Ipazia, la donna che non trova perdono

Ci sono donne che, a quanto pare, rompono i coglioni anche da morte. Sì, rompono proprio i coglioni: non si può usare altri termini, ché definirle “scomode” o “controcorrente” non rende appieno il profondo e radicato odio che riescono a suscitare attorno a sé. Quelle donne lì, rompono proprio i coglioni. Anche se non fanno niente, per il solo fatto di esistere e di essere così come sono. Che poi, così come sono, a non far niente oltre che esistere non sono capaci, e quindi rompono i coglioni ancor di più.

Ecco, Ipazia doveva essere proprio una di quelle. Una donna. Nel mondo antico, dove, per quanto la mentalità fosse un po’ più aperta di quanto sarà nel medioevo, non è che poi nascere donna fosse ‘sto ballo di carnevale. Greca, di origine. E anche lì, bella roba. Perché i Greci erano tanto democratici in tutto, quando si parlava di uomini, ma le loro donne, al contrario dei Romani, le avevano sempre tenute, per quanto possibile, sepolte all’interno dei ginecei, a filare pepli per le Atene di turno.

Siccome donna e greca non le bastava, Ipazia divenne, in prima battuta, matematica. Cioè una donna che pretende di occuparsi di numeri e teoremi, campi che ancor oggi, quando nel nostro secolo illuminatissimo sono giudicati interessanti da qualche fanciulla, la fanciullina in oggetto viene guardata strana, perché si sa che le donne e i calcoli non quagliano, e l’unica possibile applicazione della matematica per una donna è contare gli spicci nel portafoglio per capire se può comprare subito o meno il favoloso maglioncino che ha visto in vetrina.

Vabbe’, in lei lo si poteva scusare, forse, quell’interesse peregrino, perché il babbo Teone era matematico anche lui, ad Alessandria. Si fosse limitata a fargli da segretaria, ricopiando qualche teorema qui e là, chiosando le sue chiose, la passioncella per la matematica gliela avrebbero perdonata. Però Ipazia, che comincia come collaboratrice del padre, subito si dimostra qualcosa di più di una figlia devota che porta al babbo una tisana mentre quello si affanna sui libri e tiene in ordine i papiri degli appunti: il papà chiarisce, nell’incipit del suo commentario a Tolomeo, che il saggio è stato controllato punto per punto dalla figlia, la filosofa Ipazia. Il che lascia capire che, dei due, quella che aveva una conoscenza più approfondita della matematica pura e delle sue implicazioni teoretiche e filosofiche era Ipazia, e non il padre. Insomma, era lei che veniva chiamata in aiuto da lui, per avere conforto e consulenza.

Difatti Ipazia studia geometria piana ed astronomia, probabilmente getta le basi per la costruzione di un più moderno astrolabio (che sarà realizzato dal suo allievo più caro, Sinesio di Cirene), e, in virtù del suo prestigio, diviene ben presto nome di punta e probabilmente anche vera e propria direttrice della scuola di Alessandria, istituzione erede, anche se appannata, del Museo fondato dai Tolomei come tempio di ogni sapere. Oltre alla cattedra di matematica, insegna anche filosofia, seguendo la corrente neoplatonica fondata da Plotino: quella teoria che ipotizzava una Luce che si espanda piano piano, e, corrompendosi ed appesantendosi, si trasformi in materia: non è proprio la E=mc² di Einstenin, però qualche latente influsso su Einstein stesso da parte di queste teorie, molti secoli dopo, è stato ipotizzato.

Eh, già immaginarla così, unica donna in mezzo ad una consorteria di eruditi, che tiene lezioni di filosofia e matematica nella più prestigiosa scuola di alta formazione del mondo antico, altro che giramenti di coglioni doveva provocare in quei maschi che stentavano a far due più due. Anche perché per le provocazioni, Ipazia doveva proprio avere un certo gusto. Intanto, non s’era mai sposata, quindi era donna, matematica, filosofa e per giunta tanto testarda da rifiutare pure quello che era il destino e l’unica funzione del suo sesso, la riproduzione. Poi di matematica e filosofia teneva pubbliche lezioni, cui si poteva accedere liberamente: quindi non solo donna che comandava a bacchetta un nugolo di studiosi, ma personaggio pubblico, che dibatteva a viso aperto, con gli studenti e con chi era interessato a seguirla. Senza paura, senza timore e senza quel pudor femminile che, secondo gli uomini stupidi, spinge le donne ad una naturale ritrosia, ad evitare il pubblico, il confronto anche violento per sostenere a brutto muso le proprie idee.

