vestito da Gucci? Non saprei, ma a me vengono in mente altri marchi e altre marche. Nella foto c’è una specie di piccolo lord Fauntleroy che mi rimanda a decenni passati. Gucci ha un fiorente settore di abbigliamento per l’infanzia o sta cercando di avviarlo? Se è vera la seconda, temo che questa campagna abbia un forte margine di miglioramento.
    Poi c’è l’aggiunta in alto che vestire Gucci rende i bambini “preferiti dalle maestre”, che mi sembra un po’ patetica, fuori dal tempo.
    Però l’offesa non mi sembra rivolta solo alle maestre: il messaggio che arriva è che al bambino, per prendere dei bei voti, non serve essere intelligente o studioso, deve vestirsi da Gucci – e che qualsiasi carogna di genitore che si rifiuti di vestire i figli da Gucci, magari perché a malapena ha di che vestirli ai banchetti del mercato rionale, per ciò stesso tarpi il loro sviluppo scolastico e professionale, condannandoli ad una bieca mediocrità. In tempi di crisi economica mi sembra un messaggio agghiacciante, e se fossi uno dei (molti) genitori che si ritrova a chiedere i buoni libro al comune confesso che spenderei volentieri un po’ di spiccioli per comprare due candele nere e qualche ago per fare un rito woodoo a certi pubblicitari e a Gucci che li paga.

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  37. @lector

    lector, ottimo lector, distinguiamo il caso particolare dalle istanze generali

    proprio la settimana scorsa, alla presentazione d’un testo, ho incontrato il mio vecchio maestro della prima elementare

    lui aveva 21 anni, io 6, era il suo primo incarico, è rimasta un’amicizia che dura da cinquant’anni (cementata dalla complicità fra tipografo e scrittore)

    ho amato la mia prima professoressa di filosofia, deceduta purtroppo assai giovana: era bellissima

    ma tutto questo non muta la vischiosità corporativa della categoria nel suo complesso

    ma forse vale per tutti, non solo per gli insegnanti, ogni persona quando fa parte di una categoria, per istinto, la difende sempre e comunque

    sicchè non è un argomento argomentabile con serenità del giudizio

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  38. @–>diegod56

    Sì, alla fine e per fortuna, ci ritroviamo pure noi due.
    Non guardiamo la pagliuzza. Era proprio quello che volevo dire.
    Ti saluto con simpatia.

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  39. Cioè, stai facendo tutto questo troiaio per l’intestazione di una mail, e dai degli scemi a quelli che non capiscono?

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  40. @–>ildiariodimurasaki

    Bel commento. Corro a comprare un gallo e i gessetti per il pentacolo. 😀
    (Magari fosse come dici tu. Purtroppo non c’è limite alla stupidità umana e sai quante oche giulive di mamme arrivano a convincersi che anche un abbigliamento firmato può essere importante per far ben volere il figlio o la figlia dalla maestra? Soprattutto se cresciute a loro volta con l’unico neurone, vagante come la particella di sodio dell’acqua Lete nel vuoto assoluto del cranio, interamente concentrato sulla borsetta di Vouitton o sul foulard di Hermes. Per gli uomini è già più difficile, perché i valori di riferimento sono altri: KTM, Porsche, cellulare d’ultima generazione, ecc.).

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  41. Che cosa non ci si inventa al giorno d’oggi pur di elemosinare un po’ d’attenzione sull’internet… ci mancavano pure le insegnanti indignate per questa fesseria.

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  42. Posso chiudere questo thread con un invito ed un racconto a supporto ?

    1. Non capisco perchè ci si debbe trasformare da civili interlocutori in litiganti, anche se l’argomento ci punge sul vivo; tra l’altro, mentre per gli uni il vivo è il giusto orgoglio professionale, per gli altri potrebbe essere la carne e la mente di quanto hanno di più caro. In veneziano: se demo tuti ‘na sorada, par piaser ? Tanto, el mondo va vanti ‘o stesso !

    2. Simpatico aneddoto di vita vissuta: un figlio, dopo tre giorni di scuola media, porta a casa una convocazione dell’insegnante di lettere, che dice al genitore: ma non le ha spiegato nessuno che suo figlio è dislessico, e per questo a 11 anni ancora legge con difficoltà, scrive con errori di ortografia etc ? Il genitore, sconvolto, risponde che lo sospettava ma nessuna delle 7 maestre avute alle elementari ha mai pronunciato la parola dislessia riferita al figlio. E partono allora le visite specialistiche etc (“ma è tardi ormai per recuperare” dicono i logopedisti, dovevate portarlo prima…).
    Essendo il genitore vice nel Consiglio di Circolo (ha un altro figlio nella scuola, una delle + rinomate di Venezia), si permette, dopo alcuni mesi, in sede di proposte di attività di formazione delle insegnanti (=giustificazioni per pagare un “premio di produzione”) un corso di formazione sulla Dislessia: apriti cielo e spalancati terra, le insegnanti del consiglio insorgono dicendo che ne sanno, loro, sulla Dislessia, più di tutti i logopedisti della Regione etc etc etc. Naturalmente, non se ne fa nulla.
    All’uscita, racconta la personale vicenda al Dirigente,che sbianca e chiede: ma che maestra aveva di italiano? Al nome, risbianca, dicendo che pensava fosse una delle sue migliori.
    Appunto, figuriamoci le altre …

