Nativi digitali in gita scolastica

«Prof, ma in pullman posso portare l’ipod?»

«Prof, ma in pullman possiamo portare il cellulare?»

«Prof, ma in pullman posso portare il tablet?»

«Prof, ma in pullman posso portare il netbook?»

L’uscita è prevista per la prossima settimana. Li guardo. Sono serissimi, quasi ansiosi. Penso che, quando avevamo la loro età, al massimo chiedevamo alla professoressa se in gita ci potevamo portare dietro la merendina doppia.

Sono un altro mondo, c’è poco da fare.

22 pensieri su “Nativi digitali in gita scolastica

  1. ancora che lo chiedono, sono educati. noi in gita il gameboy lo portavamo e basta mica lo chiedevamo (per una volta che eravamo sicuri che non ce l’avrebbero sequestrato…). però magari con tutta quella tecnologia in viaggio ne guadagnerete in tranquillità 🙂

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  2. Sono un altro stupendo mondo!!!!! E fanno tutto da soli!
    Mio figlio di 11 anni mi ha illuminata sulle nuove features dell’ipod, mio figlio di 8 anni usa i giochi esperienziali sull’ipad e guarda i documentari sui dinosauri su youtube, l’ultimo, di 2 anni e mezzo, si sceglie i giochi e i video sull’ipad, guarda i barbapapà in olandese su youtube e il mio telefono (un iphone3) per lui non ha più segreti.
    SONO MERAVIGLIOSI!!!!

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  3. Non so se sono meravigliosi PER IL KNOW HOW TECNOLOGICO, magari lo sono per altro. A me fa paura vedere una serie di posti nell’autobus con dei ragazzi che non parlano se non per passarsi info sui loro ipod psp tablet iphone etc. Quando stanno da soli si cercano e quando stanno insieme si chiudono nei loro prolungamenti tecnologici. Un mondo da aggiustare.

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  4. Dipende dai punti di vista.

    Si può pensare che siano meravigliosi questi ragazzini nel modo in cui usano le “nuove” tecnologie dando l’impressione di saperne tutto.

    Poi però quando ci vado a parlare, scopro che a sapere come funzionano “dentro”, come sono stati programmati, o anche solo ad averci pensato su, sono addirittura in meno che negli anni 80…

    Mi sembra più corretto dire che sono le tecnologie in questione ad essere maturate, meravigliosi esempi di user-interface ben fatte, che riescono essere usate da superficiali adolescenti di reali conoscenze tecniche pari a zero. Conoscenze che a questo punto vengono considerate inutili, roba da secchioni.

    “Mio figlio sa usare youtube” non dovrebbe stupire: per chi ci è cresciuto, in fondo, trovare il proprio cartone preferito su youtube è parecchio più facile che farlo sulle vecchie TV a sintonia manuale…
    Stupirebbe se, invece di guardare i cartoni, si fermasse a pensare come fanno a trasmetterli, siano essi su TV o su Internet.

    L’impressione è che i veri “tech-savvy” tra i ragazzi di oggi siano anche meno della sparuta minoranza di tanti anni fa.

    Ma il mio campione è piccolo, e spero vivamente di sbagliarmi.

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  5. Si, quello è un eccesso, ma causato da altri disagi.
    Se li prendi così come sono, e la loro facilità nel capire la tecnologia è solo uno dei mille aspetti, se li segui e li ascolti, rivelano mondi meravigliosi.

    Tempo fa mi è arrivata questa catena.
    Ogni periodo ha la sua storia, noi conosciamo solo quel che riguarda la nostra, quella dei nostri figli è sconosciuta e a volte fa paura, ma se si ha il coraggio di guardarla con curiosità non è affatto meno importante e ricca della nostra. Semplicemente è diversa 🙂

    LA GRANDE DOMANDA:
    Se eri un bambino negli anni ‘50, ‘60o ’70,
    COME HAI FATTO A SOPRAVVIVERE ?
    1.- Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né
    airbag…
    2.- Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata
    speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.
    3.- Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di
    piombo.
    4.- Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei
    medicinali, nei bagni, alle porte.
    5.- Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.
    6.- Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino invece che dalla
    bottiglia dell’acqua minerale…
    7.- Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che
    avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non
    avere freni. Dopo vari scontri contro i cespugli, imparammo a risolvere il
    problema. Sì, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto!
    8.- Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima
    del tramonto. Non avevamo cellulari… cosicché nessuno poteva
    rintracciarci. Impensabile .
    9.- La scuola durava fino alla mezza , poi andavamo a casa per il
    pranzo con tutta la famiglia (si, anche con il papà ).
    10.- Ci tagliavamo , ci rompevamo un osso , perdevamo un dente
    , e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti. La colpa non era di
    nessuno, se non di noi stessi.
    11.- Mangiavamo biscotti , pane olio e sale , pane e burro
    , bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di
    sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare…
    12.- Condividevamo una bibita in quattro… bevendo dalla stessa bottiglia
    e nessuno moriva per questo.
    13.- Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, Videogiochi ,
    televisione via cavo con 99 canali , videoregistratori , dolby
    surround , cellulari personali , computer , chatroom su Internet
    … Avevamo invece tanti AMICI.
    14.- Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa
    dell’amico , suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza
    bussare e lui era lì e uscivamo a giocare.
    15.- Si! Lì fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto?
    Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis , si formavano
    delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti
    per giocare e gli scartati dopo non andavano dallo psicologo per il trauma
    .
    16.- Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno
    lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno
    soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né d’iperattività; semplicemente
    prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno.
    17.- Avevamo libertà , fallimenti , successi ,
    responsabilità … e imparavamo a gestirli.
    La grande domanda allora è questa:
    Come abbiamo fatto a sopravvivere ? ed a crescere e
    diventare grandi ? .

