Le notizie e le verifiche: piccole riflessioni su come una blogger possa essere citata da Repubblica e rimanere molto perplessa

“Caspita, guarda che sei citata sul Repubblica!”

Mail, sms di amici, trillini in chat: per un attimo ho capito cosa deve voler dire la fama. Che cosa era successo? Che in un articolo Marco Filoni, curatore delle rubrica “Bar web” sul Venerdì di Repubblica, aveva citato un mio post di qualche giorno prima, in cui raccontavo di aver beccato in chat su facebook Benedetto dalla Vedova, e tributavo un (pacato) omaggio all’unico politico fra quelli che posso contattare tramite Social Network che avesse mai risposto ad una sconosciuta in chat. L’articolo di Filoni lo riporto qua sotto (grazie a Denis che mi ha mandato la foto):

So di avere un carattere brutto brutto, diciamo pure rognoso, uno di quei caratteri che vorresti cedere al miglior offerente, ma purtroppo non trovi nessuno che se li prenda neanche gratis. Perché mentre tutti mi facevano i complimenti per l’inaspettata citazione, a me invece cominciavano a frullare in testa tutta una serie di domande niente affatto simpatiche.

Non ho una precisa idea di come il giornalista di Repubblica sia venuto a conoscenza del post (forse è un lettore del mio blog, forse il pezzo è rimbalzato su varie pagine Facebook, forse lo ha aiutato san Google), ma, dal momento che aveva deciso di scrivere un pezzo su questa storia e sapeva benissimo che la fonte ero io (infatti cita, anche se non per esteso, l’indirizzo del blog), a me è sorta spontanea una domanda: perché, prima di scrivere un articolo su un quotidiano nazionale in cui raccontava questa vicenda, non ha mandato una mail o almeno fatto una telefonata a me, tanto per assicurarsi che la faccenda narrata fosse vera, e io non fossi una mitomane, un troll o una dell’ufficio stampa di Dalla Vedova?

Siccome volevo cercare di capire come fossero andate le cose, ho fatto io quello che il giornalista di Republica non ha fatto, cioè contattarlo per avere informazioni , e gli ho spedito una mail:

Questa mattina mi è arrivata la Sua gentile risposta, che pubblico (lo avevo avvertito che lo avrei fatto nella mia mail), e che è questa:

Non ho ben capito, perché non mi pare venga chiarito, quali siano le “verifiche indirette” cui la mia storia è stata sottoposta dalla Redazione di Repubblica, né perché si sia scelto di fare queste “verifiche indirette” tralasciando quelle “dirette” della vecchia scuola, che consisterebbero nel contattare i presunti protagonisti per accertarsi che la storia fosse accaduta davvero. Non mi è nemmeno chiaro come si possa “raccontare la rete” partendo da una storia che non si sa nemmeno per certo se sia o no una bufala (anche se magari si presuppone che non lo sia perché chi l’ha messa in giro di solito ha la fama sul web di non raccontare panzane). E se è vero che si potrebbe discutere per anni su finzione e realtà, è anche innegabile che, quando compro un giornale, da lettrice do per scontato che le storie che ci trovo dentro non sono finzioni, ma vicende che sono state verificate attentamente, prima di farle finire in pagina, qualsiasi sia la fonte da dove provengono in origine (web, atti della magistratura, sussurri della portinaia).

Almeno questo mi avevano spiegato, quando facevo la cronista. E’ vero che non ho mai lavorato a Repubblica, però.

 

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19 pensieri su “Le notizie e le verifiche: piccole riflessioni su come una blogger possa essere citata da Repubblica e rimanere molto perplessa

  1. Credo che il tutto si possa riassumere nella frase finale “E’ vero che non ho mai lavorato a Repubblica, però.”.

    Ovvero: Repubblica, come (non) fare del buon giornalismo 🙂

    E la cosa mi lascia alquanto perplesso dopo anni da affezionato lettore della parte web.

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  2. Il problema non sei tu…. salvo per il fatto che compri (non grave) ma leggi (forse più grave) Repubblica pensando che sia un giornale “che verifica le fonti”… o sono io ad essere malizioso.

