Whitney Houston, o del carattere che è il destino di ogni essere umano

Ci sono quelle come Whitney Houston, che quando le vedi per la prima volta ti fanno anche un po’ rabbia, perché hanno tutto: sono alte, belle, eleganti e per di più brave perché cantano da Dio. Le guardi con quell’invidia sorda ma nascosta, perché nemmeno nei tuoi sogni ti puoi avvicinare ad essere così, e ti consoli allora a pensare che, nei tuoi sogni, potresti al massimo essere come una Madonna, che non sa cantare, è bruttarella, con il culo grosso, le tette volgari, si veste male, quando si spoglia è un po’ ridicola, ha un cattivo gusto tutto italoamericano per gli eccessi e calcola come un computer se ogni provocazione vale.

Le Whitney si ammirano da distante, come le dee che nascono con le carte vincenti servite, le Madonne si sentono come una di casa, la compagna di banco testarda che a furia di stringere i denti ce la fa ad arrivare al successo anche se non ha nessuna carta in mano.

Poi passa il tempo e le vedi non cadere, ma scivolare poco a poco, le Whitney, perché sono brave ragazze che sono nate con la camicia, ma non sanno portarla, pur se sta loro magnificamente: le Madonne inseguono il successo, nel loro modo un po’ goffo e di cattivo gusto, ma determinato, disposte a tutto pur di acchiapparlo, e quando lo prendono se lo tengono lì, perché han faticato troppo per concedergli di andarsene: continuano a sbattersi, a lavorare come muli, non si rilassano mai, non si lasciano travolgere. E le Whitney no, invece, non lo sanno gestire: quel successo che gli è cascato addosso come un dono, ma che non riescono ad amministrare e a tenere a bada, che forse non hanno cercato, non hanno voluto, e per questo non sanno tenere con sé. E allora tutti i talenti innati non appassiscono, ma si appannano, per quell’incapacità di considerarli come una cosa davvero tua, che ti sei sudata dando capocciate sul muro, parando giù i rospi dei no ricevuti in faccia.

Non cadono le Whitney, ma scivolano poco a poco, nell’oblio di quelle che avrebbero potuto essere grandi e invece non arrivano ad esserlo davvero mai, fra il cordoglio e la costernazione dei fan e degli amici, che si chiedono perché con tutti quei doni naturali, con tutto quel talento, si riducano così male, ottengano così poco, loro, che le carte vincenti in mano le avevano tutte, ed erano in pratica già servite. Ma non avevano la carta principale, l’unica che conti: il carattere per giocare, rischiare, tenere il punto del bluff e vincere la mano.

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24 pensieri su “Whitney Houston, o del carattere che è il destino di ogni essere umano

  1. Ti consiglio un libro di James Hillman, “Il Codice dell’Anima”.
    C’è una bella interpretazione di questa tipologie di vite.
    Potrebbe integrarsi o, magari, smussare un po’ la tua.

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  2. O forse ce l’avevano, la carta, in mano -pure quella- e l’han giocata subito, ché sapevano che la vittoria era sicura; e se ne son beate, brillanti del fulgore che emanavano, come le stelle cadenti, che si consumano in un attimo bruciando di luce vivida mentre noi, qui giù in terra, con il naso in su, ci gioiamo della loro vista ed esprimiamo desideri.
    Grazie Whitney, la tua voce ci ha fatto -e ci farà- sognare.

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  3. Sei un po’ dura, Galatea. Forse a WH mancava quel carattere necessario per affrontare i piccoli problemi della vita, quelli che accumulandosi poi degenerano in tragedia. Tuttavia, aveva il dono di provocare piacevolissime emozioni in chi l’ascoltava.

    Nessuno in fondo è perfetto; nemmeno è noto, fino in fondo, il comportamento necessario, o l’algoritmo soggettivo da perseguire per avvicinarsi al successo, alla felicità, alla ricchezza.
    La bellezza effimera e breve di una orchidea è ineguagliabile con la prepotenza ottusa di un cactus; benchè quest’ultimo possa regalare per brevi periodi un tocco di vivacità floreale, l’intensità della prima è impareggiabile.
    In fin dei conti, il tempo avrà ragione di entrambi, l’oblio solo di uno.

