Primo Maggio, su coraggio: Il Concertone e la Sinistra che non c’è

Forse quando sei giovane tutto ti sembra più bello perché non hai termini di paragone. Ma ieri pomeriggio e ieri sera, mentre, fra una faccenda e l’altra, guardavo in tv il concertone del Primo Maggio, non ce la facevo, no, a non provare un acuto senso di disagio, quasi di fastidio fisico. C’ero, quando lo fecero per la prima volta: ricordo una parata di grandi italiani sul palco, e un meraviglioso Fabrizio de Andrè. Mi parve bello, commovente: altro, insomma, da quello che allora si vedeva di solito in tv: musica non banale, e inframmezzata a parole non banali, sebbene condensate in slogan, in brevi frasette. Quelli che salirono sul palco, allora, diedero l’impressione di sapere dove fossero, e soprattutto perché stavano lì. Negli anni l’ho visto diventare sempre più faraonico, una sorta di Sanremo di Sinistra, senza i fiori, è vero, ma con Chiambretti a presentare. Ma pur nella deriva, un minimo di dignità ancora la salvava, magari imboscata in qualche inquadratura improvvisa, in una dichiarazione, in un fremito. Ieri no. Il concerto del Primo Maggio pareva la fotografia impietosa di cosa è diventato questo paese, e di cosa sia la cosiddetta Sinistra, e i Sindacati, e i ggiovani: una infilata di figurine panini sfocate, lo stereotipo di uno stereotipo, una teoria di patetiche macchiette uscite da qualche reality show, e “uscite” nel senso di scartate, perché troppo prevedibili e banali.

Nella piazza stracolma, l’incipit era di Paolo Belli: quello che un tempo era un promettente musicista, e poi s’è trasformato nella colonna sonora di Panariello. Cantava le canzoni di vent’anni fa, che per i ragazzi sotto il palco dovevano essere l’equivalente di quelle dello Zecchino d’Oro. Una operazione nostalgia per chi ai tempi dei Ladri di Biciclette forse andava ancora all’asilo, o era appena uscito dalla nursery, come quando Baglioni da Fazio suona Cicale: le note martellate con pessima acustica, e sottolineate da dei “Su le mani!” degni del peggior animatore da villaggio turistico. I gruppi, i ggiovani, buttati sul palco a riempire la prima ora del pomeriggio, annunciati come Pippo Baudo annuncia le sue eterne scoperte all’Accademia di Sanremo, ma premurandosi di far sapere che per essere lì han superato una selezione fatta tramite l’iscrizione al sito internet, perché siamo moderni, cazzo, noi. A vederli salire sul palco, con l’aria finto smandruppata da sono-appena-venuto-via-dal-centro-sociale-senza-nemmeno-farmi-una-doccia-perché-è-borghese, ragazzi che paiono datati come una vecchia copertina degli Intillimani, e cantano lagne analoghe, biascicando parole incomprensibili, ed è meglio, perché quando ti capita di afferrare un verso ha la stessa profondità delle frasi sui baci perugina scelte da Moccia. Canzoni vuote, riempite da null’altro che una generica aspirazione a dire qualcosa di Sinistra, che si riduce però a mimare una incazzatura non meglio definibile contro un mondo ingiusto e crudele come lo sono le mamme che portano via i giocattoli ai pupi. Essì che ce ne sarebbero di cose precise da denunciare, per cui incazzarsi davvero; essì che un tempo i grandi della canzone erano precisi come cecchini, nel delineare i ritratti dei mostri della società: l’odio richiede una buona mira, sennò è una scrollata di spalle qualunquista, una posa.

