Le radici sociologiche della mignottocrazia

Forse il problema andrebbe affrontato da un altro punto di vista. Invece di alzare alti lai per la corruzione che dilaga, perdersi in tirate moralistiche su cosa abbia portato allo sfacelo questo paese, e dire che la colpa del fatto che tutto sia andato a puttane è, appunto, delle puttane, che agiscono in proprio o vengono usate come tangenti per procacciare appalti e commesse miliardarie, sarebbe il caso di guardare un semplice dato statistico. Nel nostro paese non c’è alcuna mobilità sociale. Se nasci ricco, o benestante, lo resti. Se nasci povero, pure. Non è questione di quanto studi, sacrifichi, ti impegni, di quante competenze acquisisci o di quante buone idee riesci a sfornare. Quello che conta per far carriera e arrivare ad avere un buon stipendio è quella rete di conoscenze, di “ammanicature” che la famiglia e il lavoro del babbo e del nonno ti garantiscono da quando sei in culla. Se le hai vai avanti, sennò no.

In Italia il problema non è neppure il soffitto di cristallo: è che alcuni entrano nel mondo del lavoro con attorno una specie di gabbia di plexigrass che non riusciranno mai a sfondare: perché possono avere i titoli ed anche la testa, ma non hanno le conoscenze e le amicizie appropriate: non hanno le chiavi, insomma, per entrare nel “giro” giusto, e resteranno quindi vita natural durante là, a fare anticamera; mentre gli altri, quelli che hanno un papà laureato, o magari nemmeno laureato, ma abbastanza ricco e ben introdotto per frequentare la gente che serve, avranno la strada spianata.

Il mondo delle professioni è un universo chiuso ed autoreferenziale, in cui la preparazione non paga, o paga meno che non una parentela azzeccata e una cerchia di amicizie ben selezionate fin dal reparto maternità.

Ogni volta ci stupiamo, grondando moralismo, per le code di giovani che si presentano ai provini del Grande Fratello, sognano un passaggio all’Isola dei Famosi, sbavano per fare i tronisti dalla De Filippi. Guardiamo in faccia la realtà: nella loro incoscienza rozza di ragazzi del popolo hanno capito tutto. Hanno capito che l’unica strada per entrare nel giro giusto, fare il salto di qualità verso la gloria e la ricchezza vera non passa più per l’acquisizione di un titolo di studio. Detta in maniera brutale: per chi viene dal popolo, farsi il culo sui libri è tempo perso. Se anche ti prendi una laurea, questa non ti darà la chiavi per il mondo del benessere, e tanto meno della ricchezza: perché quegli ambienti sono davvero aperti solo per i figli di coloro che già fanno parte del club.

E allora il provino per tronista, la selezione di Miss Culetto o Miss Maglietta Bagnata sono pur sempre qualcosa di più democratico e di più aperto: se sei un bel figliolo o una bella figliola, con sufficiente stomaco e furbizia per afferrare le occasioni e saperti magari infilare nel letto giusto al momento opportuno, una chance reale te la danno: quella di entrare in contatto con quegli ambienti dove il potere c’è e il denaro pure. In fondo un provino per entrare nel corpo di ballo di Amici o nella schiera delle Paperette è ancora l’unico luogo in cui i ragazzi che alle spalle non hanno niente possono giocarsi il futuro contando solo su ciò che hanno o sanno fare. L’unico luogo, in Italia, dove in fondo ancora vige una forma di pura meritocrazia.

Piantiamola, dunque, di accusarli di essere stupidi: senza grandi analisi sociologiche, han capito quello che gli economisti e le statistiche ora confermano sul nostro paese: che se sei un bimbo e vuoi sperare, in futuro, di entrare a far parte dell’élite ma vieni dal popolo, l’unico modo per riscattarti da un padre operaio è sperare  di avere almeno una mamma velina.

