A proposito di generazioni perdute

Dopo diversi anni, sono tornata a scrivere sul “mio” Gazzettino, per parlare della generazione perduta dei 30/40enni, di Monti e di alcune idee girate in questi giorni.

P.S.: ora su La7 a In Onda c’è Stefano Epifani.

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44 pensieri su “A proposito di generazioni perdute

  1. Riporto qui il commento che ho postato su il Gazzettino.it

    Al di la` dei singoli casi, per esperienza personale mi trovo a concordare in parte con l` opinione che i 30/40enni italiani siano “un gruppo di eterni immaturi e “bamboccioni”, che aspetta la manna dal cielo di un posto fisso a casa di mamma e papà, o si tiene lontana dalla politica per coltivare il proprio orticello personale e cercare individualmente il successo”
    Dico in parte in quanto la maggioranza dei 30/40enni italiani non ha nemmeno le palle per cercare il successo, sono una manica di lavativi che pretende di guadagnare soldi senza lavorare duro.
    Dopo anni di lavoro in Asia mi sono invece accorto di come siano diverse le cose qui: ieri sera ero a mangiare un` insalata con una amica di mia moglie e, discutendo di lavoro, mi diceva che in questi giorni deve finire un lavoro per un cliente per cui lavora fino alle 24.
    Cioe` mezzanotte.
    A meta` agosto.
    Da lavoratrice dipendente.
    Io fino a li` non arrivo, ma le mie ore le lavoro anche io.
    Il problema degli italiani non sono le pastoie, non e` la burocrazia.
    I cinesi che vengono in Italia e aprono imprese stanno facendo i soldi, perche` lavorano duro e non spendono, mentre gli italiani lavorano poco e spendono anche quello che non hanno, poi prendendosela con Berlusconi, Prodi, Bersani o Monti perche` le cose gli vanno male.
    Questo e` il motivo perche` l` economia in Cina, Hong Kong e pure Giappone tira mentre in Italia sta andando giu` per lo scarico.
    Questa e` la realta`, il resto e` ipocrisia.

    Gigi

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  2. @Gigi: Mah, Gigi, secondo me invece ce n’è molta anche nel commento che hai riportato e che condividi, e pure parecchia malafede. Conosco molte persone, professionisti, liberi imprenditori e anche molti dipendenti che hanno sempre fatto e fanno orari impossibili, perché quando c’è da consegnare un lavoro si consegna e non si smette fino a che non si è finito. Del resto il Nordest ha sempre avuto orari di lavoro simili a quelli dei paesi asiatici. Certo, per quelli come te è molto gratificante pensare di essere le povere mosche bianche che hanno avuto successo solo perché loro sono stati disposti a farsi un sedere così e gli altri invece no, ma è semplicemente un modo, anche molto infantile a volte, di consolarvi e sentirvi superiori. Qua in Italia lavoriamo, tanto e con passione. Ma è difficile che poi chi si spacca la schiena abbia le dovute soddisfazioni se nell’azienda non fa carriera perché comunque resta a capo il figlio idiota del titolare, se l’azienda non riesce a svilupparsi perché la burocrazia le fa perdere tempo in centomila pratiche assurde perché per avere un permesso ci metti mesi e mesi, se il concorrente sleale che evade le tasse non viene severamente sanzionato e quindi può produrre a prezzi inferiori e rubarti il mercato o ottiene commesse perché ha corrotto qualche politico locale, e se per trovare il tempo di lavorare devi fare lo slalom tra gli impegni familiari perché nel frattempo, a casa, devi trovare modo di gestire i figli piccoli che non trovano posto all’asilo e la nonna malata che non trova posto in nessuna struttura di assistenza.
    Inoltre, Gigi, io mi sono anche sempre domandata una cosa: mi piace lavorare, ma credo che nella vita non si possa pretendere che la gente non faccia altro, come gli schiavi, perché così vuole l’economia. Il benessere conseguito con il lavoro dà indubbiamente una grande soddisfazione, ma se poi lavoro ogni giorno fino a mezzanotte, non ho in pratica un momento per tirare il fiato, un momento per godermi quello che ho costruito perché sono costretta affannosamente solo a lavorare, altrimenti non riesco a stare al passo e rischio di finire in miseria, non mi pare di aver di fronte un modello di vita accettabile: direi anzi che è quello più sicuro per avere un esaurimento nervoso nel giro di pochi anni. Il mio sogno è una società dove la gente lavora il giusto, viene premiata se lavora bene ma anche il tempo per rilassarsi e godersi il meritato riposo che le spetta, e credo che questo equilibrio vada trovato e garantito, altrimenti si diventa solo degli schiavi o dei pazzi. Se a te piace questa prospettiva, benissimo, continua pure a considerarti, come al solito, il meglio e noi tutti dei poveri cretini.

