Colbert, il latino e le mucche padane

Fagocitata dal divano, le cose ti passano davanti così, quasi senza che te ne accorga. Capita allora che ti si pari davanti Mario Monti, intervistato dall’Annunziata, che parla di Economia, di Europa, di recessione e di politica. Lo stai ad ascoltare, perché Monti è una di quelle persone che stai ad ascoltare per principio, solo per come parla e come si pone, e non te ne frega nulla per chi vota, ha votato o voterà: t’è sempre parso uno di quelli seri e preparati, che si stimano e basta.

Parla, Monti, come fa sempre, pacato e tranquillo, ma anche fermo; e ti piace ancor di più perché, del tutto inaspettatamente, quando l’Annunziata gli fa una domanda su Strauss Khann per spingerlo ad un giudizio negativo sull’uomo, lui, cortese ma inamovibile, non sputa sul caduto in disgrazia, ma anzi ne elogia l’operato tecnico, pur lasciando intendere che sul resto di voci ne giravano da parecchio, ma finché restano voci e non collidono con il lavoro, i gentiluomini fan finta di non sentire, e via così.

Parla, e sull’economia fa presente, sempre fermo e sempre pacato, che l’Italia ha questa tendenza strana, che a parole chiede il liberismo e i mercati senza freni, e poi appena qualcuno dall’estero il liberismo lo applica duro e inizia a far man bassa di aziende a suon di scalate, ecco che invoca le dogane, i dazi, le protezioni dello Stato. Perché, dice Monti, è come se volesse il mercato aperto ma con uno spruzzo qua e là di Colbert, con il problema che però di Colbert veri dalle nostre parti non ce ne sono mai stati, solo mezzi gaglioffi che cercano di salvare con manovrette appiccicate capre e cavoli, e soprattutto voti.

Monti non dice proprio così, “mezzi gaglioffi”, non fa parte del suo lessico, è ovvio: è troppo diplomatico, troppo scafato e anche e troppo signore per farlo. Dice Colbert, Colbert, e  sorride, come se quel nome bastasse a dire tutto, e la Annunziata annuisce, per chiarire che ha capito anche lei l’allusione, e  quindi ha colto il sottinteso pure il pubblico che li sta seguendo, perché siamo su Raitre, ed il pubblico a quell’ora è gente che ha studiato, quindi sa benissimo come interpretare la cosa quando gli citano d’improvviso Colbert.

Io che sono sprofondata sul divano e quando non sono là insegno a scuola – dove le ore di storia sono risicate al minimo e se riesci a spiegargli a grandi linee il Re Sole è già tanto, e dei suoi Ministri manco i nomi, perché almeno una volta gli facevi leggere I Tre Moschettieri e imparavano Mazzarino e Richelieu, mentre adesso neanche quello hai più tempo di fargli fare e loro al massimo sanno il nome del Ministro della Magia di Harry Potter – mi domando quanti, che non abbiano alle spalle seri studi o uno spiccato interesse personale, sappiano ancora cogliere quell’allusione, invece. Lasciamo perdere tutti i miei alunni che non andranno mai in un liceo, ma anche gli altri: schiere di dottori, farmacisti, scienziati bravissimi nel loro settore e con tanto di laurea, che però, lo so per esperienza personale, a sentir nominare “Colbert” si chiederanno chi cazz’é: Colbert, Colbert, questo sconosciuto.

E’ che il mondo di Monti, in cui Monti si è formato, è lontano millemila anni luce da quello che adesso è là fuori: era un mondo fatto di buone scuole d’élite (persino quando erano pubbliche e persino quando erano elementari, dato che fin dalle elementari chi non era considerato all’altezza era bocciato), di padri e madri che leggevano e ti costringevano a leggere fin da piccolo i grandi romanzi classici, ti facevano ascoltare le romanze d’opera e le canzoni francesi; di licei dove t’ammazzavano di versioni greche e latine e in cui imparavi a memoria frasi (Tene rem, verba sequentur, arcana imperii, et similia) che forse non servivano un caspita, ma diventavano parole d’ordine da usare in futuro per riconoscere i tuoi pari, e farti capire da loro con un solo accenno.

Un mondo chiuso e classista, per molti versi, la cui degenerazione era giustamente odiata e denunciata da don Milani, poiché si reggeva sull’esclusione di quelli che non avevano alle spalle, per sfortuna o impossibilità economica, la stessa cultura; ma in cui comunque vigeva un certo rispetto per chi, qualunque fosse la sua origine sociale, quella cultura era riuscito ad acquisirla, perché credeva fermamente che la classe dirigente dovesse essere selezionata all’origine, e a furia di bastonate, dato che solo i più forti alle bastonate sopravvivono o imparano le tecniche per schivarle, e l’ascensore sociale non è un ascensore, è una scala ripida che deve essere percorsa a piedi, col fiatone e la salda determinazione ad arrivare in cima.

Raccontava tutto questo il “Colbert” di Monti, e probabilmente lo stesso Monti e l’Annunziata che lo intervistava neppure se ne rendevano conto, perché nessuno di noi è conscio dei pregiudizi in mezzo ai quali si è creciuti, e ciascuno è invece convinto che quei pregiudizi, quei vezzi e quelle abitudini siano l’unica forma possibile di normalità.

Poi, finita l’intervista, ho voltato, e mi si è parato davanti l’onorevole leghista Salvini, da Pontida. Il quale, dopo aver tessuto gli elogi delle mucche padane contro l’Europa che vuol dar multe agli allevatori per le quote latte non rispettate, a Mentana che gli chiedeva se il trasferimento dei Ministeri a Milano fosse un possibile casus belli per far scoppiare la maggioranza, rispondeva, serafico: «Non mi interessa mica se sian belli o brutti!», cannando  in diretta, fra l’ilarità a stento trattenuta degli ospiti in studio, la comprensione del motto latino; e meno male che nessuno aveva accennato a Colbert, o l’avrebbe scambiato per un formaggio francese.

E forse sì, Savini è il nuovo, in perfetta sintonia con il mondo di oggi e la società: un nuovo grezzo, forse non privo di alcune qualità, ma che spregia come inutili tutti gli orpelli della civiltà passata, le buone maniere, le citazioni, il latino, la cultura in toto (anche se poi Bossi nel suo discorso biascica fantasiose ricostruzioni storiche), perché è convito che sia tutta roba che non serve, vecchiume senza senso, roba da intellettuali fighetti, mica da quelli che fanno le cose e quando c’è da risolvere un problema un calcio in culo e vai.

E magari hanno ragione loro, perché io faccio parte del mondo vecchio, borghese, educato, che ha studiato, letto e prova fastidio per chi non sa declinare una citazione latina giusta o almeno riconoscerla quando gliela dicono. Però io, in questo gran caos economico e politico in cui siamo, tendenzialmente continuo a giudicare più affidabile come punto di riferimento chi sa chi era Colbert, e non vuole che lo Stato paghi multe per le vacche di qualche furbetto fuorilegge.

Le pur rispettabilissime mucche padane mi perdonino.

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71 pensieri su “Colbert, il latino e le mucche padane

  1. “Però io, in questo gran caos economico e politico in cui siamo, tendenzialmente continuo a giudicare più affidabile come punto di riferimento chi sa chi era Colbert”
    dipende……….

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  2. Caro Avvocato Laser,
    Ma perche’ t’incazzi e minacci di chiamare la Polizia Postale?

    La Polizia Postale ti fara’ una bella pernacchia perche’ quello che scrivo io non e’ per nulla offensivo, minaccioso, calunnioso eccetera eccetera eccetera.

    Nei confronti di Berlusconi voi scrivete di molto peggio.

    Capisco che la “tua” Marta Resto del Mondo sia amica tua, ma se va in giro a raccontare che in UK tutto e’ bello, civile, democratico e progressista, mentre a Milano fate cagare e siete tutti fascisti (almeno fino all’altro giorno quando vi siete messi nelle mani di Pisapia-Lotta-Continua) e che Lei non tornera’ piu’ in Italia perche’ l’Italia e’ un paese corrotto, arretrato e mafioso, ci deve pure essere qualcuno che la riporta alla realta’ e le fa toccare con mano tutta la merda inglese.

