L’amore di Betty

A Mitì.

Al prossimo Viadelcamp ci voglio essere pur io!

Bianco su bianco. Il nuovo appartamento è di un nitore da togliere gli occhi, tanto che entrandoci, per un attimo, senti quasi il bisogno di un paio di occhiali da ghiacciaio.

L’architetto, del resto, è stato chiaro: il bianco è il nuovo must perché è il colore-non colore polifunzionale, da reinventare ogni volta con abbinamenti rinnovabili. Betty, quando ha sentito la frase, se l’è mentalmente segnata, perché per lei il bianco era quella cosa che al massimo si sceglieva per i mobiletti del bagno e le piastrelle della cucina, così a lavarli si faceva prima e le goccioline di calcare non si vedevano tanto tanto.

Ma ora che sta con Alfonso, ogni giorno le si aprono nuove prospettive, e nuovi mondi. È Alfonso che glieli fa scoprire. Per esempio, quello del pranzo con l’insalata. Le ha fatto una testa così, il dietologo, nel ribadirle che bisogna mangiare le insalate, e almeno cinque volte al giorno. Lei adesso ha imparato a contarle, e ad ogni pasto si ricorda che deve prenderne una porzione, più le due a merenda. Che non sono macedonia – anche questo ha imparato – ma si chiamano sempre insalate, però di frutta.

Poi, il personal trainer. In palestra, la prima volta che l’ha vista, pensava si mettesse a piangere per la disperazione. Invece, s’è trattenuto. E con un’aria molto professionale, ha cominciato a darle da fare esercizi, esercizi, esercizi, che la povera Betty esegue sbuffando come un mantice impazzito, un’ora al giorno, persino la domenica mattina.

Il parrucchiere e l’estetista, ecco, quelli forse sono stati il vero trauma. Perché Alfonso è stato categorico a rifiutarsi di farla andare da David, il parrucchiere del paese, che Betty aveva sempre pensato fosse l’apoteosi dello chic, dato che lei, per tutta la vita, si era fatta la tinta nel lavabo di casa, con il colore preso al supermercato. Invece no, Alfonso l’ha portata in città, in un salone che pareva una cosa a mezzo fra le Mille e una Notte ed una puntata di Sex and the City, tanto che Betty quasi s’è stupita di non vedere venire fuori Samantha e Carrie da uno dei separé. S’è sentita morire, quando Lorenzo&Paula (si muovono, parlano e ricevono le clienti sempre in coppia, e con la & in mezzo) han dato una occhiata schifata ai suoi capelli, toccandoli con circospezione, come se temessero il contagio del virus del cattivo gusto, e le molecole del suo improbabile rosso multistrato rischiassero di contaminare il ramato perfetto delle altre clienti. Ma alla fine, dopo gran sospiri trattenuti il giusto per sottolineare ad Alfonso che li costringeva ad una impresa quasi disperata, le avevano lavato la testa, spalmato intrugli per ore, tagliato, sfoltito, lisciato, asciugato, phonato, stirato, spruzzato, e finito con un voilà degno di un Michelangelo che ha concluso la Cappella Sistina.

Ora Betty è lì, al centro del suo appartamento nuovo. Così nuovo che profuma pure di nuovo, cioè di detersivo che è stato usato per pulire una cosa che ancora non s’è mai potuta sporcare. Gira per ore, dentro l’appartamento, perché Alfonso lavora tutto il giorno, ma non vuole che a lavorare sia lei. La cassiera in un supermercato, mentre è ormai la morosa ufficiale di Alfonso Crespano, no. Persino Gino, il padrone del supermercato, in fondo è stato contento che si sia licenziata. Non che non le volesse bene, Gino, anzi. Ma non ne poteva più delle clienti che venivano per vedere lei, si posizionavano davanti al bancone, parlottavano, facevano fila, ma poi in pratica non compravano nulla.

Betty nel suo nuovo appartamento non sa bene cosa fare, in realtà. Certo, c’è anche Chicco, suo figlio. Ma Alfonso glielo ha fatto iscrivere all’asilo delle suore. Che è una scuola molto meglio di quello comunale dove stava prima, perché lo tengono in pratica tutto il giorno, anche il pomeriggio, anche di più dell’orario normale. Chicco ci va molto più volentieri che nell’asilo vecchio, perché al pomeriggio fanno il corso in piscina, e altre cose, e Chicco è così contento che vuole rimanere con i suoi amichetti, quindi Betty non ha il coraggio di portarlo via prima. Lo va a prendere, ma non ci si ferma più di tanto, anche se ci sono le altre mamme a fare crocchio, perché non ci si trova tanto con le altre mamme, che sono tutte belle e magre e la guardano con un po’ di sospetto, come la guarda con occhio severo la suora, forse perché le altre mamme sono tutte sposate con i papà dei loro bambini, e lei no.

Così Betty trascorre il tempo nell’appartamento nuovo, passa le dita sui mobili lucidi, perché a spolverarli ci pensa Kristiana, la colf che Alfonso le ha trovato. Di tanto in tanto cerca di spostare qualche ninnolo, o raddrizzare un cuscino, ma con circospezione, perché i ninnoli sulla credenza e cuscini storti li ha messi così l’architetto, e quindi magari non sono storti, devono stare così.