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  3. @Gigi
    Io da bravo Veneto (quando ancora vivevo e lavoravo in Veneto) ho lavorato anche sabati e domeniche e anche fino alle 3 di notte per consegnare i lavori in tempo e raggiungere gli obbiettivi concordati con il mio datore di lavoro.
    Lo stipendio faceva pena, ma c’era l’accordo (verbale) che, raggiunti gli obbiettivi (in tre anni), mi avrebbe raddoppiato lo stipendio.
    Obbiettivi raggiunti con largo anticipo ma l’aumento di stipendio non e’ arrivato.
    Indovina: me ne sono andato (non solo dall’azienda, ma anche dall’Italia, e ho trovato un sacco di Italiani che provenivano da simili esperienze).

    I dipendenti validi e preparati ci sono, ma vanno attirati, gratificati e trattenuti, altrimenti ti ritrovi solo con quelli che attendono la manna dal cielo, perche’ quelli che non la vogliono attendere se ne sono gia’ andati. Lapalissiono, no?

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  4. Premetto di non essermi mai considerato meglio o peggio di nessuno.
    Forse, come dice il buon Lector, vivere a Cuba puo` essere una soluzione.
    Mi limito a portare dei fatti.

    “Del resto il Nordest ha sempre avuto orari di lavoro simili a quelli dei paesi asiatici”
    “Qua in Italia lavoriamo, tanto e con passione”

    Purtroppo non sono d` accordo.
    Ho lavorato sia in Veneto (per anni) sia nei paesi asiatici, per cui parlo per esperienza diretta.
    Mi dispiace, quello che e` fattualmente falso.
    In Veneto c` erano (verbo al passato) degli imprenditori che lavoravano giorno e notte e che hanno fatto fortune.
    Riello, Salvagnini, e molti altri, qualche “piccolo” lo conosco anche io.
    Ma stiamo parlando delle generazioni passate, quelle dei nostri padri.
    Ce ne sono ancora oggi di persone cosi`, ma sono poche.
    Oppure, se proprio lavorano tanto, lo fanno solo perche` la fabbrica e` la loro, mica se sono dipendenti.
    Dimmi pure tu quante persone conosci tu che da dipendenti lavorano fino a sera tarda in Agosto.
    Prego, dimmi pure in buona fede quante ne conosci.
    Prego dimmi pure quante ferie fa un italiano in media d` estate.
    In Giappone pochi fanno piu` di una settimana nel settore privato.
    Prego dimmi pure quante persone in Italia conosci tu che, da dipendenti, lavorano fino alle 21 o 22 piu` o meno tutti i giorni.
    Io in Cina e Giappone ne conosco parecchie, sono quasi la maggioranza.
    Alle 9~10 di sera i treni a Tokyo sono pieni di gente che torna a casa dal lavoro.
    Gli ultimi tornano con l` ultimo treno (dopo mezzanotte)
    E in Italia?
    Io ti sto portando dei fatti, che puoi controllare di persona, basta fare un saltino dalle parti di Shanghai o Tokyo.
    Poi, naturalmente, e` molto piu` facile dare la colpa di tutto ai politici cattivi (che pure ce le hanno, ma che sono stati votati dagli Italiani)

    Che poi in Italia ci siano anche altri problemi, questo non toglie i fatti che ho elencato qui sopra.
    La corruzione, comunque, esiste anche in Cina. (molta)
    Le pratiche assurde ci sono pure in Giappone, e tante.
    Ti rompono le palle per una virgola fuori posto.
    Il problema della nonna malata c` e` anche qui.
    In piu`, in Giappone ci sono altri problemi che in Italia ci sono molto meno come: terremoti, centrali nucleari che perdono, se vuoi uscire dal Giappone devi prendere l` aereo, la frutta e verdura costano una madonna perche` ci sono pochi campi e e` tutta montagna, etc.
    Pero` la gente si da` da fare e combatte.

    “mi piace lavorare, ma credo che nella vita non si possa pretendere che la gente non faccia altro, come gli schiavi, perché così vuole l’economia.”
    Pero` le cose stanno cosi` al mondo.
    O ti fai il mazzo o resti povero.
    Con che diritto un impiegato statale italiano, lavorando 5 giorni alla settimana per 40 ore e con ferie pagate e assistenza sanitaria puo` lamentarsi se prende mille euro al mese?
    Con che diritto?
    E perche` lui o lei dovrebbe prendere di piu` mentre un operaio cinese che lavora 6 giorni o 7 alla settimana senza quasi ferie e con assistenza sanitaria molto peggiore va bene che prenda 200 euro al mese?

