Piedino (dedicato a tutte le donne che amano le scarpe. Cioè a tutte)

Dunque, io adoro le scarpe. Quelle con i tacchi alti alti. Quelle che anche solo a vederle, già senti mal di piedi. Quelle che quando le infili, senti una vertigine alla testa, perché a certe quote l’ossigeno si rarefà. Quelle che, insomma, di scarpe hanno solo il nome, perché in realtà sono trampoli in incognito.

Adoro le scarpe. Quello che detesto è comprarle. No, che avete capito: non per una questione di soldi. Cioè, anche, per carità. Ma io sono una ragazza dal carattere positivo, e godo sempre di un’incrollabile fiducia di fondo che mi spinge a pensare che se proprio una cosa ti piace piace piace, il modo per comprartela lo trovi. Io odio comprare scarpe per un motivo legato alle cifre sì, ma non quelle del conto, quelle del numero: ho un piedino piccolo piccolo, ma proprio piccolo, diciamola tutta, più che un piede una miniatura. 33 e mezzo, forse addirittura 33 e un quarto, perché nel 34 spesso e volentieri non è che ci sto comoda, ci navigo: mi perdo in un gorgo e chiamo aiuto perché affogo.

Non c’è sofferenza peggiore che passare davanti alla vetrina di una boutiques e vederle lì, le maledette, tutte belle in mostra: décolleté da signora per bene che però sfoggiano un tacco assassino indice di nascoste malizie; sandali aperti, a fascia, fascetta, nastrino; stivali da catwoman che si inerpicano fino alle ginocchia e quasi più su, che praticamente quando finisce la cintura inizia il risvolto. E poi tacchi, tacchi, tacchi, di tutte le forme: a rocchetto, a occhiello, a spillo, a tronco di cono, per soddisfare la brama che ogni donna porta nascosta in sé di essere una sublime equilibrista della vita.

Anche se so che è una battaglia perduta, entro: le scarpe sono come le sirene per i marinai, come le vedi non puoi fare a meno di schiantartici addosso. E qui incontro quella che secondo me è la mia nemica naturale, la specie creata da secoli di selezione darwiniana apposta per essermi antagonista: la commessa del negozio di scarpe.

La commessa-archetipo del negozio di scarpe si divide in due sottogeneri, entrambi deleteri. C’è quella servizievole ma non particolarmente acuta: del resto, se fa la commessa in un negozio di scarpe e non il fisico nucleare al Cern un motivo ci sarà. Armata del suo migliore sorriso, ti si avvicina ilare e gioiosa chiedendo: “Che desidera?” E quando tu le mostri un modello, ma aggiungi: “Però ho il 34…” si sgonfia di botto come un sufflè. Assume una espressione spaurita, si fa ripete tre volte il numero, e poi di solito intavola un dialogo degno di una commedia di Ionesco, che fa più o meno così: “34?” -“Sì, 34?” -“Ma è proprio sicura?”- “Sì” -“Il 34- 34?” Lasciando intendere che forse, per qualche assurdo matematico, nella sua mente sono compresi universi paralleli in cui esiste un 34-37, o un 34-38, oppure sospetta tu sia una originale burlona con venature masochistiche, che calza in realtà un 36, ma dichiara un 34 per vezzo, manco si trattasse dell’età. Quando, dopo venti minuti di assicurazioni, si arrende al fatto che tu vuoi proprio un 34, la commessa servizievole abbozza, medita per altri cinque minuti, e poi esclama, con il tono di un Newton appena folgorato dalla scoperta della gravità: “Eh, ma è un numero tanto piccolino!Si fa fatica a trovarlo!” Ma noooo! Maddai! Che strano, tu è una vita che invece devi camminare rasente ai muri perché come ti muovi te li tirano addosso! Esternata questa folgorante osservazione, la commessa servizievole si produce nel suo colpo di genio migliore, che consiste nel portarti una decina di scatole, che ti assicura essere dei 34, ma tu, occhio allenato da anni, identifichi subito come dei 35, fors’anche dei 36. Ma lei niente, testarda, cerca di di non farti leggere il numeretto sotto la suola (probabilmente perché è convinta che il numero di piede sia una fisima psicosomatica: se uno è convito di avere il 34 calza il 34, ma se lo si riesce a convincere che porta il 36, il gioco è fatto!), o mente spudoratamente, dicendo: “Ma calzano poco, provi un po’, vedrà che vanno bene…” Quando le tocca per forza di cose prendere atto che dentro le sue scarpe il tuo piedino può rigirarsi come su una balera da tango argentino, guarda sconsolata e commenta: “Eh, già, ha proprio il 34!”

