La stanchezza del blog. Dal blog al social network: perché tutti vogliono censurare Fb oggi?

Se ne è accorto persino Gasparri, e questo dovrebbe farci riflettere. Dovendo scegliere un obbiettivo contro cui scagliarsi nelle sue crociate contro internet, invocando la censura, il nemico principale è stato identificato nei Social Network (anzi, nel Social Network: Gasparri ed il resto dei politici pare conoscano solo Fb, forse in parlamento FriendFeed è ignoto e Twitter poco “usabile” perché fino a pochi giorni fa solo in inglese, e si sa che la maggior parte dei nostri politici ha seri problemi persino con l’italiano). I blog, che fino a qualche mese fa erano l’orrore che avanza, sono passati, fra le emergenze di questo paese, in secondo piano: si invoca, certo, una legge censoria “spalmabile” anche su di loro, ma, se si leggono le dichiarazioni, vengono ora trattati come una postilla, per quanto fastidiosa. E l’impressione è che poi, mentre fino a qualche tempo fa tutti i blog ed i blogger erano considerati ugualmente “pericolosi”, ora ciò che preme alla politica, o meglio ai politici, sia mettere semmai il bagaglio, o almeno qualche bel bastone fra le ruote, giusto ad un paio di siti noti alle masse, tenuti per lo più da personaggi pubblici, come Gilioli o Grillo o lo stesso di Pietro. Personaggi che certo sono blogger e anche famosi, ma, in fin dei conti, vengono attaccati e iscritti nel registro dei “cattivi” per la loro attività politica/informativa in senso lato, di cui il web è solo un aspetto, anche se non secondario.

Che i politici di internet e di tutto ciò che ci frulla dentro capiscano un beneamato nel 90% dei casi è palese a chiunque navighi anche solo poche ore al giorno; ma i politici hanno però, e questo va riconosciuto loro, una antenna sensibilissima per sintonizzarsi sugli stati d’animo della massa e sulle nuove tendenze. Per cui se passano dagli alti lai contro i blogger ed i blog a quelli contro i social network si può sorridere per la loro manifesta impreparazione su cosa siano questi ultimi, ma è meglio interrogarsi sui motivi che determinano il cambio di bersaglio.

Il blog, in effetti, pare essere arrivato negli ultimi tempi ad un punto di svolta; forse, semplicemente, ad un necessario momento di ridefinizione. In Italia c’è stata la fase pionieristica, in cui ad aprire un blog e mantenerlo aggiornato erano pochi nerd che si parlavano essenzialmente fra loro; superata quella, c’è stato il periodo della curiosità creativa, in cui molti, sia professionisti dell’informazione sia persone comuni, si sono buttati sul nuovo strumento, alle volte mettendo in piedi, in maniera più o meno consapevole – o anche più o meno inconsapevole – laboratori di sperimentazione comunicativa; è seguita la fase del vero e proprio “impatto di massa”; quella in cui, per dire, tutti coloro che avevano una connessione adsl e un minimo interesse per la rete hanno aperto un blog (magari per lasciarlo morire d’inedia dopo un post e mezzo). Un periodo di sbornia, insomma, e di simpatici dilettanti allo sbaraglio, di cui ho fatto parte e faccio parte anche io.

Solo che il blog richiede, per sua stessa natura, non solo una minima abilità comunicativa da parte dello scrivente – che deve scrivere un contenuto almeno in parte originale, per invogliare i passanti a leggere il suo blog – ma anche una dose di dedizione, di costanza e di “mestiere” per fideizzare il giro di lettori. Doti che in Italia sono rarissime, ad ogni livello, a causa di una impostazione culturale che ha sempre ritenuto il saper scrivere ed il saper comunicare in senso lato una sorta di abilità innata dell’individuo, che uno ha o non ha a prescindere: qualcosa di simile alla fiammella dello Spirito Santo scesa sugli apostoli, non il risultato dell’apprendimento di specifiche tecniche che sono alla portata di tutti. Siamo un paese in cui, a scuola, ancora si sentono insegnanti spiegare ai genitori che il figlio non raggiunge la sufficienza nel tema perché non è “portato per la scrittura”, mentre la sufficienza in un tema non è questione di predisposizione, ma solo di tecnica; per avere un voto superiore al sei, uno deve scrivere qualcosa di buono; per arrivare alla sufficienza basta che sappia comporre un testo ordinato, corretto e chiaro: cose alla portata di chiunque, se gli hanno insegnato le regole per farlo.