    “direi anzi che è quello più sicuro per avere un esaurimento nervoso nel giro di pochi anni”
    Altro esempio.
    E` tutto vero, credimi.
    Il mio amico (conoscente) che aveva un negozio dove fa il curry, da solo.
    Il negozio era sempre aperto.
    Sempre = sempre.
    Gli chiedo quando fa ferie e mi dice che, se non e` malato (e non lo e` stato quasi mai) lui lavora sempre.
    Dove “sempre” vuol dire 365 giorni all` anno. 366 nei bisestili.
    Domenica, Natale, primo dell` anno, ultimo dell` anno, Pasqua (che tanto qua Natale e Pasqua non esistono), niente ferie estive e natalizie.
    Ha sempre il sorriso sulle labbra.
    Mai sentito lamentarsi.
    Ha una moglie e una figlia adorabile che vede solo la sera.
    Dopo 13 anni di lavoro adesso ha chiuso perche` ha detto che e` “un po` stanco”.
    Ha fatto questa vita per 13 anni.
    Facendo il curry da mattina a sera.
    Te lo immagineresti una persona del genere, oggi, in Italia?

    Le cose al mondo vanno cosi`, oppure meglio andare a Cuba a vivere di aria e di amore.

    Gigi

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  5. Non sono d’accordo con l’impostazione “Italianocentrica” del tuo intervento sul Gazzettino: con la globalizzazione, non c’e’ solo la concorrenza tra merci e aziende, ma anche quella tra Stati.

    Come le aziende se ne sono andate dall’Italia in cerca di condizioni migliori, cosi’ possono fare anche i lavoratori (pagando le tasse nel nuovo paese).
    Se uno Stato decide di non propormi condizioni che mi attirino, decido semplicemente di accettare l'”offerta” di un altro Stato, e ti assicuro che molti Stati e aziende nel mondo sono interessati a 30-40 preparati e motivati, perche’ solo il “motore” dell’economia e della societa’.
    Uno Stato che sceglie di penalizzarli non puo’ aspettarsi di essere scelto dai migliori. O no?

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  6. La generzione perduta puo’ essere protagonista del cambiamento se genera una consapevolezza collettiva coinvolgente, trascinante.
    Dopo aver firmato il manifesto ho dato un’occhiata in giro sul web ai vari profili dei protagonisti e sono arrivato qui.
    Tanto piacere.
    Grazie

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  7. @guantanamera: 1.Anche volendo, non tutti possono andarsene all’estero sempre. 2.Se io però non comincio nel mio Stato a fare qualcosa per far sì che possa offrire condizioni migliori perché la gente decida di non andarsene, come faccio a invertire la situazione? Se vogliamo che l’Italia ritorni ad essere competitiva, bisogna che proponiamo soluzioni per riuscire a renderla tale. Altrimenti non è che possiamo semplicemente prendere la valigie ed andarsene. Anche perché non è detto che all’Estero possano poi assorbire tutti, per quanto bravi e preparati siano.

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  8. @Gigi: be’ certo, Gigi, si sa che hai sempre ragione tu, che avendo conosciuto qualche anno fa qualche Veneto hai capito perfettamente tutto sull’economia di queste terre oggi e sul carattere degli abitanti, che notoriamente non fanno nulla dalla mattina alla sera e si lamentano stando in panciolle. Però sarà mica che tu qua frequentavi solo stronzi? Potrebbe essere una spiegazione.

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  9. Io invece credo che questa situazione ci stia palesando in maniera impietosa tutti i limiti d’un mondo che, per reggersi, deve per forza di cose affidarsi alla crescita continua.
    Crescita continua vuol dire anche distruzione di risorse, riduzione sistematica degli habitat per gli altri esseri viventi che – volenti o nolenti – condividono il pianeta col genere umano, probabile incremento della popolazione sino a livelli non più sostenibili.
    Tutte le previsioni di recupero dell’economia si basano su proiezioni che inseriscono quale variabile imprescindibile i vari fattori di crescita: crescita del PIL, crescita del reddito pro-capite, crescita della produzione industriale, crescita dei consumi, crescita del gettito, ecc. ecc.
    Nessun organismo può sempre crescere.
    Per quanto le teorie funzionalistiche di Herbert Spencer, che paragonava le società agli organismi viventi, siano alquanto demodè, il paragone è di rito.
    Anche le società, come gli esseri viventi, nascono, crescono, invecchiano e muoiono.
    Quella c.d. “dei consumi”, cioé la nostra, probabilmente non è immune a questa regola.
    Forse è arrivato il momento di pensare a qualche modello diverso, a un “umanesimo” economico che riscopra la centralità dell’uomo rispetto a quella della produzione e del lavoro.

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  10. Allora..
    Non capisco perche` ti arrabbi tanto perche` qualcuno non la pensa come te, comunque..

    1) non ho detto che i veneti non lavorano, ho detto che lavorano poco in confronto dei, esempio, giapponesi e che prendono di piu` dei, per esempio, cinesi (in media)
    2) non ho mai detto di avere capito tutto dell` economia del Veneto ma, a differenza di te, che mi sembra che sei e hai sempre fatto l` insegnante, io ho lavorato per due aziende venete, una di circa 100 persone e una multinazionale.
    Poi sono andato all` estero dove sono da parecchi anni per lavoro.
    Qualcosa ho visto.
    3) non ho mai detto che i Veneti sono stronzi, essendo anche io + mia famiglia + miei parenti + miei amici pure veneti. Mi darei la zappa sui piedi.
    4) non capisco perche` devi per forza estremizzare la discussione. Io stavo solo portando ad esempio la mia esperienza di vita. Non capisco perche` prendersela cosi`.

