Voyager e il Prete Gianni: come si fa cultura in tv

A Elena Franco, Mastrangelina Marco e Wolly, e a tutti i compagni del gruppo di ascolto di Voyager

Lo so che non lo dovrei fare, ma poi non resisto. Il Mercoledì sera guardo Voyager, perché, grazie alle nuove tecnologie, su Friendfeed abbiamo addirittura costituito un gruppo di ascolto fisso, in cui commentare in diretta, contorcendoci dalle risate, i meravigliosi servizi culturali che la trasmissione di Giacobbo offre all’inclito pubblico.

Ieri l’avvio era stato un po’ moscetto: Giacobbo era in visita alla tomba di Tutankhamon, con al seguito l’onnipresente Hawass, il cui sguardo torvo gli ha impedito di spingere troppo il pedale sul delirio; sicchè eravamo quasi delusi quando alla fine il servizio ha decretato che la maledizione del re Tut era una solenne fola, e che a parte Lord Carnarvon, deceduto per una puntura d’insetto perché malconcio già prima di entrare nella tomba, tutti gli altri presenti al ritrovamento archeologico han goduto di ottima salute e sono vissuti fino a ragguardevoli età e l’unico incidente accaduto realmente nella tomba è al massimo un piccolo guasto ad una macchina per fare la Tac alla mummia: un po’ poco, insomma, persino per la scatenata fantasia degli autori del programma.

Ma Voyager è Voyager, e non delude mai. Il primo colpo d’ala è stato un servizio su un probabile avvistamento di UFO a Phoenix, di cui non esistono ovviamente filmati o altro, perché detti filmati sarebbero scomparsi, sequestrati da misteriosi “Uomini in Nero” che qualsiasi appassionato di comix sa essere protagonisti un fumetto poi divenuto un film con Will Smith, mentre a Voyager pare siano convinti esistano davvero, e magari abbiano pure la faccia vissuta di un Tommy Lee Jones. A coronamento di ciò, c’è stato l’invito in studio di una pattuglia di giovani, uscita con il 100 dall’esame di maturità nonostante avessero rischiato a fare il tema sulla vita extraterrestre, che il Ministero quest’anno aveva inserito fra le varie tracce possibili. Quale fosse il rischio non ho capito bene: ma, assai probabilmente, nella mentalità complottistica di Voyager, è logico presupporre che qualche esperto del Ministero abbia dato il tema apposta per poter scoprire, leggendo gli elaborati di chi lo sceglieva, se qualcuno degli studenti italiani sul tema sa troppo, e mandargli così i Man in Black a prelevarlo direttamente a casa.

I giovani centisti, va detto, si sono dimostrati poco collaborativi: Giacobbo chiaramente sperava dicessero che avevano trattato il tema perché convinti dell’esistenza degli Ufo, mentre loro, questi maledetti razionalisti in erba, han spiegato che veramente no, loro avevano semplicemente fatto notare come della vita extraterrestre non vi siano a tutt’oggi prove, e che, sulla base di probabilità statistiche, gli extraterrestri, ammesso che esistano, è più facile che siano batteri monocellulari piuttosto che omini verdi o fratellini di ET. Molto deluso, Giacobbo ha mollato i “centini” per chiamare sul palco una ragazza anche lei dedicatasi al tema sugli Ufo, ma che ha ottenuto un 85, voto ahimè più basso, riscattato dal fatto che la fanciulla in questione è però una Miss Italia. La reginetta intellettuale ha spiegato l’impianto argomentativo del suo tema dicendo: “Ho scritto le cose che possono essere vere, come i video su internet, e poi certo, bisogna interpretare queste luci che si vedono nella notte.” Dal che si è evinto che il mistero degli extraterrestri, per la miss, è certo meno complicato da risolvere che non quelli riguardanti l’uso della sintassi.