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54 pensieri su “Le radici sociologiche della mignottocrazia

  1. concordo anch’io con l’analisi

    sarebbe interessante sapere se qualcuno ha idea di come uscirne da questa situazione

    io penso che la chiave sia nell’immigrazione: senza una nuova “borghesia” produttiva, portatrice di nuovi valori e riferimenti culturali, e soprattutto di nuovi soggetti “forti”, la decadenza è inevitabile

    c’è anche un problema di nuovi soggetti trainanti, ho letto da qualche parte che per esempio a brescia scarseggia un’intera generazione di ventenni, cioè i futuri quarantenni, i futuri “motori” del contesto produttivo e sociale

    ha ragione fini quando ritiene che la nuova linfa puà arrivare solo dall’immigrazione, ovviamente regolata e favorita nelle sue spinte “fresche”

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  2. Agghiacciante è, soprattutto, sapere che non puoi far nulla per cambiare lo stato delle cose, perché funziona così e basta, tanto a destra che a sinistra (l’appartamento a Manhattan di Rutelli, acquistato con i proventi librari; bravo chi ci crede!). Dunque non verrà nessuno a salvare il mondo al posto nostro, teniamolo ben presente.
    Quel che fa più rabbia – e, qui, Gala, sono convinto che qualche volta l’hai provato pure sulla tua pelle – è che poi, questi signori, che hanno sempre avuto la strada tutta in discesa, trovano decine di persone compiacenti, pronte ad accreditarli come autentici geni, mentre tu, che hai dovuto lottare contro dio e contro il mondo, sei solo un povero deficiente.
    “Sai, è diventato amministratore delegato (dell’azienda di papà, ndr) perché è bravissimo; pensa che s’è laureato in America”, dimenticando di precisare che si trattava d’una università che distribuisce lauree a pagamento.

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  3. Triste come quello che io pochi giorni fa accusavo di essere il più grande segno di decadenza berlusconiana sia da te giustamente indicato come segno di vitalità, in fondo; l’unica reazione possibile allo stato di cose.

    L’assunto iniziale è però che far carriera sia desiderabile di per sè. Io, forse perchè ci ho rinunciato da un pezzo, penso si possa provare a vivere una vita degna e soddisfacente – per quanto questo sia possibile agli umani – anche senza farla, magari imparando ad apprezzare altre cose, la coerenza, la consapevolezza, la ricaca interiore, e altra paccottiglia del genere 🙂

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  4. @ugolino: Delle volte mi domando se anche la decisione di “non far carriera” non sia in fondo legata al fatto che si fa sempre parte – per formazione o cultura – di una élite che ha avuto la possibilità di avere a portata di mano le scuole e i maestri giusti per raggiungere la consapevolezza che i soldi, la fama non sono tutto.
    Io, tutto sommato, esco da una famiglia borghese, che non ha mai avuto problemi di soldi. Mi hanno dato tutto quello che potevo desiderare: non solo le migliori scuole, i libri, il cinema, il teatro, i viaggi, ma anche tutta una serie di beni materiali che erano scontati: i vestiti, il parrucchiere, etc. Delle volte mi chiedo: se fossi stata invece una ragazza molto più povera, senza la possibilità di avere non solo una buona formazione ma anche tutta una serie di beni materiali e di agganci familiari, come avrei reagito? Se fossi stata solo una ragazza passabilmente carina, che compromessi sarei stata disposta ad accettare per garantirmi, chessò, un vestito carino, una vacanza in un gran hotel?
    Alle volte ho l’impressione che si sia disposti a considerare un bene estremamente voluttuario una pelliccia di visione solo quando sai perfettamente che te ne potresti permettere una nell’armadio. E su questo, ci sarebbe da riflettere.

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  5. @frap: Potrebbe essere stata prima mamma e moglie di operaio e poi aver tentato la strada di velina.. 😉

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  6. @Gala
    Ecco, questo mi pare più improbabile ancora.
    Figlia forse; di mamme/mogli arruolate io non ne ricordo francamente nessuna.
    E di quelle poi convolate con metalmeccanico temo ce ne siano davvero pochine pochine (lo standard minimo è sempre stato il calciatore o l’attore).

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  7. Seriamente: apprendendo che la sig.na Galatea, e forse lo stesso sig. lector, hanno dovuto lottare contro dio e il mondo, minchino a tanto nobile sventura.

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  8. L’unico modo di riscattarsi davvero è provare a mettersi in proprio, anche cominciando da zero.
    Esempi ce ne sono diversi, uno piuttosto famoso del nord-est italico è questo signore QUI (a sx).

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  9. Verissimo tutto ciò che scrivi.
    A margine ti chiedo: da insegnante, come fai a convincere i tuoi studenti che studiare serve a qualcosa?
    Forse convincendo qualcuno che un giorno i telequiz torneranno in auge?