Ma il genere di commessa che odio ferocemente è il secondo sottotipo, ovvero la commessa figa da negozio di scarpe. La commessa figa si riconosce dall’aria perennemente scocciata, dovuta al fatto che lei non si considera, in realtà, una commessa, ma un arredo che contribuisce ad elevare lo status del negozio: il suo compito principale stare lì a farsi ammirare, le clienti si arrangino da sé. La commessa figa è in genere alta, bionda e ha misure perfette dappertutto, quindi anche di piede. Inconsapevolmente nazista, considera di una razza sterminabile chiunque non porti la taglia 42 di vestito e il 36 di suola: chi non è compreso in questo range, non dovrebbe semplicemente esistere, e, se esiste, dovrebbe fare il favore di autoeliminarsi nel più breve tempo possibile, con un suicidio che non crei troppo intralcio. La commessa figa, quando tu le dici di portare il 34, non parla. Si limita ad alzare impercettibilmente il sopracciglio, come se avessi proferito una bestemmia. Poi ti guarda dall’alto al basso e siccome è nazista, ma nazista col botto, non si limita semplicemente a dirti che faresti meglio a scomparire. No, vuole umiliarti, farti sentire tutto il peso del tuo essere un individuo inferiore che è un peso per la società. Quindi ti dice: “Be’, venga nell’altro reparto, forse abbiamo qualcosa, le faccio vedere.”

Cosa sia “l’altro reparto” è presto detto: dopo averti scortato nell’angolo più buio del negozio, quello dove pendono scatole ricoperte di polvere da infiniti lustri, comincia a riesumare da quei cartoni relitti di epoche non meglio precisate: scarpe similortopediche grigio topo, sandali chiusi con tacco basso che una ottantenne rifiuterebbe di indossare con sdegno, o improbabili scarpine in vernice alla bebè resti di chissà quale comunicanda degli anni ’30.Quando tu, inorridita, ti inalberi, dicendo: “No, cercavo qualcosa di molto diverso!” la commessa figa ti stronca con un: “Be’ ma ha il 34!” cui tu non sai rispondere, perché la commessa figa è nazista e meriterebbe di essere fucilata sul posto senza neppure regolare processo, però, purtroppo, sta citando un dato di fatto, e quindi ti tocca stare zitta.

Quindi te ne vai dal negozio con il magone che doveva avere Eva quando la pararono via dall’Eden, con l’amara consapevolezza, però, che tu nemmeno ti sei divertita a mangiar la mela: puoi solo prendertela con la Natura matrigna e rauss.

Ecco, questi sono i motivi per cui odio comprare scarpe.

Ma noi piccole col piede piccolo siamo delle carognette tignose. Ragion per cui, a dispetto di tutte le commesse del mondo, alla fine il nostro 34 tacco assassino lo troviamo, poi.

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33 pensieri su “Piedino (dedicato a tutte le donne che amano le scarpe. Cioè a tutte)

  1. io ho il 37-38 ma la mia tortura è simile alla tua, ho il piede TERRIBILMENTE magro, così magro che da bambina non potevo portare le ballerine e quindi ora le odio, così magro che le décolleté sembrano di due numeri più grandi anche se sono un 36, così magro che nei sandali se non stringo i cinghietti il piede mi esce da davanti, e le commesse a dirmi “ma che bei piedi! che bella caviglia magra!” si peccato che le scarpe per i miei “bei piedi” non le facciano. che si fanculizzino tutti, io continuerò a girare con le scarpe da ginnastica e tanti saluti!

  2. rimirati il VERO tacco assassino….

    (anch’io ADORO le scarpe con tacco, ma 12!!!)
    ciao

  3. me ne rendo conto, sono io quella strana forse, ma sono sempre dell’idea di preferire la comodità ad ogni altra cosa…le scarpe mi piacciono molto e vorrei portarle di più, ma finchè posso non rinuncio alla mia comodità!

  4. Il racconto è bellissimo, come sempre, e ci regala uno spaccato interessante della specie umana. Per lavoro ho rapporti con aziende che producono scarpe da donna di alta gamma e, proprio perché di quella fascia, si vendono soprattutto nei mercati esteri, Giappone in particolare, dove i numeri piccoli vanno per la maggiore. Qualche azienda, come la Ferragamo, produce addirittura uno sviluppo taglia apposito per questa clientela. A Venezia, visto il passaggio di turisti da tutto il mondo, non dovresti avere difficoltà a trovarne, il problema è quando sei disposta a farti prosciugare il conto corrente.

  5. tutto molto chiaro e molto interessante, ho solo una domanda: fino a che età ci si può considerare ragazze?