    O no ?!?!

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  3. l’elogio della competenza mi sento di sottoscriverlo convintamente. ahimè, sulle quote latte, un esponente del “vecchio mondo classico” potrebbe saperne meno di un politicante locale leghista con la terza media. (e non perchè condivida le posizioni della lega sulle quote latte, che sono evidentemente su base elettorale locale, tanto più che la lega di casa mia, per esempio, non le condivide)

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  4. Su Bossi: a parte che bofonchiava e vabbe’…
    Maroni che si defila conscio della “pacchianita’” pontidiana, Calderoli che non vede l’ ora di diventare il “capetto” di un ministero(???) a Monza, Porchezio che blatera dietro le quinte senza apparire, Castelli sempre piu’ acido e ripetitivo.
    In due parole:UNA FARSA!!!
    La cosa certa e che SOPPORTANO per pietà Bossi ,ma che oramai lui è solo una controfigura.
    Una lega sbandata e dove ognuno sta pensando come sistemarsi meglio.
    Da soli non vanno da nessuna parte.

    Poi va aggiunto che non solo per gli analfabeti legaioli, ma in genere per l´italiano medio rimbecillito da venticinque anni di tv berlusconiana, Colbert potrebbe al massimo essere il nuovo portiere del Paris Saint Germain..

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  5. Altro che standing ovation , ti abbraccerei! E ho anche apprezzato quando dici “le vacche di qualche furbetto fuorilegge” invece di dire “quei bastardi truffatori e quei maiali che li difendono”.

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  6. assolutamente vero che una buona borghesia colta è indispensabile perchè un paese possa non cadere nel baratro; del resto gramsci quando pensava ad una nuova egemonìa culturale non intendeva affatto buttare nella pattumiera ciò che di valido portava l’eredità culturale della borghesia; in generale, da molto tempo, provo molta diffidenza verso coloro che affermano di parlare «come il popolo», perchè so bene che già i totalitarismi del 900 si sono instaurati con un richiamo ai «valori del popolo» in contrapposizione alla cultura delle classi alte; purtroppo oggi abbiamo persone ricchissime ed anche molto ignoranti, per cui ovviamente i cosiddetti «signori» di una volta siamo costretti a rimpiangerli; ma in generale io non credo che una società possa funzionare senza una degna classe dirigente, che si formi appunto, sul modello antico della paideia greca; non è possibile avere quantità e qualità nell’umana schiatta e l’orrore che possono essere le masse è stato ben focalizzato da elisa canetti;
    detto questo: chi è il politico italiano che per monti ricorda colbert? forse il commercialista di sondrio?

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  7. d’accordo su tutto, Galatea, ma con un dubbio: posto che è meglio sapere chi era Colbert, non foss’altro perchè depone a favore della qualità “borghese” dell’insegnamento ricevuto, mica son tanto sicuro che basti a risolvere i nostri problemucci. Certo, sempre meglio di Salvini sarà, ma non vorrei che l’ammirazione per il “salotto” televisivo della contessa Annunziata e dei suoi forbiti ospiti ci facesse perder di vista la materialità del cetriolo killer che ci sta arrivando alle spalle. Ed io che come te guardavo il programma in stand by post pranzo domenicale ho avuto qualche difficoltà digestiva, perchè se Monti l’ha detto non ho capito se è d’accordo con Tremonti o con Confindustria o con chi…(escludendo gli indignados di tutta Europa, anche se sanno chi era Colbert). Ma una cosa l’ho capita: se casca il nano, Monti avrà un ruolo. Se l’intervista doveva lanciare l’uomo sono perplesso.

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  8. Galatea, il tuo post ha irritato parecchio alcuni filoleghisti di nostra conoscenza. Lo sapevi che esiste la categoria dei filoleghisti latinisti difensori di Salvini e compagnia cantante?
    🙂

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  9. P.S.
    A chi nega in modo patetico che le multe per le quote latte non sono state pagate dallo Stato, dico solo questo: o è sciocco oppure in malafede. Sono state pagate grazie al decreto milleproroghe 2011 grazie ai fondi di assistenza dei malati di cancro.

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  10. Il mio prof. di filosofia al liceo ripeteva, esponendosi al nostro sarcasmo, che l’uomo tanto può quanto sa; da qualche parte ho letto che esiste un solo problema, l’ignoranza, ed una sola soluzione, la conoscenza.
    Credo che la tua fiducia in Monti sia una conseguenza di pensieri non distanti da questi. Pensare che l’ignoranza ci salverà mi pare davvero una cosa difficile da credere.

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  11. Colbert? Colbert?
    Diamine! È quello che s’è inventato la “Sogliola alla Colbert”. Abbastanza complicata da fare, fra l’altro: strappare la pelle nera al pescetto non è cosa ne semplice ne umanitaria.
    Che poi Colbert, lontano dai pasti, abbia anche fatto il ministro dell’economia è cosa ininfluente.
    Pensando però, fra quattro secoli, chissà a quale ricetta sarà abbinato il nome del nostro stimatissimo ministro Tremonti. Qualcosa da mangiare assieme alla polenta taragna, immagino. Mentre il nostro, odierno, wannabe re sole sarà di sicuro abbinato ad una funzione corporale differente.
    Anche prima di quattro secoli.

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  12. Considerato che il Prof. Monti è stato per cinque anni rettore alla Bocconi, e da 17 ne è Presidente, sarebbe una bestemmia dire che è anche un po’ colpa sua, se un buon numero di laureati in economia non conosce Colbert?

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  13. Delle quote latte.
    Quando ci cala sui problemi concreti, lì viene fuori in tutta la sua portata la patetica comicità della retorica unitaria, oggi abbracciata da forze che fino a poco tempo or sono erano così refrattarie a simili atteggiamenti che il loro improvviso mutamento non può che destare sospetti.
    “Perché non siam popolo, perché siam divisi” non va riferito a una divisione territoriale, bensì a una vera e propria spaccatura interiore che pervade gli abitanti di questa terra da più d’un millennio e mezzo, all’incirca dalla caduta dell’Impero Romano, che porta il vicino a odiare il vicino, il fratello a uccidere il fratello.
    Provate a ragionare. Vi sembra che un disastro, come quello delle quote latte, sia frutto della mente dei singoli allevatori? Come può una situazione così generalizzata essere imputabile alla mera sommatoria delle iniziative di più singoli? E’ evidente che si tratta di qualcosa che ha avuto origine ed impulso dai vertici, da chi tiene le fila. Le varie agenzie regionali per i pagamenti in agricoltura, l’AIMA, le associazioni di categoria: le responsabilità per questo “affaire” devono ricercarsi in queste sedi, dove qualcuno avrà senz’altro detto ai contadini: “Fate, fate, non vi succederà nulla.”
    Oggi, chi è stato coinvolto, consapevole o meno, in tale truffa, è chiamato a risarcire somme che nella maggioranza dei casi non può permettersi e sanzioni talmente elevate da costringerlo di sicuro a chiudere i battenti, a “fallire”. Si tratta di migliaia di famiglie, di migliaia di posti di lavoro diretti e indotti.
    Se fossimo in Francia, in Germania o anche in Spagna, ci sarebbe stato un fronte comune spontaneo, un sollevamento collettivo di tutta la nazione per la difesa degli interessi del settore. Da noi no.
    “Porci, maiali, schifosi; che paghino!” Sono parole espresse in alcuni commenti di questo stesso blog. Proprio non comprendo che differenza vi sia tra questo linguaggio e quello del povero buzzurro vestito di verde con le corna sulla testa. Ma, probabilmente, non sono sufficiente colto per cogliere il collegamento con i classici, insito in simili espressioni.
    E’ l’eco antica dei Guelfi contro i Ghibellini, di Pisa contro Genova, dei Colonna contro gli Orsini; è quella stessa nostra gente che, pur di veder morire il proprio straodiato vicino di casa, sarebbe disposta a far tornare i Lanzi col loro carico di peste.
    A parlare è probabilmente il sangue dei milioni di schiavi e di servi che raccolsero l’eredità dei loro fieri padroni romani; saranno stati quei geni a plasmarci con caratteristiche così meschine.
    L’astio profondo nei riguardi degli allevatori coinvolti nella vicenda delle quote latte, deriva probabilmente dal fatto che questi si sono appoggiati alla Lega Nord è ciò conta molto più delle conseguenze che possono derivare a un intero settore dell’economia italiana, a causa dell’effettiva applicazione delle sanzioni sproporzionate che li colpiranno.
    Se si sono rivolti al partito di Bossi, è perché l’altra Italia aveva girato loro le spalle.
    Lo ribadisco: di fronte a questi atteggiamenti anti-nazionali di sostanza, non posso che ridere alla grande quando qualcuno vorrebbe convincermi che siamo un vero popolo, un’unica nazione, raccontandomi qualche favoletta educativa su Garibaldi o costringendomi a stare sull’attenti davanti a una sfilata di bamboccioni in divisa.
    I fatti, cari amici, contano ben più delle parole.

