Il blogger come individuo: per una valutazione dei blog come fonti di informazione

Questa mattina, sul Fatto, Dino Amenduni ha scritto un interessante articolo su comunicazione politica e Social Network che consiglio a tutti di leggere, perché parla, una volta tanto, non solo di “politica” ma di come la comunicazione politica negli ultimi tempi in Italia stia cambiando grazie alla rete, e di come possa cambiare ancora di più dei prossimi anni.

Il fattore di svolta, come dice giustamente Dino (che io pure ho conosciuto grazie ad un fortunato giro di link sui Social), sono le centinaia di singoli bloggers che ogni giorno, per pura passione, commentano e rilanciano notizie sulla rete, discutendone più o meno animatamente con il loro piccolo e grande cerchio di lettori. Per Dino alcuni di questi, di “destra” o di “sinistra”, sono diventati una lettura fissa al pari degli editorialisti dei giornali cartacei o on line: rappresentano, dice lui, il filtro e il raccordo fra il mondo e il Palazzo, la politica e quella che Dino chiama la “saggezza della folla”, fatta però da singoli e distinti individui che pensano in proprio, commentano e scrivono sui loro individualissimi blog.

Ecco, se Dino pone l’accento su questa folla di travet dell’internet e della informazione, a me invece piace focalizzare l’attenzione su un tema legato a questa individualizzazione e che viene spesso sottovalutato da chi legge e fruisce delle informazioni e delle interpretazioni che il blogger dà.

Il blogger, infatti, è un singolo che scrive come tale, ed in proprio. Che sia seguito da millemila persone o da due, non fa differenza: è un tizio, che nella vita può fare un lavoro anche diversissimo da quello dei professionisti dell’informazione, non ha mai scritto nella maggioranza dei casi per un “giornale” vecchia maniera e spesso non fa neppure parte di alcuna organizzazione politica o partito. È, in pratica, un “cittadino puro”. Che, in quanto cittadino, ha opinioni politiche, e qualche volta anche precisi politici credo, ma è, a meno che il suo non sia un blog vero e proprio ma un sito portavoce di qualche associazione specifica, completamente slegato e solo. Ciò che pensa o scrive è frutto di una sua personalissima riflessione sugli eventi del giorno, o sulla vita in generale. Ma ne risponde, appunto, a titolo del tutto personale e singolo.

Finora l’informazione e le opinioni con cui abbiamo avuto a che fare (per noi intendo quelli della mia generazione e di tutte quelle precedenti) erano sempre espressione di gruppi di potere più o meno forti: gli opinionisti dei giornali cartacei, per quanto liberi di esprimere le loro opinioni singole, sono sempre stati inseriti in una struttura più vasta, che aveva una precisa linea editoriale o di partito. Persino nei movimenti e nei gruppuscoli alternativi la possibilità per il singolo di pubblicare le sue opinioni era strettamente legata al fatto che esse fossero coerenti con quelle del gruppo.

Ecco, il blogger no. Per quanto egli possa riferirsi e sentirsi parte di una qualche area politica (la Destra, la Sinistra, il Centro), quando parla e scrive da blogger agisce come un singolo, con opinioni quindi proprie che non necessariamente collimano in tutto o in parte persino con quelle mainstream della sua area di riferimento. Ciò può avvenire proprio perché il blog consente la pubblicazione senza alcun filtro: non esistono comitati politici di valutazione, né comitati editoriali, né editori che ci devono investire quattrini: soltanto individui che parlano per se stessi.

Questo particolare, alle volte, è del tutto sottovalutato da chi legge i blog e persino da chi commenta. Spesso le baruffe nei commenti (sul blog o sui social) nascono dal fatto che il blogger X, identificato a torto o a ragione come un esponente di una certa area, si sente riversare addosso accuse del tutto immotivate per opinioni che non ha mai espresso e nemmeno lontanamente condivide. Alcuni, infatti, che leggono i blog non riescono a tutt’oggi a comprendere la differenza fra un blogger ed una fonte di informazione tradizionale, cioè un giornalista o un politico. Se si può dare per scontato che questi condividano in tutto o almeno in gran parte le linee del proprio giornale o del proprio partito (per cui è logico chiedere loro conto di affermazioni fatte da altri loro colleghi da cui non si siano esplicitamente e pubblicamente dissociati), per un blogger questo non ha senso. Si può chiedere conto al singolo blogger solo di ciò che lui ha esplicitamente affermato e scritto: tutto il resto non si può dare per scontato.