  6. E io che credevo che con il suo 35 da cinese, la mia fidanzata avesse un piede infinitamente piccolo ;-)

  7. io ho il problema inverso. portando il 41 mi propongono quasi esclusivamente modelli da viado…
    poi, a latere: sono una commessa con 10 anni di onorato servizio sulle spalle, non particolarmente figa, ma empatica con la mia clientela, che non cerco di infinocchiare a tutti i costi. faccio la commessa per pagarmi l’università, quindi, quandoo parli di stupidagine della categoria ti prego di non fare di tutta l’erba un fascio

  8. @fuffingtonpost: Per carità, conosco anche delle commesse deliziose che poi si fanno in quattro per cercare di trovarti le scarpe, e ho una grande stima della categoria senza la quale non saprei come vivere nelle mie giornate di shopping antidepressivo. :-)

  9. Purtroppo temo che anche Cinesine e Giapponesi orami abbiano il 39/40, perché a Venezia trovare scarpe piccine è un’impresa. Bruno Magli ha un 34 che mi va bene (non metterti a ridere: ce ne vuole uno molto piccolo ma anche con la pianta affusolata, perché ho pure il piede magro, quindi è veramente un disastro!). In realtà ormai molto spesso me le faccio fare su misura.
    P.S: Ferragamo, eh? Mo mi informo. Anche se temo che sia un po’ fuori dalla mia portata quanto a prezzo, in effetti. :-)

  10. @Pea: Siamo gemelle di piede!!!!
    Anche io piede troppo magro per quasi tutte le belle scarpe esistenti. E inoltre alluce all’insù, che a piedi nudi è anche carino, ma per le calzature è un problema!

  11. @Mick87 oh che bello non essere sola! il mio ragazzo mi ha regalato delle scarpe splendide ma faccio una fatica bestia a portarle, è un’ingiustizia!

  12. @Galatea: ma quanto costano le scarpe su misura? Perché ci sto pensando da un po’ con sempre maggior frequenza, ma non ho il coraggio di entrare e chiedere, in pecunia o natura, quanto dovrei lasciare al gentile artigiano…

  13. @Pea: infatti io l’ho avvertito che le scarpe a me non le può regalare nessuno. Anche io spesso e volentieri sono costretta a portare le scarpe da ginnastica, anche se ogni tanto mi capita un colpo di fortuna, e in estate ho sempre una rosa di sandali da alternare per non aggravare le varie vesciche e piaghette… :(
    P.S.: mick78, ma non li dimostro ;)

  14. @Mick78 scusa ho letto proprio al contrario :) eh infatti, ma sapeva che stavo cercando delle décolleté e ci ha provato…ci ho infilato di tutto dentro per renderle più calzanti…una serata hanno resistito! si i sandali per ora sono l’unica soluzione, quelli e gli stivali che almeno non scappano da nessuna parte…se non ci ancoriamo con cinghie e cinghietti voliamo!

  15. Una Rodopi de noantri!

    Miniatura feticistico/freudiana confezionata
    apposta per titillare le ghiandole salivari
    degli ometti di passaggio!
    La fantasia si infiamma a fantasticare come sia
    dal vero, fra le mani, il 34 di quei sandaletti aperti di sopra, pari in malizia, se non piu’, alla ciabattina della schiava:
    “… la volge, la rivolge, e sazio mai non par di
    vagheggiarla. Oh quanto il piede esser ne dee
    breve,sottil, ritondo!”

    Roba da Faraoni!

  16. @mick78: Be’, farsele fare non è che abbia spesso dei costi proibitivi rispetto ad una normale scarpa di buon livello. Naturalmente dipende dall’artigiano o dalla ditta cui ti rivolgi, e tieni presente che non tutti i modelli sono disponibili. Se hanno già la calzata del 34 in fabbrica e possono farti il paio senza dover prendere le misure, costa sui 100/150 euro a paio, massimo 200. Se invece vai da un calzolaio specializzato e vuoi una scarpa fatta davvero su misura per te, be’ lì sono salassate che lévati.

  17. Io porto il 42. (le scarpe da donna “normalmente” arrivano fino al 41)

    Il problema sarà inverso ma dà gli stessi identici sintomi che hai descritto!!

  18. Sì, ma poi, se le trovi, intrampolata su quei tacchi riesci a camminare?
    Io ho un 39, e a volte non trovo scarpe perché è un numero molto usato, e quindi finiscono subito…

  19. Secoli fa, a Londra, ho lavorato come commessa in un negozio che si chiamava “Tall girls’shop” e vendeva vestiti e scarpe per donne alte. Donnone. Si partiva dal 42 in su. Ho imparato a non meravigliarmi di niente.:))

  20. Essendo il mio un poblema di forma e non di taglia, temo che non potrò mai permettermi un paio di scarpine su misura… :'(

  21. A una sfortunata che mi fece villanamente notare, di fronte a un pubblico numeroso e inopportuno, quanto piccolo fosse il mio piede, replicai che ciò era dovuto al fatto che i miei antenati andavano a cavallo mentre i suoi evidentemente no.

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