    Un Sorriso

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  3. ma allora, come ben sottolinea Gala nella mail, se nemmeno i giornalisti cosiddetti “veri” controllano le fonti, cosa hanno contro i giornalisti-blogger che magari sono a volte anche più scrupolosi? Per esempio Claudio Messora non scrive su carta stampata, ma io lo considero un giornalista a piena regola.

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  4. Non voglio difendere la categoria dei giornalisti, ma in questo caso la polemica mi sembra eccessiva. Il tuo blog è molto letto e diffuso e questo garantisce che non sei la portavoce di Della Vedova. Se tu fossi una mitomane, contattarti sarebbe stato comunque inutile.
    Con stima.

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  5. Mi è capitato di rado di essere testimone o protagonista di fatti riportati dai giornali, nei rari casi però la ricostruzione dei fatti era peggio che lacunosa…
    Per andare sul concreto: una compagna di spedizione alpinistica era morta nei pressi del gruppo del K2, al confine indo-pakistano. Il servizio al TG non ha fatto altro che mandare immagini di Katmandu (con tanto di scritte e cartelloni stradali). Ovviamente nessuno dei giornalisti che hanno riportato la notizia ha neppure chiesto una versione dei fatti ai presenti, è bastato mettere insieme il filotto dei solito moralismi da chiapponi pesanti: tanto, si sa, l’inchiostro è piuttosto economico…
    Questo e un paio di altri episodi (meno clamorosi) mi hanno insegnato a prendere un po’ con le pinze le ricostruzioni giornalistiche, che si tratti di omicidi eccellenti, scandali pruriginosi o cronache politiche.
    Direi: educazione pratica al senso critico.

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  6. @umberto: A rigor di logica il fatto che il blog sia molto letto non garantisce una cippa, e potrei anche essere una supporter occulta di Della Vedova. Se fossi una mitomane, contattarmi personalmente almeno ti permetterebbe di porre qualche domandina tipo “ma quando lo hai contattato? ma quanto vi siete parlati?”. E poi uno fa anche uno squillo di verifica a Della Vedova.

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  7. Prima di tutto complimenti, in seconda istanza veniamo al nocciolo del problema, non controllano le fonti neppure i giornalisti “ufficiali”, quelli della carta che ti macchia le dita, allora qual’è la differenza tra loro e i blogger?
    Per me nessuna, lo dimostra il fatto che se lavori bene, come Byoblu, vieni premiato, altrimenti fai la fine di Minzolini, e non sto parlando di compensi, ma di credibilità.
    Un poco quello che succede con gli scrittori in erba che a volte brillano per il web, quale sarebbe la reale differenza? Che non hanno trovato la giusta collocazione nel mondo editoriale, non hanno le conoscenze giuste,non sono professionisti, ma questo non implica che non sappiano scrivere.

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  8. A parlare di etica dell’informazione e di giornalismo contemporaneo, si finisce per incorrere in tautologie? Forse sì oppure no. Ma non è questo il punto. Il ripetersi,il propagarsi di un certo malcostume professionale può però irritare più di un eczema da (mancato) contatto.
    L’informazione che non informa o che pretende di non farlo per ragioni che sono del tutto agiornalistiche, è una risposta alla difficoltà di far coesistere bisogno e verità? La risposta di Marco Filoni mi è però apparsa del tutto priva di risposte, una tecnica di evitamento ormai consolidata anche se non nuova.
    Che dire dunque? Che l’essere chiamati in causa senza venire rispettati come fonte è cosa assai fastidiosa ma non letale? E che, sebbene cortesemente ci degnano di una risposta, lo fanno però senza tenere conto della nostra intelligenza e questo, in effetti, può risultare letale?
    Non saprei, comprendo bene la tua irritazione ma non so perché, mi verrebbe da suggerire, in memoria del III Canto dell’Inferno (dal Verso 51), un possente “non ragioniam di lor, ma guarda e passa.”
    Ma anche questa mia osservazione meriterebbe,a ben guardare, lo stesso trattamento.
    Perché togliere alla gente il sottile dispiacere che si tramuta in sdegno?

