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A voler essere precisi e guardare il soldo netto, la democrazia ateniese di Pericle si basò sul fatto che Atene poteva finanziare se stessa rubando a man bassa ai suoi alleati. Senza i soldi del tesoro di Delo, fatto portar via dall’isola omonima con la scusa che altrimenti là se lo potevano fregare i Persiani, e senza i contributi annuali versati dalle città della Lega Attica per garantirsi la protezione della flotta ateniese, col cappero che ad Atene si sarebbero potuti permettere i Propilei, e le statue di Fidia, ed il Partenone, e i festival con le tragedie di Eschilo/Sofocle/Euripide e il coro pagato dallo Stato; col cappero che si sarebbero potuti costruire le Lunghe Mura per congiungere la città al Pireo o, più prosaicamente, i soldi dati ai cittadini per partecipare ai tribunali e alle assemblee, nonché il contributo per pagare le spese dei giorni che passavano a guardarsi gli spettacoli ai festival del teatro. Col cappero, insomma, che la Democrazia Ateniese sarebbe stata quella bella roba che conosciamo e lodiamo tanto noi, perché l’unica cosa che la democrazia produce di suo è il deficit, e abbisogna di un fiume di denaro, ma tanto tanto, per finanziare e permettersi quelle cose che la rendono bella, ma costano, senza produrre altro che un senso di appagato benessere in chi gode dei diritti di cittadino.

Se Pericle avesse avuto a che fare con lo spread, o dovuto garantire con le sole sue forze economiche il pareggio di bilancio, avrebbe dovuto tagliare i marmi a Fidia, i finanziamenti a Sofocle, chiudere l’Areopago per mancanza di fondi, ridurre il progetto dell’Acropoli ad una sacello di due metri per due senza statue. Non lo fece perché aveva alleati deboli che poteva rapinare impunemente e la possibilità di dichiarare una guerra per cercare di colmare con il futuro bottino il gigantesco buco di un bilancio in perdita perenne.

Bisognerebbe trovare una morale in tutto ciò, ma la morale che si trova è molto triste: la democrazia si basa sul fatto che o hai qualcuno di più debole da taglieggiare, o un nemico esterno da razziare; oppure è una cosa che produce molto orgoglio, un senso diffuso di benessere e cose esteticamente bellissime, ma non te la puoi permettere a lungo.

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