Lucia Mannucci, ovvero la leggerezza della perfezione

Poi ci sono quelle donne come Lucia Mannucci, che è difficile spiegare agli altri che tu le consideri dei miti, perché quando dici così, Lucia Mannucci, ti guardano e nei loro occhi vedi scorrere un muto ma precisissimo. «Chiii????». Che poi se gli dici: «Sì, Lucia Mannucci, quella del Quartetto Cetra!» tu dai per scontato che almeno una lampadina in qualche angolo del cervello gli si accenda, e invece vedi sempre scorrere nei loro occhi il solito, muto ma ormai anche un po’ scocciato: «Chiii???», perché i Cetra, buon Dio, i Cetra sono roba che la maggior parte pensa sia di anteguerra, insomma, roba da nonni, anzi da bisnonni, manco da papà e mamme, perché i papà e le mamme dei tuoi amici ascoltavano i Beatles e i Rolling Stones e la massimo Jesus Chirst Superstar, i Cetra e Rascel e le commedie musicali di Garinei e Giovannini no.

E ti fa ridere, perché poi sono gli stessi che quando vogliono fare i colti, gli amici, se ne vengono fuori con «Ah, be’, ma la Fitzgerald, e le cantanti americane degli anni ’50, come la Judy Garland…eh!» con un “eh!” che sottintende «Avercene, di quelle cantanti lì, noi!»

E a te viene tanto ma tanto da ridere, perché Lucia Mannucci, invece, aveva una classe e un senso dello swing e un fraseggio così preciso ed elegante, ed una voce così pulita che magari la Fitzgerald no, ma la Garland e tutte le altre se le sarebbe mangiate in un secondo, perché era perfetta la Mannucci, così perfetta e con un tale senso del teatro, poi, che se l’avesse avuta Cole Porter per le mani alle cantanti di musical sue americane  avrebbe dato un bel calcio nel sedere e si sarebbe tenuta la Mannucci tutta la vita, come un dono del cielo.

E allora neanche provi a spiegarglielo chi era, Lucia Mannucci. Sorridi, cambi argomento, e non vedi l’ora di arrivare a casa per ascoltarti In un vecchio palco della Scala pensando a Cole Porter che, nell’aldilà, sarà tutto euforico, perché finalmente arriva la Lucia Mannucci, e potrà farle cantare i pezzi suoi.

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21 pensieri su “Lucia Mannucci, ovvero la leggerezza della perfezione

  1. Grazie signora Lucia per i momenti di gioia, per il talento e il garbo con cui avete offerto al pubblico il vostro lavoro.
    Oggi sul Corriere della Sera qualcuno ha commentato dicendo che la Scala dovrebbe dedicare al Quartetto Cetra un palco… dubito che alla Scala oggi qualcuno sappia cos’ era il Quartetto Cetra e abbia mai sentito “In un palco della Scala”.

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  2. E io che so a memoria Un bacio a mezzanotte e quasi mi vergognavo a dirlo in giro davanti a quelli con cui si parla dei Beatles.
    (ho visto pure le parodie del quartetto, non so come. Però mio padre e mia madre sono della generazione di quando ancora non c’erano i Beatles, anzi, peggio, di quando Nilla Pizzi era giovane. Forse la dice lunga sulle mie reminescenze da vecchia)

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  3. Grazie Galatea per aver ricordato questa grande artista, e il fantastico Quartetto Cetra. La Mannucci era una cantante di incredibile classe, dolcezza e leggerezza, e in più, unitamente ai suoi colleghi, una deliziosa attrice, nelle parodie leggendarie dei bei tempi che furono. I Cetra hanno cantato per quasi 50 anni, dagli anni 40 fino agli anni 80, sempre con ironia, teatralità, fantasia, una certa dose di impertinenza… Quanto ci mancano!
    enrigo
    ps visto che erano sempre teatrali, mi permetto di linkare un’altra versione del “palco della scala”, in video: http://www.youtube.com/watch?v=Qe3su8R1eRg

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  4. Posso approfittare anche per darti un link di un blog interamente dedicato ai Cetra, soprattutto alle loro imperdibili parodie?

