Cronache dalla spiaggia: lo spread

Il pensionato esce dalla capanna scuotendo l’asciugamano, che poi ripiega con cura sulla sdraio. È un vecchietto magro e abbronzato, che da quando lo conosco dimostra sempre ottant’anni, e lo conosco da dieci. Viene in spiaggia tutte le mattine alle nove e se ne va alla sera alle sette, con precisione metodica nel rispettare gli orari che manco Kant quando faceva le sue passeggiate.
«Nina – dice alla figlia – ti xé ‘ndada a tor le suchete?»
«Sì, papà.»
«E ti g’ha ciamà Carlo, par sentir se’l vien a magnar a mezogiorno?»
«Sì, papà.»
Il pensionato annuisce, soddisfatto. Poi aggiunge: «E ti g’ha ciamà la zia Emma, par saver come che la sta de la gamba che ghe fazeva mal?»
«Sì, papà.» lo rassicura la figlia, paziente.
Lui sorride, tranquillizzato. Poi la guarda spaurito, come se un improvviso terrore si fosse impadronito di lui, e le chiede: «E lo spread?»

Stavolta è un fatto reale. È successo sotto i miei occhi oggi, in spiaggia.

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