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  14. @lector: Scusa, lector, ma non sono d’accordo con quanto tu dici. Gli allevatori in questione sapevano benissimo, e da anni, di violare le direttive comunitarie, ed erano informati fin dall’inizio che il violarle avrebbe comportato il pagamento di una multa (o meglio di una sovratassa disincentivante per ogni chilo in più di latte da loro prodotto al di fuori della quota assegnata. Qui lo schema riassuntivo della questione: http://www3.lastampa.it/domande-risposte/articolo/lstp/270142/ ). Invece di protestare e far scoppiare il problema in maniera deflagrante fin dall’inizio- se ritenevano questo sistema assurdo – hanno preferito per anni produrre di più, perché tanto lo Stato si faceva carico delle sanzioni, e perché questo sistema garantiva in cambio loro un prezzo del latte stabile e meno soggetto alle variazioni del mercato lasciato libero. Quando lo Stato non ha potuto – o meglio ha minacciato – di non coprire più con fondi suoi quanto dovuto, allora hanno iniziato la lotta, appoggiandosi alla Lega e tirando fuori che loro sono piccole aziende, che ci sono a rischio posti di lavoro e così via. Dal punto di vista giuridico, però, non sono in una situazione diversa da chi, ben sapendo per esempio che non poteva costruire una casa sul terreno X perché non era edificabile, l’ha costruita lo stesso, e ora piange perché gli hanno notificato che sarà abbattuta. Non sono un’altra Italia, sono assolutamente italianissimi come mentalità: vogliono fare come cazzo pare a loro fregandosene di regolamenti e leggi, e pretendono che poi, quando però vengono scoperti e devono pagare il fio delle decisioni che han preso consapevolmente di violare i regolamenti, il conto venga pagato da altri. Per me la questione delle quote latte andrebbe ridiscussa in toto, e si potrebbe anche lasciare libero ognuno di produrre quanto vuole, ed il mercato faccia poi giustizia da solo. Ma questi allevatori qua che campano su una mentalità fondamentalmente assistenzialista non credo che camperebbero a lungo sul mercato “libero”, perché non sono evidentemente in grado di conteggiare il rapporto costi/benefici e quando vanno in perdita pretendono che qualcun altro paghi il loro deficit.

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  15. Scusami Gala, ma lo sai benissimo quale sia il livello culturale di questa gente. Come puoi credere che siano stati effettivamente consapevoli di ciò che sarebbe loro successo? Qualcuno ha fatto credere loro che se la sarebbero comunque cavata. Io non dico che non debbano pagare il fio del loro misfatto, ma non che perciò vengano rovinati e siano costretti a chiudere – come infine accadrà – con tutte le conseguenze del caso sull’economia nazionale. Perché l’economia nazionale siamo noi tutti e quelle migliaia di persone per strada non sono diverse dalle migliaia di lavoratori della Fiat o della Elettrolux che perderanno il proprio posto di lavoro. Ribadisco: se fosse accaduto in Germania, Francia o Spagna, la popolazione avrebbe fatto muro comune in difesa degli interessi di quel settore economico. Lo hanno dimostrato in mille occasioni che, quando sono in gioco i loro interessi nazionali, dell’Europa se ne sbattono altamente.

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  16. @lector: Ah, sono ignoranti. No, scusami tanto, ma questa scusa è ancora peggiore. Questi sono imprenditori agricoli: formarsi ed informarsi sulle normative che regolano il loro settore è un loro preciso dovere, se vogliono stare sul mercato, non pensare che l’ignoranza sia una virtù perché tanto fasso quelo che vojo mi a casa mia. Possono non leggere nessun libro, essere ignoranti come una biella, ma DEVONO, per essere imprenditori seri, sapere a menadito i regolamenti e le nozioni fondamentali per gestire una impresa, prima fra tutte il fatto che se anche uno ti dice: “fregatene della regolamentazione, tanto poi ci metto una pezza io” non gli va data fiducia, perché sul lungo periodo non è possibile che mantenga la sua promessa (soprattutto quando si tratta di procedure a livello europeo).
    Questi qua sono alfieri del liberismo spinto: quando si tratta di fare tagli ad altri settori, licenziare operai, chiudere imprese, sono lì che applaudono perché si fanno fuori i “mangiapane a tradimento”. Bene, stavolta tocca a loro: per anni hanno beneficiato di una normativa che consentiva di avere un prezzo per il loro latte superiore a quello del mercato: se non l’avessero avuta, avrebbero chiuso le aziende anni fa. Non la vogliono più? Che paghino le multe, vadano sul mercato e sopravvivano con i prezzi che van su e giù, e vediamo se non falliscono. La vogliono ancora? Che paghino le multe e tacciano. Va in crisi un intero settore? E’ la legge del mercato che dice che quel settore in questo paese non può più funzionare così perché non è economicamente competitivo. Per il liberismo non possono essere tutelati gli interessi nazionali a scapito del mercato.
    E quanto alle migliaia di persone che perdono il posto di lavoro, è vero, e non solo nel loro settore. Aboliamo gli aiuti in qualsiasi forma, e vediamo chi resta sul mercato. E’ il liberismo che osannano questo, no? Deve valere per tutti. Così magari qualche liberista della domenica, quando si troverà sul lastrico con una azienda fallita, finalmente capirà che quelli che dicevano che il mercato non va lasciato a se stesso ma regolato per evitare eccessi non erano dei pericolosi comunisti, era gente che stava cercando di salvargli il culo. E capiranno, per dirla con un vecchio proverbio veneto, che i se g’ha levà la sen co l’acqua salada.

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  17. la gaffe del leghista è una delle tante. nulla di nuovo sul fronte occidentale. del resto per i suoi elettori basta averlo duro, quindi perchè stupirsi. ogni altra parola sarebbe tempo perso.
    per quanto riguarda Monti, non è solo un osservatore del sistema economico. lui ne fa parte da decenni. se il sistema è colpevole, lo è anche lui. come tanti economisti non fu in grado di anticipare nulla che potesse essere realmente utile. nessun crack, da quello argentino, alla parmalat di casa nostra. quello dovrebbe essere il ruolo di un economista. ma guarda caso lui è proprio uno di quelli culo e camicia con le banche. goldman sachs, per citarne una famosa per tanti “giochini” piuttosto sospetti.
    non basterà certo una citazione forbita, per scaricarsi dalle responsabilità. o no?
    e poi, difendere l’ onore di quel criminale di strauss kann? perchè? erano amiconi di merende?
    l’ operato tecnico cosa diavolo importa. sarebbe come dire “era un ottimo preside, i bilanci scolastici erano il suo pane, peccato stuprasse tutte le segretarie cha gli capitavano sotto mano, ma che ci volete fare, era un gran lavoratore”. anch’ io l’ ho vista tutta l’ intervista, e la rabbia saliva di minuto in minuto. quando poi si è messo a parlare di ridistribuire la ricchezza,lui… proprio lui, adesso fa pure finta d’ esser comunista, il servo delle banche. avevo voglia di tirargli una testata in faccia. come ad un chicco testa qualsiasi. il rispetto proprio no.