Invece? Invece niente. Quando sale sul palco Sabrina Impacciatore, il delirio tocca il culmine. Che è agitata si capisce, ma ansima per tutto il tempo come se stesse girando un porno. Non si ricorda nulla, e quegli scarni siparietti che le hanno scritto e fatto imparare a memoria sono desolanti. In uno risponde ad un tizio che le chiede: “Mi ameresti se fossi uno stagnino?”, lasciando intendere baratri di disprezzo sociale verso chi fa una vile professione machanica, mentre se oggi una figlia laureata ti porta a casa un piastellista o un imbianchino come moroso i genitori borghesi stappano lo champagne, perché s’è finalmente sistemata con qualcuno che guadagna. Tu sei lì che ascolti, e ti chiedi dove cazzo vivano gli autori “di sinistra” dei testi, da quanto tempo non si facciano un giro nel mondo reale, in un autobus all’ora di punta, in un capannone industriale; e te lo domandi pure quando hanno l’alzata di ingegno di far uscire sempre la povera Impacciatore, che rantola ormai, con delle tette nude ed un culo di fuori finti, e mandarla a piazzarsi vicino al conduttore che parla. Che dovrebbe essere, satira? Non si capisce, la cosa è tanto imbarazzante che il conduttore glissa, e la povera Impacciatore torna frettolosamente dietro le quinte, sempre sbuffando come un mantice.

Poi gli ospiti stranieri, presentati con la spocchia di chi vuol far capire che li ha scelti per i loro contenuti, e non, molto banalmente, perché sono famosi e tirano. Arrivano sul palco come arriverebbero su quello del Forum di Assago, perché per loro quella piazza è solo un altro concerto, un’altra tappa del tour mondiale. La Impacciatore collassa davanti a Nutini come davanti al figo di una qualsiasi boyband, e lui come quello si comporta, salutando il pubblico che non capisce una cippa del suo accento scozzese, ma le ragazze si levano via la maglietta per restare in reggiseno, probabilmente perché le nonne han raccontato loro che così si faceva a Woodstock. Quando arrivano sul palco Carmen Consoli e Vinicio Capossela dovremmo essere all’apoteosi della sinistrità: i cantautori colti, con una spiccata vena intimista e letteraria, i marginali di successo, gli alternativi di genio. Che però nel mezzo di quel palco più adatto a Lady Gaga perdono ogni valore, si riducono a macchiette del cantastorie lagnoso, soffiano testi incomprensibili con voci troppo tenui. La Consoli è dispersa, con quel look da diva anni trenta dovrebbe avere un teatro raccolto, meglio un tabarin fin de siécle; Capossela tenta il colpo di scena rabberciando un circo. Dovrebbe essere forse citazione colta di Fellini, chissà, ma appare slegato e sospeso da qualsiasi senso, e peggio che peggio è chiamare sul palco l’autore cult, che lagna battendo il tempo su una sedia di scuola rotta come se fosse un bongo, e rovesciando qualche inutile insulto contro “i padroni” e “Berlusconi”, senza che in effetti se ne capisca davvero il perché. L’effetto è quello di una giaculatoria collettiva ma mal combinata, che viene ripetuta in trance da tutti senza che nessuno più ci creda, per slavarsi la coscienza, esattamente come i credenti della domenica si affannano a ripetere le litanie a messa.

Tu sei lì, e guardi il tutto, e l’effetto di scollamento dal reale è così forte, così potente, che ti chiedi se non sei per caso capitata su un programma proveniente da un altro pianeta, e quelli siano alieni che fingono di essere terrestri, ma senza aver capito bene come si fa.

Chiudi la tv, metti su Storie di un impiegato. Una zaffata improvvisa di realtà ti investe, ti fa mancare il fiato come alla Impacciatore. Pensi ai ventenni nella piazza, entusiasti, che parevano divertirsi tanto a quella sagra televisiva.

Magari hanno ragione loro. Magari sei solo troppo vecchia tu.

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44 pensieri su “Primo Maggio, su coraggio: Il Concertone e la Sinistra che non c’è

  1. la società evolve, in peggio, ma evolve. Quando mai è evoluta in meglio? La decrescita è l’univa via per ritrovare i valori. Con la crescita si perdono. Chi soffre vede le cose concrete, chi sta bene, ammira l’effimero.

