Gli sceneggiatori di Hollywood e la realtà italiana

Stavo guardando su La7 un film americano di qualche anno fa, The International, in cui un agente dell’Interpol indaga sugli strani affari di una banca internazionale che ricicla soldi sporchi per la grande criminalità.
Il nucleo centrale della trama si svolge a Milano, dove l’agente dell’Interpol si reca per interrogare il presidente di una banca minore ed affiliata, che si chiama, pensate un po’, Umberto Calvini, e nel film è interpretato da Luca Barbareschi. Calvini, che fornisce qualche vaga informazione al detective, viene ucciso subito dopo, mentre sta tenendo un comizio per un partito neoliberista che si chiama Italia Futura. Il cecchino viene identificato come un rappresentante delle Nuove Brigate Rosse, ma in realtà si tratta di una messinscena di un poliziotto corrotto e deviato.
A questo punto, confesso che mi sono fermata, infastidita. No, non per il fatto che i nomi e le assonanze fossero così precisi, ma perchè mi faceva rabbia vedere che persino gli sceneggiatori di Hollywood, in fatto di trame gialle, quando si tratta di misteri italiani possono solo diventare dei blandi scopiazzatori della realtà.

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5 pensieri su “Gli sceneggiatori di Hollywood e la realtà italiana

  1. io la vedo da un punto di vista opposto: le trame italiane sono talmente scontate che nemmeno i registi di Hoollywood riescono a renderle accattivanti (e mi vergogno un po’ ad aver scritto accattivanti)

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