I Love Shopping

Avvertenza: questo è un post terribilmente femminile.

Ma in qualche passaggio anche i maschietti potrebbero trovare qualcosa per cui divertirsi.

Sono una vera figlia della società dei consumi. Per cui a me lo shopping piace, persino quando non compero niente. Girare in una città tirata a lucido, in cui le vetrine sbriluccicano e rigurgitano di roba, mi mette allegria. Lo so, non è politicamente corretto. Lo so, non è ecologicamente sensibile. Non nego che magari sia anche proprio proprio immorale. Ci sono i bimbi che muoiono di fame, i poveri che non arrivano a fine mese, chi ha il mutuo e non lo può pagare, chi è costretto ad andare a mangiare dalla Caritas anche se ha un lavoro, chi suda e chi lotta e il cielo sempre più blu lo considera una presa per il culo e basta, checché ne canti il riesumato Rino Gaetano. Però ogni tanto bisogna anche smollare il colpo, concedersi una pausa dall’essere sempre coscienziosi e corretti. Lasciarsi andare alla pura meraviglia del bambino libero di girare nel negozio di giocattoli: il bello non è comprarli, è guardarli tutti, per tutto il tempo che vuoi.

Così io giro, e mi incanto davanti alle vetrine. Spio dentro alle boutique in cui magari non ho nemmeno mai avuto il coraggio di entrare, perché solo metterci un piede significa fare un mutuo: i commessi sono così grifagni che se fai l’atto di appoggiare il naso al vetro ti chiedono l’estratto del conto in banca, perché, se non è sufficientemente alto, non hai manco il diritto di alitare nei pressi della loro vetrina, ohè.

Mi piace. Mi piace guardare le scarpe con tacco dodici che grandinano giù dal cielo, di camoscio e di vernice, appese alle borse in tinta, a soffietto, a secchiello, a sacco, a bustina; pellami morbidi che sembrano gualcirsi solo se li sfiori con lo sguardo, di tutti i colori possibili e di gran parte di quelli impossibili: verde, verde foglia, verde pisello, castano brunito, bronzo, rame, oro, giallo, ocra, marron glacé, cuoio, riccio di bosco, testa di moro, rosa polvere, rosa cipra, prugna, viola sanguigna, vinaccia, violetto. Le sciarpe e le fusciacche in seta, iridescenti e morbide, le pashmine avvolgenti come abbracci di kashmire, gli sciarponi di lana grezza che per fare un secondo giro richiedono colli alla modigliani, i cappelli vezzosi, i cappellini a busta pronti a volare al primo alito di vento scortese, i baschetti per visini ovali alla Audrey Hepburn, i borsalini maschili per quelle che hanno i lineamenti aristocratici ma più duri di una Hepburn sempre, ma Katherine; i berretti da calare fin quasi sugli occhi in sfida agli spifferi più gelidi, le mantelle e le mantelline di maglia cotta, le giacche tirolesi multicolori che contro il freddo valgono da armatura, e poi gli aristocratici cappotti cammello, annodati in vita a mo’ di vestaglia aperta, o quelli a rendigote, dal collo di pelliccia, adatti ad affusolate Natascie in cerca del loro principe Andrej o dell’adorabile Pierre Bezucov. Mi piacciono gli abiti, lunghi, corti – però immancabilmente scollati – i pantaloni che cadono larghi e diritti, da abbinare a tacchi vertiginosi, o dall’impeccabile taglio a sigaretta, oppure quelli attillati come calze, da infilare in stivali a zeppa o a stiletto, sui cui caracollare via con l’incerto passo di una Kate Moss ristrettasi per un malaccorto lavaggio.

Mi piacciono le boutiques di intimo, con le loro guepiére di pizzi neri, e i laccetti che agganciano e sostengono le calze fini di seta trasparente, lasciando scoperto quel piccolo tratto di coscia che è l’approdo segreto di tutti i sogni maschili, i reggiseni color champagne dalle coppe che sono deliziose tentazioni, le vestaglie piene di malizia pronte a scivolar via non appena il dito di lui sfiora la spalla e la bocca deposita un bacio nell’incavo del collo.

Mi piacciono le gioiellerie, con la loro sfrenata eppure sobria opulenza, i collier abbandonati negligentemente sul velluto nero per far meglio risaltare lo splendore dei loro fiori di brillanti, gli anelli intarsiati di tenui reti di fili, e quelli con la sola pietra dura al centro, un rettangolo d’ametista, una goccia d’ambra screziata dalle tracce di antica vita ormai estinta; i braccialetti frou frou da cui far pendere ogni aggeggino: borsette, scarpette, sferette semplici o smaltate, sonagli e tintiglietti, preziosi giocattoli per donne rimaste nell’animo sempre bambine.

