Il farmacista di Spinola

Il dottor Dolbiati, l’unico farmacista di Spinola, è incazzato nero. Erede di una schiatta di farmacisti unici a Spinola, questa bislacca idea del Governo di far aprire più farmacie la vive come un affronto personale. Da giorni la sua immensa mole, che è inamovibile da dietro al bancone della farmacia, non si muove da lì come al solito, ma in volto porta dipinto un disgusto che non ha uguali.

«Ma che cazzo di bisogno c’è di un’altra farmacia? Basto io, qua. Sono generazioni che la mia famiglia ha la farmacia, perché i dottori passano ma i farmacisti restano! Metti che ne viene uno giovane e nuovo, magari uno di questi pivellini che adesso lavorano per me – aggiunge guardando di sottecchi e con malcelato odio i dipendenti, che per vendere pastiglie sotto di lui van bene, ma le dovessero vendere da soli, chissà che orribili pasticci combinerebbero! – che garanzie possono dare? Il mio mica è solo un mestiere, è una tradizione: di padre in figlio, come una volta! Liberalizzazioni, liberalizzazioni un cazzo! Contro questi qua bisogna sì organizzare una bella occupazione, scendere in piazza…»

Sospira, si terge la fronte, che per lui già fare un discorso così è una fatica improba, data la mole, figurarsi cosa potrebbe voler dire trascinarsi fino in piazza, per bloccare il traffico e fare una indignata manifestazione. Che poi occupare la piazza con chi? A Spinola di farmacista c’è soltanto lui. Sbuffa. Si dà un’occhiata nello specchio di fronte alla cassa, si vede così enorme dentro al camice bianco, e per un attimo la sua grassezza lo consola.

Sì, be’, forse a bloccare una piazza ci potrebbe riuscire anche da solo.

8 pensieri su “Il farmacista di Spinola

  1. Bravissima.

    Il mio babbo è medico, sicchè di farmacisti ne conosco e frequento da che sono bambino.

    Beh, c’è due categorie di farmacisti: i farmacisti e i figli/nipoti/bisnipoti di farmacisti.

    Spiace fare un’affermazione che sicuramente dei casi specifici rendono inopportuna, ma troppo spesso il titolare non è che un inutile profittatore di fatica e professionalità altrui, senza dimenticare poi che di fatto il mestiere di farmacista ormai da generazioni si è ridotto a quello di commerciante.

    Dai tempi degli speziali che, un po’ alchimisti, un po’ scienziati, si davano da fare per preparare unguenti e medicine, sono decisamente passati troppi anni, e sono stati di ozio e inedia.

    Gio

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  2. qualunque animale, afferrata la preda, non la mollerà mai

    la difesa di un privilegio è sempre profonda ed istintiva, ha le sue radici nell’istinto più antico, milioni di anni più antico di ogni ragionevole adeguamento ai tempi

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  3. Per me bene l’apertura di nuove farmacie e gli incentivi per tenerle aperte nei comuni rurali. Ma spero si metta mano presto anche ad altre tre questioni:
    1. Le farmacie dovrebbero vendere farmaci. Capita di andare e NON trovare i farmaci (ma la crema per il viso, le scarpe ortopediche con lustrino e i giocattoli per i bambini ci sono sempre). Sono gentili, te li ordinano per il pomeriggio, ma tu eri scesa di mattina per andare in farmacia, quante volte al giorno puoi interrompere quello che devi fare (tipo il lavoro) per andare in farmacia? Tenere le scorte costa, e se quelle dei farmaci devono competere con quelle di prodotti solari, è facile immaginare cosa vince. Alcune Regioni pagano con enorme ritardo, per cui vendere i prodotti altri serve a sostenere le spese del prestito forzoso allo Stato. Va risolto.
    2) Sprechi enormi si annidano nel modo in cui i farmaci sono acquistati per i grandi compratori (p.es. gli ospedali).
    3) In alcuni paesi, i farmaci per cui ci vuole la ricetta non si vendono in confezioni con un numero fisso di prodotto, ma in base alla tua necessità: il medico ti dice tre al giorno per sette giorni. Sono 21 capsule. Ti chiede in quale farmacia vuoi andare, invia la ricetta alla farmacia e ne riceve immediato riscontro su se e quando troverai il tuo barattolino con il tuo nome, le indicazioni sul farmaco e quando, come e quanto ne devi pigliare (senza allarmanti bugiardini). Con una tecnologia disponibile qui e ora.

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  4. Capita anche che il bieco farmacista non vinca una farmacia a concorso o la erediti dalla famiglia ma se la compri, a prezzo di mercato e senza sconti, accollandosi un mutuo non indifferente. Capiti che assuma personale, quasi sempre donne, che a volte vanno in maternità’, o anche farmacisti extracomunitari che faticano a trovare un posto, capita che il personale ami e rispetti il titolare che garantisce loro tutti i diritti e un luogo di lavoro amichevole. Capita che il titolare paghi tutte le tasse ed emetta tutti gli scontrini.

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  5. A quando i notai?
    E soprattutto, a quando cacciamo a pedate gli americani e le loro basi del [inserire qui una parolaccia a piacere]?
    Quelli che hanno ucciso una ventina di persone tagliando la fune del Cermis e il pilota manco ha fatto un giorno di galera.
    Cosa aspettiamo a mandarli a ..

    Gigi

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