    Allora, vedi Galatea, non è che le/gli insegnanti siano antipatici per naturalità infusa. Lo sono perchè purtroppo troppi fatti son contro di loro.
    E te lo dice il figlio di un maestro, e fratello di una maestra, ed insegnante lui stesso, anche se in diverso contesto.

    E pensare che basterebbe poco: un poco di umiltà, un minimo di preparazione e meno aggressività nei confronti di chi chiede solo, con garbo, cortesia ed educazione di discutere di quanto di più caro ha al mondo. Quando poi ci si sposta alle medie ed alle superiori, l’arroganza di chi sente il potere tra le sue mani non ha più limiti. Ma questa è un’ altra storia, e la racconterò un’ altra volta.

    Anonimo SQ

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  43. Preciso meglio, onde evitare fraintendimenti.
    Per gli uomini nel caso specifico è già più difficile, non perché siano più intelligenti delle donne ma perché i loro valori di riferimento sono altri.

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  44. @AnonimoSQ: Ok, allora per carità, visto che fin dall’inizio ho ammesso che dentro alla categoria degli insegnanti c’è di tutto (come in ogni altro tipo di categoria, per esempio, mica che tutti i Notai o gli avvocati o i dirigenti d’azienda sono perfetti) , ma nonostante questo continuate a dirmi che sono prevenuta, difendo a priori i colleghi, etc, prendo atto che faccio parte di una categoria di imbecilli, presuntuosi, poco preparati, che mangiano lo stipendio a ufo, rovinano i ragazzini loro affidati.
    Siamo tutti così, o per lo meno la maggioranza, per cui siamo giustamente odiati.
    Da domani chiudiamo le scuole (solo quelle pubbliche, s’intende, è noto che gli insegnanti delle private, invece, sono tutti bravissimi), perché siamo evidentemente inutili, e tutti i vostri figli che hanno imparato a leggere, scrivere e far di conto grazie evidentemente all’intervento dello Spirito Santo (e non grazie ai migliaia di insegnanti bravi che fanno il loro dovere e che invece si sentono sempre offendere sulla base di una esperienza personale infelice) saranno finalmente salvi.
    Ah, SQ, per dire a me è capitato una volta di incrociare in una ditta privata una impiegata maleducata, che fece un errore e neppure lo riconobbe. Ora scrivo un post in cui spiego che tutte le impiegate sono presuntuose, stupide, e sono una categoria di imbecilli che non accetta critiche. Mi pare logico, no?