Mi piacciono le profumerie, con il loro effluvio stordente di spezie e cannelle, l’abbraccio di aromi sensuali, i sali da usmare fra caldi sbuffi di vapore, i bagnoschiuma che sfioreranno la pelle con le loro bolle setose, le creme per il corpo da spalmare con lenta carezza d’amante, gli ombretti che donano impreviste sfumature allo sguardo, il nero del bistro profondo, il caldo di un marrone trapunto di un riverbero d’oro; i rossetti morbidi, per labbra dagli indimenticabili baci. E poi i profumi, con le loro mille suggestioni: quelli che si snodano pigri come carovane nel deserto, ed evocano tramonti sulle dune e parlottii indiscreti alle porte dell’harem; quelli esplosivi come risate, contenuti in boccette dai tappi a sbuffo, a fuoco d’artificio, allegri e pazzi come capriole di un clown; quelli algidi dalle confezioni tagliate nel vetro a diamante, eterei, freddi, distanti come lo sguardo di una bionda in un film di Hitchcock.

Mi piace, mi piace tutto. Persino se so che non lo posso comprare, che non lo potrò comprare mai. Mi piace che esista, nella sua caotica varietà piena di vita, nel suo indisciplinato disordine, nella vertigine che mescola l’alto, il basso, la cianfrusaglia ed il pezzo raro, e li chiude poi entrambi nell’incarto avvolgente di un pacchettino-bon bon richiuso da un nastro o da una ciocca, che già appaga l’occhio senza neanche aver ancora svelato il suo contentuto.

Mi piace. Mi diverte. Fosse per me, prenderei ogni cosa. Avessi soldi, che meravigliosa ricca sarei.

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18 pensieri su “I Love Shopping

  1. ciao,io sono un maschietto,ma ti posso dire che faccio la stessa cosa quando porto mia moglie e le mie figlie a Oriocenter,uno dei centri commerciali più grandi d’italia.mi piace oziare davanti alle vetrine di scarpe in pelle di gazzella neonata,lascio il solco davanti alle vetrine di impeccabili stilisti di fama mondiale,perdo mezzore intere a valutare le carateristiche delle macchine fotografiche più costose,cose di questo genere…se per caso vincessi al superenalotto ho idea che saprei spendere quasi tutto senza neppure farmi venire dei rimorsi….(complimenti per il blog,è la prima volta che commento,ciao,mauro.)

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  2. eh, ma che il cielo fosse sempre più blu era già una presa per il culo, per rino gaetano 🙂
    forse però se tu avessi tanti soldi da comprare tutto quello che ti piace, non ti divertiresti più.

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  3. @->mauro: Grazie.

    @->Erasmo: Eh.

    @->marcoboh: Sì, Rino gaetano l’ha scritta come presa per il culo. Ma ho l’impressione che chi l’ha poi usata per una nota campagna pubblicitaria non abbia capito che trattavasi di ironia.
    Però prima che io non mi diverta più a comprare, ce ne vuole. Ti assicuro che ce ne vuole, eh.

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  4. Strano che tutti i commenti, a dispetto del tema siano tutti al maschile, ma la risposta è semplice, le colleghe bloggers sono in giro per vetrine. 😉

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  5. Approvo ogni singola riga.

    Fra l’altro non credo vi sia nulla di immorale. e personalmente non credo che tu ti debba giustificare. Lo “shopping” in una maniera o nell’altra lo fanno tutti gli esseri umani con “modalita’ ” e “obiettivi” diversi a seconda delle varie culture di appartenenza, e non solo i “cattivi” e ricchi occidentali.

    Lo fanno gli indiani, i cinesi, i russi, gli arabi etc etc. La “societa’ dei consumi” non e’ piu’ una esclusivita’ occidentale, e questo e’ un bene.

    A mio modesto avviso esiste una netta differenza fra “consumismo” e “spreco irresponsabile” .

    Secondo me, si deve operare una distinzione e scindere, fra “spreco” e quello che potrei definire “consumismo utilitarista”.

    Io compro quello che mi piace e che mi posso permettere, ma se per ipotesi potessi permettermi molto di piu’, non mi comprerei una reggia, bensi’ una casa come piace a me, in una citta’ o localita’ che amo.

    Se fossi ricchissimo andrei in giro con un automobile normalissima, perche’ per me le automobili sono un mezzo che mi portano da un punto A, ad un punto B.

    E qui, scusa il gioco di parole, arriviamo al punto: io non compro per il gusto di comprare, ma perche’ voglio comprare quel che mi piace e che mi fa stare bene, al di la’ di qualsiasi valenza legata allo status sociale.

