Quando il buon senso si arrende a Severino

Visto che questo blog è bazzicato da gente che di filosofia e di scienza ne capisce più della sottoscritta, qualcuno è così gentile da spiegarmi che caspita dovrebbe voler dire ‘sta roba? Io proprio non ci arrivo.

Grazie.

Galatea

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20 pensieri su “Quando il buon senso si arrende a Severino

  1. Ah ecco. Scusa, Ivo, ma il Severino un ripassino di fisica non se lo poteva fare? perché il Big Bang che squarcia i silenzi sovrumani (che non esistevano ancora) fa venire i brividi. Farebbe scompisciare persino Agostino, eh.

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  2. Io noto diversi passaggi indebiti, nonostante il discoso sia molto fumoso, retorico e infiorettato.Magari dipende dalle mie lacune, ma vedo dire la mia.

    La natura (non Natura, che con la maiuscola la si ipostatizza indebitamente) si ribella ha senso dirlo solo in relazione all’uomo (e qui concordo).

    Introduce però un concetto di valore sulla tecnica. La tecnica è neutra, dipende dall’uso che se ne fa, a mio parere, non è distruttiva per essenza come sembrerebbe di capire dal discorsetto.

    Poi porta l’esempio che un corpo può violare la gravità (che è più da fantasy che da empirico), quindi la scienza fa solo ipotesi.
    Ma in scienza ipotesi non significa credenza, e credo anche io -pur da profano- che l’illustre filosofo debba studiarsi un manuale di fisica.

    Da qui trae che fede e scienza si equivalgono dal punto di vista veritativo perchè sono ipotesi in relazione al problema della salvezza (?) dell’uomo. beh, ce ne vuole: a parte l’errato assunto metodologico (la scienza, se correttamente intesa deve migliorare le condizioni materiali umane, non deve salvare l’uomo…salvare da chi o che cosa? non è concetto scientifico) la scienza trae ipotesi dall’osservazione della natura che si possono rivedere e ridiscutere a seconda delle nuove scoperte, la fede è fede, ha poco a che fare col lavoro metodico dello studioso (scienza in senso comune, storia o anche filosofia dove ci sono le evidenze di logica a fare a palo).

    buona giornata.

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  3. Se uno si leggesse i manuali scoprirebbe quello che dice severino ovvero che il big bang è la teoria elaborata da un prete per spiegare l’origine del mondo. Vi sono altre teorie discusse in materia di origine dell’universo. Quello che fa Severino è semplicemente richiamarsi quello che la scienza dice di sè, ovvero che le leggi fisiche sono sostanzialmente leggi statistiche, per cui è del tutto vero che un corpo potrebbe cadere verso l’alto. Anzi a voler essere pignoli si potrebbe dire che l’altro ed il basso non esistono e che rispetto ad una persona che sta in piedi al polo nord una medesima persona al polo sud sta a testa in giù er cui per uno che sta a polo nord una cosa che sta la polo sud cade effettivamente verso l’alto (ma questo è un giochetto di parole e dimostra quanto sia fuorviante il linguaggio), si potrebbe addirittura dire che è falso che siano le mele a cadere sulla terra bensì che è la terra a “cadere sulla mela”, la teoria newtoniana spiega infatti l’attrazione gravitazionale fra corpi, per cui pure la terra è attratta dalla mela e pure la terra si sposta verso la mela, il fatto che noi misuriamo solo gli spostamenti del frutto è dovuto alla nostra incapacità di osservazione, ma è il medesimo motivo per cui la terra ci appare piatta e immobile quando invece ci hanno spiegata è quasi tonda ed in movimento. Severino semplicemente si inserisce nella tradizione che nega l’antropocentrismo, il quale ricondurrebbe le leggi della natura a strumenti di dominio, leggi che dovrebbero imporre alla natura comportamenti necessari. Insomma Severino si pone un problema noto riguardo al ruolo delle scienze. Noto da sempre, ricuttizzatosi con Hume, con Popper, con Lakatos, con Feyerbend, con Kuhn. Del resto il vostro modo di approcciarvi alla scienza è tipicamente newotoniano, voi dite: se conoscessi la situazione iniziale e conoscessi tutte le forze in campo io potrei prevedere il futuro. Questa concezione della fisica è sorpassata dalla fisica quantistica (non ve lo posso spiegare, ma non è difficile da capire utilizzando esempi tratti derivanti dal comportamento della luce a causa della sua duplice natura). A quella, non solo alle teorie classiche della fisica per cui MAI una legge si è detta assoluta bensì altamente probabile, si rifà Severino. Epure una statistica, per quanto altamente probabile, non è una verità certa, costruire su assunti statistici significa costruire su ipotesi di verificabilità il cui errore aumenta a seconda del grado di complessità del sistema costruito. In definitiva Severino chiede, nella parte finale, se l’uomo, che ad un certo punto della sua storia aveva cercato un senso nelle “magnifiche sorti e progressive” indicategli dalla scienza, si trova nuovamente senza spiegazioni di alcunchè a chi potrà rivolgersi? Alla religione; eppure la religione non offre altro che teorie della salvezza, non una certezza, non una verità oggettiva, solo Verità per chi crede, per cui la religione non offre altro che incertezza, la medesima incertezza che dona la scienza, incertezza anche nella matematica pura a sentire Godel, incertezza nella fisica a sentire Heisenberg (premio Nobel per la fisica non vano elucubratore cervellotico). La domanda di Severino quindi riguarda l’uomo, la sua costante sete di conoscenza, la sua incapacità a darsi risposte soddisfacenti, è questa mancanza esistenziale di risposte quello che preme a Severino ed è quello di cui sta parlando, la fisica e la religione sono solo pretesti.