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  9. bah, a me non piace nemmeno Repubblica e non la leggo mai, però mi sembra che la risposta di Fiori stia in piedi.

    1 lui non parla di della Vedova o di te, vuole solo raccontare (è superficiale? non è superficiale? non è questo il punto) quello che gli è sembrato essere uno sfizioso episodio della rete (una blogger che diventa amica di un politico e ci chatta su FB e ne scrive sul suo blog ecc ecc).
    in questo senso, un post è una notizia (è figo non per quello che dice, ma per quello che è), e lui lo cita.

    2 chi legge il tuo blog un po’ di te ne sa (vedi le “verifiche indiritte”). e sa anche che un tuo giudizio sulla questione può essere interessante (nel campo, ti si potrebbe definire “un’esperta”. quando si chiede un giudizio su un campo specifico, diciamo l’economia, spesso si citano degli “esperti” o dei loro scritti – ma mica pubblicandone l’intero CV. il giornalista lo rende un esperto automaticamente rivolgendosi a lui, e così ha fatto per te. sciatto? sì, ma lo spazio per citare il curriculum di tutti in un giornale non ci sarebbe comunque).

    insomma, è un articolo che in sé non dice nulla (perché racconta un episodio, non lo analizza o controlla), racconta solo un episodio di costume (che però chi non conosce te e la rete non coglie appieno). superficiale, dicevamo – ma non direi scorretto…

    claudio “il difensore di Repubblica” orfeo

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  10. @Galatea: a rigor di logica hai ragione, ma se per ogni notizia di quindici righe si dovessero fare le verifiche che dici tu, i giornali dovrebbero assumere migliaia di persone in più. Sarebbe bello, ma purtroppo non è così. Si lavora all’ingrosso, anche nelle grandi testate.

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  11. Gala, sei leggenda e non è il caso di verificarti, il succo è questo 😉
    Credo che l’articoletto avesse anche uno scopo “diddatico”. Gente che legge il Venerdì ma non sa neanche accendere il pc (come i miei, e come quasi la metà della popolazione, se non vado errato) avrà un’idea un po’ meno vaga di come funziona. O rimarrà con i suoi pregiudizi e non userà mai il pc e a me toccherà prenotare le visite all’Asl online per loro 😉
    Purtroppo questa attendibilità non si traduce in gratificazioni professionali e/o economiche, si sa. Ciau

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  12. Vabbè dai, una citazioncina sul Venerdì di Repubblica non è poi così gravissimissima.
    Io dopo aver scritto su un blog collettivo citato dall’autorevole WSJ (scandaloitaliano), cui passammo noi tutte le info per stendere l’articolo (giornalista italiano), ho ritrovato per caso il mio ultimo bloghettino, da poche decine di contatti/giorno, linkato sulla stampa francese (un blog entier y est consacré [it]).
    E un po’ ne ho sorriso.
    P.S. Per la cronaca, linkano pure il “tuo” Giornalettismo.

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  13. Pingback: Social Sharing – November 22nd : Catepol 3.0

  14. Lasciando perdere la confusione fatta da questa persona tra blog (ilnuovomondodigalatea) e blogger (Galatea), oltre al fatto che poteva anche mettere l’url completo risparmiando ai lettori la fatica di spendere 10 secondi su Gogol per ricercarlo, è a mio avviso è sempre ottima cosa la verifica delle fonti (e quale modo migliore – in questo caso – che contattare direttamente te?).
    Dirò di più: in futuro la verifica delle fonti sarà sempre più importante – direi fondamentale – per le nuove forme di giornalismo che verranno.
    Io comunque lo screenshot della sua email di risposta non l’avrei pubblicato.
    p.s. “verifiche indiritte” – cioé storte – è un lapsus divertente 😉

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  15. Ma soprattutto: è una notizia?
    Tantissimi di noi (persone normali) hanno parlato con politici nella vita reale e in rete (ho chattato con Staderini, parlato dal vivo con Emma Bonino per esempio). Ma se ogni volta dobbiamo mettere un trafiletto sul giornale per ognuno di noi che parla con qualche politico…

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