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  45. Al di fuori delle battute, quello che voglio dire da tutto il post, e che dico sempre nei post dedicati alla scuola, è che quando si parla di questo argomento, purtroppo, l’emotività è tanta anche da parte della controparte, cioè i genitori. I quali tendono sempre a sottovalutare, quando hanno una esperienza negativa che il caso singolo non può essere preso ad esempio delle preparazione media della categoria.
    Persino a me da alunna sono capitati un paio di professori pessimi e un altro paio che avrebbero potuto essere migliori, ma nel complesso, valutando le decine di insegnanti che ho avuto (prima dei 14 anni ho girato 4 città, per cui ho un campione piuttosto ampio) devo dire che la qualità è stata buona, con punte addirittura di eccellenza.
    Anche da insegnante, ho notato che c’è una disparità nella preparazione dei colleghi, e si va dai bravissimi a quelli molto scarsi; però nelle scuole dove ho insegnato, anche lì la qualità media è assolutamente buona e la maggioranza dei colleghi svolgono accuratamente i loro compiti, frequentano corsi di formazione, si tengono aggiornati, etc.
    Quello che incattivisce spesso, ormai, è invece il discredito a priori con cui si viene trattati, e di cui anche i commenti qua sopra sono un buon esempio. Quando un insegnante fa notare ai genitori che si lamentano che non è proprio tutto allo scatafascio come loro sostengono, le reazioni tipiche sono quelle qua sopra: “Tu parli perché sei un insegnante”, “Difendi a priori la categoria” “Non sei obiettivo e copri i colleghi” o cosa che sembra meno offensiva ma a me, per esempio, urta ancora di più “Ma tu sei l’eccezione e gli altri sono la regola”. Senza tener conto, appunto, che se davvero tutti gli insegnanti fossero quegli idioti che descrivete voi, i vostri figli non avrebbero neppure imparato a leggere e scrivere.
    Purtroppo anche i genitori, molto spesso sono incredibilmente emotivi quando devono giudicare gli insegnanti del figlio, perché arrivano pretendendo, alle volte, che tutti gli insegnanti che si occupano del loro ragazzo siano una specie di incrocio fra Einstein e Don Milani, e con queste aspettative è ovvio che qualunque insegnante reale non è all’altezza. Per giunta, spesso, e ve lo posso garantire, i colloqui diventano una specie di santa inquisizione contro l’insegnante. Se voi citate i vostri casi personali anche io ne posso citare a bizzeffe di genitori che rendono martiri docenti anche preparati e competenti, arrivano ai colloqui con atteggiamenti minacciosi, li criticano in continuazione perché pretenderebbero di dettare loro cosa bisogna fare in classe, vanno dai Presidi a protestare ogni minuto per sciocchezze e spesso, per altro, attuano strategie al limite del mobbing perché, quando pensano di non ottenere nulla con le loro proteste, cominciano a spargere voci assurde nei confronti del povero insegnante fra amici e conoscenti.
    Mi è capitato di vedere cose del genere anche verso colleghi che veramente erano preparati ed attenti (molte volte, purtroppo, accade anzi più spesso a quelli preparati, perché poi sono anche quelli che di solito pretendono di più dagli alunni, mentre quelli poco preparati regalano buoni voti e questo a molti genitori basta). E soprattutto infastidisce questo diffuso sentimento, di cui anche i vostri commenti sono un esempio, di totale mancanza di rispetto verso chi esercita questo mestiere. E’ quasi dato per scontato che l’insegnante medio sia un imbecille e che, se qualcuno di bravo c’è, è un’eccezione. Cosa che, faccio notare, non viene invece dato per scontato per nessun altra categoria di professionisti (notai, dirigenti d’azienda etc) anche perché mentre con le altre categorie i rapporti sono pochi – uno può anche passare una vita senza andare dall’avvocato – quelle con gli insegnanti sono invece frequentissimi, e quindi tutti, più o meno, hanno qualche storia di insegnanti che non erano all’altezza o che non sono stati reputati tali, o erano anche semplicemente poco umanamente simpatici.
    Per cui, quando si parla di insegnanti, io sono disposta a accettare critiche alla mia categoria e non la difendo a priori, ma sottolineo anche che spesso la visione che se ne ha è deformata dalle esperienze personali ingigantite (si tende sempre a ricordare di più gli insegnanti che ci han dato problemi piuttosto che le decine di bravi che si sono avuti) e dalla statistica che gioca contro (tutti hanno frequentato la scuola e pertanto hanno avuto qualche esperienza negativa con una maestra o un professore, mentre non tutti ne hanno avute con un notaio o un dirigente d’azienda, perché magari non è mai capitato loro di frequentarne).
    Quindi, ragazzi, cerchiamo anche di ragionare senza farci troppo prendere dalle emozioni. Sennò si continua a fare una specie di elenco dei ricordi personali in cui ogni episodio viene eletto a simbolo e ogni comportamento negativo genericamente attribuito “a tutti gli insegnanti” o a una fantomatica “maggioranza”. E sarà anche una cosa liberatoria, ma non è che serve a molto salvo che sfogare qualche frustrazione.

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  46. Uh, Thomas, che carino averti anche qua! Ascolta zia, vai a studiare il latino, che non lo sai e ti serve, e così finalmente ti trovi un posto di lavoro serio e la smetti di cercare di infilarti in tutti i flame dell’internet per ingannare il tempo!

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  47. Giusto per completezza a seconda del vestito gli alunni (e le persone) vengono valutate in maniera diversa. Ovviamente non dipende dalla marca specifica, ma la vista influenza i giudizi secondo meccanismi istintivi ormai noti: affermare che l’aspetto non influenza le valutazioni che facciamo degli altri è una frase molto bella e romantica, ma lontana dalla realtà (per chi vuole approfondire il discorso è trattato in maniera esaustiva http://www.pierotaglia.net/importanza-della-vista/)

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  48. Comunque, se i due ragazzini firmati Gucci si presentassero in una scuola pubblica vestiti così, verrebbero prima presi per il culo e poi menati dai loro compagni.:)

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  49. Giusto per la completezza, Piero, sto ancora però aspettando che tu risponda alle obiezioni che ti ho fatto nei commenti, perché, come spiegato là, il tuo,ragionamento si basa su studi che dicono altro e su dati che tu indebitamente allarghi per giustificare le tue tesi. Con calma quando hai tempo rispondi, eh.