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  18. Jazztrain, il voyeurismo dei miei clown preferiti è talmente inciprignito da far vedere loro “rem tenet” – anziché “tene rem” – nel post qui sopra: potenza della malafede o inveramento delle idee di Mantegazza?

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  19. @papibuldozer: Monti mi è sempre sembrata una persona seria e preparata: non sono sempre d’accordo con quello che dice, ma lo rispetto perché ne rispetto la competenza. Addebitare ad uno solo le colpe dell’intero sistema economico è come dire che se l’Italia fa schifo oggi è solo colpa di Berlusconi: un modo per autoassolversi. E dire che una persona non vale nulla solo perché alle volte non siamo poi d’accordo con le decisioni che prende o che non prende è un modo per buttare via il bambino con l’acqua sporca. Monti è una bella testa pensante, il che non implica che sia geniale o perfetto, ma avercene. La differenza fra lui e un Chicco testa è abissale: è come dire che una torta di alta pasticceria ed una merendina kinder sono la stessa cosa perché sono tutte e due tipi di dolci, o che, siccome son fisici tutte e due, sono uguali Fermi e Zichichi.
    Quanto alla “difesa” di Strauss Kahnn, non è stata una “difesa”. Mentre la Annunziata premeva per fargli dire che si trattava di un individuo spregevole, lui si è limitato a dire che come banchiere era competente, e poi sulla sua vita privata giravano delle voci strane, ma finché non c’erano prove di reati erano pettegolezzi su cui si poteva sorridere in privato e basta. Che è quanto una persona civile dice in queste circostanze, perché se anche da anni gira voce che il “bravo preside” salti addosso alla segretaria, finché non c’è una segretaria che denuncia il bravo preside per stupro si tratta di pettegolezzi, appunto, o magari la segretaria è consenziente.
    Trovo molto più imbarazzanti quelli che vanno a cena con X fino alla sera prima, magari partecipano anche ai dopocena movimentati tipo bunga bunga e poi, non appena X finisce nel ciclone, lo scaricano dipingendolo come un individuo orribile con cui non hanno mai avuto rapporti.
    Quanto all’idea di “redistribuzione di ricchezza”, non è, di per sè, un concetto comunista, anzi. Ogni sistema economico capitalistico avanzato ha bisogno fisiologicamente di meccanismi che consentano periodicamente la redistribuzione della ricchezza: se questa resta in mano sempre a pochi e sempre agli stessi il sistema è morto o in piena stagnazione. Quindi Monti non fa il “comunista”. Fa il suo lavoro di economista.

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  20. Gala. Mi spiace, sull’argomento proprio non ci capiamo. Abbandona il livore e, forse, potremmo sintonizzarci sulla stessa frequenza. Quando vedi un ragazzo a duecento all’ora schiantarsi sul muro, è chiaro che la prima cosa che ti viene in mente sia: “ben ti sta, brutto delinquente, chissà quanta gente innocente avresti potuto danneggiare con il tuo comportamento”. Anche lui avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e rispettare le regole, leggersi il codice, imparare la segnaletica; dunque, è pienamente responsabile di quel che gli è accaduto. Poi, però, dovrebbe intervenire la ragione a farti pensare alla sua famiglia, a suo padre e sua madre, alla sua ragazza, a tutte le persone incolpevoli che vengono punite loro malgrado per colpa della sua imprudenza.
    Allora, in cuor tuo, dovresti sperare che se la cavi e abbia imparato la lezione.
    L’economia è solo un mezzo, non un fine.

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  21. @lector: No, mi dispiace, non è livore. E’ che ad un certo punto bisogna cominciare ad insegnare alla gente a prendersi le proprie responsabilità. Se uno si schianta contro un muro imbriaco marcio e dopo anni che gli hai detto di non correre, peggio per lui. La madre, il padre, i figli soffrono? MI spiace per loro. L’economia è solo un mezzo, ma ha delle regole. Se non ti vuoi adeguare, soprattutto quando quelle regole sei tu il primo che vuole imporle agli altri e voti gente che le impone, ti arrangi. Mi dispiace per te, per la tua famiglia, per l’azienda che andrà in fallimento, per il settore. Ma è una responsabilità tua, e visto che tu per primo sei uno dei paladini di questo sistema ti becchi anche le conseguenze negative, sulla tua pelle e senza frignare. Altrimenti prima vai a Canossa, ammetti che hai sostenuto per anni cazzate, chiedi scusa e poi semmai cerco un modo per tirarti fuori dai casini. Sempre che si possa. E comunque non a spese mie.

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  22. PS: come dissero i contadini di Stra dei patrizi Pisani che non riuscirono a terminare la loro celebre villa, quelli hanno voluto fare la “caca più granda del buso”…

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  23. L’economia ha le regole che le diamo noi. Stalin ha ucciso trenta milioni di sovietici, per l’utopia di realizzare i propri programmi economici pluriennali. Il Fondo Monetario Internazionale ha affamato milioni di sudamericani, favorendo dittature e genocidi, nella convinzione che le sue “regole” avrebbero infine portato benessere e sviluppo. L’economia ha le stesse dinamiche complesse dei fenomeni meteorologici: previsioni oltre i tre giorni non sono attendibili. Così come per la classica farfalla, anche un arresto apparentemente ininfluente effettuato oggi dall’Interpol a Macao, tra quindici giorni potrebbe far crollare il NASDAQ di New York. Ciò che dicono gli economisti, ha più o meno lo stesso grado d’attendibilità delle previsioni del Mago Otelma.
    Quel che conta è il sangue e la carne degli uomini, il loro dolore, la loro sofferenza. Non le ciance degli economisti.

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  24. @ Thorgen

    Lasciali perdere, sono in totale stato confusionale, lasciali vaneggiare, tanto loro se la cantano e loro se la suonano. Poveracci, che pena mi fanno.

    P.S. E’ vero che ti temono come la peste?

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  25. @ Galatea… che monti non sia il solo colpevole è ovvio, ma bazzica in quella melma da fin troppo tempo e con incarichi di prestigio per deresponsabilizzarlo totalmente o anche solo ammirarlo, per quanto mi riguarda.
    io tutta questa differenza da chicco testa non la vedo, ma sarà probabilmente un mio problema.
    per come l’ ho interpretata io, è stata una difesa quella a strauss kann. la denuncia c’è, eccome, e non sono solo pettegolezzi. che la cameriera di strauss kann si possa essere inventata tutto è possibile, il processso chiarirà la cosa. ma, se io fossi il maitre d’ un albergo di lusso d’ ora in poi a strauss kann manderei solo camerieri maschi…così per sicurezza.
    riguardo agli ipocriti sono d’ accordo.
    riguardo a monti “comunista”, era una provocazione. scusami, ma certi concetti detti da lui… suonano stonati. non credo che personaggi come monti abbiano mai seriamente lavorato alla ridistribuzione della ricchezza. solo a parole forse. del resto ha citato Colbert, mica Nash o Keynes.
    per concludere un libro su tutti: “Antimanuale di Economia” di Bernard Maris. vi assicuro che riassume molto bene il mestiere dell’ economista contemporaneo. e se l’ ho letto io che di professione dipingo e “installo”…
    http://www.efira.it/scaffale/maris_antimanuale.htm

    Galatea, su certi personaggi passati e presenti la pensiamo diversamente. ma credo sia giusto così.

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  26. Certo vedere un latinista che da decenni insegna lettere classiche in un prestigioso liceo, scrivere rem tenet, verba sequentur (sic!) rispetto al tene rem, verba sequentur, confondendo malamente l’imperativo con l’indicativo è assai preoccupante. Mi sembra la giusta punizione nei confronti di chi è solito fare con arroganza e supponenza le bucce agli altri senza rendersi conto delle castronerie che scrive.