    Aggiungo che sono d` accordo con Paolo, che la maggior parte delle persone (magari non tutte, ma molte) se ne potrebbe andare come ho fatto io e altri, invece di rimanere e lamentarsi.
    Il punto e` che secondo me, secondo la mia personalissima opinione, per quelllo che lavorano gli italiani, in Italia non si sta affatto male.
    Anzi, piuttosti bene.
    In altri posti al mondo, se lavori solo 40 ore alla settimana, ti puoi scordare molte cose che, la maggioranza della popolazione italiana si puo` ancora permettere.
    Questo un po` il senso del mio discorso.

    Gigi

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  11. per lector:
    eh, che vuoi, con quaranta milioni di veicoli circolanti, da qualche parte dobbiamo pure essere i primi.

    per il dibattito:
    mah, sarà un mio problema, ma se penso che tra chi ha lasciato questo paese c’è anche il Gigi, mi sento un tantino più sollevato,dài.
    State bene.
    ah, dimenticavo: inchino e baciamano alla padrona di casa.
    Ghino La Ganga

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  12. @Gigi: Vedi, caro, contrariamente a quello che pensi, tu, non sei il solo che lavora al mondo. Prima di fare l’insegnante, inoltre, ho lavorato anche altrove, nel privato, e ho amici e parenti che lo fanno tutt’orecchi. Spaccandosi la schiena tutti i santi giorni, con orari impossibili, disponibilità in pratica 24/24 per portare a casa il minimo sindacale per campare. Per cui sentire un tizio che viene qua e dice pure che non lavoriamo abbastanza perché lui, caspita, lui sa le cose e noi che ci siamo in mezzo no, fa girare le balle, e anche tanto. Da tutto il tempo che passi, peraltro, a star qua a commentare sul blog mio, direi che non t’ammazzi manco tu di lavoro nel Sol Levante, eh.

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  13. @–>Galatea
    Però questo discorso vale per tutti i presenti, tuoi afficionados, dunque ci stai tacciando implicitamente di fancazzismo. E non me l’aspettavo! 😉

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  14. @lector: no, è che mi dà fastidio uno che accusa gli altri di non lavorare abbastanza, millanta di lavorare milioni di ore e poi sta ore a commentare sul mio blog. Evidentemente in Giappone lo pagano per cazzeggiare su internet.

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  15. @ Gigi

    Per dire la verita’, le ore di lavoro necessarie sono relative ai mezzi produttivi che le aziende ti mettono a disposizione.

    Ti faccio un esempio legato all’edilizia: se faccio i mattoni a mano con le formine per 22 ore al giorno e li faccio seccare al sole, anche se mi pagano una ciotola di riso al giorno i mattoni alla fine costeranno di piu’ di quelli fatti industrialmente con macchine e forni.

    I miei datori di lavoro (stranieri) continuano a chiedermi di lavorare meno ma lavorare meglio, e vedo che loro, chiedendo questo ai loro dipendenti, stanno facendo pacchi di soldi (pagando decenti stipendi e bonus ai dipendenti), mentre chi tiene il baracchino del curry aperto 24 ore al giorno a malapena sopravvive nonostante tutto. Magari se avesse fatto un curry piu’ buono poteva venderlo un po’ piu’ caro e riposarsi un po’ di piu’.

    Anch’io ho esperienze in Sud Est asiatico e devo dirti che avere il mini supermercato (o il baracchino del curry) al piano terra di casa tua che se qualcuno passa e ti bussa gli apri e vendi quello che vuole anche se e’ sera tardi (e se non ci sono clienti fai la tua normale vita: lavi, stiri, guardi la TV, giochi con i bambini, gli fai fare i compiti…) non vuol necessariamente dire che lavori 24 ore al giorno, e’ un modo diverso di vivere che e’ praticato anche in molti negozi nei paesi di montagna in Italia dove il negozio e’ al piano terra sul davanti della casa, mentre tu passi la maggior parte del tempo sul retro o al piano di sopra. E’ noioso perche’ devi essere sempre presente, ma io non lo classificherei come “duro lavoro”.
    Lo stesso vale per molti dipendenti nelle fabbriche del Sud Est asiatico: appena il “capo” si volta dall’altra parte, loro smettono di lavorare e la produttivita’ e’ bassissima. Solamente che, anche se un dipendente pagato quasi niente produce meta’ di uno pagato con salari europei, ci guadagni comunque…

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  16. @Ayroldo: A me quelli che si vantano di lavorare millemila ore al giorno fanno lo stesso effetto di quelli che si vantavano di studiare 8 ore di fila ogni giorno. Sono balle. Se lavori seriamente dopo al massimo tre/quattro ore la concentrazione cala vertiginosamente. Se sostieni che tu sei in grado di lavorare per più ore in realtà vuol dire che sei fisicamente sul posto di lavoro, ma la produttività cala di ora in ora, quindi alla fine chi lavora troppe ore finisce collo sprecare tempo e basta. Fermo restando che, come dico ai miei ragazzini, se tu ogni giorno sei costretto a studiare per troppe ore probabilmente hai un metodo di lavoro poco organizzato.