Ecco, in Italia questa capacità di scrittura-comunicazione elementare non è diffusa, nemmeno fra coloro che poi hanno un buon livello di scolarizzazione: ci sono medici ed avvocati che sanno dare pareri tecnici professionali perfetti, ma non sono capaci di scrivere un biglietto di auguri originale; direi di più: la capacità di essere comunicativamente diretti ed efficaci latita persino fra gli intellettuali “alti”. I quali, nel Bel paese dove il sì suona, ma è sempre accompagnato da una pletora di parole ridondanti attorno, sono famosi per considerare il “farsi capire” una forma di degrado del sapere, uno svilimento della cultura.

Per tutti costoro il blog era ed è uno strumento faticoso da gestire e da comprendere, mentre il social network è un ambiente più familiare, se vogliamo meno sperimentale. Il sn è una forma chiusa in sé, e non solo per il numero di caratteri prefissato per il twit o lo status; è proprio pensato e nato come un contenitore più preciso, con a disposizione un certo numero di funzioni, per quanto poi espandibili. Non richiede per sua natura una particolare dose di originalità o una specifica abilità comunicativa: non la esclude, alle volte la stimola (alcuni twit o status sono geniali), ma nemmeno la pretende. Facebook è pieno di gente che si limita a postare: “Quanto mi rompo in ufficio!” ogni santa mattina in cui sono alla scrivania.

L’adesione di massa (a livello mondiale, e italiano) a questo tipo di contenitore è pertanto fenomeno comprensibile. Rispetto al blog il social network consente un soddisfacente livello di interazione anche a persone che hanno abilità comunicative abbastanza limitate e mette loro in mano la possibilità di divulgare automaticamente il loro prodotto comunicativo (lo status o il twit) presso un pubblico vasto senza doversi confrontare con il problema pratico della diffusione. Chi ha un blog ha dovuto fare esperienza di aggregatori, trackback, feed, link eccetera, chi entra in un social network no, ha degli strumenti già preimpostati e si limita a sfruttarli senza spesso avere neppure una coscienza precisa di come funzionino. La differenza fra chi arriva al social network dopo l’esperienza del blog e chi ci arriva direttamente è spesso visibile ad occhio nudo dalle pagine del social network: i blogger usano il social network per “spammare” i post dei loro blog e solo in seconda battuta creano dei contenuti originali per la pagina del social network; gli altri, pure se hanno magari un blog aperto per curiosità, usano il social come strumento di creazione di status o twit originali; i blogger “vecchia maniera” (chiamiamoli così) tendono a portare la discussione dell’argomento nei commenti del loro blog; gli altri commentano e discutono quasi esclusivamente sul social anche il post comparso sul blog: in sostanza, i blogger di vecchia generazione (e la definizione fa ridere, perché le “generazioni” si sono formate nel corso di nemmeno due anni) vivono il social come appendice del blog; gli altri vivono il blog come appendice del social. Sono due tribù che bazzicano lo stesso territorio, ma hanno approcci diversi.

L’abbandono da parte della grande massa della forma-blog, perché il social dà loro più soddisfazione, ha però creato contraccolpi anche nella blogosfera. Che, si nota, si sta professionalizzando. I blogger di un qualche successo, anche quando non sono nati come professionisti della comunicazione (giornalisti, opinionisti, etc.) – o, quelli che magari, essendo già professionisti della comunicazione, avevano però originariamente aperto il blog come “privati”- ora si trovano a dover rendere il loro sito più professionale: se vogliono limitarsi a “cazzeggiare”, si trasferiscono anche loro sul social network, come tutti.