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  27. @jazztrain e thorgen: non ho ben capito di cosa stiate discutendo. Effettivamente poco dopo aver postato mi sono accorta che per un errore di battitura era scritto “tenet” invece di “tene” (MAI copiare le citazioni da Google facendo copia incolla senza leggere!). Ho corretto, dove è il problema ora?

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  28. No, jazztrain, sei troppo buono, non si tratta d’ ignoranza, la realtà è ancor peggiore: la Compagnia del Cannello (a gas) ha cercato di far sfigurare Galatea affermando che la Nostra aveva scritto “rem tene”, anziché, abbastanza correttamente – come c’è scritto qui sopra – “tene rem”, nella quale di erroneo c’è solo l’inversione del corretto posto dei termini della sententia. Ma purtroppo per loro gli esercizi Czerny sono una cosa, l’onanismo forsennato un’altra.
    Nel post precedente, peraltro, l’eminentissimo red.cac. ha dato splendida prova di sè squadernando un epico “discidionis” qual genitivo di “discidium”: esempio eloquente del latino di red.cac. , il tardomaccheronico “Rufus Stercorarius”…

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  29. Leggo solo ora la Sua replica, Galatea, dopo aver fatto partire il mio commento, grazie: allora il caso dei miei nani da blog-giardino è proprio disperato, in quanto fulgido esempio di frenetica mania corrigendi…

    PS: io e jazztrain si discetta su un post nel quale da parte topogonzica si tentava per l’ennesima volta di dileggiare Lei.

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  30. …Ad essi s’è unito da ultimo cotale Messer Gallo che, lasciate le aie ov’era ormai ridotto a Primo Cappone, pretende che noi si insegua le frenetiche autoerotiche esercitazioni manuali dei Nostri, sempre al disperato inseguimento degli altrui peli nell’uovo. Magistri de lana caprina…

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  31. @thorgen: Ah, ecco, non riuscivo a seguire il dibattito. Tra l’altro ho visto ora nello spam un commento di red cac che mi pigliava in giro per l’errore, quindi presumo che avrà scritto un altro dei suoi soliti post. Non ci dormirò la notte, eh. Però già che c’è potrebbe dare qualche ripetizione pure a Salvini. Sono ancora leghisti, vero, o stanno già salendo sul carro di qualche altro vincitore? 🙂

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  32. Hem…le regole della comunità europea chi le ha fatte? Per quale motivo? “Invece di protestare e far scoppiare il problema in maniera deflagrante fin dall’inizio- se ritenevano questo sistema assurdo – hanno preferito per anni produrre di più”
    Galatea, mi spiace ma sono anni che gli allevatori protestano, hai forse dimenticato all’inizio degli anni novanta i poliziotti irrorati con il letame, le manifestazioni con il latte sparso nei campi per protesta?
    Far pagare multe (o sovratasse chiamale come vuoi) per disincentivare la produzione di un bene alimentare di prima necessità è una cosa vergognosa. Perchè avviene? La motivazione ufficiale è quella di mantenere alto il prezzo del latte: ma com’è allora che agli allevatori il latte viene pagato qualcosa dell’ordine dei venti centesimi al litro? Queste normative NON sono mercato libero: sono norme che vanno a colpire i piccoli produttori e lasciano intatti i grandi, i produttori-industriali insomma, che facendo economia di scala (tra l’altro orribile per le condizioni di vita degli animali e per l’impatto ecologico devastante) riescono a produrre il latte a quel prezzo, che per un contadino con cinquanta-cento vacche e pochi ettari di terreno sono si e no in pareggio. Sono norme che son state pensate per favorire le produzioni agroindustriali: quindicimila lobbisti a Bruxelles di cui circa un quarto relativi a questioni agrarie da chi sono pagati: dai piccoli allevatori? È vero che lo stato italiano (segnatamente la DC) preferiva mantenere le proprie clientele pagando di tasca propria le multe, ma è altrettanto vero che questo ha permesso in Italia di mantenere una struttura (anche sociale) di piccola agricoltura che non ha quasi uguali in Occidente. E con tutto che non abbia uguali, son quasi sparite tutte le latterie sociali, uccise da regolamenti igenici assurdi, son sparite le famiglie con una o due vacche perchè quel reddito integrativo che era fornito dal latte non esiste più, sono in via di sparizione le microproprietà di pochi ettari lavorate mezzo per passatempo mezzo per guadagno integrativo da famiglie operaie che le avevano ereditate dai nonni, uccise dai grandi accentramenti.

    I contadini (gli “imprenditori agricoli”) da dove prendono le loro informazioni? Dai consorzi agrari, che sono pieni di pubblicità delle grosse imprese agroindustriali, dalle associazioni di agricoltori che gli spiegano che lo stato fa questo e questo stanziamento e quindi consigliano: quest’anno piantate soja che è sovvenzionata, quest’anno piantate colza che è sovvenzionata, quest’anno producete latte che è sovvenzionato…i piccoli agricoltori che si son visti a Pontida non sono neoliberisti, mi dispiace: non sanno neanche cos’è il neoliberismo. Pretendere da loro che conoscano a menadito i regolamenti europei è come pretendere che un operaio conosca tutto il diritto del lavoro.
    Pretendere che, come sarebbe meglio, abbiano la culture di capire che rende molto di più vendere frutta direttamente ai consumatori che coltivare monocoltura di mais, è come pretendere che dando la definizione di tensore controvariante uno studente di università di primo anno capisca la relatività generale.

    So di cosa parlo perchè avevo aperto una piccola attività agricola a mio tempo per mantenermi all’università e li ho frequentati i consorzi e le associazioni di agricoltori…

    Io credo sinceramente che tu abbia preso una posizione un po’ aprioristica per il fatto che questi si stanno appoggiando alla Lega: il che non è certo un bel vedere, ma qualche ragione per quanto riguarda la politica agricola europea ce l’hanno. Cordialmente,

    Luigi

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  33. in effetti io di questioni inerenti il mondo agricolo non ci capisco nulla, però, nel mio piccolissimo, come arigiano, ho avuto spesso la sensazione che in italia a seguir tutte le regole e i regolamenti che ci sono, uno non lavorerebbe più; è facile dire «informatevi», spesso è un tale casino che neanche le associazioni di categoria riescono a capirci; chi ha uno stipendio statale sicuro, ovviamente percepito a pieno diritto e quindi non lo discuto, non ha la benchè più pallida idea di cosa sia dover continuamente navigare a vista, non per guadagnare, ma semplicemente per non incappare in qualche casino; degli elettori della lega culturalmente, essendo una persona con idee di sinistra, rigetto moltissime opinioni, ma un pò li capisco, perchè la lega, magari bluffando, sembrava incarnare i problemi di chi non ha la paga sicura il 27; insomma, attenzione, se la sinistra vuole vincere nel 2013, non deve apparire solo amica dei dipendenti pubblici, altrimenti le partite iva, che hanno votato finalmente pisapia, votano di nuovo a destra, tappandosi il naso