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  50. Condivido il post ed i successivi interventi di Galatea.

    Fare commenti del tipo “eh, ma io ho conosciuto anche insegnanti mediocri” non ha alcun senso.

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  51. Condivido il post ed i successivi interventi di Galatea.

    Fare commenti del tipo “eh, ma io ho conosciuto anche insegnanti mediocri” non ha alcun senso.

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  52. @galatea le risposte alle ultime domande su universale e eleganza ci sono, in realtà ero io ad aspettare qualche prova a sostegno della tua tesi (dato che continui a dire che non è vero ma senza dati a supporto) 🙂

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  53. @Piero: Be’ per portare dati in specifico ho bisogno che tu mi definisca in maniera meno vaga di quanto hai fatto finora nelle repliche il concetto di “eleganza” che sarebbe istintivo riconoscere da parte di tutti gli esseri umani per una dote innata. Continuo a chiederti spiegazioni più precise nei commenti, ma ti svicoli. Ti ho risposto di là, e attendo una definizione precisa. Appena riesci a formularne una fai un fischio. 🙂

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  54. affermare che l’aspetto non influenza le valutazioni che facciamo degli altri è una frase molto bella e romantica

    ottimo tagliapietra (chissà se sei parente del filosofo veneziano…), mi pare questa la scoperta dell’acqua calda

    l’insegnante, quando esercita la professione, come pubblico ufficiale, si impegna proprio a non tener conto di valutazioni istintive, non è che si impegna a non provarle

    faccio un esempio: anche ad un vigile urbano possono essere antipatici i suv, come a molti di noi, ma, se è corretto, stacca una multa solo se è effettivamente in divieto di sosta, nonostante i suoi umani sentimenti

    quindi, i tuoi studi, da professionista davvero bravo della comunicazione, sono esatti, di certo fondati, ma non possono essere incardinati ad una professione che prevede neutralità di comportamento e non di pensiero, cosa del resto impossibile

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  55. @galatea dato che parli sempre di comprensione del testo speravo fossero chiari nelle risposte: “Sulle caratteristiche di armoniosità e pregio estetico ad esempio abbiamo simmetria e ordine come universali (come scritto nell’altro post e come specificato in questo non dipende da una marca)” 😉
    Prima di passare ad elencare gli altri attendo confutazione di questi

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  56. @diegod56 è appunto quello che dico: è istintivo essere influenzati dall’aspetto e negare il contrario può essere molto pericoloso perché si rischia in questo modo di subirne gli effetti persuasivi in maniera maggiore (ci si può “difendere” solo da quello che è noto). Un bambino dagli spiccati tratti neotenici, elegante e pulito viene visto diversamente (visto non è usato a caso) e bisogna fare molta attenzione: per questo dico che la frase della pubblicità iniziale (il primo della classe), non dice una cosa falsa (l’acqua calda di cui parlavamo: ovviamente non dipende dalla marca, ma quello è una pubblicità che deve vendere e orientare i consumi verso determinati prodotto)
    Sfortunatamente nessuna parentela con il Tagliapietra filosofo veneziano (per lo meno che io sappia) 🙂

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  57. Sì, infatti appena entri in classe l’insegnante controlla che tu non sia strabico, che i tuoi capelli abbiano la riga perfettamente al centro e che nessuno dei tuoi arti sia più corto dell’altro. E il Ministro della Pubblica Istruzione si chiama Mengele.

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  58. @juka75 per caso hai letto tutto il post (e quello scritto dall’etologa sulla parte prettamente biologica) e tutti gli studi sul tema citati? L’insegnate (come ogni essere umano) non lo fa volontariamente, ma accade e per questo negare l’esistenza del fenomeno è molto rischioso (ribadisco ancora che non dipenda dalla marca x o y)

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  59. Piero, tu continui a confondere il concetto di “bellezza” con quello di “eleganza”. Li metti insieme, e neppure te ne accorgi, perchè sei inconsapevolmente e culturalmente un platonico, e quindi consideri l’eleganza come una conditio sine qua non della vera bellezza. Fai dunque un ragionamento che non ha nulla di “innato”, come invece sostieni. Gli studi, se li leggi bene, invece, si limitano a notare come alcune caratteristiche fisiche degli individui (armoniosita dei tratti, proporzioni, etc) influenzino il giudizio positivo. I vestiti che uno indossa non fanno parte di questa inclinazione istintiva: i belli vengono goidicati tali e favoriti in quanto tali in base ad una analisi istintiva dei loro tratti somatici. Poi può essere che alcuni si facciano influenzare anche da quello che gli altri indossano, ma questo non è un condizionamento istintivo, è solo culturale (giudico meglio chi porta vestiti di firma perchè sono spesso sintomo del fatto che è ricco e quindi potente). Ti è finalmente chiara la natura delle mie obiezioni o proprio non riesci a capire il ragionamento?