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  10. Un’altra strada ci sarebbe, non necessariamente disgiunta dal meretricio. La politica.
    Una persona ambiziosa,determinata e con notevole pelo sullo stomaco può fare carriera anche senza la famiglia bene alle spalle.
    E’ un mondo ancora più sporco di quello del lavoro/professione ma i ritorni sono notevoli ed in tempi brevi.

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  11. La scarsità di mobilità sociale in Italia è scandalosa, ma mi pare che esageri: a parte che si può sempre emigrare (cosa che consiglio a chiunque abbia un minimo di ambizione, specie se giovane) se uno ha palle e/o testa qualche occasione c’è, ed ho diversi amici figli di operai e simili che han fatto carriera in qualche azienda o se ne son fatta una.Partono svantaggiati, ma a volte se hanno la “fame” giusta ce la fanno.
    @lector
    non è vero che non puoi farci nulla. Basterebbe uscire dalla logica del meno peggio e smettere di votare certi personaggi. Il problema è che non vogliamo cambiare: l’ italiano medio non vuole la mbilità sociale e men che meno la meritocrazia, ma piuttosto un posto al sole per se, possibilmente protetto.

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  12. Una volta si studiava nella speranza di avere un futuro migliore e di fare quel salto di qualità che altrimenti ti era precluso. Se i genitori di un tempo ci tenevano tanto che i figli studiassero non era solo una questione di prestigio, ma perchè sapevano che potevano fare una vita diversa.

    Probabilmente anche allora la cultura aveva un risvolto utilitaristico e strumentale, anche se di buono c’era che comunque, in qualche modo, progredivi un pò anche come persona (anche se non è sempre vero).

    Oggi lo studio forse non è più un investimento che rende poi tanto. O cambiano le regole del gioco (e ci adeguiamo agli altri paesi civili dove anni di studio vengono riconosciuti anche economicamente) oppure finiremo col fare gli antiquati difensori di una cultura (e di un titolo) a tutti i costi.

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  13. Dunque. Da persona civile, ma eretica, evito commenti. Però brava la Gala (Potresti pensare ‘e questo chi diamine è?’, avresti ragione? Non so, ma il 1 mln di visitatori non è lontanissimo e qua ci passo spesso pure io).

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  14. mi spiace contestarLa, ma ci sono anche il pallone, il meretricio (in senso stretto) e il superenalotto.

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  15. Mah, non so. L’idea di trovare cause sociologiche in un fenomeno che riguarda tutto l’occidente mi lascia dubbioso.
    Perché a fare la mignotta non è solo la disoccupata indigente, è pure Paris Hilton.
    Forse siamo entrati in una nuova era (tanto nuova, poi…): dopo il Cristianesimo, il Feudalesimo, l’Industrialesimo…il Puttanesimo.
    O forse è solo questione di moda, che come sua sorella morte tutto avvolge e cancella (Giacomo docet)

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  16. Hai ragione, tranne che per il moralismo; come molti ragazzi avvertono che studiare non serve e cercano di entrare nei reality, così chi è stufo di questi programmi avverte che ci stanno prendendo in giro e niente è cambiato dagli anni ’50 di “Bellissima”, dove l’unica democrazia per il popolo era quella di avere una figlia bella ed entrare in tv. Quindi non si tratta (solo) di moralismo, ma di non sopportare le conseguenze più visibili dell’immobilità sociale con l’immobilità stessa. Poi ci sono anche altri motivi che non riguardano solo lo specifico italiano.

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  17. E’ il berlusconismo, bellezza, e tu non puoi farci niente, niente!

    N.B.. “Berlusconismo” prende il nome da Berlusconi, ma solo il nome, esattamente come il sig. Berlusconi è solo il pupazzo di un certo andazzo di potere e di un certo potere, quello che – tra altri – ha anche l’interesse a determinare le penose disfunzioni sociali che elenchi tu, Galatea. Scherzi a parte, io credo che invece qualcosa ci si possa fare, o che comunque i meccanismi della società non in genere non consentono tanta inefficienza e tanta incultura a tempo indeterminato.

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  19. Il presidente della repubblica mi ha fatto un po’ ridere
    stavolta. “Preoccupato per la vittoria degli xenofobi in Olanda”.
    Qualcuno lo avvisi che lo stesso programma del PVV ce l’ha la
    Lega, dettaglio più dettaglio meno, ed è al governo quasi
    ininterrottamente dal ’94, e proprio nel paese di cui lui è
    presidente.