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  2. Vero, grande senso di smarrimento della sinistra che a temi nuovi (precariato, migranti, globalizzazione) risponde con categorie d’altri tempi innestate nel circo mediatico di “ok il prezzo è giusto”.
    Il primo maggio sta diventando come la festa della donna, il Teleton e il minuto di raccoglimento sponsorizzato da Ciappi per il cane abbandonato.
    Non è facile, manca una “nostra” elaborazione e anche i patri fondatori non aiutano. In questi casi, quando sono depresso, mi metto a fare qualcosa (per esempio metto a posto il garage): aiuta (e poi almeno ti trovi il garage a posto). Torniamo a lavorare nelle strade guardando in faccia le persone (e nel dubbio fare la scelta che sembra “più di sinistra”). Straparlo.

    Ieri comunque la triplice (con tutti i loro limiti e tutti i loro casini) era a Rosarno. Mi sembra un buon segnale.

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  3. @gigicogo: no, dài, ci mancherebbe, qualche volta evolviamo in meglio. Qui però non è questione di fisiologico cambiamento generazionale: è ovvio che non posso più avere lo stesso entusiasmo che avevo a vent’anni. Ma qui la sensazione era quella che non si sappia neppure più dove sbattere la testa, non ci sia più un punto di riferimento su cui costruire uno straccio di indentità.

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  4. Il concerto del Primo Maggio è diventato (o forse è sempre stato?) una liturgia a schema fisso, il conformismo dell’anticonformismo. Al di là dei modi e degli stili stereotipati (posso tollerarli, in fondo sono ggiovani…), la cosa peggiore è stata la musica: tutta uguale, tutta vecchia. Di anno in anno, questi svolgono lo stesso compitino: portare sul palco i cloni di Manu Chao. L’ennesimo monumento al provincialismo, l’ennesima occasione sprecata. E dire che basterebbe farsi il giro dei locali di una qualsiasi grande città italiana per trovare il nuovo. Ma a questi il nuovo non interessa, gli piace restare nel loro orticello, dove confrontarsi con la realtà è un esercizio non richiesto. In fondo è una spettacolare metafora dello stato in cui versa la sinistra italiana.

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  5. cazzarola, “storie di un impiegato”: mi sono trovato a canticchiare “il bombarolo” l’altroieri sul tram. e a sperimentarne la nostalgia.
    il concertone nemmeno l’ho guardato a spezzoni su internet: ieri, fave e pecorino in campagna. sicuramente più a sinistra.

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  6. Il giudizio su Enzo del Re è impietoso…credo che la sua esibizione sia stata molto a tono, decisamente in tinta con il Primo Maggio che è la festa dei lavoratori..poca politica, è vero,ma la sua presenza è stata rilevante..è un cantastorie e trovo molto originale l’uso della sedia, dire che è un bongo è una battuta impietosa..Capossela poi non vale nemmeno la pena di giustificarlo qui…chi non lo capisce e non lo apprezza fa un danno a se stesso e alla sua mente, non certo a lui..SS dei naufragati è una commistione di letteratura e musica e in questa occasione ha declinato magistralmente il tema delle morti in mare..nn è un tema di sinistra? parliamo di migranti ,di popoli del sud, di marinai…Gli insulti al Padrone devono fare sorridere e riflettere. Perchè questa è Arte…per capire il perchè di questi insulti dovrebbero esistere i giornali, i libri, gli insegnanti e La sinistra politica.

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  7. ciao, penso che c’è ben poco da festeggiare il 1 maggio con più di un migliaio di morti sul lavoro all’anno ed uno morto stritolato da un macchinario proprio ieri. d’accordo con a.b. e altri, anche i riti si stancano poi sarà perché vengo da altri generi di musica, ma gente sfiatata o senza qualità come oggi non si vede in giro, certo se alla nostra gioventù si danno certi spettacoli cosa rimane? quanti pensate che sappiano cos’è il primo maggio? ma perché con questi attacchi al lavoro da parte del governo con appoggio di cisl e uil e tacito consenso cgil, pd e sinistra ( !? ) non si faceva una bella manifestazione a roma?
    ciao a tutti