La blogosfera in senso stretto sta diventando un luogo di comunicazione “seria”, dove il dilettante allo sbaraglio si trova come un pesce fuor d’acqua. Il giro dei blog che contano è formato da gente che comunica per professione, anche quando ha imparato il mestiere della comunicazione facendosi le ossa con il blog. I blogger di successo diventano opinionisti delle testate giornalistiche, oppure scrittori, o conduttori televisivi o politici; in un certo senso si stanno trasformando e si comportano come una aristocrazia del web. Come tutte le aristocrazie, stanno diventando una casta chiusa: mentre fino ad un paio di anni fa anche per lo sconosciuto di turno entrare nel giro dei “grandi” blogger era relativamente facile (e l’ascesa del Nuovo Mondo di Galatea è un esempio pratico di tutto ciò), ora i blogger che contano si linkano quasi esclusivamente fra loro, si rispondono fra loro, spesso addirittura non rispondono ai commenti dei lettori, hanno la blogroll blindata, e sono diventati più autoreferenziali, sia sul blog che nei social. La massa – che in Italia non è ancora la “grande massa”: quella resta a guardare la tv – legge, quando legge i blog, ma non ha in realtà grandi occasioni di interagire con i “signori del web”, non più di quanta ne abbia di interagire con l’opinionista del grande quotidiano cartaceo. Al massimo, sul social posta status inerenti la propria vita privata, commenta post altrui, aderisce a gruppi più o meno sciocchi (dal “Viva Tartaglia” al “Voglio trovare 10mila persone che amano i bignè”) o si iscrive ad iniziative come il NoBDay che però sono pubblicizzate tramite il social, ma non nascono, o nascono solo in parte, da esso.

Pur non capendo granché di internet, i nostri politici, con il fiuto che gli è proprio, hanno capito l’aria che tira: si preoccupano oggi di censurare Facebook ben più dei blog: il blog, che non è mai stato un vero e proprio fenomeno di massa, si sta però ulteriormente trasformando in qualcosa che è decisamente per l’élite. Il numero di utenti che leggerà i signori della blogosfera direttamente è lo stesso che, nei tempi passati, leggeva gli editoriali del grande quotidiano e il post del blog è comunque uno spazio di possibile riflessione più approfondita rispetto allo spot di uno status o di un twit:la massa è su Facebook, su Facebook, eventualmente, si troveranno pillole dei blog o delle comunicazioni create per il social network, che parcellizzate e diffuse, possono avere una diffusione capillare e ridondante, virale. Ridotte a slogan o a puro moto di pancia, deprivate di un contesto più ampio che rinvii ad un ragionamento più approfondito, possono acquistare semmai incisività e forza persuasiva, martellante.

Nel frattempo, i blog ed i blogger diventeranno qualcosa d’altro, se vorranno sopravvivere: rubriche ed opinionisti, di vario genere e di nuova natura, più settoriali, meno amatoriali, se vorranno attirare il pubblico dei lettori via dal mainstream del social network, o crearsi una propria platea, per quanto piccola, di appassionati. Non più brutti o più belli di quello che erano prima: ma diversi sì.

Per seguire il dibattito svilppatosi anche su FF, cliccare qui

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46 pensieri su “La stanchezza del blog. Dal blog al social network: perché tutti vogliono censurare Fb oggi?

  1. e un povero disgraziato come me che sul blog ci scrive solo per sfogo, che non ha pretese da grande comunicatore e che non gliene frega niente di fare parte di alcuna casta o elite, che fine farà?

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  2. Condivido il post, soprattutto l’analisi sulla svolta elitaria dei blog/blogger. Noi blogger puri (e con questo intendo senza peso sugli altri media, che può essere inteso anche come “blogger dal limitato successo”) siamo rimasti in pochi, o per lo meno siamo in pochi a considerare ancora valido dedicare tanto tempo ad una cosa che probabilmente non ci darà nessuna soddisfazione professionale. I social network hanno il pregio di essere meno impegnativi e meno dispendiosi, quindi accessibili ai più.

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  3. A me fa ridere la paura di FB perchè ricordo che un paio di anni fa tutti erano su second life (che allora faceva paura per altri sempre fantasiosi motivi), c’era chi faceva partiti su SL, chi apriva succursali e altre menate del genere… e tutto si è perso come lacrime nella pioggia…

    Cordialità

    Attila

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  4. benissimo. condivido ogni cosa. e mi ci riconosco in quella divisione tra utenti di fb, io che ci metto solo i link ai miei post (del blog). e non sono fan di nessun gruppo, per principio (anche se la tentazione di diventare fan di galatea è ricorrente).