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  20. Il sig. presidente Napolitano, quando parla di anacronismi, dovrebbe ripensare a se stesso e a Giovanni Giolitti, ai tempi dell’Ungheria. E il più giovane era lui.
    Vorrei ricordare al sig. guido d’alemagna che, mentre in Italia non è successo ancora nulla, in Olanda islamici, certamente fanatici, ma sempre islamici, mai che so io ustascia o brigatisti rossi, hanno ammazzato due o tre persone, e altre cinque o sei vivono sotto scorta. Così, tanto per tornare ai supposti anacronismi. Torneremo a votare a sinistra quando questa banda di scelerati, insieme a quella de’ preti, sarà stata costretta a un po’ di onestà intellettuale.

    La storia non si snoda
    come una catena
    di anelli ininterrotta.
    In ogni caso
    molti anelli non tengono,
    sig. Napolitano.

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  21. La signorina Galatea persiste a bannarmi spietatamente. Dovremo riportare tutto di là in redazione, riducendola a una specie di controcanto anticicisbeico? Respuo!

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  22. A parte che a forza di dire che nessuno può farci niente ho idea che le cose possano solo peggiorare. Gli italiani si lamentano, si lamentano…e poi? Finiscono sempre a votare i soliti babacci.
    Il problema dei titoli di studio è ben diverso e consiste nel fatto che nessuno (quasi) studia per il piacere di farlo, per il piacere del sapere. Tutto è sempre e solo finalizzato al denaro, al successo, alla carriera, alla fama. We are supposed to think like that (in italiano non rende così bene l’idea), è a questo che bisogna opporsi, e invece di andare a fare i tronisti farsi una cultura! Solo così le cose potrebbero cambiare, secondo il mio modesto parere…

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  23. Concordo… ma anche no!!!!
    Sono stupidi e basta, e senza alcun moralismo… invece di rincoglionirsi su stupide possibilità la gente si dovrebbe incazzare e rovesciare questo sistema! Svegliarsi ed insorgere!
    Giustificare un popolo di giovani idioti no eh, per cortesia!!!!
    Altro che culetti e balletti.. affanculo!!!!!

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  24. no, dico: ma diventare tronista che salto sociale sarebbe? ma stiamo a scherzare? per quell’uno su 10 mila che ce la fa a crescere, a costruire qualcosa (penso a quel, comesichiama lui? quel Costantino di un bel po’ di grandifratelli fa, ad esempio) quanti restano o tornano dopo un quarto d’ora di pseudocelebrità a fare il trimestrale alle casse dell’Ikea o a lavare teste?
    no, galatea, in questo post c’è un assunto di base con cui non concordo affatto: l’ascesa sociale non coincide necessariamente con visibilità e successo e nemmeno con la ricchezza tout court, coincide col “prestigio sociale” che spesso converge con maggiori introiti finanziari ma che ha a che fare soprattutto coi valori di riferimento di una società: anche senza arrivare all’esempio di una figlia di ferroviere che diventa etoile della Scala,come fece la Fracci, basterebbe il mio, di esempio personale: figlia di un operaio e di una casalinga, entrambi con la 5^ elementare, sono andata all’università e faccio l’insegnante, mestiere che ho scelto scartando giornalismo ed editoria che pure avrei avuto occasione di scegliere. Sono della generazione dei 50enni e ti assicuro che non sono una mosca bianca nè fra i colleghi nè più in generale fra quelli della mia età. Fino agli anni ’70 la mobilità sociale era forte in Italia e non si orientava solo sullo spettacolo e sulla finanza o sulla politica come variante di spettacolo e finanza. Ciò a cui dava valore la società era qualcos’altro. E’ proprio da quando, grazie alle tv commerciali e a qualcuno che ne ha saputo fare l’uso che ha voluto (e che gli hanno permesso di fare) i valori dominanti sono divenuti esclusivamente visibilità, successo spettacolare e soldisoldisoldi che la mobilità sociale si è fermata. Non dico che sia tutta colpa di B., è ovvio che c’è stato un cambiamento dell’economia globale in cui il fattore B. è andato perfettamente a inserirsi, ma l’Italia questo cambiamento l’ha pagato caro, anche col fatto che, adesso, si scambia per democrazia – e pure da parte di menti sveglie come la tua – il televoto, si considera ascesa sociale fare la velina e si giustifica un’illusione penalizzante come quella di seguire il pifferaio di Hamelin come percorso verso l’elite.