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  60. @galatea se usiamo la definizione che ho dato di eleganza ( he ha un certo pregio estetico, armoniosità) e il fatto che le persone non vadano in giro nude il discorso è perfettamente logico con il riferimento all’abito: ovviamente se tu dici che “eleganza” ha un altro significato il discorso cambia (ma a questo punto vorrei la tua definizione di eleganza).
    Alcuni elementi estetici sono universali anche come colori: ad esempio il colore rosso (indipendentemente dalla cultura) scatena precise reazioni in alcune aree del cervello (nel sistema limbico): diverso è il significato culturale ma ci sono alcune risposte fisiologiche ad alcuni stimoli che non possono essere modificate.
    La natura delle tue obiezioni mi è chiara: secondo te è solo un fattore culturale ma 1) mi stai dicendo la tua idea, che, per quanto interessante, non ha validità scientifica 2) l’importanza dell’abito è mostrata da diversi studi nella valutazione delle persone (gli studi di Cialdini che ho citato e non ho voglia di copiare per intero online) 3) tralasci il fatto che le persone ragionino per categorie e che siano biologicamente predisposti per farlo (a meno che il soggetto non sia al di sotto dei 7 anni) 🙂

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  61. Piero, scusa, non capisco: le persone nude per te sono eleganti, però la cultura non consente di andare in giro così, andando quindi contro l’istinto naturale.
    Un corpo nudo, se ben fatto, rappresenta il massimo dell’armonia, a dire il vero, ed è quindi elegantissimo secondo la tua definizione.. Se la tua definizione dunque fosse vera, e l’eleganza fosse un concetto istintivo, le persone dovrebbero andare in giro nude. Invece no, anzi ciò viene considerato decisamente fuori luogo, e non elegante, persino quando il clima lo consentirebbe. Il che dimostra che il concetto di “eleganza” è qualcosa legato esclusivamente alla cultura (tanto è vero che oggi si considera elegante anche chi indossa abiti parecchio succinti, mentre solo qualche decennio fa essi erano considerati poco eleganti e sconci).
    Quanto alla tua obiezione sui colori, ancora una volta confondi reazione istintiva e valutazione estetica: io posso essere portata a reagire istintivamente alla stimolazione visiva del rosso, ma il rosso è considerato in tutte le culture “elegante”?
    Scusa, Piero, ma per uno che mette in curriculum studi di semiotica e dovrebbe quindi essere cresciuto a pane ed Umberto Eco ‘sta confusione che fai fra reazioni istintive e reazioni dovute alle sovrastrutture culturali è incomprensibile…

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  62. @galatea continui a parlare di comprensione del testo e predicarla agli altri ma non ne vedo molta (o forse sono io che mi esprimo male). Vediamo se per punti funziona.
    1) dove ho detto che le persone nude sono eleganti? Ho scritto che le persone “non vanno in giro nude” e ho ribadito che aspetto è fatto da fisico+vestito (dato che per te non era ovvio)
    2) mi piacerebbe leggere qualche testo che dica che il corpo nudo è il massimo dell’armonia, mi sembra una bella idea, ma totalmente personale
    3) ho elencato due elementi universali dell’estetica (dandotene una definizione e chiedendoti se corrispondeva alla tua ma non ho ricevuto risposta): per tentare dimostrare la tua tesi hai citato due cose che non c’entrano assolutamente con simmetria e armonia, mi spieghi cosa c’entrano i vestiti succinti con queste due categorie?
    4)il rosso crea una reazione istintiva e l’ho usato per spiegarti più in dettaglio che alcuni elementi visivi provocano delle reazioni che non possono essere controllate e che sono trans-culturali dato che non eri convinta (nel caso citami il passaggio in cui dico che il rosso è elegante o faccio riferimenti a colore ed estetica, ti prego)
    5) come piccola puntualizzazione vorrei ricordare che Eco (come tutta le semiotica interpretativa partendo da Peirce) afferma che la semiosi parte dal corpo e non possiamo ignorare la componente percettiva e istintiva: la semiotica nel corso degli anni si è allontanata dall’aspetto puramente filosofico auspicato nel testo del 1985 e si è avvicinata alle scienze cognitive e sociali e per cui, nello sviluppo di una disciplina del senso, si è ritenuto fondamentale tenere conto di entrambe gli aspetti andando a eliminare la dicotomia tra natura e cultura e vedendoli come collegati. Qualunque riduzione a sola nurture o nature risulta quindi fallace. Partendo quindi dagli aspetti istintivi e percettivi ai quali non possiamo sottrarci (generali) possiamo andare ad analizzare i fenomeni culturali (locali), ma questi ultimi sono comunque costruzioni che poggiano sulla componente fenomenologica che tu però mi sembra voglia eliminare. Al momento mi sono concentrato sulla parte generale proprio per evitare la confusione tra i due piani ed evitando di fare letture più complesse sul singolo marchio (e gli effetti di significazione che esso comporta) perché a quel punto dovremmo tenere conto degli aspetti particolari, ma che ci porterebbero fuori strada.

