Reading Severino: scusate, m’è scappata l’esegesi.

Emanue’, non te la pigliare. Siccome non ci avevo capito niente, ho provato a tradurre e chiosare punto per punto, per vedere se si seguiva meglio. Scusa, m’è scappata l’esegesi.

Secondo la scienza l’Universo è incominciato con un’immane catastrofe, il big bang che ha squarciato i «sovrumani silenzi», e terminerà con un’altra non meno gigantesca catastrofe, l’entropia, la degradazione dell’energia, che a quei silenzi riconduce.

In realtà, il Big Bang ha squarciato un’ostrega: secondo la classica teoria del Big Bang prima lo spazio non esisteva. Quindi neanche i sovrumani silenzi. O il “prima”, come peraltro aveva già detto S.Agostino.

Nel frattempo altre catastrofi devastano l’Universo e la Terra. Oddio, mica tutto l’Universo… alcuni settori, anche piccolini, e di continuo. E pure la terra. Dai, Emanue’, è solo un vulcano che erutta. A te pare una tragedia immane perché sono tre giorni che non riesci a prendere l’aereo.

Tra l’una e l’altra, intervalli che all’uomo sembrano lunghissimi e nei quali, d’altra parte, e frequenti, altre «minori» catastrofi si producono, quelle che uccidono migliaia di persone e di cui danno notizia i mass media. Appunto, tutto è relativo: spesso una tragedia viene classificata come “immane” perché nei paraggi c’era una troupe della CNN.

Il potenziale tecnico dell’uomo non è ancora in grado di fronteggiarle. Come sta accadendo con l’eruzione del vulcano islandese. Oddio, magari pensandoci un modo per non fare eruttare un vulcano non è escluso che si trovi, sul lungo periodo. Però costerebbe magari molto di più che, quando capita, fermare il traffico aereo per due giorni. Insomma, in pratica nessuno ha mai seriamente pensato di trovare il metodo di fermare un vulcano. Ma dacci tempo, Emanue’, magari ci si riesce.

Quel potenziale è invece in grado di gareggiare con la distruttività del fenomeno entropico: se scoppiasse un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Russia la terra sarebbe distrutta tanto quanto potrebbe esser distrutta dalla «Natura». No, scusa, Emanue’ famme capi’: il potenziale di una guerra nucleare è tale da gareggiare con l’entropia? Cioè siamo in grado di distruggere l’universo e non solo di danneggiare seriamente – distruggere è tutto da provare – la Terra? (Una guerra nucleare – anche ammesso che sterminasse l’intero genere umano – al massimo contaminerebbe parte della superficie terrestre. Che non è distruggere “la Terra”, eh: a noi sembrerebbe così perché, sventuratamente, sulla superficie ci viviamo).

Sul piano della distruttività Tecnica e Natura si combattono alla pari. Era un campionato e non me lo avevano detto! Ma scusa, Emanue’, mi sai dire esattamente cosa intendi per “Natura” con la maiuscola, e “Tecnica”, con la maiuscola uguale? Perché a me non è tanto chiaro. Sembra che siano due entità pensanti, dotate di una loro volontà propria. Non è che mi sei diventato animista e non hai detto niente a nessuno?

E dire che la Natura «si ribella» ha senso solo in relazione ai progetti dell’uomo. Ok, siamo perfettamente d’accordo. Pare che ci faccia uno sgarbo, mentre in realtà fa i fatti suoi.

La sua ribellione, inoltre, può essere ben più radicale di quelle a cui ci è dato di assistere. No, scusa, non avevamo detto la riga sopra che chiamarla “ribellione” non ha senso? Che fai, ti rimangi le cose nello spazio di mezza battuta?