Ma il piatto forte della serata, che tutti noi stavamo aspettando, era l’annunciato servizio sul Prete Gianni, di cui Elena, Wolly e Marco non sapevano molto in partenza, e di cui dopo il servizio sapevano ancor meno. Il Prete Gianni è il protagonista di una leggenda medioevale un po’ complicata. La prima attestazione del personaggio sta nell’opera di Ottone di Frisinga (1109-1158), feudatario, vescovo e crociato ammanicatissimo con la corte imperiale del Barbarossa, che, nel 1145, mentre si trovava a Viterbo, disse di aver sentito colà parlare del Prete Gianni da tal Ugo di Gabalis, un sacerdote libanese: si tratta quindi, fin dall’inizio, di una tradizione nata su un sentito dire. Comunque, stando al racconto di Ugo di Gabalis, il Prete Gianni sarebbe stato un re cristiano, però aderente alla setta dei Nestoriani, e forse il membro di una dinastia di re tutti con il medesimo nome, che avrebbe comandato in un paese al di là della Persia e dell’Armenia. La testimonianza, si capisce bene, è già vaga in sé, e gli studiosi si sono arrovellati per capire chi potesse essere il personaggio così fumosamente indicato. Fin dall’Ottocento, gli studiosi hanno pensato che il passo potesse far riferimento ad un qualche distretto del Caucaso, forse corrispondente all’attuale Georgia, fra i cui governatori, detti Sbalasar, troviamo anche un Johannes, fiorito giusto giusto alla metà del XI secolo. Si tratta ovviamente di pure ipotesi. L’accenno al Nestorianesimo di cui il Prete Gianni sarebbe stato seguace è un altro tratto interessante: i Nestoriani, condannati come eretici nel 431 e scomparsi quindi in Occidente, furono però a lungo vitali come chiesa in Persia, grazie alla protezione dei Sassanidi, e fecero proseliti fino in Cina, dove le loro comunità rimasero attive fino al 1300. Chi ha appioppato questo tratto religioso al Prete Gianni doveva dunque avere almeno una buona infarinatura di controversie teologiche e di sette ancora presenti in Oriente.

Le notizie storiche sul Prete Gianni finiscono però qua, e prende il via la leggenda. In Occidente, infatti, ad un certo punto appare una lettera, scritta originariamente in greco, tradotta in latino e diffusa in più versioni, che sarebbe stata inviata dal Prete Gianni all’imperatore di Bisanzio Michele Comneno (1122-1150) e che quindi dovrebbe risultare pressappoco contemporanea alla notizia sul Prete Gianni riferita da Ugo di Gabalis a Ottone di Frisinga. In essa il Prete Gianni, re di uno stato ricchissimo dell’Oriente però cristiano – non si capisce bene di che confessione – inviterebbe l’imperatore bizantino a stringere amicizia con il suo regno, di cui descrive e decanta le meraviglie. La lettera è evidentemente una bufala clamorosa, inventata forse alla corte di Bisanzio da gente che masticava fonti classiche come Erodoto, Solino e Plinio: gli animali fantastici e i popoli altrettanto immaginari (i Cinocefali dalla testa di cane, gli Unipodi e così via) fanno parte delle popolazioni stravaganti che gli antichi ponevano ai confini del mondo. Sul perché venga diffusa alla corte Bizantina e poi in Occidente non vi sono indizi precisi, ma in fondo, presso gli antichi e i medioevali, l’idea che sovrani lontanissimi dovessero inviare missive per chiedere amicizia agli imperatori in carica era molto diffusa, anzi, era considerata un modo per attestare il prestigio dei sovrani riceventi (anche Alessandro ed Augusto avevano ricevuto altrettanto immaginari omaggi da popoli che vivevano agli estremi confini dell’orbe conosciuto). In Occidente il Prete Gianni diventa un personaggio letterario: se ne trovano tracce nel Milione di Marco Polo e nell’Orlando Furioso di Ariosto. E siccome i miti sono duri a morire persino quando vengono smentiti dalla realtà dei fatti, quando ormai risulta chiaro che il Prete Gianni in Asia non esiste, si sposta d’ufficio il suo mitico regno in Africa, ipotizzandolo in Abissinia, esattamente come, quando si è scoperto che su Marte non potevano vivere Marziani, gli extraterrestri li si è spostati un po’ più in là nel cosmo.