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  5. @Lesandro: Ci divertiremo fra noi. In maniera molto elitaria, ovviamente. 😉
    @Francesco Cuccchini: vabbe’, è Gasparri, se lo merita.
    @Dania:Uh che piacere trovarti qui! Tornata da Berlino? E l’architetto, come sta? (Tanto per dimostrare che anche nei commenti ai post di noi blogger si può fare un po’ di gossip tipo social network..)
    @Attila:Almeno Second Life me la sono risparmiata. 🙂
    @marcoboh: ma come, non sei ancora mio fan su Fb???? Ecchecaspita, questo me lo segno…
    @Solstizio: Ohhh yeahhhh. 😉

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  6. Il fenomeno dei social network sta creando nuovi punti di riferimento politici e culturali. Senza bisogno di un editore e di un distributore, senza il condizionamento della pubblicità, senza il filtro selettivo e classista delle varie oligarchie al potere, chiunque può riuscire a diffondere le proprie opinioni in ogni angolo del mondo. Per esempio ha destato sensazione il caso di Tera Patrick , che nel suo blog ‘Save Us’, salviamoci, è riuscita a convincere milioni di persone che il solo modo per salvare la Terra sia un intervento di chirurgia plastica che snellisca l’Equatore e sollevi leggermente le calotte polari. 😉

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  7. Chapeau.

    Non ci avevo pensato proprio…sono d’accordo con l’ analisi politica del tutto calzante, per cui i blog andranno vieppiù settorializzandosi.
    Enfatizzerei un punto… sempre a mio parere, per quanto possa contare.
    Non sottovaluterei, nel blog, i commenti che sono importantissimi.
    Mentre su fb spesso si postano (parlo dell’utente-tipo di cui ci dici)commenti del tipo “anche io mi rompo in ufficio, va là si va in ferie”, oppure in molti casi c’è gente che ha talmente tanti contatti, per cui anche i commenti diventano totalmente autoreferenziali e confusionari, nei blog (almeno quelli che ho girato io), proprio per il livello di partecipazione degli altri, spesso, ma non sempre, bloggers pure loro, i commentatori diventano parte attivissima del post; a me che ho scoperto da poco sia la blogsfera che fb, è questo che colpisce molto nel discorso dei blog.

    Ciao a tutte/i

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  8. @brunettaccio: nei blog è anche più facile commentare perché il post, nella maggioranza dei casi, è un testo argomentato, su cui si può essere d’accordo, o controbattere. Lo status di Fb o il twit è cortissimo, anche se a volte può essere folgorante. Ma è quasi sempre una asserzione molto breve. O io posto “Odio Tizio” e allora al massimo attiro la valanga di commenti dei sostenitori di Tizio, oppure come diavolo si fa a commentare “oggi mi annoio in ufficio” se non con un altrettanto vago “E anche io”?
    Cantava Daniele Silvestri: “Lo slogan è fascista di natura”. Non argomenta, impone una verità, infatti. Lo Status di Fb non è fascista, ma, come lo slogan, ha anche lui dei tratti “autoritari”: si condivide o si odia, non si commenta. 🙂

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  9. Bel post.
    Sono una blogger del tempo perso, che ha iniziato per gioco (come si dice, e che si ritrova ad imparare sul campo le regole della comunicazione online.
    Uso FB ma con scetticismo, lo uso per divulgare (suona meglio :)) i post, ma tento di dialogare.
    Avendo vissuto tre mesi in Canada quest’anno, posso dire che l’attitudine al social network è diverso. Li ho trovati molto più ricchi, vitali e generosi. Durante un pranzo con tweeter ho cercato di capire lo scarso, all’epoca, uso di Twitter in Italia. Ma non abbiamo concluso molto.
    In generale, noto una certa reticenza a commentare nel blog.
    Ma son contenta di essere blogger e vorrei continuare ad esserlo, al di là dei social networks e dell’aristocrazia del web

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  10. Concordo galatea.

    Infatti, più che per la partecipazione degli altri, avrei dovuto dire meglio…per la natura stessa del blog (di solito argomentativo), diventa fondamentale la partecipazione ecc ecc ecc….

    Grazie della giustissima puntualizzazione

    Fossimo stati su fb,mi sarebbe bastato cliccare su “mi piace” 🙂

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  11. @Lector: Ma pure tu! Non evocare red.cac. una delle poche volte che non si è manifestato…eccheccaspita… 🙂
    @jazztrain: grazie, anche a te.
    @brunaccio: Vedi che Fb ha i suoi innegabili vantaggi? 🙂

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  12. Anzitutto complimenti per l’analisi completa e condivisibilissima. Soprattutto una delle poche che ho letto che non è stata fatta dal punto di vista di un geek o di un esperto di marketing.