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  17. @ilmondodigalatea
    Andarsene e’ un’alternativa perfettamente legittima e rispettabile, non una scorciatoia.

    E’ come quando tu, al supermercato, tra due merendine, ne scegli una (che ti sembra migliore) oppure quando un datore di lavoro, tra due candidati, ne sceglie uno (che gli sembra migliore).
    Allo stesso modo anche noi, tra due stati, ne possiamo scegliere uno (che ci sembra migliore).

    Le leggi del mercato e della consorrenza non esistono solo quando ci sono sfavorevoli: ce le hanno inculcate talmente bene che adesso abbiamo imparato ad usarle anche quando ci fanno comodo, senza sentimentalismi, remore e senza guardare in faccia nessuno (come quando sono usate contro di noi).

    Cosa succede ai produttori della merendina che nessuno vuole? O migliorano la merendina o spariscono e qualcun altro li sostituira’.

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  18. Io, sinceramente, ne ho le scatole piene di un mondo dove devi sempre stare attento che qualcuno non ti faccia le scarpe e non ti porti via i clienti; che il collega non ti freghi l’incarico di prestigio; che il socio non ti faccia la cresta sotto il naso; che devi sempre mostrarti all’altezza di ogni situazione; che deve sempre far buon viso a cattivo giuoco; che devi mordere per primo per evitare di essere morso. Basta.
    Ma è vita questa?

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  19. @guantanamero: non ho detto che sia illegittima, dico solo che non è praticabile su larga scala. Ce ne andiamo tutti? Tutti assieme?scappiamo dall’Italia e via, una migrazione di massa di tutti dai 17 ai 45 anni? E dove? Montiamo sui gommoni e scappiamo in Albania? Prima o poi qualcuno dovrà pure dire: bene, se qua le cose non vanno, proviamo a farle andare meglio. Se se ne vanno tutti, non c’è neppure chi faccia le nuove merendine, eh.

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  20. Molto spesso leggendo i post di commento di Gigi (ma non solo i suoi, e non solo su questo blog) un forte senso di stranimento mi prende.
    Ho letto il Manifesto di cui Galatea (o meglio Mariangela Vaglio) è una delle promotrice, l’ho apprezzato, condiviso e firmato.
    Perché? Perchè appartengo a quella generazione lì indicata, lavoro in Italia (eh sì Gigi sono una di quelle privilegiate cialtrone) e vorrei contribuire in qualche maniera al rilancio del mio Paese.
    Oramai 14 anni fa, di fronte al bivio se continuare a lavorare all’estero (presso una prestigiosa istituzione europea) o tornare per fare un dottorato di ricerca in una università meridionale, non esitai e tornai in Italia. Nella mia amata e difficile città di origine.
    Perché? Perché allora pensavo che fosse preciso dovere di chi, come me, proveniva dalla buona borghesia e viveva in una parte depressa del proprio Paese, impegnarsi per provare a “migliorare” la propria terra. Ero convinta che l’emigrazione intellettuale fosse un danno per lo sviluppo delle zone non sviluppate (o non adeguatamente sviluppate) in particolare dell’Italia meridionale. Non mi riferisco ovviamente allo sviluppo economico (non solo a quello) ma soprattutto a quello sociale, culturale e umano.
    Mi era offerta l’opportunità, sì l’opportunità, di entrare in una università di frontiera, in piena terra di camorra (in realtà il dottorato era in un’altra università ma il mio “maestro” – uno dei primi ordinari donna del suo, e ora anche mio, settore disciplinare – insegnava in Terra di Lavoro) ed io l’ho colta e sono rientrata, pur rinunciando ad un guadagno, economico, sicuramente più alto di quello che avrei percepito per molti anni a venire.
    Feci una scelta, perché avevo una forte motivazione. E forse anche l’enorme presunzione di essere portatrice di un pensiero diverso.
    Non giudico, e perché dovrei? chi ha fatto o continua a fare scelte diverse. Però non capisco perché chi vive, lavora, si impegna, “ci prova” in Italia debba essere considerato – da chi per tante ragione ha fatto o ha dovuto fare una scelta diversa – “a prescindere” (come direbbe Totò) un cialtrone.
    Non tutti possono scegliere: immagino che i lavoratori giapponesi delle 14 o 16 ore al giorno di lavoro, il venditore di curry, i cinesi sfruttati e sottopagati non hanno scelto. Si sono trovati ad operare e lavorare in quelle condizioni.
    Ecco, io che posso scegliere, che ho potuto farlo, volevo e vorrei ancora che i ragazzi di Casal di Principe, di Parete, di Casapesenna siano messi in condizione di scegliere.
    E quindi cerco di portare nel mio lavoro quei concetti (che parola orribile tag!) di rispetto, merito, impegno, progetto e fiducia su cui si fonda il Manifesto della Generazione perduta (che perduta non è per niente!).
    Ah Gigi, mia cognata che lavora per una ditta privata è in ferie (si era presa, sciagurata che non è altro, 15 giorni, più i festivi per stare con i figli,e il marito al mare) e pensa sono 3 giorni (sempre di ferie) che lavora ininterrottamente ad un progetto della sua azienda e continuerà così fino al suo rientro in ufficio. Pensa un po’, pur di poter passare del tempo con i figli, ha chiesto di lavorare da casa, e quindi di continuare formalmente a stare in ferie e però lavora!
    Che parassiti questi italiani, i meridionali poi….
    Andreana