Ecco, di tutto questo su Voyager ieri sera non si capiva un piffero. Il servizio cominciava con la storia della missiva a Comneno, che pareva una lettera autentica, recapitata con tanto di bollo, non si citava Ottone di Frisinga, né Ugo di Gabalis, non si chiariva il contesto in cui era fiorita la leggenda, e si proseguiva svariando, fra pezzi di intervista tagliata male ad una filologa dell’Università di Urbino e svarigolamenti su chiese dell’Etiopia, che nessuno riusciva a capire cosa c’entrassero di preciso in ‘sto gran bailamme. Non veniva citata un data, non si faceva un minimo di critica alle fonti, che peraltro erano indicate così vagamente da non permettere a nessuno eventuali controlli. Sembrava una cosa tirata su facendo maldestri copincolla da Wikipedia, un frullato di immagini, notizie e illazioni senza fondamento. Alla fine, nel nostro piccolo forum su FF, tutti ci chiedevamo una cosa, che è rimasto come al solito l’unico mistero davvero insoluto di Voyager. Ma perché questa roba qua continua ad essere presentata come un programma culturale?

 

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21 pensieri su “Voyager e il Prete Gianni: come si fa cultura in tv

  1. Ah, ah, che meraviglia Voyager! Ieri sera, senza sapere del vostro, c’era un altro gruppo d’ascolto che attendeva trepidante la risoluzione di diversi misteri… Elvira, Michele, Mauro, Alessandro, Davide e io, Giusi. E, come voi, siamo rimasti a becco asciutto, non senza grasse risate, però! Grandi!!! :-)))

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  2. Brava! Fantastico Voyager di ieri sera. Giacobbo (e chi per lui) ha la capacità di parlare per ore senza dire assolutamente nulla.
    Perfetto e imponente nella sua assenza. Impera gongolante ovunque si trovi, dal motoscafo o dall’elicottero alle Bermuda (da dove non si vede nient’altro che acqua. Mi dovete spiegare che ci è andato a fare, a parte magari qualche giorno in spiaggia con rimborso RAI e a farsi bello che lui è passato sul triangolo e non gli è successo niente), allo studio televisivo nuovo fiammante, addirittura in sahariana e pantaloni kaki onde ascoltare meglio cosa si dicono gli attori che recitano la parte di Carter e Carnavon (da notare la “pellicola” in bianco e nero e rigata e rovinata dal tempo per parte della narrazione).
    Tutti questi sono dettagli, nei quali io però vedo la malizia e il dolo aggiungersi alla già citata pochezza di contenuti.

    Segnalo solo due altre cosine (ce ne sarebbero…) che mi hanno fatto amaramente ridere…
    1) Gli ANIMALI mitici del regno del Prete Gianni: un elenco riportato prima da Giacobbo e ripetuto poi (per i più duri) dalla voce narrante con tanto di immagini e filmati: ANIMALI Reali, come ippopotami (filmato), elefanti (filmato), e altri; ANIMALI immaginari, come i cinocefali dalla testa di cane (disegno), ciclopi (filmato di colossal anni ’50), giganti (disegno), PIGMEI (FILMATO DI PIGMEI AFRICANI CHE DANZANO!!!) Ma siamo matti!!!!!

    2) Il torneo dei misteri. Se volete, potete votare il mistero vincente. Gli accoppiamenti li hanno fatti loro. In gara questa settimana il Chupacabra contro il mostro di Loch Ness. Il mostro vince facile, secondo me. Prossimamente i templari contro le piramidi. Eh, questa la vedo più combattuta, chissà che dicono gli allibratori…

    Ah che bella la cultura…

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  3. Il torneo dei Misteri è effettivamente una meraviglia. Io vedrei bene la finale Maya contro Templari. Siamo già d’accordo con gli altri che organizziamo una visione in diretta, sul maxischermo.

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  4. @Galatea,
    grazie! ora dobbiamo capire quando non c’è la Champions League per poter vedere Voyager di nuovo in gruppo. Che in effetti mi avete fatto divertire un bel po’ 🙂

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  5. Seguire Kazzenger con un gruppo di ascolto FF è cosa che attiene allo sconfinato dominio delle più turpi perversioni della mente umana. Un po’ come sorbirsi col sorriso sulle labbra certi sloagan S&D su giovanilità ed eccellenza; ma con l’aggravante mainstream.