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  8. @camilla: Il giudizio su Da Re è che ogni personaggio va presentato nel contesto giusto, e quello non era il suo, come minimo: difatti risultava del tutto incomprensibile, non aveva pathos, mentre in un ambiente più raccolto forse sarebbe stato molto più apprezzato ed apprezzabile: in mezzo a quel caos pareva un vecchietto intronato che si limitava a dire “io sono comunista” e Berlusconi è il male.
    Capossela, che a me piace moltissimo, ha tentato di adattarsi al grande palco di concerto, ma il risultato è stato modestissimo: non si riuscivano a sentire i testi (quindi il meglio), il coro andava per i fatti suoi, l’audio era pessimo e la manfrina montata con il figurante a testa in giù incomprensibile. No, non è arte: arte è quando una cosa è fatta bene. Quello era un concerto messo su alla bell’e meglio, sprecando alla rinfusa mezzi e soldi, dove gli artisti sono stati immersi in un contesto delirante e privo di senso e di significato. L’arte la apprezzo quando l’artista dà il meglio di sè, e viene messo nelle condizioni di darlo. Quello era un pateracchio che pareva un macdonald.
    E, faccio presente, per capire l’arte o il motivo di un insulto non devono esserci “gli insegnanti, le tv o i giornali”. Se un artista sa fare il suo lavoro, arriva al suo pubblico senza che altri mezzi spieghino cosa dice: se ha bisogno di appoggi esterni per spiegare il suo messaggio, vuol dire che quella sua esibizione tanto grandiosa non era.

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  9. Non ho visto il concerto, ma credo tu abbia ragione. A Padova c’era un miniconcerto dei giovani di rifondazione e anche lì le musiche sembravano una riproposizione del solito, nulla di nuovo da quel gruppo di ragazzi che suonava. Sembra che più si perda più si rincorrano gli spettri di un grandioso passato da riproporre.

    PS
    comunque almeno c’erano loro a ricordare il primo maggio. Nel vuoto della sinistra veneta non posso che essere felice di quel concerto in piazza dei signori.

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  10. capossela ha riproposto con coraggio l’esperimento che fece l’anno scorso al 25 aprile di parma, ovvero calare enzo del re (che ha un motivo di esistere in un concerto del 1 maggio molto più dei peraltro bravi baustelle) e le sue canzoni davanti ad un pubblico giovane che nulla sa del 77 e di quegli anni e di quella temperie. per me questo significa tentare di dar credito al pubblico. se continuiamo a considerare questo tipo di cultura musicale come adatto solo a certi contesti, rimaniamo elitari. io c’ero l’anno scorso a parma, e dopo qualche minuti di spiazzamento, il pubblico ha gradito l’azzardo ed applaudito del re

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  11. Claudio Lolli.

    No, ripeto per chi non avesse capito: Claudio Lolli.

    La notte dei morti viventi.

    Dall’orrore salvo solo Capossela, che quando non esprime opinioni politiche da bar, e non recita la parte del Tom Waits de noantri e’ un grande.

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  12. Secondo me il problema – se è un problema – è anche questo:

    > Chiudi la tv, metti su Storie di un impiegato.

    De Andrè ci ha abituati troppo bene, solo che non ne nasce uno ogni anno.

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  13. Condivido quanto hai scritto. Ieri costretto dalla mia compagna a sorbirmi per intero l’evento ho propio pensato che fossi innanzi all’anti-festival di Sanremo, una manifestazione sontuosa che ha perso il suo smalto, decadendo in una ricorrenza obbligata che non ha più ragion d’essere in questo periodo di crisi e sfruttamento del lavoro. Non voglio dire che il principio che fonda il primo maggio debba venir meno, tuttavia non proporrei una manifestazione colorata e festosa che tiene conto dei tempi televisivi e dia l’idea che siamo in un paese dove anche i funerali vengono festeggiati.

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  14. “mentre se oggi una figlia laureata ti porta a casa un piastellista o un imbianchino come moroso i genitori borghesi stappano lo champagne, perché s’è finalmente sistemata con qualcuno che guadagna”
    Una frase che, da sola, vale come un post!

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  15. infine aggiungo: capossela non ha altro che riproposto momenti del suo “solo show”, human pignatta compresa, che porta in concerto da due anni, quindi tutt’altro che roba improvvisata. la questione è dunque un’altra: in un concerto con 500mila persone cosa si può allora fare, chi si deve chiamare? va bene chiamare vasco allora, e la chiudiamo lì.

