Gli errori e l’affetto

Il vero guaio nella vita non è commettere degli errori, ma affezionarcisi.

Advertisements

11 pensieri su “Gli errori e l’affetto

  1. @Diegob, cosa significa che “noi siamo quegli errori”? con ciò dobbiamo rassegnarci e abbandonare ogni nostro tentativo di vivere utilizzando la ragione per migliorarci? noi siamo anche i nostri errori, sbagliare è una componente “naturale” del nostro essere (fallibile).
    Ma non siamo solo quello.
    Forse è come dici tu, siamo i nostri errori mentre li viviamo (e li poniamo in essere), ma poi siamo sempre noi che riconoscendoli come limiti, come false rappresentazioni, ci adoperiamo per superarli e andare oltre.
    Non c’è nulla di posticcio nel loro riconoscimento e nel volersi allontanare da loro, magari recuperando quanto erroneamente abbandonato o altro.
    Almeno credo.
    L’espressione, riferita a Sant’Agostino, errare humanum est, perseverare autem diabolicum, ha matrice precristiana, caro @Marcoz, sembra infatti riferibile a Cicerone la frase “è cosa naturale (diffusa) l’errare; è proprio dell’ignorante (insipientis) perseverare nell’errore”.
    Appunto, solo colui che è privo delle necessarie conoscenza per vivere, che è inconsapevole rimane fermo nel suo errore.

    Mi piace

  2. ottimo andrena, hai scritto. come tuo consueto, un ragionamento pregiato ed interessante

    ma il percorso del filosofo di ippona (magnifica lettura «le confessioni») è stato però molto lungo, non è stato sbrigativo del rubricare i propri errori, li ha attraversati e anche profondamente studiati, ha guardato l’abisso senza far finta di non vederlo

    quindi, prendere atto di quel che siamo, significa certamente anche comprendere l’irrazionalità che intride il nostro essere, ma anche evitare una goffa, baldanzosa, illusoria presunzione di capire fino in fondo

    si naviga a vista, chi è cieco e lo sa vede meglio di chi si crede sano

    Mi piace

  3. Sì Diego, si naviga a vista e no, non mi illudo. quasi mai.
    Però credo nella ragione.
    E’ sempre un piacere leggerti, qui o altrove.

    Mi piace

  4. Andreana, l’ignoranza (volontaria o involontaria che sia) è una cosa, amare il peccato (o l’understatement “affezionarsi all’errore”) è un’altra. Mi sembra che ci sia un salto qualitativo rilevante, tra le due. O forse – chiedo lumi – Cicerone aveva già in mente questa idea del peccato?

    Mi piace

  5. Scusami Marcoz, non ti seguo: perchè parli di peccato ora? Peccato ed errore sono sinonimi? Per me no, e quindi non c’è nulla di religioso nel dire che ci si lega ai nostri errori. Significa semplicemente sottolineare che così agendo non si vuole prendere coscienza di un proprio comportamento “errante”, di allontanamento dalla giusta strada. Laddove, il concetto di giusto non coincide con volontà di Dio. Almeno per me.
    Ma francamente, riconosco, di essere troppo ignorante per imboccare questa strada.
    Sarà come dici tu, la nostra ospite è approdata su lidi di cattolica tradizione!

    Mi piace

  6. Mi sembrava fosse evidente, dal mio primo commento, che mi riferissi al peccato, di cui “errore” è il termine laico.
    Poi sì, i due termini si possono considerare sinonimi, a prescindere dai dizionari che già sono di questa opinione.

    Contesto l’affermazione che nel post (si parla sempre di quello, vero?) ci sia il mancato riconoscimento dell’errore: la consapevolezza è una premessa implicita, altrimenti non ci sarebbe neppure ragione di dire che “affezionarsi ai propri errori” si tratta di un “guaio”.

    Tuttavia, che si parli di onda lunga religiosa, di per sé non è necessariamente un fatto negativo, perché la religione – che racchiude esperienza umana – veicola schemi culturali che possono essere ragionevolmente sottoscritti anche da un non credente, in alcune occasioni; ed è innegabile, da qualsiasi parte la si voglia guardare, che perseverare nell’errore consapevolmente abbia un che di diabolico (almeno, per quanto concerne la ricaduta sul prossimo, non tanto per ciò che riguarda esclusivamente noi stessi).
    Piuttosto, è stabilire cosa sia in assoluto il peccato, o l’errore, ad essere il problema.

    Mi piace

  7. Io oltre che affezionarmici, ai miei errori faccio le torte di compleanno (e firmo le giustificazioni, lavo i vestiti…). Uh, non era di quegli errori lì che si parlava? 🙂
    PS ” errore, di cui “peccato” è termine religioso…” LMAO!!!

    Mi piace

I commenti sono chiusi.