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  6. A me la puntata di ieri sera non sembrava male. Per esempio la fiction su Carter era fatta bene e dava informazioni corrette. Poi c’era il servizio su Wallis Simpson, di impostazione storica; anche sul triangolo delle Bermude si è parlato di una soluzione scientifica alla leggenda metropolitana, una soluzione tra l’altro più che plausibile, condivisa da molti scienziati.
    Insomma quando si parla di teorie eretiche vi scandalizzate perché secondo voi sono tutte cazzate, quando il tono della trasmissione è più serio e scientifico dite che Giacobbo vi ha deluso, che era moscio… Forse è meglio la Sciarelli che in diretta rivela a una madre ingnara che gli hanno ammazzato la figlia, senza avvertirla prima, per vedere la reazione che fa e alzare gli ascolti… questa sì che è tv spazzatura, altro che Voyager.
    E poi nel filmato degli avvistamenti i filmati amatoriali venivano mostrati, vi sono sfuggiti?
    Giustamente avete un gruppo di ascolto e non di ‘visione’.
    Non voglio difendere Voyager, non mi interessa, ma a volte mi sembra che il gusto di criticare sempre e comunque vince su un giudizio obiettivo.

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  7. E, aggiungiamo, perché Il conduttore del programma e’ vice-direttore RAI ? La RAI e’ un concorrente di sappiamo chi, e questo chi ha interesse a indebolire il concorrente, non potendo acquistarlo. Come si fa a indebolirlo ? Fin che si può mettendoci gente propria, per il rimanente mettendoci persone che sfornano programmi come questi. Il gioco e’ fatto.

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  8. @davide: La parte su Wallis Simpson è stato un altro punto indimenticabile del programma, a dire il vero. Ho omesso di ricordarla per motivi di spazio. Un servizio raffazzonato, in cui si citava il fatto che la Simpson sarebbe stata in grado di sedurre i grandi personaggi del XX secolo perché adepta della “magia rossa sessuale” (!). Non una nota biografica seria, che spiegasse che si trattava di una donna assolutamente normale, una americana scarsamente interessata alla politica, invisa alla corte inglese perché già divorziata due volte e con una fama di arrampicatrice sociale. I rapporti con i Nazisti citati dal servizio furono sporadici e, sebbene oggetto di illazioni da molti decenni, ancora per larga parte ipotetici. Non vi è alcuna prova che la Simpson avesse avuto rapporti con gli alti gerarchi nazisti, o che in qualche modo le simpatie verso Hitler che forse Edoardo nutriva fossero state determinate o favorite dall’influsso della nuova moglie. Più che un servizio storico era un pastone di pettegolezzi, per giunta assemblati male e tenuti assieme da una “intervista” ad una figurante che impersonava Wallis, e che si distingueva per un improponibile accento di Torpignatara.
    I filmati dei cosiddetti “avvistamenti amatoriali” erano dei pezzi di fotogrammi sovraesposti in cui si vedevano luci che potevano essere qualsiasi cosa, e, faccio presente, per definire una “teoria scientifica” una ipotesi sul famoso triangolo delle Bermude è necessario che sia comprovata e che vi siano studi pubblicati, non basta che uno scienziato, per quanto rispettabile, rilasci una intervista a Voyager.
    Sarebbe inoltre utile che la smettessimo di definire quelle di Voyager “teorie eretiche”. Non esistono per la scienza teorie eretiche, perché non stiamo parlando di una fede religiosa: esistono solo teorie che reggono il vaglio delle prove e sono sostenibili con argomenti razionali e teorie che, anche se basate su intuizioni magari giuste, non stanno in piedi, quindi non sono “eretiche” sono semplicemente storie buttate là.

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  9. @pool aster: purtroppo temo che le promozioni di Giacobbo non siano affatto pensate per “indebolire” la Rai, anzi. Tecnicamente, il programma ha un grande seguito, sicuramente fa buoni ascolti. Più che altro fa cadere le braccia il fatto che un tempo, la Rai sapeva fare dell’ottima divulgazione storico-scientifica, affidata a persone serie che sapevano coniugare l’esigenza di raccontare in maniera divertente al necessario rigore nel controllare le informazioni fornite. Adesso vengono prodotti servizi senza capo né coda, che per giunta sembrano assemblati in gran fretta alla carlona, convinti che tanto al pubblico si possa dare in pasto qualsiasi cosa. Oltre agli svarioni, quello che dà fastidio è proprio la scarsa qualità complessiva del materiale a infastidire.