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  34. @Luigi: Dunque, spiegami. “em…le regole della comunità europea chi le ha fatte?”. I politici, che ricevono il mandato da noi. Se han proposto norme assurde e han continuato a votarli, si prendano la responsabilità.
    “Galatea, mi spiace ma sono anni che gli allevatori protestano”. No, siamo precisi: sono anni che protestano perché non vogliono pagare le multe, non mi risulta però che abbiano mai protestato contro gli incentivi europei che consentivano loro di avere contributi per le stalle, etc. Allora, signori belli, se non vogliono le quote latte, devono anche accettare che dopo vengano tagliati quelli, perché la botte piena e la moglie ubriaca è difficile che si possa fare. Vogliono gli incentivi e tutte quelle belle cose che servono a mantenere in vita il prezioso tessuto delle loro imprese? un risvolto della medaglia c’è sempre.
    “Pretendere da loro che conoscano a menadito i regolamenti europei è come pretendere che un operaio conosca tutto il diritto del lavoro.” Be’ un operaio non conoscerà a menadito il diritto al lavoro, ma se non rispetta volutamente le regole imposte per la sicurezza, ad esempio, e si fa male, rischia di non vedersi riconosciuto appieno il risarcimento; ogni volta che uno fa una cosa che è contro il regolamento, che lo sappia o no, si assume il rischio che se le cose vanno male paga di persona. E’ un principio valido per tutti, perché per gli agricoltori no?
    “Pretendere che, come sarebbe meglio, abbiano la culture di capire che rende molto di più vendere frutta direttamente ai consumatori che coltivare monocoltura di mais, è come pretendere che dando la definizione di tensore controvariante uno studente di università di primo anno capisca la relatività generale.” Scusami, Luigi, ma questi sono imprenditori. Fanno un lavoro in cui non hanno padrone però rischiano in proprio il loro capitale. Se non sono imprenditori lungimiranti, non si informano, non leggono nemmeno ciò che serve per portare avanti il LORO lavoro e la LORO azienda, è colpa mia? Se uno apre un negozio in cui ripara biciclette e le assembla in maniera che non siano però omologabili per correre per strada secondo quanto stabiliscono i regolamenti vigenti (arbitrari quanto si vuole, ma che sono vigenti e lui li deve conoscere), se fallisce devo preoccuparmene io?
    “So di cosa parlo perchè avevo aperto una piccola attività agricola a mio tempo per mantenermi all’università e li ho frequentati i consorzi e le associazioni di agricoltori…” Ecco, e mi pare che tu ti sia informato però presso altre fonti quando non ti han convinto ciò che ti dicevano. Gli altri perché non possono farlo? Cioè sono un imprenditore, rischio la mia azienda, i miei soldi e il posto di lavoro dei miei dipendenti e sono così sveglio che mi fido del primo che mi dice:”Non ti preoccupare che tanto pagherà poi qualcun altro anche se tu violi la legge?” Da imprenditore serio mi affido ad un discorso del genere? Sono cretini?
    “Io credo sinceramente che tu abbia preso una posizione un po’ aprioristica per il fatto che questi si stanno appoggiando alla Lega”. No, guarda, non me ne frega nulla se li appoggia la lega. Li appoggiassero Rifondazione Comunista ( e sarebbero capacissimi di farlo), le Acli, le Coop o il PD, e non fossero agricoltori padani ma allevatori di bufale partenopei sarebbe una cretinata uguale. Hai violato il regolamento, e paghi. Poi se vuoi mi spieghi tutte le tue ragioni e vediamo di fare ogni passo possibile per riformare il regolamento, se è fatto male. Ma paghi tu perché tu hai fatto la cazzata. Punto. Non si può neanche cominciare a discutere di legalità e di uguaglianza sociale se poi basta strillare e piangere per ottenere che si entri a far parte delle eccezioni. Basta, non se ne può più.

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  35. Prima ho letto qui: “(Tene rem, verba sequentur, arcana imperii, et similia) .” Altrove ho letto Rem tenet, verba sequentur ” e poi una serie di sproloqui senza senso. Risparmio Galatea e i lettori dalle scempiaggini che ho letto dal magister latinorum di tramagliniana memoria.

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  36. @diego: prima di fare la statale a stipendio fisso ho lavorato per anni a progetto e con collaborazioni, per cui non è che proprio non abbia idea di quanto sia difficile. Cosa voglia dire “navigare a vista” di mese in mese e spesso di giorno in giorno lo so. E anche quando lavoravo così, le tasse, e le multe, per quanto derivanti da normative cervellotiche, le ho sempre pagate, perché fanno parte del rispetto della legge, e mi sono sempre informata, magari diventando matta, per cercare di evitare di incappare per sbaglio in qualche sanzione. Quindi non raccontiamoci palle: se uno vuole rispettare leggi e regolamenti lo fa, e magari arriva con il cuore in gola ed il portafoglio vuoto a fine mese, ma lo fa perché è una persona onesta. Se uno invece vuole trovare scuse, le trova sempre (faccio inoltre presente che gran parte degli allevatori hanno pagato o concordato con il fisco le dilazioni e le rateizzazioni, e si riservano di fare ricorso secondo le procedure: questi qui che protestano sono un manipolo scarno di “irriducibili” che un paio di giorni fa ha persino sequestrato un povero ed incolpevole rappresentante di Equitalia chiudendolo per qualche ora in una stalla).
    E quanto a questa storia della sinistra che deve tener presente questo e quello. Questo non è un blog di un partito, né della “sinistra”, né a difesa dei dipendenti pubblici o dell’orso marsicano. E’ il mio blog. Me ne frega una cippa di quello che fa vincere o perdere le elezioni a chicchessia. Fosse per me questi pagano quanto devono, punto e basta, e di mio non voglio tirare un solo quattrino per sanare i problemi loro.

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  37. Cara Galatea,
    io sono laureato in matematica, faccio un dottorato, leggo una media di un lbro la settimana, so capire un grafico e mastico un po’ di politica internazionale ed economica. L’imprenditore agricolo medio in Italia ha fatto dalla terza media ad una scuola professionale dove l’han buttato fuori come potevano (i laureati in agraria vanno in massa a lavorare per le grosse imprese) e ha ereditato l’impresa dai genitori, di solito era il figlio meno bravo a scuola perchè gli altri tentavano qualche altra strada, più prestigiosa socialmente e più remunerativa economicamente. I consorzi, le associazioni di agricoltori, il ministero delle politiche agricole dovrebbero influenzarli in direzione di quella che bovè chiama l'”agricoltura contadina”: solo che non lo fanno! E chi paga le conseguenze di questa omissione? La Confagricoltori? Il Ministero? Il Ministro? No, la pagano le aziende agricole che han seguito gli orientamenti sbagliati dettati dall’alto (da chi gli strumenti culturali li aveva e non li ha usati) e ora chiudono in massa. Tu dici: beh, allora che fallisca e mi dispiace per lui. Io non ne faccio una questione di patetici sentimentalismi (povero agricoltore che ha perso il lavoro) ma ne faccio una questione di tessuto sociale: preferisco una proprietà agricola piccola e diffusa piuttosto che un sistema a latifondo come quello verso il quale stiamo andando proprio grazie alle normative europee che tu stai invocando (non sono i soli responsabili ma danno una copertura legislativa appropriata a questo accentramento). I politici che noi abbiamo eletto…mah, mi sa che partiamo da posizioni diverse: io non credo nella democrazia rappresentativa e sono convinto che i nostri cari politici che noi abbiamo eletto (soprattutto quelli a Bruxelles) siano MOLTO più influenzati dai quindicimila lobbisti di cui dicevo che dagli elettori a cui teoricamente dovrebbero rendere conto (cosa che non succede mai).
    Sulle questioni dei contributi potrei anche essere d’accordo comunque.Ma resto convinto che toglierli danneggerebbe molto di più l’agroindustria della piccola proprietà.

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  38. Mi spiace Gala, ma non puoi dire che la tua non è una posizione preconcetta. Non ho avvertito che perorassi la causa del liberismo con analoga convinzione di fronte al referendum di Mirafiori.
    Come proveniente da studi economici, secondo le tue tesi, dovrei sostenere Marchionne a spada tratta. Come uomo, non posso evitare di pensare a migliaia di famiglie improvvisamente private di qualsiasi fonte di sussistenza, di dignitose povertà vissute nel silenzio. Eppure, anche la storica preclusione dei lavoratori e dei loro rappresentanti verso ogni forma di dialogo, si porta dietro le proprie responsabilità dello stato attuale delle cose.
    Chiaro, il mercato farà il suo corso e le sue vittime, tanto per gli operai di Mirafiori quanto per allevatori della Val Padana. E’ inevitabile.
    Ma entrambi hanno la mia solidarietà umana e la mia simpatia – per quel che può valere – quali vittime d’un sistema voluto e controllato da grandi gruppi finanziari e imprenditoriali, privo di qualsiasi connotato d’umanità.
    Vale la pena battersi per difenderlo?