A volte ci si trova di fronte ad affermazioni che sembrano inoffensive. Ad esempio questa, che le leggi della scienza (da cui la Tecnica è guidata) sono ipotetiche, cioè non sono verità assolute. Mi spieghi perché alla Tecnica le diamo la maiuscola, e alla scienza no? Che è, ti sta sulle palle? Ma poi, non è che l’affermazione sembri inoffensiva: è fondamentale. Chiunque si occupi di scienza – o anche non se ne occupi, ma, come me, ne abbia sentito parlare fra i banchi di scuola e poi più – lo sa che la scienza non ha verità assolute. Si chiama “metodo scientifico” apposta: ogni risultato è una approssimazione, non è definito. Hai presente, Emanue’, quella cosa di Galileo…ogni tanto, su, non leggere solo i Presocratici!

Spesso gli scienziati se ne dimenticano. E nel momento stesso si dimenticano di essere scienziati, e diventano propagandisti politici, guru spirituali, semplici idioti. Insomma, chi pensa che la scienza dia verità assolute non è più uno scienziato: è un po’ come Steve Jobs quando fa finta di non essere solo uno che produce computer e telefoni.

Ma l’ipoteticità delle leggi scientifiche significa ad esempio che un corpo, abbandonato a sé stesso, da un momento all’altro, invece di cadere verso il basso potrebbe andare verso l’alto. Non ho capito il salto, ma comunque: sì, si può ipotizzare che in qualche caso a noi non noto e finora mai registrato, lasciando cadere un fermacarte nel tuo studio, questo cominci a galleggiare nell’aria, e non ti sfracelli il piede, Emanue’. Bisogna però che ci sia una qualche condizione diversa da quelle che si verificano di solito sulla Terra, nel tuo studio, e quando ti cade il fermacarte. Perché se le condizioni sono uguali, l’ipotesi si verifica senza fallo e il tuo piede si maciulla. E’ sempre quella faccenduola del metodo scientifico, eh. Se, senza che siano cambiate le condizioni, il fenomeno non si verifica come previsto, la teoria era sbagliata fin dall’inizio e va rivista. Oppure si tenta di impapocchiare tutto ipotizzando un intervento divino. Occam però si incazza di brutto, e taglia la gola a tutti con suo il rasoio.

Qui la ribellione possibile della Natura è ben più radicale. Non ho capito il “qui”. Scusa, Emanue’, ma la Natura, con o senza maiuscola, non è che fa proprio come cazzo le pare. Segue le leggi, oppure siamo in un caso in cui è possibile una eccezione. Vedi sopra. Altrimenti nisba. Certe cose la Natura non le fa perché, finché le condizioni sono queste, non le può fare. E’ seria, la Natura, mica si fa influenzare dalle sue paturnie come noi.

La provvisorietà della destinazione della Tecnica al dominio del mondo è ancora più marcata. Orca, mi sono distratta: dove avevamo detto che il fine della Tecnica era il dominio del mondo? E che è, la Spectre? Io pensavo che gli uomini la usassero per cercare di avere delle condizioni di vita un po’ migliori. Hai visto invece, ‘st’impunita!

Si fa avanti, in tutta la sua gravità, il problema della salvezza dell’uomo. E da dove s’è fatto avanti, questo? Stavamo a parlare di Natura, leggi fisiche, vulcani…invece mo c’è l’uomo che si deve salvare? E da che?

Chi ci pensa? Quelli che si danno da fare per uscire dalle crisi economiche e politiche? Oddio, non lo so, mi pare che quello non sia mestiere loro, poracci: quelli cercano solo di salvarci il culo, al massimo, ma già una parte per il tutto è opera meritoria, eh… come quelli che ci avvertono che quando il vulcano erutta è meglio non prendere l’aereo, insomma.

Sì, a quel problema le religioni si rivolgono. Ma con la fede. Vabbe’ siamo in democrazia, non è che glielo possiamo vietare. Se uno crede che l’uomo debba essere “salvato” prima o poi un Messia disponibile sul mercato si trova.

E la fede è ipotetica come le leggi della scienza. Cioè, Emanue’, io non voglio essere una laicista brutta e cattiva, ma proprio no! La fede è quella cosa che ti fa credere, a seconda dei periodi storici al di là di ogni evidenza del buon senso, che Zeus scaglia fulmini dall’Olimpo, le anime si reincarnano in mucche oppure le vergini partoriscono figlioli a Dio. Non è ipotetica, è fantasiosa.

