Twitter, Facebook e l’odio della lavatrice

Io spesso mi domando se chi dice “Il web la pensa così” oppure “Facebook si indigna” o “Twitter insorge” si renda conto che è come dire “la lavatrice ti odia”.

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9 pensieri su “Twitter, Facebook e l’odio della lavatrice

  1. Per una volta, non sono tanto sicura di essere d’accordo con te Galatea. Se il termine lavatrice indica unicamente un oggetto dotato di peculiari funzioni, web, facebook etc sono formule di sintesi – certo generiche e imprecise – di particolari comunità. Giuridicamente, tanto per dire, la lavatrice è un bene mobile – passibile per dire di essere oggetto di un furto o di un danneggiamento – , laddove web, facebook twitter certo non rientrano in quella categoria, essendo certamente dei beni immateriali – e non possono essere oggetto di furto o di danneggiamento, volendo rimanere all’esempio di matrice penalistica.
    Forse ho scritto una stupidata… lo so…

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  2. @Andreana: Facebook, Twitter e qualsiasi altro social network sono dei siti. A generare i contenuti sono i singoli utenti. I quali possono essere singolarmente pro o contro qualcosa, o organizzarsi in gruppi più o meno numerosi per promuovere o condannare certi comportamenti, ma non rappresentano né “FacebooK” né “Twitter” né “internet” nel loro complesso. Al limite uno mi può dire “Facebook insorge” contro qualcosa se Zukerberg (che è il proprietario) decide che l’azienda Facebook supporta o non supporta una causa. Altrimenti dire Facebook, Twitter o internet fanno qualcosa è appunto come dire “la tv” o “la stampa” o “le bionde”.

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  3. Sono strumenti attraverso cui pezzi disomogenei di opinione pubblica si esprimono. Quindi, effettivamente, sono diversi da una lavatrice.

    E dire “Twitter o Facebook fanno x o y” non è una figura retorica simile a dire “l’opinione pubblica” o “molti utenti di internet, attraverso T o FB” fanno x o y? Odiosa, abusata sui giornali, quello che vuoi, ma ciononostante purtroppo consentita dalle leggi (e chiara).

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  4. @laura: Twitter, Facebook e i blog fanno parte dell’ “opinione pubblica”, sono un suo segmento. Sono un segmento non organizzato, al contrario dei giornali e della tv, che invece comunque rispondono ad un editore di riferimento. Dire “Twitter pensa questo” è un’idiozia, perché bisognerebbe verificare prima se sui milioni di utenti iscritti e che postano veramente la maggioranza pensano quello che si dice. Sennò ha la stessa valenza di quando un giornale titola: “Vigevano si indigna per l’immondizia” solo perché il giornalista ha sentito due persone al bar Tal dei Tali che a voce alta dicevano di essere scocciati dal cassonetto davanti casa.

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