Stefania e la ferrea legge del troll

In terza elementare mi trasferii in un’altra città, e in una scuola nuova. Fu allora che finii in classe con Stefania. Stefania era una bambina normale: anche se non bella, a voler essere accomodanti persino caruccia. Aveva i capelli biondi, lunghi, gli occhi castani, una ciocca ogni giorno di colore coordinato al vestito a tenerle i ricci fermi sopra il capo. Era alta, e la mamma la vestiva sempre con degli abitini da bambina tutti frou frou, le scarpette di vernice lucide con un accenno di tacco, i calzettoni lavorati, mentre io ero invariabilmente con i capelli cortissimi color Calimero, le felpe troppo grandi che non riempivo mai e i jeans da maschiaccio, “Che così se corri non ti rovini!” dicevano a casa, dimenticandosi il fatto che io ero pigra e non correvo mai.

Stefania aveva un altro segno distintivo: mi odiava. Non ne ho mai capito il motivo, ma era una cosa atavica ed istintiva, sorta nei primi cinque nanosecondi in cui ero entrata in classe e mi aveva guardato negli occhi. Semplicemente aveva deciso, per motivi suoi, che io incarnavo tutto quello che le dava fastidio. Appena entravo in classe osservava a voce alta che avevo gli stessi pantaloncini del giorno prima, insinuando che a casa non mi lavavano abbastanza. Se mettevo una gonnellina, ecco subito a commentare che sembravo un bitorzolo, con le gambette striminzite. Se rispondevo alle domande della maestra, mi canzonava perché ero secchiona. Se non rispondevo, immediatamente sottolineava: «Vedete che non sa niente? Ve lo dicevo che è scema!». Se durante la ricreazione giocavo e parlavo con il gruppetto delle mie amiche, eccola lì a sibilare:«Deve stare sempre al centro dell’attenzione, quella cretina!». Se invece mi vedeva sola per un attimo: «Visto, è una sfigata, non se la fila nessuno!». Quando giocavo con i ragazzini, era la prova che ero una teppa infrequentabile, un maschiaccio; salvo additarmi subito dopo come puttanella smorfiosa, perché evidentemente giocavo con i maschi perché volevo trovarmi il morosetto. Se mi rivolgevo a lei in modo gentile, subito lo additava come prova che ero un’ipocrita. Se la mandavo al diavolo, strillava perché finalmente avevo dimostrato che razza di maleducata fossi.

Non ho mai capito perché Stefania ce l’avesse tanto con me: non c’era mai stata una baruffa o uno scontro vero, ma per i restanti due anni, ogni santo giorno, con determinazione che a me, piccolina, sembrava già degna di cause migliori, continuò a tormentarmi. Tutto ciò mi insegnò una cosa fondamentale: a quelle come Stefania dai fastidio per il solo fatto di esistere: non importa di preciso cosa fai, perché in ogni caso quello che fai per loro è sempre sbagliato. Tentare di ragionare è inutile, puoi solo fregartene ed alzare le spalle.

Finite le elementari, cambiai di nuovo città. Non più avuto notizie di Stefania, di cui onestamente non ricordo nemmeno più il cognome. Chissà che cosa avrà poi fatto nella vita. Probabilmente fa il troll di qualche blog.

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16 pensieri su “Stefania e la ferrea legge del troll

  1. Oppure, crescendo, è diventata una persona completamente diversa, che prova un po’ di vergogna ogni volta che le torni in mente 🙂

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  2. Quindi troll si nasce. Una cosa è certa, la cattiveria gratuita lascia il segno nella parte sensibile della vittima. Il troll cambia solo obiettivo.

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  3. Il troll non è cattivo; frustrato, solo, sicuramente stupido, può apparire cattivo solo a causa dello sforzo per credersi forte.
    la cattiveria è dei grandi, non dei troll.

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  4. Penso che una Stefania l’abbiamo incontrata tutti, nel virtuale come nella vita quotidiana. A ben vedere, quella di “Stefania” dev’essere una vita difficile e penosa: tante energie sprecate per nulla!
    Comunque, a quanto siamo arrivati con gli applausi? Ci metto pure la milionata mia…

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  5. Di “Stefanie”, nella vita, ne trovi ogni giorno. Fino all’anno scorso, avevo una socia che, nella propria avversione per gli altri – tutti gli “altri”, indistintamente – sarebbe stata tranquillamente in grado di tagliarsi una mano, senza neanche l’anestesia, se da questo suo atto ne fosse derivato un qualche motivo di nocumento nei confronti di qualcuno che le era antipatico, tale e tanta era la gioia che ricavava dal fare del male al prossimo.
    Il problema peggiore è che, spesso, non riesci assolutamente a porre un freno a detti comportamenti, tramite procedure “civili”, magari affrontando l’ostile “face to face”.
    La sensazione che provi, in dette circostanze, assomiglia moltissimo al senso d’impotenza che ti deriva quando qualcuno, sistematicamente, ti striscia la macchina nel parcheggio o ti fa altri dispetti di questo tipo, senza che tu sia in grado d’identificarlo e, dunque, d’impedirgli di nuocerti.

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  6. Ne ho conosciuti parecchi di piccoli stronzi e quando sono diventati grandi sono variati solo nelle dimensioni.
    Ti posso fare un piccolo esempio :
    Alle medie un tale è entrato nella mia classe nella ricreazione e ha gettato la cartella di una mia compagna giù dalla finestra (eravamo a pianterreno).
    quando uscendo dalla classe il bidello (il mitico Renato) gli ha chiesto cosa faceva li, io stavo arrivando con la mia merendina in mano e lui ( lo stronzo) ha detto che mi aveva visto gettare una cartella dalla finestra. Sono finito in presidenza e mi sono beccato un giorno di sospensione con la motivazione che c’era un testimone .
    L’ho aspettato fuori e l’ho suonato con tutta la mia rabbia. Da allora ( e son passati quasi 40 anni) non gli ho più rivolto la parola.
    Un paio di settimane fa mi ha fermato e mi ha chiesto perchè gli ho rifiutato l’amicizia si Facebook ?
    “ma va affanc……..”

    un sorriso
    Mauri

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  7. La stessa persona e` spesso considerata un troll in un forum e un arguto/a commentatore/trice in un altro.
    “Troll” dipende dai punti di vista.

    Gigi

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  8. Forse Stefania è cresciuta e migliorata… forse. Io mi sono trovata davanti una Stefania giusto un poco più grandicella, ma forse lei mi odia perché rappresento tutte le scelte che non ha fatto o non ha potuto fare nella sua vita. O forse è qualcosa di atavico e istintivo. Quien sabe?

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  9. è impossibile esser simpatici a tutti,

    il problema è quando stai antipatico ad una persona maleducata, che invece di evitarti, stranamente, ti sta appiccicata

    non c’è rimedio, a questa cosa, fa parte delle cose noiose del vivere

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  10. Di Stefania ce ne sono davvero tante e in ogni dove. E il loro colore è il verde, l’invidia!
    complimenti per il post, sono passata per caso e mi è piaciuto!!!

    p.s. Niente, niente faceva Prestigiacomo di cognome? ahaha!

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