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  25. Come sembra accennare qui sopra Tita, il fatto è che a presupposto di una perdita di libertà e di giustizia sta sempre una perdita di cultura, cultura vera. Non a caso uno dei pilastri del berlusconismo è la desertificazione di cose come la scuola e la ricerca. E sta sotto gli occhi di tutti il fatto che su questo fronte stiamo un bel pezzo avanti.

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  26. @Caracaterina
    Non so, forse sono io ad aver capito male, ma a me pare che le cose che contesti a Galatea lei le aveva scritte con ironia provocatoria, e non per esaltare la posizione sociale dei tronisti.

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  27. Galatea scrive: “allora il provino per tronista, la selezione di Miss Culetto o Miss Maglietta Bagnata sono pur sempre qualcosa di più democratico e di più aperto” …”In fondo un provino per entrare nel corpo di ballo di Amici o nella schiera delle Paperette è ancora l’unico luogo in cui i ragazzi che alle spalle non hanno niente possono giocarsi il futuro contando solo su ciò che hanno o sanno fare. L’unico luogo, in Italia, dove in fondo ancora vige una forma di pura meritocrazia.”
    Non nego che anche in queste citazioni come in tutto il resto del post il fondo di amarezza sia evidente. Ma io ci vedo un’ambiguità che impedisce al paradosso di essere letto come rovesciamento. Io ci leggo una giustificazione della situazione perversa in cui è finita l’Italia. Sarà che io, come ho raccontato, “sono” del popolo, ci appartengo per provenienza e radicamento, sarà per questo, ma non mi piace quando si giustificano le scelte popolari di massa con un retrogusto di “poverini, non hanno altro, in fondo. Cos’altro potrebbero fare?”

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  28. @caracaterina: Tu, scusami, fai parte di una generazione diversa. 50 anni vuol dire aver vissuto la propria giovinezza in un mondo in cui impegnarsi, studiare, avere delle competenze davvero ancora ti dava una chance. Era dura, durissima: ma il figlio dell’operaio si laureava e poteva affrancarsi dalla catena di montaggio, diventare insegnante, giornalista, scrittore.
    Guardiamo in faccia la realtà: oggi non è più così. I casi in cui ragazzi che vengono da famiglie povere ce la fanno a scalare i gradini delle società sono rarissimi. Io li vedo, a scuola: i figli di operai hanno padri operai, i figli dei liberi professionisti vanno al liceo. Ma non è solo questo: è che i figli delle famiglie benestanti o ricche, persino se sono ignoranti come zucche e non finiscono quasi nemmeno il liceo, hanno attorno un sistema di relazioni sociali che permette loro di essere assunti quasi subito in qualche azienda o nella pubblica amministrazione, dall’amico di papà, dal cugino, dall’onorevole che bazzica casa. Gli altri si laureano, magari anche bene, e poi sai cosa fanno? Se possono scappano all’estero, e sennò finiscono a fare i precari per una vita, e il primo stipendio regolare, anche se sono qualificatissimi, lo vedono sì e no quando hanno 35/40 anni.
    Non è giustificare le scelte “popolari” con il “poverini non hanno altro”: dietro a quella che era una amara forma di sarcasmo, c’è però una realtà ancora più amara. Se hai vent’anni, in questo paese, e vuoi ragionevolmente sperare entro i 25 di guadagnare parecchio, non è certo prendere una laurea o farsi una cultura la strada per il successo: è tentare di diventare un personaggio televisivo, una velina, un calciatore, una star di Amici, una ninfetta da calendario; cosa che ormai, perlatro, non ti apre più solo la strada dello spettacolo, ma anche quella della carriera politica. E almeno in quegli ambienti, una chance è davvero concessa a tutti indipendentemente dal background di provenienza: se sei una bella figliola, o un bel figliolo senza troppi scrupoli morali,hai almeno l’illusione di diventare padrone della tua vita.
    Non vale per tutti, ovviamente. Ci sono ancora milioni di ragazzi che credono nello studio, e hanno sani principi. Ma non definiamo solo come “scemi” quelli che scelgono l’altra strada. Hanno anche loro preso atto di una situazione ed hanno fatto le loro scelte conseguentemente. Forse hanno capito, di questa società, qualcosa che sfugge a noi.