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  4. Ma no, non sono dura, solo realista. Il successo è un lavoro durissimo, e solo chi ha il fisico per reggerlo sul lungo periodo arriva ad averlo davvero e a sopravvivergli. A me la Houston ha sempre fatto tenerezza, perché era bravissima nel fare il suo mestiere: il problema è che per essere felice ed avere una vita tranquilla, probabilmente, avrebbe dovuto farne un altro.

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  5. Il tragico epilogo della vita di questa grande cantante lascia un messaggio per tutti noi, credo.
    Il successo, la fama, l’ambizione, la notorietà, la ricchezza, il talento non sono da condannare… sono doni che la vita ci dà… ad ognuno per il posto che ricopre… ad alcuni a livello mondiale (come nel caso di Whitney).
    La vita però può sembrare vuota comunque.
    Ci si può sentire fragili e soli, anche quando si è in mezzo ad una folla di persone che ti credono forte e ti invidiano, ti sostengono, ti seguono.
    La riflessione profonda che si può trarre credo sia un invito a ricordarsi di ciò che davvero vale e rende la vita di tutti noi unica.
    Solo con ciò che vale, con l’amore, l’amicizia, la famiglia, la passione, la fiducia… solo con tutto ciò che ci scalda il cuore e la mente, la vita prende forma e il nostro cammino luce…. solo con tuttò ciò che davvero vale il successo, la fama, l’ambizione, la notorietà, la ricchezza e il talento saranno vita…

    scusate questo lungo pensiero filosofico….. e complimenti per il blog!

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  6. Veramente i problemi di WH sembrano essere più riconducibili alla sua vita privata ed al suo rapporto con gli uomini, piuttosto che ad una presunta incapacità di gestire un successo che si è protratto praticamente ininterrottamente dal 1985 sino al 2003.
    Ovvero sino all’età di 40anni, quando si presume che il carattere di una persona sia ormai largamente formato e consolidato.
    Nel 2002 il padre e manager le fece causa per 100mln di dollari e l’anno dopo morì.
    Nel 2003 il marito Bobby Brown, con svariati precedenti e problemi di droga, sposato 10anni prima, nonostante il parere contrario di parenti ed amici, fu arrestato con varie accuse, tra cui anche maltrattamenti alla moglie.
    Pare che dovettero fermarlo con una pistola elettrica.
    Lei lo lasciò solo nel 2006: nel frattempo droga ed alcool ne avevano minato fisico e psiche.
    Da quel periodo WH non si è più veramente ripresa, anche se successivamente ha continuato a vendere dischi, anche se con numeri decisamente inferiori rispetto agli anni 1990 e 2000.
    Circa il fatto di essere una di quelle che avrebbero potuto essere grandi e invece non arrivano ad esserlo davvero mai, basta anche solo aprire Wikipedia:

    È una delle donne di maggior successo discografico: è la quarta donna per numero di vendite negli Stati Uniti, con circa 55 milioni di dischi certificati dalla RIAA.
    Detiene anche il primo posto nella classifica degli artisti di colore di maggior successo, insieme a Michael Jackson.
    Nel 2008 il Guinness dei Primati ha dichiarato Whitney l’artista più premiata e popolare al mondo. L’artista ha guadagnato 6 Grammy Awards e detiene il record per numero di American Music Awards, avendone ricevuti 22 in tutto.
    Whitney Houston è stata inserita alla 34ª posizione nella lista dei 100 cantanti più grandi di tutti i tempi della rivista Rolling Stone.

    Informarsi, per capire, delle volte può anche aiutare.
    WH ha fatto il mestiere che sapeva e che doveva fare e lo ha fatto in modo assolutamente straordinario, imho.

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  7. ma magari a lei, di quel successo che tutti agognano, non importava nulla. o magari tutti pensavano che quel successo avrebbe dovuto renderla felice…e vaglielo a spiegare a tutti quanti, che non era così…che quel successo così effimero così “fuori” non la da la felicità o la serenità… come se i irtù di attribuzioni esterne uno debba essere sereno … magari nessuno si accrogeva di lei…del resto oltre al successo… boh… carattere dici? ci imponiamo di essere sempre così forti…

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  8. Anche la Winehouse ha fatto una fine simile, ma lei era solo all’inizio del successo. Forse sarebbero finite così anche senza essere delle star. Basta un/una compagno/a stronzo/a unita a una fragilità più marcata e il gioco è fatto..