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  16. Quando Capossela esprime opinioni politiche da bar è comunque all’altezza di molti deputati del nostro parlamento…almeno lui sa fare altro ed esprimere opinioni politiche serie quando vuole.

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  17. Io c’ero ieri al concerto a Roma e ti posso dire che Nutini era ubriaco marcio e mi sono chiesta con che coraggio lo abbiano fatto salire sul palco in quelle condizioni; la Impacciatore non capivo perché ansimasse ad ogni intervento, non ne capivo il senso, la cagnolina che hanno fatto entrare ad un certo punto forse aveva più presenza scenica di lei, e mi sono chiesta perché non avessero fatto condurre persone come Roy Paci o Belli, che hanno detto molte cose in più che purtroppo non sono andate in onda!
    Ti volevo solo ricordare che ti sei dimenticata Cristicchi, non so cosa si è visto in onda, ma ti posso assicurare che per me è stato il Migliore, quello che mi ha fatto sentire partecipe al concerto, che mi ha fatto capire il significato della giornata, e che mi ha reso contenta di aver fatto la strada per Roma per godermi lo spettacolo dal vivo. Ho ascoltato un cantante discutibile, perché può piacere o meno, ma sicuramente un grande uomo.

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  18. Il problema è che invitano cani e porci, più porci che cani. Ieri per la prima volta, dopo aver letto i nomi dei “musicisti”, non l’ho quasi visto. Mi sono trovato a sentire Massimo Ranieri, ma che c’entra?
    Nella mia città suonavano gli Alma Megretta, non sono un loro fan, ma sembravano più consoni alla giornata del 1 maggio.

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  19. “Storia (e non storie, buzzurra!) di un impiegato” è il disco più scadente di De Andrè dal 1962 al 1973 (non posso escludere che abbia fatto di peggio in seguito, anche se non mi risulta). Tra le più penose, la canzone del maggio (se il fuoco ha risparmiato le vostre millecento) è un verso che grida ancora oggi vendetta per stupidità intellettuale e pochezza stilistica. La canzone del bombarolo, di cui parla un cicisbeo qui sopra, è vero, prende musicalmente, ma è roba degna del peggiore consumismo anticonformista; si salva la melodia finale (“Quando in anticipo sul tuo stupore…”), anche se qua e là emergono i contorcimenti che caratterizzano tutto il long playing e ne determinano le numerose zeppe. Ma non ci stupisce che fra i dischi di Fabrizio sia quello che più le si addice, signorina.

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  20. Hai ragione. La sensazione è di un continuo arrampicarsi sugli specchi, con le unghie e con i denti, saccheggiando canzoni e miti e forme di comunicazione che ormai sono di un passato.
    Un passato che non ha più niente a vedere con l’oggi.
    E tirarle per le orecchie ormai non serve più a nulla se non a far disperare chi le ha vissute.
    Se sento cantare un’altra volta “Bella ciao” mi incazzo.

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  21. il rito è stanco, gli artisti sono stati così così, quasi nulla di nuovo all’orizzonte: un’ottima ed esatta fotografia del paese. Voto il concertone del primo maggio evento televisivo dell’anno.