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  29. @Caracaterina
    Sì, in effetti su certi penosi fenomeni si è scherzato e si scherza ancora troppo. Nei loro riguardi il mondo dei cosiddetti intellettuali – in primo luogo i politici di sinistra (vedasi Fassino che va al programma della De Filippi) – hanno cioè sempre usato quel genere di sottovalutazione e d’indulgenza (quando non di complicità) normalmente riservati al comportamento dei bambini, nella superba e babbea convinzione di poterli governare e arginare, in ogni momento, con i mezzi obsoleti dei strumenti tradizionali della cultura e della cosiddetta “radicazione sul territorio”, vecchio arruginito arnese sostituito da decenni dalla varie forme di lavaggio mediatico dei cervelli.

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  30. La situazione che descrivi, galatea, è sotto gli occhi di tutti, perfino dei miei 🙂 Ma un conto è limitarsi a descriverla e prenderne atto e un conto è cercare di modificarla. E non si modifica se si parte dal presupposto implicito in questa tua frase: “Se hai vent’anni, in questo paese, e vuoi ragionevolmente sperare entro i 25 di guadagnare parecchio”. E’ quel “guadagnare parecchio” che andrebbe modificato. Non perchè sia auspicabile essere poveri e faticare a pagare le bollette, ovviamente. Spero di non essere fraintesa e di non doverlo spiegare diffusamente Ma perchè a 20 anni non dovrebbe essere l’obiettivo prioritario se non unico della maggior parte dei giovani (e pure dei molto più stagionati) come invece qui sembra dato per scontato. Certo che se questo è l’obiettivo allora per forza abbiamo le radici sociali della mignottocrazia.
    Quelli che non dovremmo definire “scemi”, dovremmo definirli, come d’altronde si definirebbero loro, “furbi”. Hanno capito, di questa società, quello che magari sfugge a noi ma non certo a Fabrizio Corona e, adesso, pare, nemmeno a Balotelli. Non credo proprio che sfugga, questo qualcosa. Semplicemente non voglio elevarne il valore perchè si chiama “stronzaggine”. Qualcuno potrebbe obiettare che il lato positivo sta nel fatto che costoro si adattino all’ambiente e che, viceversa, proporre valori diversi dal “vil metallo” faccia dei nostri beneamati pargoli dei disadattati. Ma a questo punto mi vien da scrivere, rincarando la dose: si sa che i pedofili molto spesso sono stati vittime a loro tempo, di episodi di pedofilia. E chi è stato vittima della mignottocrazia, come si adatterà? Perchè è questo l’assunto che sottende all’accettazione di fatto dello status quo: che le “vittime” di oggi (tali per la giovane età, per la sprovvedutezza socio-culturale – non sempre -, per il basso reddito ecc. ecc., riuscendo ad adattarsi per sopravvivere, saranno i “carnefici” di domani, anzi, di stasera.

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  31. @Top Ganz
    sottoscrivo. Ma faccio anche un’osservazione: bisogna anche andare in “territorio nemico”, certe volte. Solo che, se sei un politico, dovresti saperlo fare come ha fatto Nelson Mandela, come lo saprebbero fare dei leader, insomma. Quelli che, appunto, ci mancano.
    (visto Invictus, si capisce? dà materia per riflettere parecchio quel film, secondo me)

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  32. @caracaterina: A 25/30 guadagnare parecchio -o aver la prospettiva di riuscire a guadagnar a sufficienza per permettersi una vita decorosa se non agiata – è un obiettivo che si ha, quando si è passati gli ultimi 20 anni a studiare e prepararsi. Ed è anche legittimo averlo, visto che 25 anni, nei paesi normali, sei laureato, qualificato e pronto a prenderti un posto di responsabilità (a 23 ti laurei, fai un po’ di gavetta, e dai 25 ai 30 cominci a impostare la tua carriera e a ricavare le prima soddisfazioni, anche economiche). In Italia non succede, punto e basta. Fino ai 35 anni, se ti va bene, fai lo stagista sottopagato, a 35/40 cominci forse ad avere un posto appena appena fisso, che spesso ti permette appena di stare a livello di pura sopravvivenza, in vista di una pensione puramente ipotetica.
    Un ragazzo di 20 anni oggi, se non ha alle spalle una famiglia abbiente e bene ammanicata ha queste realistiche prospettive. E anche noi 30/40enni, tra al’altro. Ne vogliamo prendere atto, realisticamente, e non solo trincerarci dietro al fatto che “la cultura” è un bene in sè, che la dignità va mantentuta etc etc? Certo, sono d’accordo. Ma cerchiamo anche di capire che questa è la nostra società. E solo dire ai giovani: “No, per carità studiate perché essere colti, competenti ed onesti è un valore in sè che si ripaga da solo, è bello.” non basta. Quelli, giustamente, ti guardano e decidono che è meglio tentare di andare a fare le veline e i tronisti.