    P.S. chiedo scusa per questo lungo post. Volevo solo sottolineare, con la mia esperienza, che il mondo, anche quello italiano, è più complesso e variegato di quello che ha in mente Gigi.

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  21. @ilmondodigalatea
    Forse non hai colto: qui si parlava di generazione 30-40 enni, e l’emigrazione di 30-40enni (ache 20enni) dall’Italia e’ gia’ in atto.
    Nessuna voglia di fomentare guerre tra generazioni, ma se in Italia non trovo l’opportunita’ giusta di lavoro, meglio andare in un altro stato anziche’ vivacchiare o affidarsi all’assistenza sociale (o alla borsetta di mamma’).

    In Italia stanno migrando lavoratori stranieri non qualificati mentre stanno emigrando lavoratori Italiani qualificati: questo e’ un segnale di una scelta di campo!
    In altri stati e’ tutto il contrario: si favorisce l’immigrazione di lavoratori qualificati e non il contrario.

    L’Italia ha scelto consapevolmente la strada della non-qualifica (e infatti i laureati fanno fatica come non mai a trovare un lavoro e a progredire nella loro formazione di conoscenze ed esperienze, per non parlare di carriere e stipendi): e’ una scelta legittima per uno stato, ma non vedo perche’ dovrei accettare di subirla. Semplicemente andro’ dove piu’ mi si desidera (nessuno ha pianto in Italia, ne ha cercato di trattenermi con offerte migliori quando mi sono licenziato e sono andato all’estero – torno anche domani se mi si offrono condizioni analoghe a quelle che ho trovato all’estero, ma tanto ho constatato che nessuna azienda le vuole/puo’ offrire).

    Voglio infine ricordati che, recentemente, dalla Moldavia sono emigrati circa il 50% degli abitanti: l’emigrazione di massa non e’ fantascienza, forse ce la siamo dimenticata (c’e’ gia’ stata anche in Italia…) e non abbiamo voluto vederla negli stati a noi vicini, come la Moldavia.

    @AndreanaEsposito
    Questa generazione, piu’ di molte altre, e’ una generazione di cittadini del mondo.
    L’appartenenza ad una nazione / regione / provincia / citta’ / quartiere / circondario scolastico / palazzo / pianerottolo / cameretta ecc. (e, spero, anche il nazionalismo) sono molto meno sentita di una volta. Il numero di matrimoni tra persone nate in stati diversi e’ molto piu’ alto che nel recente passato e questo, spero molto, aiutera’ a superare le divisioni tra stati e le conseguenti guerre.

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  22. @–>Andreana Esposito
    Parassiti certo no, ma che ci sia una certa tendenza a piangersi addosso, quella non la puoi negare.
    Quelle che hai descritto son cose da mettere in conto, se fai determinate scelte.
    Io dico solo: ma, in fondo, ne vale veramente la pena o si entra in un meccanismo da cui poi è impossibile uscire?
    Se a voi questo tipo di vita, di civiltà, piace, sinceramente a me no. Credo che essa abbia mostrato tutti i suoi limiti e che sia giunta l’ora di impeganrsi per il cambiamento.

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  23. @Lector,
    le generalizzazione, di cui Gigi è gran fautore, non mi piacciono. Dire che chi rimane in Italia è un cialtrone, un parassita, uno che non vuole lavorare è una banalizzazione che in quanto tale non significa nulla.
    E certo, a me la società italiana piace molto poco. E infatti, pensavo che un modo per cambiarla, per sbloccarla, potesse essere quella di rimanerci per lavorarci dall’interno. Un modo di “impegnarsi per il cambiamento” appunto.
    E infine, sono d’accordo con Galatea, che non si può andare via tutti.