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  63. @Pietro: tu fin dall’inizio ti sei incastrato in una discussione che non ha nessun senso, e faresti meglio a rendertene conto. Sbagli le premesse, e continui ad intestardirti. Scrivere un post per spiegare che “i belli” sarebbero favoriti perché istintivamente le persone sono portate a considerarli “migliori” è una banalità, perché la cosa e gli studi che citi sono conosciuti da anni.
    Passare come fai a tu a sostenere che però, sulla base della stessa reazione istintiva, chi è vestito elegantemente viene automaticamente favorito è una tua indebita inferenza, perchè nessuno studio, neppure quelli che tu continui ad usare come prova, dice una cosa simile.
    Non lo può dire per il semplice motivo che il concetto di “vestire elegantemente” “essere eleganti” “avere un portamento/atteggiamento elegante” sono valutazioni che partono da concetti culturali: mentre la bellezza “fisica” è percepita oggettivamente e ci sono caratteristiche fisiche che sono considerate imprescindibili in tutte le cultura (es: l’altezza per gli uomini, legata al fatto che gli alti, per esempio, sono più favoriti nella raccolta di cibo, e pertanto le caratteristiche della bellezza sono probabilmente collegate alle necessità evolutive) – e questo infatti dicono gli studi che tu citi – l’eleganza non può essere definita in maniera uguale per tutte le civiltà e neppure, all’interno della stessa civiltà, per tutti i sottogruppi.
    La definizione che tu dai di “eleganza” infatti è vaga, come ti ho già fatto notare, e culturale, perché si rifà a quella di “armonia” che deriva dalla nostra formazione greca. Ci sono civiltà che hanno poi concetti stessi diversi di cosa sia da considerarsi “armonioso”, e infatti ogni civiltà costruisce una sua estetica di riferimento che spesso viene considerata “barbara” o incomprensibile dalle civiltà diverse.
    Poi, Piero, per carità, puoi continuare ad arroccarti sulle tue posizioni, ma sinceramente questi sono concetti base sia di filosofia che di antropologia culturale. Se poi tu te ne vuoi fregare, fai pure. Tanto, per fortuna, mi pare che tu non faccia il filosofo o ti occupi di questo, quindi non saper impostare correttamente un sillogismo o una inferenza penso che non cambierà la tua vita. Ciao, e stammi bene.

    Tra l’altro, Piero, sempre la comprensione del testo che latita: io non ho mai detto di voler “eliminare” gli aspetti istintivi. Ti ho semplicemente fatto notare che tu applichi uno scivolamento semantico indebito, trasformando “elegante” (concetto culturale) in “bello” tour court. E’ semplicemente un errore logico che pregiudica tutte le tue successive deduzioni, e che finisce con il comportare l’implicazione che anche gli aspetti culturali siano percepiti “istintivamente” e pertanto che siano difficilmente controllabili. Quello che scrivi sulla semiotica, infatti, dimostra che ho ragione io: dal concetto istitivo di percezione della bellezza bisogna poi passare a distinguere la sovrastruttura culturale, che non è invece percepita istintivamente, ma frutto di abitudini e condizionamenti. Di nuovo, ciao.

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  64. Probabilmente non capisco molte cose, ma se non mi dai una tua definizione di “elegante” non possiamo parlarne.
    Mi piacerebbe poi capire perché continui a parlare dell’estetica culturale (locale) quando è dall’inizio che parlo di quella istintiva (globale) e perché continui a parlare dell’idea dell’armonia come elemento culturale: mi fai leggere qualche ricerca in merito? Parlare delle tue idee personali è interessante fino a un certo punto.
    Quello che dici non è del tutto sbagliato: esistono indubbiamente degli elementi culturali nell’eleganza (fino a quando non mi dai la tua definizione continuo sulla mia: al massimo possiamo prendere l’etimologia e colui che è elegante è colui che viene eletto: se prendiamo canoni puramente biologici la selezione avviene per caratteristiche fisiche e non culturali), ma questi si appoggiano su alcune costanti globali come simmetria, armonia (che non sono concetti culturali, mi spiace darti questa notizia) e similitudine (ho aggiunto un altro punto anche se non hai fornito argomentazioni per contestare o confutare ai primi due).
    Purtroppo senza definizioni da parte tua di eleganza, eventuali studi sul tema dell’armonia come elemento culturale e confutazione dei principi di simmetria,armonia e similitudine la discussione cade (buon divertimento)