In questo senso concordo con Dino che i blog e i social possono contribuire a far avere al lettore una visione più approfondita della società e delle tendenze che si muovono nella stessa. Ma proprio perché sono espressione di singoli individui, “cittadini” appunto, che non sono tenuti da avere neppure una linea coerente nello sviluppo delle loro personalissimi antipatie e simpatie, ma fotografano e parlano, anche e fortunatamente, di una Italia più fluida, trasversale, meno ingessata e spaccata in due schieramenti contrapposti e continuamente armati l’un contro l’altro; un’Italia in cui gli individui sono molto meno monolitici (e spesso dotati anche di maggiore buon senso spicciolo) di come l’informazione tradizionale li racconta o vuole in qualche modo descriverli. Un universo fatto di una miriade di persone in cui ci puoi trovare di tutto, dal moderato al fanatico, al puro e semplice idiota, ma tutti, sia il moderato che il fanatico, sono riportati alla loro dimensione di individuo in relazione con altri individui, non di numero da ascrivere a questo o a quello schieramento come dato statistico o come mero portavoce di un gruppo di potere.

In questo, Dino ha ragione: i blog vanno letti in parallelo con i giornali, se si vuole capire davvero là fuori cosa sta succedendo.

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12 pensieri su “Il blogger come individuo: per una valutazione dei blog come fonti di informazione

  1. Non concordo moltissimo Galatea. Lo spunto è interessante, ma a mio parere non esistono mai solo il bianco e il nero. Voglio dire che i blogger sono sì dei cittadini, ma sono più o meno connessi col mondo e quindi sono più o meno coinvolti in attività di scrittura, di associazionismo sociale, di politica, di volontariato. Cioè i blogger rappresentano tutte le sfumature dal cittadino puro fino al giornalista puro (ad esempio Zatterin che parla di Europa sulla Stampa) o al politico puro (ad esempio Civati). Tutti sono blogger, tutti sono seguiti e tutti rappresentano una chiave di lettura per il lettore che sceglie, anche se non se ne accorge, in base alle opinioni e in base al prestigio del blogger sulla rete. Cioè alla fine le dinamiche sono le stesse perchè il blog diventa una “testata” e viene valutato a seconda di quello che ci si aspetta da quel flusso di informazioni. P.S. Piacere di averti conosciuta nello stesso “fortunato giro di link sui Social”!

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  2. @sinigagi: Sì, ovviamente uno è sempre ciò che è in tutto ciò che fa. Resta però il fatto che, secondo me, ne proprio blog personale, anche quando sia seguito da molti lettori, si è sempre un individuo che parla per se stesso, mentre quando si scrive qualcosa su un giornale cartaceo, su una testata on line, o anche sul sito ufficiale di una associazione o di un partito, lo si fa con altro criterio. Per esempio, Civati è ovvio che, da politico, poi porta nel PD il dibattito che ha preannunciato nei suoi post sul blog, magari; ma quando scrive sul suo blog personale parla come Civati singolo, quando scrive sul sito del partito, anche come singolo, è comunque arrivato là come rappresentante più o meno ufficiale di una corrente di pensiero interna al PD e in qualche modo “autorizzata” o per lo meno riconosciuta dal partito.
    (poi secondo me il problema è anche che vengono chiamati “blog” ormai una serie di cose che non lo sono e si avvicinano di più a vere e proprie testate giornalistiche). Grazie per la lettura, piacere di conoscerti.

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  3. blogger è uno che scrive libero, ed è più assimilabile ad uno scrittore che ad un giornalista; (del resto io leggo galatea come scrittrice)

    in effetti questo fenomeno di scrittura non condizionata così ampio ed «in tempo reale» non è inquadrabile con vecchie categorie

    spesso, chi scrive anche in altri posti, quando si trova nel suo blog ha paura di demolire l’immagine dei propri lettori cartacei o paracartacei

    per esempio giorni fa conversando al telefono con un’amica scrittrice e giornalista, quando le dissi: «scrivila sul blog, questa cosa», ella mi ha risposto: «non posso, io sono conosciuta, non sono come un blogger libero»

    è un accadimento nuovo, non abbiamo ancora neppure un’attrezzatura semantica ad hoc per descriverla

    ma è molto bello, mai abbiamo avuto gratis la possibilità di leggere tanti testi interessanti, magari che esprimono opinioni sbagliate per noi, ma con uno stile ed una freschezza tutta nuova

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  4. Parafrasando quel tale che diceva che in Italia ci sono 60 milioni di commissari tecnici, direi che in Italia ci sono anche 60 milioni di editorialisti 🙂
    Comunque, ottima riflessione Galatea!