    http://artecotte.blogspot.com

    Per ogni parodia trattata ci sono tutti i link al filmato, la lista delle canzoni originali che le compongono (sai che erano in forma di “centone”, con le parole delle canzoni modificate per riadattarle alla trama), con i link per ascoltarle, in modo da permettere anche a chi non conosce le canzoni, famose all’epoca ma spesso ormai dimenticate, di godersi i giochi di parole, le leggere modifiche testuali che rendono irresistibile il genere…
    Un omaggio al Quartetto nato poco dopo la scomparsa di Virgilio Savona, il marito di Lucia, due anni e mezzo fa.
    Grazie ancora di averla ricordata, ti stimo ancora di più per questo!

    enrigo

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  5. Mi viene in mente un’intervista a Lucia.
    Non ricordo i dettagli, solo una frase, detta senza malizia, a proposito di ‘quei tempi’.

    ‘Studiavamo tantissimo’.

    Ecco, si sentiva, eccome, che studiavano tantissimo.

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  6. Grazie per quello che hai scritto, Galatea. Nessuno oggi ha fatto un omaggio così bello a quella stupenda Signora.
    Penso che anche i fratelli Gershwin stiano accordando il pianoforte per accoglierla.

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  7. ma la signora delle camelia, al finale: ecco, la tisica è finita……
    grandi, eleganti, colti e popolari assieme

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  8. Io appartengo a una generazione per la quale il Quartetto Cetra era la quintessenza di tutto ciò che allora poteva definirsi obsoleto, superato, polveroso, stantio, retrogado, reazionario: erano i classici “matusa”, contrapposti al nuovo, rappresentato dai Pink Floyd, dai Genesis, da Alice Cooper, dai Kiss, dai Jethro Tull, dagli Emerson Lake & Palmer – tanto per citarne alcuni – e, per restare in Italia, da Lucio Battisti o Dalla de “Il giorno aveva cinque teste”, dagli Area di Demetrio Stratos, dal Battiato di Pollution, dalla Premiata Forneria Marconi, dal Banco di Mutuo Soccorso, dalle Orme e da ciò che, al tempo, era sicuramente novità, ricerca, sperimentazione. Nei primi anni settanta, se solo osavi dire che ti piaceva la cover “La vecchia fattoria” o “Ma le voleva bene” oppure “Non cantare, spara”, saresti stato considerato così “out” che neppure un balcone affacciato sul deserto t’avrebbe superato.
    Col senno del poi, quelle contrapposizioni oggi fanno solo sorridere e bisogna dare al Quartetto e alla Mannucci il merito e riconoscimento che giustamente spetta loro, contestualizzando la musica che facevano con il periodo di cui furono insuperati protagonisti ed eccellenti interpreti.
    Addio Lucia. Ad maiora.

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  9. Sob. Lacrima. Uno dei miei preferiti, oltre alla vecchia fattoria, era “Concertino”. Che, quattrenne, ascoltavo su un enorme mangiadischi.
    Ciao

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  10. guardate che oggi esiste una Lucia Mannucci! si chiama Petra Magoni…e anche oggi ci sono artisti che studiano. bisogna solo informarsi della loro esistenza in tempo.
    detto senza malizia, s’ intende.
    con questo termino qui la mia “trollata” sul blog.

    eccola qui:

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  11. Certo che ce ne sono di artisti che studiano. Ma molti di noi comunque rimpiangono la classe e la grazia di Cia…
    Tra gli artisti di oggi io, pur nostalgico cetromane assoluto, mi permetto di consigliare a tutti la verve e la professionalità degli Oblivion, universalmente noti per la parodia dei Promessi Sposi in 10 minuti, ma che non si sono certo seduti sugli allori e producono spettacoli teatrali divertentissimi.
    enrigo

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  12. grazie Galatea, una voce stupenda al servizio di un progetto vocale ancora divertente, a casa nostra un po’ di Biblioteca di Studio Uno passa con una certa frequenza!!!

    buona settimana

    Nico

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