    Più di un anno fa si cominiciava a dire che i blog erano morti e sepolti solo perché diminuiva la frequenza dei post e soprattuto dei commenti. All’epoca scrissi che (http://www.gibilix.com/2008/11/lunga-vita-ai-blog/) a quella diminuzione di clamore era abbastanza naturale e che forse era stato il momento di apice ad essere una sopravvalutazione del fenomeno. Come tutte le nuove tecnologie c’è l’entusiasmo della scoperta e poi il riassestamento man mano che trova il suo giusto ambito d’uso e che l’attenzione di massa si sposta su altre. Dopo tutto blog e social network sono tecnologie per la comunicazione. Oggi credo di essere ancora abbastanza d’accordo con quell’idea: i blog, come dici tu nel post, stanno evolvendo verso qualcosa che lascia il cazzeggio e la conversazione frivola ai social network e necessariamente sopravviveranno solo i blog che hanno qualcosa da comunicare per davvero e lo fanno bene. Una sorta di blogodarwinismo.

    In questo senso credo che i politici siano ancora un po’ miopi. Se è vero che l’attenzione di massa si sposta verso i social network e la popolazione di blogger e commentatori di blogger diminuisca, credo che la loro qualità, e di rilfesso la loro capacità d’influenzare, potrebbe anche crescere. Ai post l’ardua sentenza.

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  13. Condivido l’analisi che hai fatto, ma questi blogger che, chiusi nelle loro fortezze, hanno alzato il ponte levatoio, confrontandosi soltanto tra loro non rischieranno di dare vita a un “sapere” un po’ stantio, di nuovo ufficiale, con tutti i sacri crismi? E quel più vasto orizzonte fatto di un sapere connettivo e collettivo non diventerà solo, come tutte le speranze irrealizzabili, una pura illusione?
    Ciao, Falilulela

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  14. Allora, eccomi. Letto tutto. Anche i commenti. Rilanciato su FF per farlo leggere ad altri che avranno piacere di leggerlo. Tumblrato pure un pezzo che mi piace, che poi finirà su FF e insomma, contribuisco alla diffusione con ogni mezzo. Da brava blogger della vecchia guardia che, come ben dici, utilizza, o cerca di utilizzare i Social Network come amplificatore dei contenuti che però rimangono sul blog.

    L’analisi è interessantissima. Concordo su ogni punto. Anche sulla parte politica. Spaventa facebook infatti. La gente sta là. A cazzeggiare, ma sta là. La massa è dentro facebook, meno dentro Twitter (e infatti Twitter rimane il canale che anche in Iran o in Cina aggira spesso le varie censure, proprio perchè rimbalza di social in social…Molta meno gente dentro Friendfeed o Meemi…

    Canali comunicativi, rivoli della propria identità digitale, per noi blogger. Che, come dice @dania, abbiamo ancora piacere e voglia di curare lo spazio tutto nostro.

    A prescindere dai SN. Mi togliessero i vari account vivrei lo stesso. Mi censurassero il blog…sarebbe come tagliarmi un braccio (fermo restando che ci metto 5 minuti ad aprirne un altro, come lo slogan del caro vecchio Splinder, cortile dove siam cresciuti e passati più o meno tutti).

    I blogger si leggevano e linkavano tra loro anche prima. Non vi riporto a galla discussioni pallosissime su classifiche, link, controlink e alberelli. Insomma sulle tecniche per risalire ed arrivare tra i top…

    Tecniche che qualunque blogger ha utilizzato e utilizza pur non ammettendolo nemmeno sotto sevizie.

    L’ho scritto in mille altri post…ti riassumo quello che penso:
    se prima eravamo in due a ballare l’hullygully adesso siamo in mille a ballare l’hullygully.

    Questo è quanto è accaduto. Gli strumenti sono a disposizione di tutti. I social network anche.
    Solo che sui social scriver frasette da 140 caratteri o poco più è meno impegnativo, più veloce, più immediatamente diffondibile nel web.

    Chi non aveva contenuti prima (di qualunque tipo) da raccontare, non li ha nemmeno ora che può scriver velocemente su facebook, Twitter, FF o qualunque altra diavoleria.
    Infatti, avrete notato, lo stesso pensiero finisce UGUALE su tutto. Senza distinzione.