Ma l’uomo è destinato ad aver a che fare soltanto con ipotesi e a soppesare soltanto con ipotesi il pericolo da cui è circondato? Probabilmente sì, Emanue’. Ma tranquillo, è solo un’ipotesi.

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9 pensieri su “Reading Severino: scusate, m’è scappata l’esegesi.

  1. Signorina Galatea! Io spero che a Emanue’ l’abbiamo già pagato o che chi deve farlo non legga il tuo post. Per il futuro chissà… Io non vorrei essere nei panni di Emanueh?, no, no, no!

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  2. Vabbhé dai, il Severino spara castronerie a destra e manca (facendo ricorso ai suoi vaghi ricordi scientifici di vent’anni fa), ma una cosa la spara giusta in senso lato (probabilmente per la legge dei grandi numeri):
    “E la fede è ipotetica come le leggi della scienza”
    Comunque, tralasciando che ipotetiche non sono le leggi ma le ipotesi della scienza (le leggi discendono logicamente dalle ipotesi) e che la fede è un concetto generico e trasversale a ogni cosa (la fede non è ad esclusivo appannaggio della religione), la scienza e la religione poggiano entrambe sulla fede in alcuni assiomi indimostrabili come veri.
    Poi ogni persona sceglie a cose corrispondere la propria fede.

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  3. @Icy
    guarda che confondi scienza e matematica: la scienza non ha assiomi e le leggi si dimostrano sperimentalmente, non derivandole da dei principi.

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  4. Galatea,

    evidenzierei un punto che mi pare notevole e che avevo omesso. Come tu dici nell’esegesi, spesso noi uomini confondiamo l’estinzione della specie con la fine del pianeta. Il pianeta non finisce, finisce per noi che non lo vediamo più semmai. Chapeau.

    Ciao a tutti

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  5. @Icy
    Sarà anche vero che la scienza e le religioni si basano l’una e le altre sulla fede, ma mi sembra che ci sia una bella differenza tra, da un lato, la fede nell’osservabilità dei fatti, nelle leggi matematiche, nella riproducibilità degli esperimenti ecc. e, dall’altro lato, la fede in un misterioso essere che mette incinte le vergini o scagli i fulmini, per riprendere gli esempi di Galatea. Ti ricordo che anche i bambini hanno fede in Babbo Natale e i paranoici hanno certezza assoluta nella verità delle loro manie. Ma non è che perché tutti hanno fede in qualcosa, tutti hanno ugualmente ragione o torto. Si può anche aver fede in una scemenza. E comunque la scienza non ha fede in un bel nulla: parte da degli assiomi, ma è disposta a modificarli se si dimostrano inefficaci o errati. Hai mai visto una religione fare lo stesso?

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  6. @Icy: “la scienza è un caso particolare della matematica” mi suona come “la Divina Commedia è un caso particolare dell’Italiano”. Può avere un significato, ma mi pare un po’ inutile.

    Verissimo che quando si descrive una teoria si pongono come vere alcune considerazioni, falsissimo che queste siano paragonabili a un principio in cui si crede per fede e basta.
    Facciamo un esempio: fino alla teoria della relatività si assumeva che il tempo non avesse alcuna relazione con velocità e spazio (un ipotesi comprensibile data la nostra esperienza diretta del mondo), tuttavia a un certo punto tale ipotesi si è scontrata con la realtà. Non mi pare che questo abbia significato la fine della fisica.

    Tutti gli uomini sono nella condizione di dover avere fiducia in qualcosa, i creteri in base ai quali la si ripone possono essere scientifici o meno.

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  7. Non ditegli a Severino che un’abbondante nevicata e un clima appena un pochettino rigido sono in grado di fare molto molto peggio di un vulcano: fermano, oltre agli aerei, anche i treni e le auto. Per dire.

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