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  10. @galatea
    Se un programma come Voyager puntasse a migliorare la qualità e la correttezza dell’informazione, sarebbe meglio per tutti, o no? Ho l’impressione che voi preferiate di no, perché è meglio che Giacobbo dica cose sbagliate o discutibili o dia spazio a personaggi poco credibili, perchè così in questo e in altri blog potete far vedere come siete bravi a scovare gli errori…
    A me Voyager piace, ma ovviamente non è da prendere come oro colato, ci sono servizi più o meno interessanti, ma in generale è una trasmissione divertente, che stuzzica la curiosità. E’ uno dei pochi programmi che trasmette documentari e in una tv come la nostra un programma così ha un suo perchè.
    Ma di certo non può essere considerato un programma di divulgazione scientifica, anzi secondo me non lo è nemmeno Quark. Gli unici programmi scientifici sono le lezioni di universitarie di Rai Nettuno, che sono seguite da qualche decina di persone. Una tv generalista, invece, fa intrattenimento, non può fare scienza, la tv è superficiale, non può approfondire temi complessi, non può essere paragonata a un testo universitario.
    E poi il guaio è che le 6 reti principali hanno un unico imperativo: inseguire un pubblico più vasto possibile (che comprende anche la casalinga di voghera) e aumentare gli introiti pubblicitari. Se la Rai avesse almeno una rete senza pubblicità, allora sì che vedremmo un’altra tv!
    Anche un programma come Voyager sarebbe completamente diverso su una rete senza pubblicità.

    Sul fatto poi che non esistano teorie ‘eretiche’ in ambito scientifico, questo è un altro discoro. Magari l’aggettivo eretico non vi piace, chiamateli come vi pare: c’è un mondo accademico spesso stantio, in cui i professori per far carriera fanno solo ricerche in linea con le teorie precedenti, per essere sicuri di poterle pubblicare e fare più punti in graduatoria; i colleghi si citano a vicenda, così da guadagnarsi la stima l’un l’altra, e la scienza non va avanti.
    Poi di tanto in tanto arriva un ricercatore indipendente, che aggiunge qualcosa di nuovo, e che succede? L’accademia lo rifiuta, le riviste scientifiche lo snobbano, i grandi professori lo prendono in giro.
    La storia della scienza è piena di queste situazioni. I più grandi scienziati hanno dovuto combattere, almeno in un primo momento, contro la mentalità di colleghi attaccati ai propri schemi e alle proprie poltrone.
    Ma per fortuna, nonostante tutto, la scienza va avanti…

    scusate se mi sono dilungato.

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  11. @Davide, hai un’idea un po’ strana di come funzionano le cose. Nella ricerca si parte sempre da quello che è stato già fatto, per aggiungere, per togliere, per sovvertire. Nessuno garantisce la pubblicazione e non esistono “graduatorie”. Ci si cita a volte a sproposito, è vero, ma molto spesso perché si fa tutti parte della stessa linea di ricerca e si collabora sotto traccia. Cos’è un ricercatore indipendente? Indipendente da cosa? Nessuno impedisce a nessuno di ricercare, scrivere e pubblicare. La discussione può essere dura, a tratti violenta, ma bisogna essere preparati a sostenerla. Il vero problema è l’accesso alle risorse, quelle che ti possono consentire di proseguire nella ricerca e, soprattutto, la possibilità di ottenere uno stipendio decente e duraturo. L’Università pubblica è vecchia e i vecchi non mollano per tante ragioni, l’esercizio del potere ed una buona pensione su tutte.