    Non credo però nel discorso elite dei blogger (anche col significato ampio che tu gli dai). Esempio: ti aggiungo ora nel feedreader pur avendoti letta e sbirciata qua e là in passato, pur sapendo della tua esistenza di blogger.

    Contenta di aggiungere buone letture al mio feedreader (dal quale ogni tanto invece elimino rami secchi, gente che non scrive più, gente che non condivide più, gente che non mi arrichisce, gente che faceva parte di quella prima elite che, raggiunto lo scopo del mainstream, snobba il blog o lo ripulisce e gli dà una forma professionale ma vuota, gente che non c’è più la persona dentro il blog ma solo un ammasso di link aggregati dai social e messi insieme sul blog solo per dire “io esisto, ma son di là”)

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  15. Bella analisi, mi sembra molto condivisibile e fotografa bene come sta mutando lo scenario, almeno in generale… poi le cose interessanti e stimolanti si possono sempre trovare nei luoghi più impensati, alle volte nel caos dei post/commenti improvvisati, altre nei luoghi più professionalizzati e di nicchia, e anche in second life dove ancora oggi rimane una popolazione che fa un sacco di cose e pure io mi ci trovo bene, devo ricordarmi che domenica sera tardi c’è Metropolis, ed è come essere nel film, con gli scenari ricostruiti perfettamente e si possono vivere…

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  16. Grazie a questo tuo articolo ho conosciuto di altri blog che non conoscevo.
    Detto questo, mi viene da dire che è sempre più frequente, in diversi spazi e modi, la discussione autoreferenziale sui blog. Questo mi ricorda la televisione che spesso ama autocelebrarsi, citarsi etc etc perché alla fine aiuta. Non sono un blogger da tempo, quindi nemmeno di fama. Ma sono stato e sono un lettore di blog, e noto che molti non hanno più la verve iniziale. Quella che ti faceva correre a leggere ogni parola. Spesso oramai si leggono citazioni di altri, ripetizioni, come in una gigantesca virtuale casa degli specchi. Hai detto bene Galatea, ci vogliono i contenuti per continuare ad essere letti, altrimenti non fu vera gloria. Poi se hai i contenuti, se ci fosse anche un solo lettore, ne sarebbe valsa la pena.

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  17. O.T.
    Segnalo questo post sulla triste vicenda del giudice Luigi Tosti.
    Invito tutti a prenderne visione, perché ritengo importante comprendere fino a che punto il nostro paese sia asservito all’autorità del Vaticano, alla faccia di qualsiasi proclamata laicità.

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  18. Lungo, denso, in buona parte condivisibile.
    Se la politica si occupa dei SN generalisti, faccio anche spallucce perchè considero faccialibro e derivati dei meri aggregatori (per come li uso io).

    Il blog è qualcosa di impegnativo, per quello mi piace scriverlo ma, soprattutto leggere.

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  19. a me piace la gente all’antica, che scrive bene per far bella figura, per lo stile e per il contenuto

    è vanità scrivere, lo sappiamo bene tutti; io mi sento la coscienza molto più a posto se leggo e basta

    cara galatea, secondo me per far qualcosa di buono bisogna essere “inattuali”, nel senso proprio nietzschiano del termine

    non sapere e non voler sapere niente di quale è la moda di oggi, e scrivere solo alla maniera di se stessi, e se scrivi per pochi, meglio

    uno solo che ti legge davvero è meglio di cento passano distratti

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  20. @gigi coco: Confermi che noi “vecchi blogger” usiamo i social come aggregatori, dunque? 😉
    @pedroelrey: grazie, molto interessante il link!
    @roberto: i commenti sono stimolanti. In effetti parte del post prende spunto dalla conversazione nostra di ieri mattina in FB. 🙂
    @catepol: è interessante la tua notazione che “lo stesso post finisce UGUALe dappertutto”. In effetti dovrebbe esserci una differenziazione, invece, dei contenuti, almeno parziale, per quanto riguarda il blog e il social network, dato che ci sono pubblici in parte diversi che leggeranno.