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  65. Questa discussione è iniziata male e proseguita peggio… si è partiti da una NON notizia, la pubblicità de “Il preferito della maestra” che non esiste, e si è continuato sulla dissertazione eleganza-bellezza come fattore discriminante nel giudizio. A me pare fin troppo chiaro che la bellezza è un dato oggettivo mentre l’eleganza è un dato locale-culturale (come la foto linkata da Lector fa ben capire) ma resta il fatto che la presunta maestra che guarda il suo alunno lo “giudica” sia dal punto di vista della bellezza che quello dell’eleganza. Poco rileva il fatto che l’eleganza è un dato locale, la maestra è lì e l’alunno pure…

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  66. mi spiace… l’esperienza mi insegna che DI NORMA, effettivamente:
    – i carabinieri sono più riguardosi quando fermano una audi che quando fermano una uno
    – gli idraulici ti prendono meno per i fondelli quando sanno che tua moglie è magistrato
    – i medici del pronto soccorso ti curano meglio se sotto le macchie di sangue vedono gli alloretti della fredperry
    – gli insegnanti hanno più occhio e più pazienza per i figli dei professionisti che per i figli delle badanti

    ciò premesso:
    1) dire che “si tratta di poche mele marce”, oltre a essere di solito l’ultima ridotta di tutte le categorie sotto accusa, e a riecheggiare sinistramente al mio orecchio il famigerato “è solo un mariuolo”, è (nella mia esperienza, sia chiaro – tra l’altro ferma, visto che manco dall’italia da tre anni) falso: nei panieri ci sono SEMPRE MENO MELE SANE.
    2) il pubblicitario probabilmente cerca di vendere più stracci, e non stracci solo a chi se li merita – quindi ha fatto bene il suo lavoro
    3) se avessi un figlio sarei favorevole alla uniforme, visto che non potrei vestirlo né di gucci né di fredperry – e ve lo dice uno che l’uniforme LA HA PORTATA, in quanto avanzo di orfanotrofio.

    (imho, naturalmente)

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  67. @ricco&spietato
    La mia esperienza suggerisce esattamente il contrario proprio nei casi che hai citato, idraulici esclusi (guarda caso l’unico mestiere di quelli che citi che non richiede un’etica professionale). Aggiungo che il tuo “di norma” è un insulto gratuito per gli insegnanti, carabinieri e medici che “di norma” conosco io.

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  68. Tutta questa conversazione mi sembra descriva bene lo stato di disagio esistente tra famiglia da una parte e scuola dall’altra. Un disagio storicamente recente di cui non è ben chiara la genesi: se nell’impreparazione professionale dei maestri o nell’eccessivo e ineducativo protezionismo dei genitori.
    Una cosa è certa: famiglia e scuola sono elementi imprenscindibili e indivisibili nella preparazione dei ragazzi e così come la diversità di opinione tra due genitori, rispetto ad un comportamento del figlio, mina alla base l’identità parentale altrettanto la divisione tra scuola e famiglia fa aumentare il disorientamento sociale dei ragazzi. Una cosa è non essere d’accordo con un professore e serenamente farglielo sapere, altro è sparlare dello stesso di fronte al figlio.
    Quanto alla campagna di Gucci è solo il segno palese (e pacchiano) di quel deterioramento culturale e sociale di cui l’Italia è vittima da qualche decennio a questa parte. In un Paese che si affida alla furbizia più che all’intelligenza e alla raccomandazione più che al merito, non ci si può aspettare che il pubblicitario non colga (e, in un certo modo, traduca) questo stato di di cose!

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  69. @ hacksaw
    evidentemente non abbiamo popolato le stesse strade, gli stessi prontosoccorso e le stesse scuole.
    me ne rallegro per te.

    (ah… quando jahweh mi chiederà i nomi di dieci giusti per risparmiare la città gli darò il tuo nick, e ci parli tu… ti spiace? :D)

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  70. Visto che qui tutti riportano la propria esperienza come fosse una regola generale, mi è venuto il ghiribizzo di fare anch’io un conticino secondo la mia (non credo di aver fatto le scuole in paradiso).
    In tutte le scuole che ho frequentato, ricordo (con la dovuta approssimazione!)
    – 3 maestre elementari.
    – 12 prof delle medie
    – circa 20 prof delle superiori
    esclusi supplenti ecc. circa 35 persone di ogni simpatia politica ed estrazione sociale.

