Il sindaco Taragnin e gli appalti che non sono beneficenza

Piove. Viene giù un’acqua, ma un’acqua che sbatte come un mitraglia sui vetri delle finestre del Municipio e il Sempresindaco Taragnin, di solito così sensibile a tutti i rumori di fondo – tanto che i collaboratori han l’ordine di girare le pagine tutte assieme quando sono in riunione – normalmente starebbe già gracchiando che non riesce a pensare con quel casino della Madonna. Perché è cattolico, il Sindaco Taragnin, ma un paio di bestemmie quando Dio non asseconda i suoi desideri ce le ha sempre pronte.

In effetti le bestemmie, e ben più di un paio, le ha già tirate fuori e dette, il Sempresindaco Taragnin. Ma non per il rumore della pioggia sui vetri. Le ha sgranate convinto e stentoreo, con la determinazione furiosa con cui le beghine recitano il rosario, perché da venti minuti sta rileggendo una delibera da portare in Consiglio, e ad ogni riga i Santi, Cristo, l’Onnipotente, le Madonne e l’Empireo tutto ballano il twist, mentre Troni, Cherubini e Dominazioni si domandano cosa sia quello sconquasso che non si sentiva dai tempi in cui Lucifero è stato precipitato giù dal cielo a calci in culo.

«Ma che cazzo hanno scritto, questi coglioni imbecilli! No me poso voltar un momento che i combina casini, ‘sti tochi de mona impestai! Evelino, dove ti xé? Vien qua, impiastro!»

Evocato dall’ombra dove vegeta, il pallido Evelino, da sempre portavoce del Sindaco, factotum ed eterno parafulmine per le sfuriate, si manifesta, titubante e rassegnato come conviene al suo ruolo di Malausseune.

«Ghe xé qualcosa che no va?»

«To amia, zerto che ghe xé qualcosa! Ti la g’ha scrita tì sta merda?»

Evelino evita per un pelo di beccarsi in un occhio il foglio che il Sempresindaco gli sta sbattendo a qualche centimetro dal naso. Per prendere tempo inforca gli occhiali, legge l’intestazione, sospira:

«No, è la delibera per l’urbanizzazione della zona C, se ne è occupato l’assessore Biancon direttamente… ma l’assessore si è attenuto scrupolosamente alle Sue direttive di qualche mese fa, Carlo, ho controllato, Le posso assicurare…»

Il Sempresindaco lo guarda furioso, poi si prende la testa fra le mani e sbotta in un urlo che è quasi un grugnito di disperazione: «Ma se’ insemenii tuti e do? Guarda cosa avete scritto, casso, fra i requisiti per le imprese che possono partecipare alla gara: “titolo preferenziale aver già presentato progetti di riqualificazione urbanistica per aree vicine o limitrofe….sarà inoltre assegnato punteggio aggiuntivo per i progetti che alleghino uno studio di fattibilità che tenga conto dei vincoli architettonici ed urbanistici e degli edifici sottoposti a tutela dei Beni Culturali…” In pratica, con questo bando scritto così, l’unico che può vincere è Anselmo Pedron! E’ lui che da anni ha fatto tutti i restauri a Spinola, e per giunta allega sempre lo studio preventivo firmato dall’architetto dei Crespano, tanto non gli costa nulla! Ma ti rendi conto?»

Evelino si rende conto. Fa la faccia di chi si rende conto, anzi, di chi si è sempre reso perfettamente conto: «Ma l’abbiamo scritto apposta, infatti. Erano queste le Sue direttive di qualche mese fa…Abbiam sempre fatto così, del resto, con gli appalti del Comune, da anni…»

«E appunto, cogioni che no sé altro! Xè passà el tempo, xé cambià tuto! Non vi siete accorti, cassi che g’havé la testa de casso, che i Crespano xè drio andar a remengo e Pedron con loro? Ghe manca altro che resto legato mani e piedi ad una barca che affonda! I favori si fanno a chi può ricambiarli, mica a chi ti inguaia! Sta roba xè da riscriver! Voglio una delibera adatta a far vincere qualcun altro. Togliete via tutto, aria nuova, aria nuova! L’appalto, anzi, meglio che stavolta lo vinca qualcuno di fuori Spinola. Chiama il sindaco Tonello a ****, e fatti dire il nome della impresa che fa tutti i lavori nel suo Comune… »