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  21. un articolo molto interessante, che condivido. Per me, la storia della comunicazione parte dalle BBS (Bulletin Board System) agli inizi degli anni ’90 ed ho vissuto tutto come pioniere, a parte i social network, che proprio non riesco a digerire…

    Mi è piaciuto molto anche l’accenno all’italiano: fin dalle elementari, sono stato ritenuto una sorta di “eletto”, semplicemente perché scrivevo correttamente dando spazio alla fantasia. Anche il cantare è solo questione di tecnica, però pochi ci sanno mettere l’anima e questo non si impara.

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  22. Davvero una bella analisi Galatea, e grazie a @catepol (e a FriendFeed) per avermi permesso di scoprire questo post. Ho cominciato a bloggare nel 2005 e da subito ho percepito l’autoreferenzialità della blogosfera come un limite. Per questo motivo ho deciso di settorializzare il blog in modo tale che potesse essere interessante ad un pubblico più vasto. L’idea ha avuto successo ma l’aumento di visibilità ha ridotto quantità e qualità delle conversazioni che, guarda caso, si sono spostate su facebook (ottimo strumento di spam). La “massa” ha più facilità a lasciare un commento su facebook rispetto al blog: perché mai dovrebbe cliccare per spostarsi su un altro sito, compilare un form di almeno tre campi, sottostare ad una moderazione dalle dinamiche oscure, etc. etc. ? Per questo tipo di utente rimanere dentro facebook è una questione di comodità… o pigrizia.

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  23. vero Galatea, quando i contenuti nascono dalle conversazioni in Rete non è tempo levato alla vita, e poi i contenuti ritornano alla vita quando ci si vede ed è come se fossero ricordi di momenti vissuti insieme…
    e i pensieri negativi di fronte al monitor scappano via.
    Se prevale la solitudine sterile, c’è un servizio la che risolve in fretta 😉
    http://www.suicidemachine.org
    il video di presentazione è simpaticissimo

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  24. Ci stavo pensando anche io in questi giorni. Tanto che ho aperto una pagina del mio blog sia su facebook che su twitter.

    Oggi infatti non è praticamente più possibile essere linkati su blog più o meno di successo. Prima avevo un blog su msn. E in poco tempo riusci ad avere un sacco di link da altri blogger. Erano persone che avevano cominciato a scrivere insieme a me. Si parla appunto di un due o tre anni fa. Quando ho cambiato piattaforma è stata una faticaccia. Sia perché molti di quelli che avevano cominciato a scrivere insieme a me avevano smesso, sia per il fenomeno di cui ha parlato nel tuo post. La chiusura autoreferenziale di un ristretto circolo di blogger.

    Capita allora oggi che un blog come il mio abbia dei post letti da 10.000 persone senza avere nessun link in più. Al massimo il post viene condiviso su facebook. Ma il post in questo modo ha una vita propria non è detto che chi lo ha letto, magari attraverso facebook o oknotizie poi torni a visitare il blog.

    Il blog da solo tende a prosciugarsi. E non è detto che la contaminazione con i sn riesca a mantenerlo in vita se non sei già parte del network di blogger si “successo” di cui parlavi. E’ anche questo che alla lunga sfianca e spinge molti ad abbandonare questa forma comunicativa che richiede impegno, fatica e dedizione.

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  25. Pingback: Il blogger trascurato

  26. @demopazzia: devo essere completamente rincitrullita…ero convinta di linkarti già. Comunque ho aggiunto. 🙂

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  27. carissima,

    preferisci il Commento Serio o quello SemiSerio?

    Ok, vada per il Serio!

    Che ne pensa Cotroneo di Facebook ai tempi dell’imminente pubblicazione de “Il vento dell’odio”, quando cioè postava stralci tra le sue note e allora chattava (anche con la sottoscritta) per strapparle un “siii, compero il romanzo, appena uscirà”?? salvo poi eliminarla (metaforicamente grazie a Dio) dagli amici??

    Si da il caso che io divori quintali di libri e solo per amore di penna e di Occhi (Oddio nemmeno tanto, visto che ce li rimetto tra libri e schermate seppure davanti a un mac!), e per questo abbia assecondato un mio desiderio, ma anche un suo bisogno.. e che ci posso fare: nessuno è perfetto!