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  6. Questa generazione “chiede”. Ecco il problema. Io portavo il walkman, la testa, l’anima e non chiedevo.

    Un saluto da Vongole & Merluzzi 😉

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  7. Circa vent’anni fa ho insegnato solo per alcuni mesi ed i ragazzi, diciottenni o quasi, in gita scolastica mi han chiesto di accompagnarli in un cinema porno. Chiaramente erano molto “analogici” però potevo negare loro una delle ultime interpretazioni di John Holmes? Comunque mia figlia undicenne usa lo smartphone ha venti canali digitali in TV solo per lei e sa anche qualcosa di ciò che sta dentro un PC però mi stupisco di più quando scrive una poesia o fa un disegno. Digitali va benissimo ma che non restino solo degli utilizzatori. Un calcio ad un vero pallone con degli amici non ha prezzo mentre FIFA 2012 per playstation ce l’ha, ci sarà un perchè.

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  8. ma perchè sconvolge tanto il digitale? i nostri ragazzi ci sono nati, glielo abbiamo regalato noi… siamo in grado di regalare loro anche un calcio al pallone o siamo solo buoni ad arricciare le sopracciglia?

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  9. Cara Chiaramella,

    non sconvolge il digitale…sconvolge il ‘come’ i bambini/ragazzi di oggi sono assorbiti da esso.
    La nuova tecnologia dovrebbe essere uno strumento per ‘comunicare’ con gli altri mentre si nota sempre di più che viene utilizzata come ‘fine a se stessa’.
    E’ per questo che nonostante queste nuove possibilità a disposizione i ragazzi ‘di oggi’ sono sempre più soli, annoiati e in cerca di svaghi ‘borderline’.
    Forse la maggior parte non hanno un genitore come te, che interagisce con loro e li porta a fare due tiri a pallone.
    Molti genitori, a volte anche per problemi ti tempo o altro, li lasciano davanti al computer, alla televisione, alla playstation….da soli….non aiutandoli a trovare le risposte ai loro ‘perchè’….gli stessi ‘perchè’ che ci ponevamo noi alla loro età e che non avremmo potuto trovare nei nuovi mezzi anche se li avessimo avuti a disposizione. Certi perchè si scoprono ‘vivendo e interagendo’ con gli altri (familiari e amici).
    :)))

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  10. Daccordissimo, allora spostiamo il soggetto della questione. Gli adulti che hanno vissuto la loro infanzia e giovinezza così spensierati e a contatto con la natura, senza mezzi tecnologici ma con tante belle avventure, non hanno mezzi per trasmettere ai figli quanto sia bello vivere all’aria aperta… e quanto sia bello conoscere le cose, compresa la tecnologia, senza farsene assorbire e appiattire. I ragazzi imparano da noi. Non li colpevolizziamo per quello che NOI non riusciamo a dargli.

    Trovo spiacevole questa costante nel giudicare i giovani senza tenere in considerazione quello che sta dietro di loro.

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  11. Scusate, sono appena piombata qui da una realtà parallela in cui venti o trenta anni fa gli adulti criticavano i bambini (e indirettamente i genitori dei sullodati bambini) per l’eccessivo uso della televisione, perché i bambini sapevano troppe cose troppo presto e comunque avevano troppo: troppi giocattoli, troppi fumetti, troppa televisione. Sono sicura che l’invenzione della stampa (nella mia realtà parallela, naturalmente) è stata a suo tempo accompagnata da un gran levare di sopracciglia a causa del fatto che i giovani si astraevano ciascuno col suo libro, e fossero stati almeno libri edificanti! Figuratevi che alcuni stavano nella stessa stanza e non parlavano tra loro, tutti immersi in un loro mondo solitario! E ancora prima, quando si diffuse l’abitudine di leggere dentro di se invece di compitare!

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  12. io trovo molto inveressante valutare come sia avvenuta una mutazione antropologica non di poco conto, e non scrivo che è un male, ma semplicemente che è così

    questi ragazzi sono esseri umani delle società avanzate del post 2000, e questo vuol dire che il rapporto con i supporti digitali è profondo, la loro percezione di se stessi include questi supporti, queste memorie, questi strumenti di comunicazione

    il corpo, non è il loro confine, come poteva essere per noi a quell’età, la loro persona è integra, si percepisce integra, solo con il collegamento continuo con questi strumenti, la loro mente è estesa ben fuori dal vecchio involucro del cranio

    se consideriamo come eravamo noi quarant’anni fa, possiamo ipotizzare che questo processo, fra quarant’anni, avrà portato a sviluppi oggi del tutto impensabili

    galatea, non più giovane anagraficamente, decisamente anziana rispetto ai ragazzi, è però una donna abbastanza aggiornata, che ha seguito il flusso, e quindi è un ottimo interlocutore con qeuste nuove cybercreature

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