    E non me ne vergogno assolutamente.

    Decido io, non i maghi del marketing o della pubblicita’.

    Perche’ dovrei comprare una Ferrari, di cui mi frega poco o nulla? Preferisco un maglione di Missoni, dei libri, una nuova scheda grafica, un nuovo televisore, o se fossi molto ricco, un fantasmagorico studio di registrazione dove esercitare le mie sopraffine arti batteristiche.

    Certo, altro e’ il discorso se parliamo di chi non puo’ permettersi lussi, o addirittura sopravvive.

    E qui arriviamo al secondo punto: cosa vogliamo?

    Permettere a queste persone, o popolazioni, di condurre una vita dignitosa e non di pura sussistenza, ivi compresi, il lusso e il “superfluo” di acquistare un paio di scarpe, o un pc, o cosa diavolo desiderino, oppure auspicare l’avvento di un delirante e millenarista pauperismo come sembrano auspicarsi frange nemmeno troppo minoritarie di ambientalisti, attivisti politici e fanatici religiosi (e qui francamente destra o sinistra contano poco).

    In sostanza, per costoro, la soluzione al problema della poverta’ non e’ sconfiggerla, ma diventare tutti poveri.

    Lo stesso vale per “l’ecosostenibile”. Un conto e’ cercare di limitare o arrestare il riscaldamento globale, razionalizzando e non sprecando le risorse, trovando fonti di energia alternative e tutto il cucuzzaro, un altro, come sembrano volere frange ambientaliste spinte da motivazioni millenariste e un profondo odio per l’umanita’ vista come un “virus” che infetta il pianeta, invocare il ritorno a societa’ feudali e pre-industriali.

    Sarebbe interessante chiedere a un contadino protagonista delle onnipresenti “Jacqueries” che costellano la storia dell’umanita’ cosa pensa delle “virtu’ arcadiche della vita rurale”, magari del 1200…

    Senza contare, cara Galatea, che la civilta’ per crescere e svilupparsi, ha bisogno del “superfluo”.

    L’invenzione del “tempo libero”, che di per se’ e’ “superfluo”, ha permesso all’umanita’ di creare la Cappella Sistina e scoprire le tre leggi della termodinamica, altrimenti difficilmente concepibili in una societa’ dove l’esistenza quotidiana avviene a meri livelli di sussistenza, per non morire di fame e accumulare risorse per l’inverno.

    Si possono fare tante cose per “militare” attivamente al fine di aiutare il prossimo, ma non credo che nel tuo e nel mio caso, rinunciare a un paio di sandali di Jimmy Choo, o una giacca di Armani, per i quali si e’ magari risparmiato alacremente diversi mesi, possa impedire a un ghanese di morire di fame o di sete.

    Se parliamo di livello individuale, piuttosto, fai un’offerta o iscriviti a un’associazione di volontariato, e per l’ecosostenibile, scusa la banalita’, cerca di non tenere il riscaldamento a 3000 gradi Farenheit tutto il giorno, o non sprecare acqua per fare il bidet al criceto.

    A me le utopie e il pauperismo radical-chic fanno ribrezzo: mi auspico che un giorno, il piu’ alto numero possibile di essere umani possa essere in grado di far shopping, godersi la vita e il superfluo, senza ammorbare l’ambiente o costringere altri esseri umani a lavorare in sweatshop di Calcutta.

    Buona domenica

    🙂

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  6. l’ho letto due volte, ma non ho trovato la parte interessante per noi maschietti. spetta che rileggo la terza..

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  7. @->Paperogaedintorni: maddai, neanche la parte sulle vetrine di intimo ti stuzzica un pochino? 😉

    @->Gians: E ci sarei anche io, in giro a fare shopping, se non ci fosse ‘sta maledetta neve a bloccare qualsiasi impeto comsumistico… grrrrr! 😦

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  8. Sei comunque sempre meravigliosa,in ogni caso,ricca non lo so se lo sei, comunque scrivi da dio per esempio ed è un dono che non si può comprare:)
    buono shopping pre-natalizio!:)

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  9. le cose belle sono belle, e ogni tanto è giusto rimanere ad osservare senza approfondire, per puro gusto dell’osservare

    le vetrine belle sono un’arte neanche tanto banale, anch’io le osservo quando la mia signora, dentro ad un negozio, mi parcheggia fuori perchè soffro il caldo e la ressa

    è un piacere innocente, guai ad esser sempre arrabbiati

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  10. @-> Galatea: Tutto OK, nessuna obiezione in merito.
    @-> altri: Continuate pure con gioia a definirvi “maschietti” voi per primi.

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