    C’erano quelli che decidevano smaccatamente “il preferito della maestra” e “l’ultimo della classe” in base alle preferenze?
    Certamente! Mi ricordo bene la prof di francese delle medie e quella di lettere del liceo che magari non andavano su base economica, però “a simpatia” sì e fino a rovinare le vita alla gente.
    A proposito del fattore economico ricordo che invece la prima prof di matematica delle superiori aveva un’antipatia nient’affatto nascosta per i figli di papà e i modaioli ben vestiti in genere… che però non si traduceva in un trattamento di parte: i 4 e i 5 venivano equamente e abbondantemente distribuiti a tutti. 🙂

    Il problema è che per quanto odiose, queste 2, a volersi sforzare 2,5, sono su circa 35. Fanno appena il 7% del totale!
    Il rimanente 93% se aveva preferenze non le faceva notare o pesare sui risultati.

    Se dobbiamo trattare un’intera categoria sulla base del suo peggior 7%, allora ditemene una, una sola, che si salva!

    @ricco&spietato se ti capita (ma complimenti per i contatti altolocati! 🙂 ) passamelo pure che ne ho almeno 32 di nomi (e mezzo 😉 ).

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  71. @–>Fra

    E le supposte rappresentate in tv che risalgono lungo il loro percorso naturale, mentre sei a cena? E quella che ha le “piccole perdite d’urina”, intanto che stai sorseggiando una tazza di the al limone? E l’altra che ti parla della sua dentiera, che adesso le permette di mangiare due fette di torta, facendoti andare di traverso la tua? E il tizio che stende tutti col suo ecosistema subascellare, che ti sembra perfino di avvertirne l’odore?

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  72. hai ragione. Le supposte per fortuna me la sono persa… ma almeno hanno una funzione.. problema perdite=> soluzione assorbente, problema dentiera => soluzione adesivo, problema stitichezza (o qualunque cosa sia la pubbl delle supposte) => soluzione supposta…
    ma qui??? TUTTO FUORI => CACCA??? che orrore bleah!!!
    🙂
    Comunque hai ragione quanto cattivo gusto in giro….

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  73. C’è stranamente molta gente al mondo, come ad es. questo Sig. Ricco e Spietato qui sopra, che si crede molto più furba e intelligente della media rilevando e rivelandoci l’esistenza dell’acqua calda, raccontandoci cioè che il mondo va storto. E questa (notoria) circostanza basterebbe e avanzerebbe, secondo loro, a rendere ragionevolmente improponibili ogni parola e ogni azione finalizzate a raddrizzarne la direzione.

    Nondimeno, il Sig. Ricco e Spietato deve condurre una vita davvero spensierata. Checché di negativo e sgradevole lui possa incontrare nella sua serenissima e inalterabile esistenza, sa già di poterlo attribuire all’ineluttabile e perlopiù negativo andazzo del mondo, andazzo di cui naturalmente solo lui e quelli come lui hanno piena contezza e identificano comunque, possa anche cadergli la luna in testa, con la normalità delle cose. A lui e a quelli come lui, i cinici, gli epicurei, gli stoici, i guru induisti, ecc., gli fanno una solenne pippa.

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  74. caro Sig.(ra) Top Ganz:

    ahimé, sono ancora molto indietro sulla Via Maestra dell’Atarassia: ad esempio, sono ancora sensibile all’adulazione, purtroppo.

    quindi voglio ringraziarLa per il lusinghiero commento qui sopra 🙂
    in particolare:

    “A lui e a quelli come lui, i cinici, gli epicurei, gli stoici, i guru induisti, ecc., gli fanno una solenne pippa.”

    SOPRATTUTTO i guru induisti. grazie ancora!

    (@ galatea: scusi per la chattizzazione del Suo blog; non è mia abitudine, e tenterò di moderarmi, in avvenire)

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  75. Egr. Sig. R.&.S.,
    non c’è di che.
    Volevo solo sottolineare – non v’è ombra di personale – che quando ci (lo vede che non v’è ombra di personale) atteggiamo a smaliziati conoscitori del mondo, così tanto per dire qualcosa sul tema, finiamo puntualmente per sembrare fatalisti, cioè per dare ad intendere di aver rinunciato definitivamente a ragionare sui problemi e sulle storture del mondo in cui viviamo. Galatea ha posto un problema effettivo: i puntualissimi eccessi e le puntuali immoralità della pubblicità, nata più per sollecitare le pulsioni deteriori che per esatare le virtù. Qualcosa si potrà pur eccepire, no? Oppure lei è davvero di quelli che non si indignano neanche se gli servono un piatto di merda invece che di spaghetti?

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