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Ricapitolando: secondo quanto man mano emerge dalle Procure coinvolte nell’inchiesta di Brindisi, l’attentatore responsabile dell’esplosione alla Scuola Morvillo Falcone sarebbe un Italiano sui 50 anni, e il gesto non sarebbe legato in alcun modo alla criminalità organizzata né al terrorismo internazionale, cosa che del resto le modalità anomale dell’attentato avevano fatto sospettare fin da subito.

Nonostante queste notizie siano state diffuse dai media almeno a partire da ieri sera, Lucia Annunziata ed i suoi ospiti (il magistrato Ingroia e il Ministro Profumo) hanno continuato imperterriti a parlare per tutta la durata del programma In mezz’ora di attentati mafiosi e connessioni con il ventennale della strage di Capaci.

Il culmine si è toccato quando la Annunziata ha chiesto al Ministro Profumo se questo attentato, che forse (non si sa bene in base a quale suo ragionamento) era da legarsi al terrorismo islamico perché ha colpito delle giovani donne che studiano (!), non fosse un modo per mettere in difficoltà il Governo Monti, e il Ministro Profumo ha risposto serio serio che certo sì, questa è una possibilità; ma ha subito assicurato che gli alunni dell’Istituto preso di mira saranno da lui invitati il prossimo mese a Palermo, alla crociera per la legalità, così, in quanto vittime di un attentato mafioso, potranno portare la loro testimonianza.

Io stavo davanti al televisore, basita, perché dalle informazioni ufficiali che ho, e che quindi devono avere anche Ingroia, Profumo e l’Annunziata, non c’è un caspita che autorizzi a pensare che si tratti di un attentato mafioso, o legato al terrorismo islamico, o con una matrice in qualche modo politica, e quindi collegabile al Governo Monti o a qualsiasi altra cosa; né l’Annunziata, che è giornalista e quindi può essere che abbia qualche informazione più di me, o il Ministro o il magistrato Ingroia hanno dato nel corso della puntata un minimo dato nuovo che potesse legittimare questa conclusione.

E allora a me è venuta in mente la vecchia battuta di un mio capo redattore, quando, giovane cronista, mi spiegò come funziona il giornalismo in Italia. Disse: «in Inghilterra si dice che i fatti non devono essere influenzati dalle opinioni. Da noi vale il principio che le opinioni non devono essere influenzate dai fatti.»

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