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  33. @galatea

    “si fa sempre parte – per formazione o cultura – di una élite che ha avuto la possibilità di avere a portata di mano le scuole e i maestri giusti per raggiungere la consapevolezza che i soldi, la fama non sono tutto”

    Io ricordo sempre una frase pronunciata da Wojtyla poi ripetuta anche da Ratzinger; citando a memoria, diceva che le possibilità di una vita santa sono le stesse per chi nasce nel ricco occidente o nell’ultima delle baraccopoli del quarto mondo; lo diceva da una delle città più belle del mondo, coperto d’oro e di broccati.
    In teoria anche condivisibile, ma molto viziato dall’appartenenza ad una élite per la quale non solo indossare o no un ermellino è indifferente, ma anche decidere se mangiare o no.

    Penso che fossi martoriato dai morsi della fame e dalla dissenteria colerica avrei molta difficoltà a pensare che si possa trarre soddisfazione dalla ricerca interiore.

    Credo tu abbia ragione, anche in senso lato.

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  34. @ Caracaterina
    Perfettamente d’accordo. Quasi non serve aggiungere che, comunque, andare in “territorio nemico” nel nostro caso significa tutto meno che rassegnarsi all’incultura berlusconica.

    Il riferimento a Mandela, anche se non ho visto Invictus, mi sembra comunque molto calzante.

    In fondo non si chiede la luna. Forse stiamo solo ribadendo il concetto che la politica è passione condita con l’arte del possibile. Ed ecco che si torna a bomba: a mancarci è proprio un politico appassionato, realista e che stia attento a non farsi ammazzare (politicamente e fisicamente).

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  35. E come mai, come mai, signorina, con appena un decennio di differenza “non è più così”?
    Ero venuto solo a controllare se si finalmente accodato Baldassarre (il che, sorprendentemente, non è avvenuto) ma non posso.
    E Lei, sig.ra caracaterina, sottoscrive il Fassino “intellettuale”? E non si chiede, né chiede a Galatea se “i figli delle famiglie benestanti o ricche, persino se ignoranti come zucche” – che pure il liceo una volta lo finivano meno facilmente di oggi – “non avevano intorno non finiscono quasi nemmeno il liceo, hanno attorno un sistema di relazioni sociali etc”?

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  36. Galatea, senza cattiveria, ma che fai? Giochi a non capire? Credi davvero che quello che propongo come alternativa al deragliamento odierno sia la predica su quanto è bello “farsi una cultura”? Ma ai tuoi ragazzi che dici tu?
    E Ugolino, poi, che si mette a far paragoni fra i nostri discorsi da un lato e il contrasto Chiesa dorata/affamati dissenterici dall’altra!
    Bah!

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  37. Caro red. cac, Lei si chiede: “E come mai, come mai, signorina, con appena un decennio di differenza “non è più così”?Implicitamente domandando di chi è la colpa? Bene, per una volta tanto, la risposta è semplice. Per questioni anagrafiche, se non altro. Sua. Io sono più giovane e sono arrivata che già la scuola e la società facevano abbastanza schifo ed erano classiste: posso compbatterci contro, ma è andare ormai contro un flusso che tit ravolge comunque. Lei, che è più anziano, questa scuola e questa società la ha costruite, votando di volta in volta degli idioti e appoggiandone le scelte. O è un fesso, e non ha capito che erano deleteri, o è un incapace, perché non ha saputo opporsi a loro. Non tiri fuori la solita tiritera che Lei è un Docente con la D maiuscola e non s’è mai mischiato alla folla di cicisbei: visto che Lei si vanta di essere così superiore agli altri, se non è riuscito a fermarli vuol dire che, in realtà, è stato più stupido e incapace di loro. Vuol sapere chi è uno dei responsabili dello sfacelo d’Italia? Si guardi allo specchio, mio caro, e la pianti, da fesso, di pensare che sia sempre colpa esclusiva degli altri, i sinistrorsi, quelli del caviale, i signori Train, le postfemministe perfide. Quello che ha fallito su tutta la linea nella sua vita è semplicemente Lei. 🙂