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  4. gredase, molto interessante.

    ok, tutto giusto e vero, anche su newton, la gravità non è forza esterna ai corpi ma relazione fra corpi.

    il problema di Severino è, mi pare, che identifica scienza e scientismo. ci si dovrebbe piuttosto domandare quale etica debba governare l’applicazione tecnica della scienza.

    per domandarsi questo si sposta il piano e si va sull’ etica e sulla metafisica, che ha altri argomenti, quelli della logica pura.
    quel punto in alcuni può subentrare la fede…fiducia che Dio si sia in qualche modo rivelato atraverso testi sacri, ma qua entriamo nella fiducia più o meno ragionevole (qua non ci interessa) che è altro.

    ma far ricadere sulla tecnica, neutra per statuto, il peso di queste domande non presenta una chiara divisione dei campi metodologici, e se ci si ferma al dilemma humiano senza prendere per buone statistiche fortissimamente favorevoli, è impossbile andare avanti.
    viceversa, se si trovasse un corpo inerte che vola, la scienza non negherebbe tutto, tenterebbe in primis di studiare la cause per cui quel corpo inerte vola.

    per cui il passaggio confutabile è: il dare valore assiologico alla tecnica (cose che capia anche in ambito scientista neopositivista a mio parere), che è neutra e conseguentemente pensare che debba porsi problemi che non le appartengono per campo d’indagine.

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  5. in sostanza, gredase:

    concordo che la scienza non colmerà mai il bisogno esistenziale di felicità dell’uomo, tuttavia la scienza (da cui la tecnica) ha la possibilità di migliorare decisamente le condizioni materiali di vita umana, che non mi sembrano certo contraddire il bisogno di felicità, anche se non lo risolvono.

    la riflessione grossa è il “come” dirigere la tecnica.

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  6. a me sembra che severino voglia in tutti i modi inserire la religione in un discorso a cui la religione non appartiene.
    l’entropia è una conseguenza della seconda legge della termodinamica, che non è probabilità ma è quel che consente, anche a severino, di cuocersi gli spaghetti a pranzo. poi certo, si usa la meccanica statistica per capire perchè 10 alla 23 molecole di acqua inizino a rimbalzare verso l’alto a 100°: ma qui la statistica è usata per fare i calcoli, non per dire che la termodinamica ha una probabilità di N/M di essere vera. quindi non confondiamo le cose.
    una teoria fisica non è una questione di probabilità; forse lui fa finta (non credo che severino non lo sappia) di non conoscere come funziona lo sviluppo scientifico. anche la teoria della gravitazione di newton è imperfetta, visto che è stata modificata da quella della relatività. è però una ottima approssimazione alle velocità normalmente raggiungibili dall’essere umano, è quindi una teoria ‘classica’, così come la termodinamica che, evolvendosi, ha dato origine alla meccanica quantistica. PV=NRT va benissimo alle pressioni e temperature sperimentabili sulla Terra, un po’ meno (per niente) nel nucleo di una stella.
    anche dire che, rispetto ad un uomo al polo nord, un uomo al polo sud stia con la testa al contrario è fuorviante: bisogna mettersi d’accordo sul significato di sopra e sotto, trovare una definizione che non porti a contraddizioni, e poi verificare i fatti in funzione della nostra definizione. da un’astronave nello spazio magari vedrei uno che si sporge verso destra ed uno che si sporge verso sinistra, a seconda di dove sta l’astronave rispetto alla Terra.
    ecco, la scienza tenta di trovare definizioni e regole che siano coerenti tra loro, e lo fa con approssimazioni successive (non probabilità, quindi, ma piccoli passi). la religione, essendo un assoluto, risolve tutti i problemi di coerenza interna dicendo che è il volere di dio.

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  7. @Galatea

    Ma sai che quell’articolo ha lasciato piuttosto perplesso anche me?

    E ce n’era un altro di Dorfles sullo stesso tema, qualche giorno prima che quanto a banalita’ non scherzava un cazzo.

    @Gredase

    Quello che mi ha lasciato perplesso di Severino, Gredase e’ la frase sulla scienza che cerca verita’ assolute.

    Non e’ vero. La scienza della fine dell’Ottocento e del Novecento smentiscono quel che dice Severino.