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  12. @davide: Paragonare Voyager a Quark è come dire che una panda e una Ferrari sono pur sempre due macchine. Voyager è considerato, presentato dalla Rai e strombazzato come un “programma culturale” di “divulgazione scientifica”. Mi spiace, io per un programma che si presenta così pretenderei ben altri standard, e sicuramente maggiori controlli sulle cose che mette in onda. Se sfotto Voyager è invece perché in questa storia del “facciamo così perché dobbiamo andare incontro ai gusti del grande pubblico” ci si crogiola. Sono stupidaggini: un programma serio come Quark ha sempre avuto ascolti ottimi senza svaccare.
    Non sono inoltre per nulla d’accordo con quello che tu ritieni essere “divulgazione scientifica”. Le lezioni universitarie di Nettuno non sono divulgazione scientifica, sono, appunto lezioni universitarie destinate ad un pubblico di specialisti: la divulgazione scientifica significa presentare al grande pubblico, in un linguaggio non da specialisti, i grandi temi della storia o della scienza. Ma presentarli correttamente, quindi non sparando stupidaggini o teorie balorde che non hanno prove e sono tanto affascinanti perché romanzesche: sennò non si sta facendo divulgazione, si sta facendo fiction, che è altra roba, e il pubblico deve essere informato della differenza, altrimenti il primo matto che si sveglia e sostiene di essere stato rapito dagli extraterrestri finisce per essere considerato credibile come lo scienziato Nasa che progetta lo sbarco su Marte.
    La casalinga di Voghera, che poveretta viene sempre citata a sproposito in questi casi, non è necessariamente tanto scema da non essere in grado di apprezzare un documentario che parla seriamente di Alessandro Magno, anche se magari una lezione universitaria su Alessandro Magno la spiazzerebbe; ma non per questo per forza è una cretina che vuole sentirsi raccontare che i Marziani hanno costruito le piramidi.
    Quanto poi a questa benedetta storia che “nel mondo universitario in cui i professori per far carriera fanno solo ricerche in linea con le teorie precedenti, per essere sicuri di poterle pubblicare e fare più punti in graduatoria; i colleghi si citano a vicenda, così da guadagnarsi la stima l’un l’altra, e la scienza non va avanti. faccio notare che questo è un problema di carriera dei professori (soprattutto in Italia) ma non c’entra un piffero con l’avanzamento della scienza in generale. Se una scoperta scientifica è valida, viene riconosciuta dalla comunità internazionale, non ci sono santi, perché la comunità scientifica può metterci un po’ di tempo per fare le necessarie verifiche, ma è affascinata dalle nuove idee. I poveri matti che vanno a cianciare di extraterrestri o di Egizi a Voyager senza portare altre prove che i loro deliri non sono tagliati fuori dal mondo scientifico per una oscura congiura di baroni universitari, sono tagliati fuori perché sono dei poveri matti che non sanno formulare una teoria scientificamente valida: sparano scemenze a caso.
    Ah, ps: Giacobbo iniziò su una rete privata, allora Telemontecarlo, tanti anni fa, con un programma che si chiamava Stargate, e proponeva in larga parte gli stessi deliri su esoterismo, misteri, extraterrestri ed Egizi che propone oggi, con il canone di mamma rai. Quando se ne andò, il programma venne affidato a Valerio Manfredi, che è un archeologo, e che cominciò a fare sì un programma divulgativo, ma un po’ più serio, facendo sparire extraterrestri, deliri sugli ufo, etc. Quindi la tesi che senza pubblicità o sulle reti non commerciali i programmi sono più seri è una idea che non ha riscontro nella realtà: la serietà di un programma dipende dalla competenza di chi lo scrive e lo fa, non da dove lo fai.

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  13. Ma sul serio anche su questo blog c’è gente che crede che quello di Giacobbo sia un programma divulgativo?
    Ma voi lo sapete che nelle facoltà di scienze fra gli studenti (non parlo di ordinari o baroni) Giacobbo è la barzelletta più in voga?

    Sul suo libro giacobbo ha scritto:
    “tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell’atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa una presenza inedita: un numero sempre crescente di particelle di luce dette “fotoni”.
    Particelle che assomigliano molto alla luce”

    Uno così va solo sbeffeggiato a vita. Purtroppo visti i commenti, anche in un luogo riparato come questo, più che da ridere c’è da piangere.

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  14. @ilmondodigalatea Qualcosa in RAI c’è ancora. “La storia siamo noi”, ad esempio non e’ male. E poi Quark. Come giornalismo investigativo e divulgativo direi Blu Notte, Annozero, Ballaro’.

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