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  22. Ma no. Sua signoria non è troppo vecchia: semmai, quando aveva l’età degli spettatori del concerto di ierl’altro, credeva che tra gli astanti vi fosse maggiore impegno e consapevolezza. Cosa già all’epoca non vera, come ben sappiamo: chi sfilava o manifestava lo faceva per motivi suoi, che spesso nulla avevano a che fare con l’oggetto dell’evento; nel 1983, alla manifestazione di Bologna contro l’installazione dei missili nato a Comiso, c’erano migliaia di gggiovani ai quali non fregava nulla di armi, ma era sembrato ottimo saltare una mattina di lezioni. Sicchè non ce la si può prendere se,oggi,una ragazzo di vent’anni non distingue tra il concerto del primo maggio a roma e l’happy hour della discoteca papeete di milano marittima: è solo caduta la maschera, perchè di diritti non frega più niente a nessuno, ed i bisogni sono gli stessi per tutti, senza distinzione di parte politica: soldi, benessere, donnine ( oppure ometti,dipende), beni di consumo.
    Del lavoro non importa niente a nessuno, e non da oggi; sono le statistiche a dirlo, visto che che su sessanta milioni di residenti ne lavorano a malapena 23.
    La Impacciatore sta lì a far se stessa e la pagano pure; I cantanti stan sul palco a recitare il solito ruolo e ad occupare l’unica fonte di guadagno degli anni 2000, cioè l’esibizione dal vivo : se Capossela smette di far l’ubriaco maledetto, viene sostituito in cinque minuti da un clone. Nutini è già lì pronto.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  23. topgonzo, beato te e le tue legnose certezze che fanno ridere i polli. fa tanto anticonformista snob stroncare ciò che è adorato da tutti, nevvero? “scadente”, “penose”, ma fatti un giro che mi fai sbellicare….

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  24. @paperoga: Su, dai, red.cac, poveretto, sui suoi commenti ci lavora per ore e ore, pensando di essere spiritoso, originale, controcorrente.. e tu me lo stronchi così? Poi il suo psichiatra deve fare gli straordinari.

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  25. @ilmondodigalatea.Per quanto riguarda il contesto sono perfettamente d’accordo con paperogaedintorni. La vogliamo fare uscire questa musica di nicchia o ascoltiamo Scanu a palla?? Credo che Capossela sia chiarissimo, volevo solo dire che il ruolo dell’artista è portare il suo messaggio..stop. fare politica appartiene ad altri.e credo che questo Vinicio lo abbia fatto al concerto in modo magistrale..ho già spiegato il senso di cantare SS dei naufragati in quell’occasione..aggiungo il senso di dedicare una canzone a Renzo Fantini che lo stesso Vinicio ha spiegato in due parole:chi lavora insegna a chi vuol lavorare…imparare è fatica,questo il senso di un omaggio ad un maestro..per quanto riguarda il mago Wonder è stato puro spettacolo,parte del mondo di Capossela..se lei lo amasse come dice saprebbe che fa parte di una scoperta d’America che ha tutto un suo significato nel suo ultimo lavoro.

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  26. Sig. Paperoga, mi scusi con il sig. Dintorni nel caso che questo commento finisca nel bulacco della rumenta della signorina. Però due cosette quae melius erit tibi audisse quam mihi dixisse ci stanno lo stesso.
    Anzitutto, lasci stare i polli, lì nell’allevamento; in secondo luogo il sottoscritto, che Fabrizio lo conosce perfettamente, può permettersi di definire mal riuscito quel che gli pare; infine, non stupisce che a gente come voi, inculata dalla storia, non resti che rifugiarsi nelle frustrazioni altoborghesi di un poeta momentaneamente smarrito, ma non tanto da non chiedere perdono alle muse, in quello stesso periodo, cantando una traduzione di Brassens da Paul Fort (Les passantes) e, dello stesso Brassens, la ben poco sessantottina Mourir pour des idées.
    Quanto alla signorina, figure di merda ne ha ormai fatte tante che, se i cicisbei se ne accorgessero, sarebbe costretta a cibarsi di radici greche, badando bene a resecare spem longam (questo però ci pare lo faccia da un pezzo, anche se inutilmente le si grida sapias).
    Sig. Paperoga, mi saluti il sig. Dintorni.

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  27. Le fa male la schiena, eh, signorina? Sarebbe stato meglio, per Lei, accettare le nerbate dell’ex collega Teddy.

    p.s.
    Ci scusi, ma un Suo cicisbeo ha deciso di divulgare foto là dove il sig. Train non accetta siano scaricate. Magari ne farò qualcosa. Forse su Malvinone, così non vengono coinvolti altri redattori.

