Detenuti e terremoti

Il Ministro Severino ha proposto di usare i detenuti per la ricostruzione in Emilia post terremoto.
Deve essere l’unico sistema sicuro che le è venuto in mente per assicurarsi che gli appalti non siano gestiti dalla solita cricca di politici corrotti e palazzinari imbroglioni. È noto che loro in carcere non ci finiscono mai.

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8 pensieri su “Detenuti e terremoti

  1. Si legge su Wikipedia:

    Paola Severino recita come attrice dilettante ed in particolare impersona il ruolo del difensore in rappresentazioni teatrali in cui sono messi in scena processi immaginari.

    Ecco qualcuno le spieghi che lavorare al ministero non è come recitare a teatro.
    Che ci sono dei problemucci logistici mica da nulla nel far lavorare detenuti nei cantieri (sempre che lo vogliano e siano capaci di farlo). Chi li controlla, ad es.?
    Non parliamo poi di tutte le problematiche di sicurezza sul lavoro e tutto il resto a seguire. Chi li stipendia? Li mettiamo forse in cooperativa?
    Questa sarà anche un’accademica, ma di come funziona la realtà lavorativa nel settore edilizio (e non solo), imho, non capisce una benemerita cippa.
    Ma prima di parlare, riflettere almeno 10-15 sec. no, eh?

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  2. Vorrei solo sottolineare come i politici corrotti vengono votati dai cittadini menefreghisti.
    E cosi` chiudiamo il cerchio.

    Gigi

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  3. Non per fare l’avvocato del diavolo a favore di una trovata della Severino che mi pare quantomeno un po’ estemporanea, ma faccio presente che la possibilità per determinate categorie di detenuti di compiere lavori esternamente al carcere, è già una realtà consolidata e regolamentata da anni.

    Anche per me è stata una scoperta recente, ma informazioni in giro se ne trovano, ad esempio qui:

    http://www.ristretti.it/areestudio/alternative/esterna/lavoro.htm

    Si tratta di una misura simile agli arresti domiciliari, alla quale pertanto non possono certo accedere i detenuti ritenuti socialmente pericolosi ecc.

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  4. “L’idea di impiegare i detenuti”, ha spiegato il ministro al Fatto Quotidiano, “mi è venuta mentre visitavo la Dozza. Uno di loro si è avvicinato e mi ha chiesto come potesse essere utile, mi ha chiesto di poter andare a lavorare tra le macerie. Io ho lanciato un’idea, ma la mia idea lì nasce e si ferma, in questo il ministro non ha competenze, servono i giudici, i direttori delle carceri, le coop sociali, gli accordi con gli enti locali”.

    “Pèso el tacòn del buso” si direbbe dalle parti tue.

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