    @Guantanamero,
    non credo di aver fatto l’elogio della cameretta! Nè credo di aver teorizzato la bellezza del senso di appartenenza alla propria terra. Sebbene io sia molto legata alla mia terra, tanto da essermi fatta guidare da ciò nelle mie scelte.
    Il senso del mio lungo post era, semplicemente, provare a rendere la complessità della realtà o meglio delle realtà italiane. E che la scelta tra il restare e il partire (per chi quella scelta può farla, cosa non scontata come sembra trasparire da alcuni post) mobilita molteplici fattori, non necessariamente unicamente economici o legati ad una propria personale progressione di carriera. Almeno, questo può valere per alcuni.

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  24. Scusate, ma voi che lo conoscete da tempo, Gigi ci è o ci fa ?
    Sul Giappone ho sempre sentito dire che sono PRESENTI molte ore al lavoro, non che lavorano molte ore. Il collega di nipponistica mi diceva che in Giappone si fa in una settimana quello che lui era abituato a fare in due giorni pieni, perchè si deve prendere il te insieme, si deve mangiare insieme, si deve andare dopo a bere la birra insieme, insomma si perde molto tempo a fare squadra, a sentirsi parte di una comunità importante (è, dicono, l’eredità feudale).
    Dopodichè : il mitico Gigi, fosse disgraziato figlio di uno di quei bravi lavoratori/trici orientali, sarebbe felice di non vedere mai i genitori ?
    Io, da buon veneto/friulano, nel mio lavoro ci vivo, anche se sono dip. pubblico, ma so anche che la vita degli altri è lì fuori, non dentro !

    Anonimo SQ

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  25. Non mi vengono le parole per rispondere ma per fortuna nel 76 Modugno ha musicato ed adattato una poesia di Leonardo Vigo.

    Per gigi invece avrei questa canzone invece:

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  26. la vera generazione perduta sono i figli mancati dei trenta/quarantenni

    nelle scuole elementari, in molti quartieri, la maggioranza dei bambini sono di origine straniera

    comunque penso che basterebbe semplicemente tagliare del 30% le pensioni di chi fino al 1994 c’è andato anche a quarant’anni, per addrizzare un po’ i conti previdenziali con giustizia

    e poi, con l’eliminazione del contante, ci sarebbe un recupero di evasione semplicemente colossale

    i soldi ci sono, non c’è nessuna generazione perduta, c’è solo un po’ di ingiustizia da raddrizzare

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  27. @diegob
    A proposito del fatto che i soldi ci sono (ma distribuiti in modo strano), a Londra c’e’ un mega boom immobiliare, cose mai viste anche durante la bolla speculativa dei subprime.
    Come mai?
    Punto primo: Londra e’ un paradiso fiscale per stranier (forse te ne ricorderai per la vicenda di Valentino Rossi che aveva portato la sua residenza a Londra per poter fare elusione fiscale).
    Punto secondo: la crisi in Grecia, Spagna, Irlanda, Cipro, Italia ha spinto molti “ricchi” di questi paesi ad investire i loro capitali “di riserva” in proprieta’ immobiliari a Londra (al momento sono di gran moda le vendite “telefoniche”, senza che i nuovi proprietari nemmeno vangano a vedere di persona le case che comprano).
    I soldini (magari neri) nascosti nei materassi del Sud Europa si stanno spostando rapidissimamente nei mattoni Londinesi come investimento “di rifugio” e nel frattempo per garantire una protezione contro il fisco.
    Risultato: mercato immobiliare Londinese alle stelle!
    Strano che i capitali provengano da stati cosi’ profondamente in crisi…

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  28. @AndreanaEsposito
    Ma certo che non e’ possibile che il 100% dei 30-40enni se ne vada (ognuno ha la sua strada, le sue opportunita’ e i suoi motivi per andarsene o restare, ovviamente), ma ti faccio presente che i numeri di 30-40 che se ne sono gia’ andati sono significativi (molto ma molto superiori al passato, diciamo dagli anni sessanta ad oggi).
    Ormai e’ impossibile che lo Stato non si accorga che se ne stanno andando un sacco di cittadini qualificati, e credo che questo fenomeno non sia destinato a diminuire, visto l’andazzo.

    Quanti se ne dovranno andare prima che le politiche cambino? Chi lo sa!

    Sicuramente non e’ mettendo una crocetta nelle cabine elettorali che si potra’ operare il cambiamento (la mggior parte dei votanti sono ormai pensionati e non voteranno certo contro i loro stessi interessi – i politici da anni continuano a rassicurare: “le posizioni acquisite non si toccano!” e non si rimangeranno facilmente la parola, nessun politico andra’ a toccare i “diritti acquisiti”, anche se sono stati acquisiti in modo inverecondo).