«La Venetedilpatavium? – chiede basito Evelino, che non crede alle sue orecchie – Ma sono da sempre i rivali dei Crespano e di Pedron! Non sono mai riusciti a smuovere un mattone qui a Spinola! Li abbiamo sempre bloccati su tutto…»

«Ecco, appunto, digli che stavolta vogliamo rimediare al passato, fatti dare da Tonello lo schema della delibera con le caratteristiche che van bene per loro e digli di farli concorrere… così Tonello mi dovrà pure un favore, sono anni che rogna per questo fatto che i suoi qua non riuscivano ad entrare nel giro…Poi vai da Biancon e ti ghe fa’ riscriver tuto ben, stavolta! Che quel insulso se no ti sta atento el xé bon de far casin ancora, el mona, e mi no vojo rogne! »

Evelino si sente girare la testa, guarda il sindaco un po’ stordito, incerto se provare paura per aver assistito all’esautoramento improvviso dei Crespano dal giro degli appalti, o sconfinata ammirazione per Taragnin, capace usmare così in fretta l’aria ed esibirsi in un tale immediato voltafaccia dopo anni di sudditanza senza un fiato.

«Ma… come ghe lo disemo a Pedron e ai Crespano?» riesce solo a biascicare, terrorizzato che il Sempresindaco rigiri quella patata bollente a lui.

«Ghe lo disemo co la boca, toco de mona! No starte a preocupar, ti. Chiamo io Pedron. Gli diciamo che le normative europee non permettono più di usare la nostra delibera tipo standard, che altrimenti rischiamo che venga annullata… insomma, ci inventiamo qualche balla, ché tanto l’Europa in questo caso serve sempre e nessuno capisce mai un casso dei vincoli che mettono, e gli assicuriamo che comunque anche con la delibera scritta in maniera diversa poi io farò tutto il possibile perché vincano lo stesso loro. Poi tanto ci penso io a parlare con il Presidente della Commissione Edilizia per far capire che stavolta non serve che diventi matto per far vincere Pedron come al solito, ma si deve attenere scrupolosamente al regolamento.»

«S’incazzeranno, però, quando capiranno che li abbiamo fregati…»

«Lascia che s’incazzino. Mica colpa mia se stanno andando in malora e non possono più essere utili. Semo miga qua par far beneficiensa, nialtri!»

Evelino annuisce, un po’ perché annuisce sempre, per riflesso pavloviano, ogni volta che il Sempresindaco dice qualcosa, e un po’ perché, sempre per riflesso pavloviano, ogni volta che il Sempresindaco Taragnin dice qualcosa quel qualcosa immediatamente gli appare in tutto il suo logico fulgore, e lui aderisce con gioia spontanea.

Così prende la delibera da riscrivere in mano e si avvia verso l’ufficio dell’assessore Biancon, pronto a spiegargli per filo e per segno come vada riformulata in nome di quel nuovo ordine delle cose che ha appena avuto il privilegio di veder nascere.

Si gira, raggiunge la porta, la varca, e mentre sta per chiuderla alle sue spalle sente la voce, in apparenza contrita, del Sempresindaco, che, al telefono, sta dicendo ad Anselmo Pedron: «Eh, lo so, la xé ‘na granama cossa ti vol che faza… ho le mani legate… lo vedi anche tu! Con la crisi son tutti qua a controllare ogni virgola, e poi le nuove normative europee…»

E’ un racconto di fantasia, non si fa riferimento a personaggi, imprese, assessori o sindaci legali. E poi figuriamoci se in Italia qualcuno scrive i testi delle gare d’appalto per far vincere solo gli amici, dài.

7 pensieri su “Il sindaco Taragnin e gli appalti che non sono beneficenza

  1. ah, i racconti di spinola… sarebbero i miei preferiti, se non ci fossero state* le badilate di cultura…

    *bei tempi andati…!

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  2. Gli abitanti di Spinola si meritano di essere derubati perche`:
    1) il sindaco se lo sono votato loro
    2) non vanno mai in consiglio comunale a vedere come vanno le sedute e non si interessano

    Gigi

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  3. … eppoi, figuriamoci mai se si assegnano appalti in cambio magari d’un paio di appartamenti ai piani alti di una delle tante torri di qualche nota località balneare veneta … è proprio un racconto di fantasia.

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