L’amore, ai tempi dell’antica Roma

Le matrone, per esempio, si facevano pagare. In denaro sonante, o con l’equivalente in gioielli. Se si concedevano ad un amante, il dono era d’obbligo: un bella borsa di sesterzi, commisurata al grado del corteggiatore. Una questione di prestigio, a quel punto, essere generosi: se uno era un patrizio, un altero senatore con il laticlavio e la puzza sotto il nobilissimo naso, mica poteva cincischiare  e cavarsela con una mancetta o un anellino.

Per le antiche matrone, non c’era nulla di disdicevole: la mentalità aristocratica è sempre stata improntata sullo scambio di doni fra pari grado. Se la matrona donava se stessa, l’amante donava del suo. Patrimonio s’intende.

Del resto, se una matrona non voleva regali, in casa aveva begli schiavi giovani e forti che poteva chiamare nel suo letto gratis, o farsi assumere in un bordello sotto falso nome, come fece persino l’imperatrice Messalina, o comprarsi una notte con un meraviglioso gladiatore del circo; e se un nobile senatore non voleva rischiare esborsi, aveva a portata di mano ancelle e paggetti. Quindi, quando si giocava invece fra gente dello stesso livello, ed alla pari, per ogni concessione andava pagato il corrispettivo. In moneta sonante, non in bei sospiri e giuramenti d’eterno amore. Vuoi proprio me? Paghi.

Non si sentivano puttane. Non più di quanto si sentissero tali a venir vendute in matrimonio a questo o a quello, da padri e fratelli, per convenienza politica. Il corpo delle donne a Roma era veicolo e tramite di potere. E allora, una volta sposate al coniuge di turno, che assai raramente era innamorato di loro e quindi raramente soggetto a refoli di gelosa passione, giocavano in proprio.

Chissà se era meglio. Un bel gruzzolo di monete d’oro fatto recapitare a casa, dalle mani di un solerte schiavetto, con un bigliettino di grazie.

Almeno, se poi non ti vuole più, o sei tu che non lo vuoi rivedere, nessuno ha di che offendersi, o recriminare. E puoi comprarti, senza dover mimare uno sdegno ipocrita o che qualcuno abbia da ridire, dei sandali da urlo.

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13 pensieri su “L’amore, ai tempi dell’antica Roma

  1. @topogonzo: E che è, red.cac.? Sconvolto dalla mia prosa, che Lei è noto legge per puro masochismo, oppure perché il suo animo romantico non regge a tale disinvolta ricostruzione?

  2. il senso del peccato legato all’agire erotico era profondamente diverso, presso gli antichi romani, è innegabile (al di là di ogni giudizio morale che sarebbe fuori luogo, perchè non calato nel contesto storico)

    forse tutto il nostro modo di leggere il tempo antico è fuorviante se non comprendiamo come “loro” erano diversi anche “dentro” rispetto a noi

  3. Se il beta-Vate legge ‘sto post…

    “eh, l’avevo detto e scritto che era una tipa di un certo tipo, questa alpha-Galatea!”
    Dì la verita, l’hai fatto apposta, vero? ;-)

    P.S.1 Secondo me topgonzo o qualche beta-spia prima o poi notificano. Mo’ vado e verifico se è così.

    P.S.2 Al momento si commenta la stessa notizia del tuo post precedente (in senso appena appena diverso, ovviamente).

  4. @Diego: questo è un post, non un trattato sociologico o storico. Gli antichi erano diversi da noi, punto e basta. Paragonarli a noi “seriamente” non ha senso. Soprattutto parlando di “senso del peccato”. Che nell’antichità, come lo intendiamo noi, non esisteva.

  5. @Frap: Oddio, ogni tanto vado sul beta sito perché lo trovo estremamente divertente. Anche se i beta-tipi mi paiono essenzialmente molto confusi: prima si lagnano perché le donne non praticano sesso ludico, poi perché le donne non vogliono impegnarsi in una relazione e li usano e gettano, poi perché le donne filano tutte i maschi alfa, poi perché le donne fanno sesso ludico sì, ma solo con quelli belli e giovani anche se scemi, poi perché le donne beta sono poche e poi perché le donne alfa non filano loro…francamente mi pare molto simile a quei siti di casalinghe o single frustrate che si lagnano dell’universo mondo per passare il tempo e sono semplicemente incazzate perché non trovano un uomo. Esattamente speculare, direi.

  6. Dare il proprio corpo in cambio di soldi significa essere puttane. E’ il significato della parola. L’azione conta, non come si sentivano.

    Inoltre per gran parte della storia di roma, la virtù della donna (ovvero il non comportarsi da puttana) era uno dei valori fondamentali.

    La liberazione della donna e le puttane “che non si sentivano puttane” sono arrivate sai quando? Quando la civiltà romana era decadente e la fine era vicina.

    I valori del femminismo e il rispetto della puttana appaiono spesso nelle civiltà sulla via del tramonto. Babilonia, Sparta, Roma….

  7. @Uomo, cioè Name, il nick con cui hai commentato nel post precendente (Noi femministe siamo sveglie, sappiano persino sgamare gli IP): in realtà il comportamento femminile citato nel post era diffuso nella classe aristocratica del I secolo a.C., quindi quando l’Impero Romano era ben lontano dalla fine, anzi si potrebbe dire che doveva ancora tecnicamente avere inizio (l’impero vero e proprio inizia formalmente nel 31 a.C, con il principato di Augusto). Sarei poi curiosa di capire il senso della tua affermazione: I valori del femminismo e il rispetto della puttana appaiono spesso nelle civiltà sulla via del tramonto. Babilonia, Sparta, Roma….. Perché non mi risulta che a Babilonia o a Sparta ci fosse un particolare rispetto per le “puttane”. E Sparta, onestamente, non mi risulta che ne avesse nessuno: non erano nemmeno contemplato, contrariamente a quanto avveniva ad Atene, che una donna potesse fare la professione di etera. Ma prima di sparar scemenze, una ripassatina da un Bignami – oltre che all’ortografia, come ti si faceva notare nel commento al post più sotto – no? Almeno ci si evitano figure da chiodi. Che non fai, sia ben inteso, perché maschio o maschilista. Solo perché sei ignorante come una zucca, tesoro mio.

  8. Osta; grazie per la citazione,immeritata come sempre.
    Verrebbe da dire: ai tempi dell’antica Roma, se non altro, il dono veniva ricevuto solo se lo scambio (son parole del post) c’era effettivamente stato.
    Altri tempi. :-D
    Sì,ho capito: dietro la lavagna,subito.
    Vado.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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