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  38. @caracaterina: Mah, caterina, ho il dubbio che chi gioca a non capire sia anche un po’ tu. Prima mi parli di quello che avveniva alla tua generazione per contestare quello che avviene adesso. Poi pare che tu ribatta semplicemente che se un giovane a 20/25 anni sogna di arrivare il benessere facendo carriera si pone, in buona sostanza, degli obbietivi sbagliati.. sì, per carità, è vero che la cultura dà qualche gioia di per sè, ma mi pare un po’ pochino per motivare un giovane. Poi dici che no, ma sinceramente non ho capito allora cosa dici tu ai tuoi ragazzi in alternativa. Cosa dico loro io? Che il mondo attuale è duro, e che se non vogliono fare le veline e i velini è meglio che studino, sì, e si facciano un sedere tanto. Ma con la prospettiva di andarsene all’estero il prima possibile, perché, attualmente, mi pare sia il consiglio migliore che gli si può dare.

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  39. Analisi ineccepibile, tristemente esatta. E’ uno dei motivi per cui io, a 32 anni, dopo una laurea, tanto studio e una buona dose di passione, ancora non ho inziato una vera carriera… Ma non mi spezzerò (nè mi piegherò a 90)!

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  40. P.S.: e sono stanca di sentirmi dare della bambocciona, o ascoltare ipotesi bislacche a proposito di incentivi per uscire dalle case materne, da gente che non ha il minimo coraggio di dire come stanno le cose e che evidentemente è nato all’interno di una ‘rete’ già ben tessuta…

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  41. Lo sa, signorina, che, non essendo sceso fin qui oggi pomeriggio, Le stavo replicando, quando mi ha assalito la compassione per la tragicità di una ggiovinezza così intrisa di rancorosa frustrazione?

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  42. Buongiorno, signorina. Rileggendo, dopo il sonno del giusto, quanto da Lei scritto, ho la tentazione di regalarLe un altro codicillo al piccolo testamento di cui le feci dono. Ora non ho tempo, anche se non sarà lungo: ma avere scritto di essere arrivata quando la scuola e la società facevano già abbastanza schifo, e che io sarei tra i responsabili dello schifo in cui ha navigato Lei, povera ggiovane… è stato un madornale errore. Si fidi.
    Mi stia bene, e attenta al bullezüme.

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  43. @topogonzo: Egregio red.cac., come s’è tentato di spiegarle più volte, di quello che lei può scrivere su di me non me ne può importare di meno. I suoi codicilli sono meravigliosi perché Lei scrive talmente male e fa dei ragionamenti talmente ridicoli che li si legge per il puro gusto di vedere come s’intorcola. Più ancora che nei suoi ridicoli commenti. Per giunta, quando s’arrabbia, perde totalmente il controllo, diventa livido e sbava. Il che è uno spettacolo orrendo, ma anche l’orrido ha il suo fascino, e, soprattutto, diverte. Addio.

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  44. Non so se sarà un addio, signorina, anche se qualcosa mi frena dal ridicolizzarla definitivamente davanti a tutti i cicisbei.
    Mi fa piacere che questa volta non abbia chiuso con la pleonastica faccina: uno che si diverte non sente il bisogno di dichiararlo.
    Ripeto: attenta al bullezüme.

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  45. Red. cac. su, non si adombri. Lo so, la capisco: Lei viene qui per sperare che qualcuno dei miei “cicisbei” venga folgorato dalla sua intelligenza, dalla sua verve e la innalzi a maestro di vita. E invece gli unici che è riuscito ad ammaliare e che le danno corda sono stati gli sfigatissimi uomini beta…quelli che persino Lei ha dovuto riconoscere essere patetici. Capisco, è dura: è una vita che cerca qualcuno che la consideri un punto di riferimento intellettuale, e invece, per far bella figura, le tocca andare in un sito di maschi repressi o in una sezione leghista, e conta così poco che non fanno neanche un decreto ad hoc per costringere tutti a riconoscerla come genio che distrugge i fessi…su, via, non faccia così. Non è colpa sua, è il mondo che è comunista.

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  46. In Totò a colori, richiesto di dirigere la banda del paese, Totò, benché in realtà non aspettasse altro, si rivolge indignato al sindaco, che insiste affinché accetti l’offerta, gridandogli sul muso – Ma Lei è scemo! Un tirapiedi del sindaco, immediato: – Ma è il sindaco! – E’ un sindaco scemo, conclude Totò.

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