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  39. @luigi: no, ma neanche io ne faccio una questione di patetismo sentimentale. Questi sono semplicemente inadatti a condurre persino una piccola impresa agricola familiare. Loro stessi e i loro genitori non hanno investito sulla loro preparazione, loro non si aggiornano, non han capito che devono svegliarsi, organizzarsi come aziende vere o sono finiti. Conosco imprenditori agricoli che lo hanno fatto e le loro aziende funzionano. Chi non lo fa è destinato a morire. Pagargli la multa non serve a nulla: oggi è la multa, domani sarà un altro casino che han combinato convinti che per mandare avanti l’azienda sia sufficiente saper guidare il trattore.

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  40. Forse non avete mai provato a stare senza reddito e senza un soldo in tasca, con una famiglia da mantenere ed è per questo che lo reputate un patetismo sentimentale. Non è un reato provare solidarietà per chi si trovi in tali condizioni. Ma, cosa volete, i tempi cambiano; son io che oramai sono obsoleto.

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  41. Cara Galatea,
    io non dico di pagargli la multa: dico che quella multa è iniqua e non va pagata da nessuno perchè figlia di un sistema sbagliato e pilotato artificialmente. Ma qui mi fermo, non voglio essere troppo insistente e rubare il tuo tempo prezioso, ciao,

    Luigi

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  42. @ lector: il fatto di escludere consapevolmente le considerazioni etiche o umane da una discussione non vuol dire che quelle considerazioni non esistano o non vengano prvate da chi scrive: è solo che, in questo momento, stavamo parlando di altro e ci tenevo a sottolinearlo. Ciao,

    L.

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  43. @lector: Forse ti sfugge che non sto per niente difendendo il liberismo ad oltranza. Mi limito ad osservare che chi lo invoca come soluzione di tutti i mali poi però non deve frignare quando gli si rivolta contro. Io sono sempre stata dell’idea che lo Stato ha tutto il diritto di intervenire, con giudizio, nell’economia, proprio per evitare che interi settori non più redditizi vengano spazzati via, che i lavoratori (non gli imprenditori imbecilli che fanno fallire le loro aziende, ma i lavoratori sì) possano avere accesso ad incentivi, aiuti di Stato. E che lo Stato possa fissare limiti all’evoluzione del mercato per evitare collassi e drammi. Ma quegli stessi che ora si lagnano e piangono per le multe, sono gli stessi che da anni (dopo aver incassato i sussidi) dicono che lo Stato non deve impicciarsi degli affari loro, le regole non devono esistere e quando ci sono possono essere aggirate senza conseguenze perché ciò fa parte del loro diritto di imprenditori, Marchionne fa bene a non far andare nemmeno gli operai a far pipì perché loro non vogliono spendere soldi per i paracaduti sociali di aziende in crisi e via così. Bene. Che si prendano la loro stessa medicina, una volta tanto.

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  44. @—>Luigi
    Per me, al contrario, rappresentano il fulcro di qualsiasi mia presa di posizione. Il resto, purtroppo, son solo parole spese sulla pelle degli altri. Sono convinzioni che si raggiungono solo con gli anni, quando t’accorgi della vanità dei “migliori” discorsi e della pericolosità di molte “buone” intenzioni, di cui sono pieni i cimiteri.

    @—>Gala
    La medicina, sì. L’arsenico, no.
    Comunque, anche se una volta tanto non siamo della stessa idea, ci tengo a dirti che nulla cambia della stima e dell’ammirazione che nutro nei tuoi confronti.

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  45. @ Lector: se io dico “mettendo diecimila bambini in un recinto sotto il sole per quattro giorni senza cibo ne moriranno approssimativamente novemilasettecentocinquanta” enuncio solo un dato di fatto. È ovvio che lo troverei abominevole ma ci sono semplicemente dei casi in cui non è necessario esprimerlo, perchè si sta parlando di altro.

    @ Galatea, e poi vado a cena: si tratta di decisioni politiche e di rapporti di forza, non è vero che la multa “va” pagata come non è vero che la TAV in val di Susa “va” fatta…mettere le barricate non è certo legale, ma in certi casi è giusto e può portare a risultati. Ma considera anche che io non ritengo importante la legalità.

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  46. “… io non ritengo importante la legalità.”

    Purtroppo grazie alla mancanza di legalità che ci troviamo in questa drammatica situazione.

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  47. @–>Luigi
    Deriva dal fatto che sei laureato in matematica. Tuttavia, gli ingegneri sono peggio …. 😀 😀 😀

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  48. Nessun carro, Galatea, solo la vecchia puteolente carriola ad essi confacente, con la quale vanno scorrazzando per quel locus infamis.

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  49. @ jazztrain1, let me explain please. Lo sciopero era illegale fino ai primi anni del novecento, ed è diventato legale perchè migliaia di operai hanno infranto la legge per anni ed era diventato impossibile impedirglielo. L’obiezione di coscienza alla leva militare era illegale ed è diventata legale solo grazie a decine o centinaia di persone che hanno infranto la legge rifiutandosi di prestare il servizio militare. Aiutare uno schiavo fuggiasco prima della guerra di secessione americana era illegale in gran parte degli stai uniti ma questo non ha fermato gli abolizionisti dal formare una rete clandestina di aiuto per portarli negli stati del nord. Procurasi il sale dall’acqua di mare era illegale nell’India coloniale e solo grazie all’illegalità di Ghandi e della marcia del sale questa legge iniqua è stata abolita. Thoreau è andato in prigione perchè si rifiutava di pagare le tasse ad un govrno che faceva la guerra che lui considerava immorale al Messico.

    D’altra parte a partire dalla scorsa settimana in Italia è legale detenere per diciotto mesi una persona senza processo solo perchè priva di documenti in strutture che Medici Senza Frontiere ha definto peggiori delle prigioni e che continuano ad attirare il biasimo internazionale delle associazioni per i diritti umani.

    Io credo che siamo nella situazione in cui siamo per mancanza di senso di giustizia, di senso della collettività, di senso di responsabilità, non per mancanza di legalità. Credo anche che la sinistra italiana dovrebbe rileggersi don Milani, Ghandi e Thoerau anzichè parlare di legalità, ma ovviamente è un’idea mia e potrei sbagliarmi. Buonanotte,

    Luigi

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  50. Ciao Galatea, scusa l’OT: sono la “restodelmondo” (Marta, fuori dal web) che ti ha attaccato il troll che qui si firma con il mio nome. Se mi potessi mandare via mail IP e ora del commento (e magari mail con cui si firma: se è la mia ci sono gli estremi per una denuncia alla Polizia Postale) ti sarei molto grata. Scusa per l’inconveniente.

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  51. Caro Luigi, ti rispondo brevemente e sinteticamente: qui si confondono i diritti con i doveri.
    E’ inutile che mi fai un elenco sulle conquiste dei diritti civili quando la questione che tu poni non ha nulla a che vedere con la Tav o il diritto di sciopero. Semmai avresti dovuto condannare quelle forze politiche come la Lega che per miseri fini di clientelismo elettorale hanno fatto demagogia promettendo agli allevatori, in cambio dei voti, che non sarebbero state pagate le multe alla UE. Un movimento politico, che per i motivi testé citati promette ‘impunità alla legalità , è dannoso per il nostro paese.

