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Nella calura Ferragostana del Qualcheshire, la piscina del Maestro è sempre stata un’oasi di ristoro ed un punto di riferimento. Nei giorni in cui il Paese era sbracato in panciolle su asciugamani ed ombrelloni ad occupare volgari battigie, gli sciami di intellettuali si rifugiavano qua, in una torre euburnea che ha il vantaggio di consentire quattro bracciate e un idromassaggio da spa di lusso, perché le rivoluzioni possibili si possono progettare nelle cantine, ma per quelle impossibili ci vogliono relax, una jacuzzi e possibilmente un cocktail ben ghiacciato.

Il riposo estivo del Maestro – chiamarlo “vacanza” fa troppo cheap – è dunque organizzato così da che mondo è mondo, con la piscina e la campagna del Qualcheshire a fare da quinta imprenscindibile, e poi attorno un nugolo di registi, scrittori, attrici, cantanti, filosofi, professori di astruse discipline in qualche università di prestigio, direttori artistici di festival che non si possono chiamare mai minori ma “di nicchia”, editorialisti non letti di quotidiani nazionali, tutti impegnati a nuotare e a discutere sugli scenari futuri del mondo e della cultura, nonché della civiltà in generale, destinata al più fosco disastro se finalmente non accetterà di seguire le ricette che sciorinano ad ogni piè sospinto. Che quest’anno però, cambiato il clima, hanno cambiato oggetto: mentre prima tutto verteva sulla imprescindibile necessità di culturare il popolo, offrendogli festival del Qualcosa sempre più d’avanguardia, teatro trasgressivo, cinema meno commerciale, programmi innovativi atti a spiegare quanto brutto fosse il resto della tv, ora tutto è virato sulla politica ed economia, per cui il regista che in vita sua non è mai riuscito a far quadrare una lista spese si lancia in poderose filippiche sullo spread e la necessità di rispettare i bilanci, l’attore scartato da tutti i provini lamenta di esserlo perché facente parte di qualche generazione ingiustamente discriminata, l’editorialista del quotidiano d’opinione comprato sì e no da sei lettori e da sempre finanziato con denaro pubblico tuona indignato contro i soldi dello Stato elargiti a caso.

«Eh, bisogna fare qualcosa!» dicono tutti, sorseggiando l’ennesimo aperitivo a mollo nella piscina. E poi s’incantano lì, perché evocare il “qualcosa” per loro è facilissimo, ma circoscriverlo molto meno: è quel “cosa” dopo il “qual” che pone loro terrificanti problemi, perché prevede una sostanza, una materia di qualche tipo, un fatto, e loro sono intellettuali puri, che con la materia ed i fatti non hanno mai avuto grandi contatti ed esperienze, peoiché di quello si occupano, in genere, i loro assistenti o le segretarie.

«Un appello!- dice infine il Maestro, come colpito da una folgorazione inaspettata, come un Mosè inciampato all’improvviso nel suo roveto ardente – un appello alle forze politiche e sociali, dicendo che noi siamo qua, disposti a metterci al loro servizio, a dare gratis le nostre competenze.»

«Una specie di task force del pensiero!» approvano annuendo sia il filosofo sia l’economista al suo fianco, l’uno da anni ingiustamente scartato come nume di riferimento da numerosi partiti e l’altro escluso all’ultimo dalla lista dei tecnici governativi.

«Sì – continua il Maestro – un nostro preciso dovere, in questo momento: ridare una direzione, indicare la via, essere le eminenze grigie e i consiglieri del Principe per fargli prendere le giuste decisioni: non possiamo esimerci, non possiamo trarci indietro, è una questione di sopravvivenza. Per anni siamo stati muti ed in disparte, ma ora dobbiamo far presente che ci siamo, che le nostre idee sono forza, che è il momento di metterle in pratica, che sono il faro per guidarci fuori dalla crisi… come i Signori del Rinascimento, anche quelli odierni devono avere la loro cerchia di intellettuali che li consiglia e li indirizza, riprisitiniamo questa idea del passato in nuove forme, con nuove sostanze…»

«Un dream team, per dirla con parola che oggi piace…» sogghigna il regista, che già però si vede a presiedere Rai e distribuire David di Donatello.

«Un gruppo di lavoro e supporto al Principe, machiavellicamente inteso nel senso migliore, sia ben chiaro…» puntualizza il professore universitario specializzato in letteratura umanistica.

«Già, un Principe che abbia ben chiaro il Bene del Paese, non un volgare Cesare Borgia qualsiasi…»

«Ovviamente, ovviamente… e quella cosa orribile del fine che giustifica i mezzi…»

«Che poi Machiavelli non ha mai detto…» ripuntualizza l’umanista puntualizzatore.

«Un Principe illuminato e democratico che sia un politico di vaglia e che segua le nostre idee, ovviamente…»

«Bello. E chi sarebbe?» chiedo io, che sto leggendo a bordo piscina.

Il silenzio cala di botto. Il Maestro, il regista, il filosofo, l’umanista puntualizzatore e l’economista tacciono, guardando il vuoto della piscina attorno alla quale non c’è nemmeno un assessore di secondo piano, figuriamoci un aspirante despota illuminato ed illuminabile.

E tornano mogi mogi a risorseggiare il loro cocktail, meditando sul fatto che per essere i consiglieri del Principe è pur sempre necessario avere, da qualche parte, almeno un ranocchio da poter trasformare in Principe sottomano.

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