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  5. Interessante post!

    Vorrei commentare su questo argomento su cui ho riflettuto a lungo.
    Come e’ stato dimostrato da molti intellettualil, prima fra tutti Chomsky, i mainstream media sono attendibili solo in parte per quanto riguarda l’ informazione che fanno per il fatto che ci sono enormi interessi a presentare i fatti sotto una determinata ottica che alle volte fa a pugni con quella che magari il normale cittadino considererebbe come “equlibrata” se solo potesse avere una maggiore e diretta conoscenza dei fatti.
    Minzolini, Emilio Fede, Paolo Liguori, Bruno Vespa sono esempi di persone accusate di fare giornalismo di parte, ma non e’ che i network americani siano molto meglio.
    Ma per avere una maggiore e diretta conoscenza dei fatti occorre spendere tempo per informarsi, mentre la maggior parte delle persone non ha ne’ il tempo ne’ soprattutto la voglia di controllare se quanto scritto sul giornale e’ stato presentato in maniera equilibrata o meno.
    Per questo, chi controlla l’ informazione ha gioco facile di traviare i fatti nella direzione voluta: questo ha conseguenze pericolosissime in molti sensi, basti pensare che la guerra in Iraq e’ stata probabilmente accettata come inevitabile dagli Americani anche perche’ Murdoch e gli altri padroni dell’ informazione non hanno fatto le pulci sull’ esistenza delle WMD in quantita’ significative – versione ufficiale del governo.
    Il problema dell’ informazione tradizionale su carta stampata e su video e’ comunque il fatto che avviene in una direzione sola.
    L’ informazione diretta via blogger risolve molti di questi problemi, ma ne pone altri:
    1) l’ informazione data dai singoli blogger e’ ancora non proprio direttamente accessibile dal grande pubblico, e molto frammentata
    2) il mondo blogger e’ ancora un mondo largamente testuale, mente sarebbe forse necessario integrarlo con supporti audiovisivi – filmati all’ interno del blog downloabili in streaming
    3) manca la possibilita[ di organizzare i propri blog di riferimento in modo tale da poterli ricercare, ordinare direttamente tramita una piattaforma software facile da usare
    4) spesso, spiace dirlo, anche le persone che tengono un blog aperto a commenti tendono a fare informazione a una direzione sola, se la persona che commenta anche costruttivamente al singolo post del blog tende a criticare le posizioni del gestore del blog viene cacciata o bannata.
    (In questo senso devo dire che questo blog e’ abbastanza liberale, altri blog come quello del suo amico Seminerio lo sono forse di meno. Anche nel blog di Grillo ho sentito che persone hanno vsito i loro post cancellati quando parlavano, ad esempio, delle entrate milionarie del comico genovese)
    5) il laptop non e’ ancora, per molte persone, cosi’ facile da usare come la televisione.
    6) il blogger medio e’ un appassionato e un amateur, non ha quasi mai la capacita’ economica di fare informazione a 360 gradi per entrare anche minimamente in concorrenza con le grosse testate giornalistiche, come il Corriere o Repubblica (fanno eccezione siti come quelli di Grillo o DagoSpia)

    Io personalmente sto lavorando su alcuni progetti per aiutare i blogger a farsi conoscere e per avvicinare il pubblico di internet all’ informazione dei blogger, ma non e’ facile.

    Gigi

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  6. @Gigi
    Sono sostanzialmente d’accordo con quello che dici.
    Aggiungo un punto. ll blogger raramente ha accesso alle notizie di prima mano. E spesso i suoi contenuti si appoggiano a notizie che ha letto nei media mainstream.
    Spesso quindi non crea informazione ma scrive “editoriali”
    Nell’esempio della querra in Iraq, poteva dire che era d’accordo con Bush o che non era d’accordo con Bush ma non poteva dire che quello che diceva Bush era falso. Non all’inizio almeno.