    Ah, il commento SemiSerio!!

    ehmmm , non c’è.. Questi sono i commenti al tempo di Facebook! 😀

    grazie

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  28. @titti: Gli ho mandato davvero una richiesta di amicizia in fb, al Cotroneo. Ma non l’ha accettata. Forse le sue spie lo hanno informato che i suoi romanzi non li ho mai comprati e non ho nessuna intenzione di farlo in futuro, nemmeno sotto minaccia. 🙂

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  29. che pippone 😛
    (ho iniziato il mio blog nel 2001 quando non c’era nessuno che leggeva, e non parliamo di scrivere: sai quanto me ne può importare di non far parte dell’aristocrazia blogghettara)
    Dimentichi poi una cosa: occorrerebbe capire quanti degli accessi arrivano dai fedeli lettori, quanti dai link in giro e quanti dai motori di ricerca. Faccialibro, anche se fosse indicizzato, non credo porterebbe molto traffico…

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  30. si si ma anche no. Dal momento che l’offerta di strumenti per comunicare dal basso si ampia, e’ logico che l’utilizzo si diversifica, e quello che ai tempi di splinder si metteva tutto nel blog, ora lo si sparge dove sembra piu’ comodo ed efficace. Che questo significhi la morte del blog? no, a meno che non si voglia intendere semplicemente che il blog NON e’ piu’ lo strumento di riferimento per il web2.0, per gli UGC, per il lifestreaming… ma solo uno tra i tanti. Che questo significhi una elitarizzazione del blog? non tanto, certamente sta diventando di nicchia, riservato a chi ha solo “veramente” qualcosa da dire, ma non necessariamente “cose da elite” – a meno che non ammettiamo tristemente che solo l’elite ha qualcosa da dire veramente. Che ai microblog e ai socialnetwork rimanga il compito di raccogliere tutta la fuffa e il cazzeggio del mondo, e solo quello? no, nessuno si sorprenda, ma io i 60-100 commenti sul mio blog non li ho mai fatti, mentre su FB si, e quindi, da quei commenti e da quei commentatori trovo pane (conoscenza competenza e sagace ironia) per i miei denti (pensieri, idee, ozi). Chiudo sui politici, ricordando che il social network Facebook e’ veramente “l’unico” di cui e’ logico che si preoccupino, perche’ tutto cio’ che non fa “massa” – e che non fa “movimento” – al politico non gliene puo’ fregare di meno. Facebook e’ la nuova polis digitale, mentre la blogosfera non lo e’ mai stata, non solo per una questione di rappresentanza, ma anche di aggregazione. E a sentire certi discorsi, c’e’ da chiedersi se abbia (avuto) la disponibilita’.

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  31. Pingback: Notizie della settimana (01.2010) | fiore|blog

  32. Pingback: Notizie della settimana (01.2010)

  33. Ho trovato un articolo interessante sul tema di questo post.

    “Il controllo dell’opinione è secondario, rispetto al controllo dell’emotività”

    http://sutradeloto.noblogs.org/post/2010/01/02/il-partito-dell-amore-viene-e-va

    (no, non è spam; no, non è il mio blog; si, l’ho già postato anche sul blog di Ugo Bardi; ma non è spam, l’avevo postato sulla citazione del post di Galatea; si, solo poi ho pensato che il posto adatto fosse questo; no, non lo rifarò più; si, l’articolo che “linko” è davvero interessante; no, ho detto che non è mio; … )

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  34. avevo riportato suicidemachine.org… facebook lo ha bloccato, e con ragione, in effetti è una forma di phishing anche dichiarato nell’informativa del sito stesso “We receive and store any information you enter on our website or
    provide to us in any other way. You can choose not to provide us with
    certain information, but then you may not be able to take advantage of
    many of our special features. “

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  35. Bellissimo articolo. Mi ricorda tantissimo il contenuto del libro “I Barbari” di Alessandro Baricco. I social network stanno ai blog come il rock sta alla musica classica. Il paragone ci sta tutto, dalla semplificazione alla spettacolarizzazione, fino al restringimento verso una elite di “colti” e professionisti nostalgici. E il bello è che tutto questo è durato appena due anni !!!! Sembra incredibile.

    Ti prego di leggerlo “I Barbari” di Baricco, insegna un sacco di cose su come girano queste mode, e come il nuovo soppianta il vecchio non per obsolescenza ma per dinamicità.

    Paolo
    MIZ Cesena

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  36. Pingback: La stanchezza del blog (e la censura su Facebook) | Novamag 2.0

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