    L’alternativa e’ votare con i piedi: vedremo in quanti se ne dovranno andare prima che ci si decida per il cambiamento… magari non ci si decidera’ mai e si fara’ una scelta per la pura sopravvivenza… e allora e’ meglio che un po’ di potenziali disoccupati se ne vadano, cosi’ ci saranno piu’ possibilita’ per chi e’ rimasto…. forse…

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  29. Certo che uno che indica come esempio da seguire un popolo che fa una settimana di ferie all’anno è talmente stupido che non capisco perchè perdere tempo a parlarci.
    Che poi sarà un caso se quel popolo ha uno dei più alti tassi di suicidi al mondo?
    Se è il popolo che ha inventato gli hikikomori?

    Poi, come un mio saggio amico ingegnere diceva, abbiamo mezzi tecnologici potentissimi, ogni essere umano sulla terra potrebbe lavorare tre ore al giorno e il resto del tempo passarlo a xxxxx (espressione scurrile indicante il piacere solitario). Tutto quello che lavori in più (il buon vecchio plusvalore insomma) non fa altro che andare ad arricchire chi ci ha messo il capitale (il capitalista, insomma) e ad aumentare il tasso di CO2 nell’atmosfera…decrescita, signori e signore, decrescita!
    Altrimenti la crisi ecologica che ci aspetta farà apparire la crisi economica una barzelletta per educande.

    Altro che lavorare 360 giorni all’anno.

    E per inciso se qualcuno mi dice che sono marxista m’incazzo. Sarò libero di citare un autore senza essere un suo accolito. Marx ha detto un paio di cose giuste e tante boiate, ma quelle due cose giuste si possono pure usare.

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  30. @–>Luigi
    Hai per caso letto il mio commento del 23 agosto alle 10.31?

    @–>Guantanamero
    I soldi se ne stanno andando pure dall’Italia. Sono quasi sparite le banconote da 500 e da 200 euro, le più comode per trasportare all’estero grosse somme.
    Non credo che a Londra si rifiutino di accettarle perché si tratta di contanti.
    Sono il risultato di politiche economiche e fiscali masochiste, miopi ed idiote, di chi è convinto che il capitale finanziario si faccia intrappolare da leggi che, alla fine, finiscono per danneggiare irrimediabilmente solo il paese che le promulga.
    Da noi crescono i disoccupati, a Londra aumentano vertiginosamente i prezzi degli immobili. Che forse ci sia una relazione, prof. Monti?

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  31. @ Lector: no, mi era sfuggito. Cmq mi pare di ricordare che non è la prima volta che ci troviamo in consonanza…mi fa piacere.
    In realtà il nesso tra iperconsumismo, crisi ecologica, crisi economica e abbassamento della qualità della vita (sempre più lavoro per sempre meno servizi, forbice sociale sempre più accentuata etc) a me pare talmente lampante che mi meraviglio non salti agli occhi di tutti.
    Beh, quasi tutti. Alcuni casi pietosi di persone che proprio non ci possono arrivare si possono sempre dare, ma gli altri? La mia idea è che il capitalismo funziona benissimo, purtroppo, non solo nella propaganda ma anche nel decidere l’ambito del discorso.
    Tentare di mettere in crisi il paradigma “bisogna produrre, bisogna lavorare, bisogna crescere, bisogna far crescere Il Paese” significa attirarsi immediatamente la qualifica di visionario…

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  32. p.s.: per inciso proprio oggi mi son fatto, felice coincidenza, un giro sul tuo blog da cui mancavo da troppo tempo…e poi ti trovo qui. el mundo es un panuelo.

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  33. @–>Luigi
    Tentare di mettere in crisi il paradigma “bisogna produrre, bisogna lavorare, bisogna crescere, bisogna far crescere Il Paese” significa attirarsi immediatamente la qualifica di visionario…
    Purtroppo è vero. Lo si vede anche dal fatto che non ci fila nessuno, quando ne parliamo. Questo modello di vita (lavorare, produrre, consumare) è talmente sedimentato nell’inconscio di ognuno di noi, che sono pochissimi coloro che riescono anche solo a immaginare la possibilità d’uno scenario differente.
    Tuttavia consoliamoci: la Terra può benissimo fare a meno di quella genia di cavallette che è il genere umano; è il genere umano che non può fare a meno della Terra.
    (P.S. bellissimo quel ghiro della foto: sembrava un canguro arboricolo!)

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  34. E dovevi vederlo dal vero! Domenica mattina sul presto, probabilmente era abbagliato dalla luce ma sembrava proprio un reduce dalla balla del sabato sera, impacciato e rincoglionito…

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  35. Questo modello di vita (lavorare, produrre, consumare) è talmente sedimentato nell’inconscio di ognuno di noi, che sono pochissimi coloro che riescono anche solo a immaginare la possibilità d’uno scenario differente.

    riflessione interessante, vagamente gramsciana, per cui esiste anche una egemonia culturale che sorregge quella politico/finanziaria

    ci torneremo su, magari non in casa d’altri

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  36. Prima si incazzano perche’ non canti assieme al coro, poi si inventano di metterti in bocca cose che non hai mai detto e alla fine ti insultano.
    Contenti loro..

    Gigi

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