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  52. Procurasi il sale dall’acqua di mare era illegale nell’India coloniale e solo grazie all’illegalità di Ghandi e della marcia del sale questa legge iniqua è stata abolita.

    annotazione interessante; anch’io credo che la legalità sia un valore da difendere, però quando la legge confligge in modo evidente con il senso di giustizia, diciamo che è in corso di fatto un conflitto che può diventare anche molto duro, anche sanguinoso in ultima istanza; quindi, sarebbe meglio che il ring della lotta rimanesse dentro il gioco politico; anche i cosiddetti diritti acquisiti sono legge, ma se appaiono privilegi, è giusto combatterli, anche se appunto sarebbe auspicabile avvenisse solo nell’ambito politico, il problema è che quando la politica dei politici non è più collegata ai reali conflitti emergenti nel corpo sociale, allora c’è il problema che questi conflitti prendano altre pericolose strade

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  53. Galatea, quelle associazioni agricole che hanno consigliato di rispettare le leggi, che se la sono presa con la sospensione dei pagamenti multe o con il piano di rientro. Quelli che hanno rispettato le quote. quelli che hanno venduto della terra per comprarsi la quota. quelli che non han visto proprio benissimo la regolarizzazione di chi splafonava. quelli che hanno pagato le multe. Che magari non votano lega perchè nel loro territorio le istanze del loro mondo le porta avanti qualcun’altro? Che adesso sono nella merda perchè non si riesce neanche più a venderle oggi le quote? Che senza nient’altro che la stalla, potrebbero un domani anche decidere di rischiare, tanto puoi anche dorimire con una spada sulla testa se non hanno che questa da tagliarti, tanto ormai…
    PENSI CHE SIANO CONTENTI E SODDISFATTI, TUTTI QUESTI, DEL SISTEMA CHE VA AVANTI DAL 1984? E SOPRATTUTTO, PENSI CHE PARTANO DA POSIZIONI CULTURALI E SOCIALI TANTO DIVERSE DA QUELLI LOMBARDO-VENETI CON CUI TE LA PRENDI?
    C’è un probelma agricoltura in generale. Io, per come la vedo io, potevano non fare le quote, potevano non fare le pac, e sarei stato curioso di vedere come andava a finire la nostra agricoltura: magari meglio, magari moriva. Ma il punto non è fare i liberisti di principio o di comodo, o i legalisti o qualche altro giochino da pseudo-intellettuali.
    Il punto è che c’è un problema: meglio sperare che lo risolvano (non è certo compito nostro), o fare bella figura su un blog per vedere chi ne sa di più (luigi) o chi esprime tesi più eleganti (tu forse)?

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  54. parlando di cosa sia giusto o sbagliato in campo economico, tra teorie e pronostici, tra chi deve o non deve pagare multe in base a provvedimenti europei a dir poco contorti, si perde quale sia il vero cancro italiano causa di tutto. loro, individui a cui non lascerei mai le mie chiavi di casa. destra e sinistra ugualmente arroganti e ipocriti. tranne 22. gotetevi il video.

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  55. @nomedelblog: Magari, se la smetti di urlare e ragioni, caro nomedelblog, ti accorgerai che dico una cosa ben diversa da quanto hai capito tu. Dato che le associazioni di agricoltori che han consigliato i loro iscritti di comportarsi correttamente e gli agricoltori che han pagato, come correttamente andava fatto, io li rispetto, perché quelli sono imprenditori seri, e per quelli trovo giusto che si trovino soluzioni, si governi meglio il mercato e si dia loro aiuto. Perché sono ONESTi, appunto. E hanno, questi qua che sono onesti, delle posizioni culturali e morali ben diverse dagli altri, che sono solo dei furbetti di mezza tacca o degli idioti. Perché, caro nomedelblog, io non me la prendo con i LOmbardo Veneti, me la piglio e non voglio che siano più fatti sconti ai disonesti, siano Lombardi, Veneti, Molisani o Marziani.
    E ti dirò di più: mi sembra giusto che siano incazzati, gli allevatori onesti, anzi, vorrei che lo fossero anche di più: perché chi non ha pagato le multe, ha prodotto di più strafregandosene dei regolamenti imposti alla categoria e ora vorrebbe anche farla franca, ha danneggiato e danneggia ancora soprattutto loro, perché pretende di stare sul mercato non pagando tutte le tasse e non rispettando le regole che rispettano gli altri. E allora, caro il mio nomedelblog, prima di andare a sentenziare a caso sul fatto che io scrivo per far bella figura, impara a leggere. Perché gli agricoltori onesti io li difendo, tu, invece, che dici che è solo colpa di un sistema che va avanti dal 1984 e fai di tutta l’erba un fascio perché ti schifano gli intellettuali che fan distinguo, finisci col fare il gioco di quelli che si sono comportati in maniera disonesta e ora vogliono far pagare il conto a tutti. Fai un po’ te.

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  56. io ero d’accordo con l’elogio della competenza argomento del post. E, tra l’altro, avendo la fortuna di conoscere un dirigente di ass. agricola che stimo come una delle persone di maggior cultura e onestà intellettuale da me conosciute, posso, anche su un argomento che conosco sommariamente in quanto campagnolo, azzardare, affidandomi a lui, un giudizio negativo sulle politiche e scelte strategiche sostenute dalla Lega. Quindi siamo (per caso o per l’eterogenesi dei fini se vogliamo parlare fine) d’accordo al 90%.
    Quanto alla tua chiusa secondo cui io schiferei i distinguo intelletuali, mi pare di ricordare un nostro scambio di battute in cui li difendevo sostenendo che se li evitiamo perchè le generalizzazioni fanno comodo ad una qualche propaganda, offendiamo la nostra intelligenza; quindi, semplicemente, non sono d’accordo con i tuoi distinguo su questo tema.
    quanto a non averti capito, io quando non ho capito faccio ammenda, ma stavolta mi spaice: non hai capito tu, anche se è vero che mi sono spiegato male e sbrigativamente. nell’ultimo messaggio contestavo, semplicemente, una cosa: l’utilità, al di fuori di questo contesto “particolare”, di costruire argomentazioni teoricamente corrette che non hanno niente a che vedere con la realtà per mancata conoscenza della stessa (perchè spero tu non voglia dirci di consocere la realtà agricola), sostenendo io la tesi di Luigi secondo cui gli allevatori, in un momento di gravissima crisi strutturale del mondo rurale, sono stati abbindolati non avendo la possibilità materiale di capire come meglio sfruttare le politiche e leggi folli di bruxelles e di roma (se ti promettono – e permettono e incentivano – un giorno la moglie ubriaca, un giorno la botte piena e il terzo giorno la moglie ubriaca e la botte piena e via di questo passo…). Dando per scontato che ognuno fa i propri interessi, ribadisco la mia idea che sulla questione delle quote latte non si tratta (non per tutti) di onesti e disonesti o prepotenti e agnellini, ma di modi più o meno sbagliati di cercare di sopravvivere. Idea condivisa da tutto questo mondo, anche da chi si sta scannando per scete diverse. Tanto più che, se fosse come tu dici, nel lombardo veneto gli aevatori dovrebbero essere più ladri e altrove più rispettosi di ogni legge, e capirai bene che non sta in piedi.

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  57. Querido Jazztrain1: l’argomento era stato spostato sulla legalità e mi limitavo a farti capire perchè non considero la legalità un valore.
    Cosa “avrei dovuto” scrivere e dire poi è qualcosa che compete solo a me giudicare-detto senza acredine.
    Sul resto mi sono spiegato a sufficienza, non ho moltissimo da aggiungere, poi si può essere d’accordo o no, ma ridurre tutto ad una questione di legalità quando abbiamo a che fare con problemi di tutt’altro genere che vanno dalla sostenibilità del modello agrario dominante, alla sopravvivenza di centinaia di aziende, alle da te citate clientele (passate in parte dalla DC alla Lega) mi sembra restrittivo. (Punto di vista mio!).
    Ciao a tutt*,

    L.

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  58. Ciao. Volevo solo confessare che, pur essendo ultraquarantenne, io per sapere chi era Colbert ho dovuto usare wikipedia (mi suonava francese, ma questo è quanto). Vorrei però che anche i saperi scientifici fossero considerati cultura in questo paese. Colbert serve a capire il mondo in cui viviamo, ma anche sapere più matematica, fisica, chimica,… E non è che su quel fronte le Patrie Scuole siano meglio, anzi.
    Mi piacerebbe sentire il tuo parere, una volta che hai tempo – così ti distrai dalle mucche.

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