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  9. Povera donna!
    La vita del vero artista è veramente impegnativa. Ci vuole una notevole resistenza fisica, mentale ed emotiva. Ma quando si inizia una carriera artistica nessuno sa se ha questa resistenza. A volte capisci di non avere questa resistenza sulla strada del successo, però forse è troppo tardi per tornare indietro. A volte pensi che questa resistenza e saldezza di nervi si sviluppa strada facendo. A volte non lo capisci mai! Quindi la tua vita diventa bellissima! ma tanto breve.

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  10. Il destino è un pretesto per lasciarsi andare. Il carattere si forma con le esperienze e lo stesso il 70% del talento almeno, il resto dipende dalla costituzione fisica per alcuni campi, non è innato nel senso di dono.
    Perché invidiare poi le ragazze alte poi? Mica le ragazze devono mangiare le foglie dagli alberi come le giraffe no? 😀

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  11. Whitney Houston non era tanto bella, magari usciva sempre super-truccata, quello si`.
    Ci deve essere qualche foto in giro di queste attrici senza trucco e si vede che non sono affatto super-belle.
    Pero` sanno far crederlo di esserlo.
    Donne alte ce ne sono tante, per di piu` se hanno i tacchi.
    Che cantano bene e meglio della Houston, tantissime.
    Per essere eleganti basta avere un po` di gusto (o pagare qualcuno che ne ha e ti consigli) e soldi per comprarsi i vestiti.
    Io di W. H. ricordo una canzone che faceva cosi` “and I….. will always love you”.
    Una palla unica, un prodotto commerciale al massimo che e` privo di alcuna qualita` artistica ma orecchiabile anche alla meno furba tra le ragazzine, e proprio per questo la W.H. ha fatto i milioni.
    Di dollari.
    La Barbara Ensoli magari i soldi non li ha fatti, ma vale 10000 Withney Houston.

    E` il solito sistema commerciale, dove si vende il fango con mille lustrini accanto e la gente stupida te lo compra.
    D` altra parte, e` lo stesso motivo per cui ci siamo trovati Berlusconi Presidente del Consiglio (e D`Alema dall` altra parte) per quasi 15 anni.

    Bye, bye, Whitney!

    Gigi

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  12. Aggiungo che, oltre a non stimare in nessuno modo l` opera “artistica” della suddetta, trovo che una persona che guadagna milioni di dollari e potrebbe fare del bene al prossimo e aiutare gli altri, se li usi in droga e ville di lusso sia una persona che si merita quella fine.

    Amen.

    Gigi

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  13. Un post bellissimo, nulla da aggiungere (purtroppo).
    @gigi: l’invidia e l’acidità fanno dire cose… particolari. Per dirne una quanti euri dei tuoi destini ad aiutare il prossimo?

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  14. @lamiacasetta
    Invidioso.. sicuramente si`!
    Ma di quelli che fanno i soldini e restano vivi fino a 90 anni e oltre, mica voglio crepare a 50 anni!
    E sono invidioso dei furbi che i soldi li fanno, mica di quelli che li spendono

    Gigi

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  15. Non vorrei mai che il sig. Gigi, come succede al personaggio di un film interpretato da Jim Carrey, avesse l’opportunità di disporre temporaneamente dei poteri di Dio.

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  16. a me non sembra che Madonna abbia il culo grosso. Anzi. E nemmeno le tette volgari (cosa sono? ti riferisci al corpetto di Gaultier?).

    Per quanto riguarda la Houston, boh, speculare sul suo carattere lascia un po’ il tempo che trova, no?

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  17. Informo la gentile giornalista che esistono spiegazioni chimiche, ambientali, umorali, sociali e familiari che esulano dalle pappette esistenzialiste alla sveva casati modignani. Cerchiamo di non elevare a regola universale ogni singulto premestruale. Te lo dico da femminista.

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  18. Ho capito sei intenzionata a trasformare il dominio gradualmente ne ilnuovomondodipatty. Questione di gusti e in fondo fai bene. Ho visto Arisa. Ora la regressione paga. Prosit

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