    Einstein dimostro’ che Galileo e Newton non avevano detto verita’ assolute.

    La scienza non cerca verita’ assolute, semmai la miglior spiegazione disponibile.

    E comunque, il buon Severino poteva anche darsi pena di spiegare in maniera un po’ piu’ articolata – come ad esempio hai fatto tu – quel che voleva dire.

    Voglio dire, generalmente gli scienziati non spiegano i cambiamenti climatici con un articolo in cui si afferma che “non ci sono piu’ le mezze stagioni”.

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  8. Gli anglosassoni hanno uno splendido termine, bullshit per descrivere le stronzate che gli (pseudo)intellettuali spesso dicono e scrivono giusto per riempire un foglio bianco.
    Ecco, direi che si adatta perfettamente a quest’articolo. Mi mancano i termini in italiano…

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  9. @Yoss: doverosa la tua spiegazione sulla scienza che non cerca verità assolute ma solo la miglior spiegazione disponibile. È la filosofia di fondo di ogni ricerca scientifica dall’illuminismo ad oggi. E tali spiegazioni (appunto, “ipotesi”, “teorie”) sono lì per venire confutate. Si chiama progresso scientifico.
    Precisazione importante, grazie per averla fatta.

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  10. Cara Galatea, Severino (che umanamente è una persona simpatica) quando mette becco in questioni scientifiche dice solo ed esclusivamente CAZZATE. Ma belle grosse, anche. Non ha la minima idea di che cosa sia la scienza.

    Amici filosofi mi confermano inoltre un sospetto: cioè che, anche come filosofo, dice enormi CAZZATE. E belle grosse, pure. Valga il suo intestardirsi sui cosiddetti “problemi dell’essere”, come se Carnap e altri non ne avessero dimostrato l’insensatezza.

    Se mi posso permettere un consiglio: Severino va saltato a piè pari. Ma anche altri filosofi italiani…

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  11. la natura non si ribella, la natura non compie atti, la natura semplicemente “è”

    a proposito di islanda semmai è da rileggersi il dialogo di leopardi che, quanto al rapporto con la natura, rimane di nitida chiarezza

    direi anzi che la natura non esiste, è solo una nostra parola, per cui ogni discorso di rapporto fra l’uomo e la natura, in quel senso, è solo poesia, solo umana sensazione

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  12. Da profano totale torno a ripetere che la questione della “scienza fallibile” è il punto di partenza di Severino. Sostiene partendo da qui che le risposte scientifiche sono incerte. Ribadisce che la natura non si ribella all’uomo e che questa idea di “ribellione” è una idea antropocentrica da buttare. Sul fatto dell’entropia ci sarebbe da discutere, sul fatto che saltate a piè pari la fisica quantistica avrei da riire. In definitiva Severino, ribadisco il già detto, si chiede semplicemente: se la scienza non ha risposte, se la religione ha solo ipotesi (la prima argomenta i suoi risultati, detta in maniera banale, col metodo scientifico, l’altra li argomenta con la logica -le prove dell’esistenza di Dio erano essenzialente prove logiche-) l’uomo dove troverà risposte? Altra critica che ci sarebbe da sviluppare, e su questo ho il sostegno di studiosi di Peano e Vailati, è quella contro l’idea della “tecninca neutra” heidegerrianamente si dice che la sciena è una pro-vocazione, ovvero che è un redisposrsi gli strumenti per un fine, se geneticamente la scienza è aprontarsi tali mezzi il fine precede lo sviluppo tecnologico e non vice versa. Ovviamente questi discorsi si potrebbero fare con persone che hanno voglia di capire e non, non capendo, ironizzare. Apprezzo in maniera esagerata l’aver letto il nome di Hume nei vostri commenti, davvero non conoscerne il pensiero almeno in maniera sommaria è una lacuna incolmabile.

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  13. gredase,

    una cosa. le vie di dimostrazione della causa prima sono vie logiche anche per me.
    ma queste sono le premesse di una religione “evoluta”, nel senso che se non è nemmeno concepibile l’esistenza di un motore immobile, non può certo rivelarsi.
    ma di qui ad accettare poi che la causa prima sia provvidente e si riveli, è un balzo logico indimostrabile (le teodicee religiose sono tutte molto fallaci ad esempio).
    io scinderei sempre filosofia -tra cui rientra anche per diritto la riflessione metafisica, perchè fa parte della nostra mente- dalla fede (fiducia) in una rivelazione diretta, come sono quasi tutti i monoteismi (abramtici, veda ad esempio).

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  14. precisazione.

    sulle 5 vie io ritengo logica in particolare quella induttivo/cosmologica, le altre sono più facilmente confutabili.

    capisco che molti non saranno in accordo, come normale ove non c’è controprova dei sensi o di strumenti ad essi estensivi, ma per me la prova cosmologica resta, al di là poi di tutto, un ottimo esercizio razionale, senza addentrarci in un ginepraio.

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