Aspetta, Betty. La sera. Quando Alfonso torna, e se non è troppo stanco, viene la baby sitter per Chicco e vanno fuori a cena. A Betty piace andare fuori a cena, perché Alfonso la porta in un sacco di ristoranti nuovi, dove non è mai stata, anzi, nemmeno sospettava che esistessero, perché con i suoi amici andava al massimo al bowling e poi in pizzeria, o al karaoke, o dal marocchino che fa il Kebab, ma basta. E invece Alfonso la porta in ristoranti bellissimi, dove fanno anche delle cose molto strane e buonissime, tanto che delle volte le dispiace tanto di dover prendere quasi sempre solo l’insalata.

Non che parli molto, Alfonso. A dire il vero è sempre troppo stanco, o troppo arrabbiato per il lavoro, e quindi mangia tutto, lui che può mangiare, con una espressione molto scocciata e delusa: più che mangiare, butta giù, limitandosi di tanto in tanto a brontolare con il cameriere perché il piatto non è buono come si aspettava, o il vino sa di tappo, o trova qualche altra cosa che non va. A Betty, a dire il vero, in genere pare tutto buonissimo, al massimo, qualche volta, ecco, le cose non le piacciono perché le sembra che gli ingredienti del piatto siano combinati a caso, ma lei ingoia e sta zitta, perché l’unica volta che ha chiesto, Alfonso l’ha guardata con compatimento, spiegandole che era cucina fusion, e da allora mangia e non parla più.

Non è che facciano molto, dopo cena. Ad Alfonso piacerebbero il cinema, il teatro, e la musica jazz, ma a lei i film, gli spettacoli e le canzoni che piacciono a lui fanno venire tanto, ma tanto sonno. Una volta gli ha proposto di andare a ballare con i suoi amici, suoi di lei, di Betty, ma è stato un disastro. Alfonso è rimasto sdraiato tutto il tempo sul divanetto dell’area vip, e loro di sotto, in pista. Le ha fatto strano perché lei e i suoi amici in quella discoteca ci sono andati millanta volte, e Alfonso pareva di no: però il gestore è rimasto tutta la sera vicino al divanetto di Alfonso, mentre loro, in tanti anni che andavano, il gestore non l’avevano visto mai, al massimo il buttafuori che non voleva farli entrare.

Le piacerebbe che Alfonso andasse d’accordo con i suoi amici, ma si rende conto che non è facile. Non che sia scortese. Anzi. Solo che loro si sentono sempre un po’ in imbarazzo a parlargli, non sanno cosa dire. O meglio, han paura che a dire qualcosa, ci facciano la figura dei pezzenti. Come quella volta che il Paolo, il marito della Monica, ha detto che avevano prenotato le vacanze a Sharm per quest’estate, in un albergo fichissimo, di cui tutti dicono gran meraviglie. E Alfonso, sentito il nome e aggrottato le sopracciglia un attimo per lo sforzo di richiamare qualcosa alla memoria, ha commentato: “Ah già, è uno dei nostri.”

Così Betty passa la giornata da sola, va in palestra, fa gli esercizi, tenta di spostare qualche cuscino in casa, conta le insalate. I pomeriggi tira fuori i suoi vestiti nuovi, li posa tutti sopra il letto, e controlla se riesce a mantenersi della taglia giusta per entrarci dentro, anzi, magari per prenderne di nuovi, di una taglia ancora inferiore.

Li prova e li riprova danti allo specchio, controlla se la piega dei capelli e il colore sono a posto, valuta se il tono dello smalto per unghie è ancora troppo volgare, e se il rossetto fa pendant. Ogni tanto sente che le manca un po’ l’aria. Non sa perché, all’improvviso. Come se non riuscisse a respirare più. Lo ha detto ad Alfonso. Le ha già fissato un appuntamento, con il suo dottore. Era preoccupato. Le vuole bene il suo Alfonso, eh.

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11 pensieri su “L’amore di Betty

  1. “Ad Alfonso piacerebbero il cinema, il teatro, e la musica jazz, ma a lei i film, gli spettacoli e le canzoni che piacciono a lui fanno venire tanto, ma tanto sonno”

    Ma Alfonso ascolta jazz come questo?

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  2. brava.
    la betti dopo un po’ comincia con un goccio, poi due, mezza bottiglia. ancora troppo acerba e paurosa per farsi un amante, magari anche solo un amante immaginario. e poi c’è il piccolo, non può rischiare una seconda volta.
    ad alfonso non serviva una cameriera, è ricco, gli serve un kit x quando torna a casa o esce a cena. betti non è stupida, lo capisce ma gli è andata di culo così. la morale, se c’è, è: o ci si accontenta o si resta sole. ognuna fa la sua scelta, se può, e non è buona cosa giudicare. ed infatti tu, cara galatea, non giudichi, ed è per questo che il pezzo va bene così.
    naturalmente è una mia OPINIONE.
    CIAO, tesoro.

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  3. Povera Betty! Quando ho finito di leggere mi ha presa un tremendo senso di claustrofobia… dovremmo fondare un comitato di liberazione!

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  4. Pingback: Placida Signora » Blog Archive » Placide Segnalazio’

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