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  28. @camilla (e paperoga): Scanu è quello del sesso in apnea nel lago, presumo. Posso assicurare che non ne ho mai ascoltato una nota, salvo essere sorpresa a tradimento mentre giro la manopola della radio…
    Il fatto è che, a mio personale avviso – e penso si capisse dal post – era il Concertone che è stato impostato malissimo, con un pressapochismo imbarazzante.
    Capossela mi piace molto, ai concerti suoi è molto brano, scrive canzoni spesso meravigliose. Ma la sua esibizione sul palco è stata al di sotto della resa media, come anche quella della Consoli. Questo perché il contesto era mal organizzato (c’era una acustica terribile, metà delle parole della canzone sono andate perse, il coro non aveva chiaramente ritorno e ad un certo punto è andato via per conto suo). L’impressione che dava era di uno che riprone sì una cosa sua, però si rende conto che non funziona bene: anche quando si è rivolto al pubblico era impacciato, e sinceramente era la prima volta che lo vedevo così: probabilmente gli giravano le balle. E aveva ragione.
    Quanto alla sua frase “se lei lo amasse come dice saprebbe…” etc., cara camilla, così come l’accenno a Scanu, posso dire che le trovo veramente fastidiose? Penso di avere tutto il diritto di dire che un cantautore che pure mi piace non ha fatto una performance ai suoi soliti livelli: un cantautore, così come un politico, un artista o quello che si vuole èun essere umano, e qualche volta può anche non piacere: sennò diventa una specie di divinità. E trovo sinceramente fastidioso anche immediatamente accusare chi non si esalta per qualsiasi performance di Capossela ( o di Caio Tizio) di non capire niente di musica “colta”. Che poi, se lo lasci dire: Capossela è musica “di nicchia” col piffero: probabilmente ha venduto molti più dischi di Scanu, ormai.

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  29. @francesca: Mi sa che Cristicchi me lo sono perso. Ho visto Bersani, e mi è piaciuto, anche se in pratica ha solo riproposto canzoni dei vecchi album: ma la parte in cui, rivolgendosi al pubblico, ha detto: ” Se volete alzare le mani, alzatele, ma io canto e basta, non ve lo chiedo, perché sennò mi pare di fare l’animatore in un villaggio turistico…” è stata grandiosa. 🙂

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  30. @red.cac: caro red, quanta acredine. Capisco: deve essere dura notare che comunque quelli “inculati dalla storia” menano vite sempre migliori della sua…mi saluti lo psichiatra, baciotto.

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  31. P.S: red cac mi ricorda sempre un povero consigliere del paesotto mio, che dopo essere stato una vita nel PCI, dove non riusciva a far carriera perché troppo stupido, entrato nelle file di una oscura lista di centro destra, era finalmente riuscito a farsi dare una carega, pur parando giù umiliazioni a non finire. Per acquistare crediti presso i nuovi padroni, continuava a sbraitare ogni volta che mi incrociava, chiamandomi “comunista”. Finché un giorno, scocciata, lo guadai e replicai: “Veramente l’unico che sia mai stato comunista, qua dentro, mi risulta sia tu.”
    Ecco, secondo me red è uguale. 🙂

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  32. @ilmondodigalatea..con musica di nicchia mi riferivo al suo commento su Enzo del Re che, mi pare, lei abbia giudicato più adatto a un contesto più riservato rispetto al Concertone mentra invece anche a giudicare dai giudizi sulla sua esibizione da parte di gente che ha assistito, è stato molto apprezzato anche dalla folla..Capossela non è la mia divinità,condivido le sue affermazioni in merito ma non penso si possano riferire al mio commento precedente, Capossela ha spesso stonato,dimenticato le parole e “sbagliato” in altri modi e sono la prima a dirlo, ma non ho avuto l’impressione che sia stato questo il caso. Inoltre non mi permetterei mai di dire che lei non ne capisce niente di musica colta,e non credo di averlo detto, per il semplice fatto che non la conosco e non ho alcun motivo nè mezzo per giudicare le sue conoscenza in merito.

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  33. Speravo che entrasse. Non ho voglia di postare di là, adesso, e forse neppure domani. Ma colgo l’occasione per dirti che non hai il permesso di sbaciottarmi. Ho visto oggi stesso, per la prima volta, una foto. Nisba.

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