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  7. @Al
    sono d` accordo in parte, credo che alle volte anche il blogger possa ottenere informazioni di “quasi” prima mano, magari andando a leggere un altro blog dall` altra parte del mondo o trovando quello che c` e` scritto nelle agenzie che magari i giornali non riportano.
    Ci vuole un blogger “ben piantato”, ma si puo` fare..
    Comunque anche solo blog “editorialista” puo` essere utile

    Gigi

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  8. E difficile (o forse facile) parlare delle cose contemporanee e dei contemporanei che le eseguono, svolgono, fanno, architettano e compiono. Altrettanto facile è, in una discussione come questa che subito si formino schieramenti fra portatori di opinioni diverse.
    Quello che manca è spesso una proposta di analisi alternativa, che non coinvolga i modelli già esposti da altri.
    Perciò il tutto può risolversi in una sorta di circuito chiuso, un po’ come nelle chiacchiere da Bar Sport.
    La differenza sostanziale è nella qualità degli argomenti e/o nella capacità di trarne qualche forma di apprendimento e/o di ulteriore revisione del proprio pensiero. E questo è sostanzialmente legato alla qualità degli interessi dei frequentatori di blog.
    Il fatto che i Blog siano un fenomeno a diffusione “virale” può essere l’espressione di un’esigenza di rifugio o di estroflessione dell’Io. Inoltre, senza una sufficiente base narcisistica nessuno si metterebbe a scrivere in un blog. Tutto questo ha una ragione (o origine) nella natura stessa dell’uomo come essere senziente e creatura desiderante.
    Non so e vorrei sperare che questa fenomenologia così ben analizzata da Dino Amenduni e ribadita da Galatea, possa in qualche modo uscire dal circolo autoreferenziale che è alla base della struttura stessa.
    Quello che temo è che questa architettura sia fondata sulla sabbia. Una volta che venisse a mancare l’interesse economico dei fornitori di servizi, moltissimi blog se non quasi tutti sparirebbero con i loro contenuti, non più rintracciabili e recuperabili così come è invece attualmente possibile.
    Ed era questa una fra le migliori qualità dei blog. La ricuperabilità delle affermazioni fatte, cosa che, nelle chiacchiere da bar, questo ci viene misericordiosamente risparmiato.
    Altra cosa che non so valutare è la potenzialità “politica” di questa particolare forma di comunicazione e condivisione di idee. Non mi farei troppe illusioni a riguardo, quello che temo è che le attuali forme di democrazia non possano trovare alcun vantaggio nell’esercizio dei blogger.
    Se però per i singoli individui qualche beneficio può emergere, questo si esprimerà attraverso la possibilità consolatoria di esercitare condividendolo, l’elementare diritto di espressione in faccia al mondo.
    Ma è sempre troppo poco.
    Siamo circondati dall’incompetenza e dalla malafede. Il nostro viaggio potrebbe terminare con un nulla di fatto.

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  9. Galatea, ciao.
    Scrivi:
    «Alcuni […] che leggono i blog non riescono […] a comprendere la differenza fra un blogger ed una fonte di informazione tradizionale, cioè un *giornalista* o un politico. Se si può dare per scontato che questi condividano in tutto o almeno in gran parte le linee del proprio giornale o del proprio partito (per cui è logico chiedere loro conto di affermazioni fatte da altri loro colleghi da cui non si siano esplicitamente e pubblicamente dissociati), per un blogger questo non ha senso».

    Ecco. Voglio dirti che non si può affatto dare per scontato che un giornalista condivida in tutto o in gran parte le linee del proprio giornale, a tal punto che è lecito che a qualunque giornalista di una testata si chieda conto di affermazioni fatte da colleghi dai quali essi non si siano pubblicamente dissociati.

    Se io, che lavoro in un giornale, mi dissocio pubblicamente da quello che ha scritto un mio collega che incarna la linea editoriale del mio giornale, Galatea, vengo licenziato per giusta causa.

    Grazie dello spazio
    Ciao a tutti
    Federica

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  10. @federica: Appunto, quindi è lecito dare per scontato che tu difenda la linea editoriale del giornale per cui lavori. Per obbligo contrattuale. Se sei in contrasto profondo con essa, ti licenzi. Se non ti licenzi, sarà anche perché tieni famiglia e non puoi farlo, ma in ogni caso la avvalli tacitamente rimanendo là. Quindi io, come lettore, posso dare per scontato che (anche se magari tu a livello personale puoi anche avere altre idee) a livello pubblico devi difendere la linea editoriale del giornale, quindi ha senso se io ti dico: “Be’, tu scrivi per il giornale X che dice questo, quindi rispondimi su questo”. Mentre non ha senso che lo si faccia con un blogger, che segue solo la linea editoriale sua.

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