Sì, una così pare nata apposta per far girare i santissimi e far saltare in un botto tutte le armonie platoniche delle sfere. Ma non pensiamola come una femminista invasata. Da quel poco che le fonti lasciano capire di lei, non è proprio questo il ritratto che se ne tira fuori. Per gestire per anni una struttura come l’antico Museo, e far filare d’accordo, se non d’amore, intellettuali di più discipline, bizzosi ed egocentrici come sempre i professori sanno essere, ci vuole capacità di coordinamento, mediazione, nonché pazienza ed autorevolezza. Una menade o una sventata non sarebbero durate due giorni. Lei invece dura, e al lungo. Non solo: in una città come Alessandria d’Egitto, che è da sempre una miscela sul punto di esplodere per i continui conflitti fra i gruppi etnici e religiosi, diviene una figura di riferimento. È una pagana, Ipazia. In un periodo in cui non è più conveniente esserlo, non è conveniente per nulla. Dopo Costantino, i Cristiani, non più perseguitati, ci han messo poco ad impadronirsi di tutte le leve del potere, e passare in fretta da discriminati in discriminatori. Ad Alessandria hanno combinato macelli: il vescovo Teofilo ha fatto di tutto per far chiudere i templi pagani, ne ha depredato gli arredi, non perde occasione per provocare i pagani, esponendo persino in pubblico le suppellettili trafugate dai loro santuari. Ipazia si muove con una buona dose di sangue freddo in mezzo ad una situazione che può degenerare per ogni nonnulla: fa parte di quella corrente politica che si batte perché la cultura tradizionale greca, pagana, possa continuare ad essere conservata e salvaguardata. Pagani e Cristiani possono secondo lei convivere, perché la religione a cui ciascuno aderisce è un fatto personale, che non deve creare intoppi o problemi al vivere pubblico. È una laica, insomma, vuole essere lasciata libera di credere e non credere in ciò che vuole, ed è disposta a concedere a tutti la stessa libertà. Difatti fra i suoi allievi quello a lei più vicino è Sinesio, che sarà cristiano e diverrà persino vescovo, sempre mantenendo però il massimo rispetto e quasi una forma di devozione nei confronti della sua Maestra.

Ma te lo vedi Cirillo, succeduto a Teofilo come vescovo di Alessandria, a sopportare una donna del genere come avversaria? Una che non urla, non strepita, ma discute? Argomenta, la stronza, e non si riesce ad incastrarla, perché la ragione, ahimè, è roba sua. Quanto la deve odiare, Cirillo. Ipazia è tutto ciò che lui detesta: una mente pensante, che non si fa intimorire; una studiosa, che pretende di indagare i misteri della Natura invece che crederli semplicemente imperscrutabili disegni divini; una donna, che non vuole starsene al posto assegnato, secondo visione di tutti i bigotti, alla donna nel creato: rifiuta assieme, insomma, Dio e di obbedire. Una bestemmia vivente.

Dalla sua Cirillo aveva Elia Pulcheria, che invece era una di quelle donne che parevano una stampa ed una figura con i desideri dei cristiani: per non finire sposata a qualche barbaro aveva fatto voto di verginità, perché in quel caso la religione era un ottimo mezzo per evitare di essere allontanata dal potere; bigotta e intrigante, tanto s’era prodigata da riuscire a far convertire il fratello Teodosio al cristianesimo, e anche la di lui moglie; subito dopo lo aveva convinto a scacciare da tutti gli impieghi pubblici i pagani; lo spinse poi a bandire gli Ebrei da Costantinopoli e confiscar loro le sinagoghe.

Due donne, l’una l’opposta dell’altra, si ritrovano a fronteggiarsi, infine: l’una con attorno i pagani, intimoriti, spaventati, ma non domi; l’altra Cirillo e i suoi cristiani oltranzisti, che possono contare una schiera di monaci fanatici. Sono loro, i monaci, che risolvono alla fine il problema per le spicce. Sono una muta di invasati, che vedono con sospetto tutte le arti e tutte le scienze, perché, come tutti i fanatici, le pensano emanazioni del maligno; figurarsi se poi queste vengono esercitate da una donna, e da una donna come Ipazia, sfrontata, ancora giovane, probabilmente piacente, e orgogliosa. Una donna che pretende di usare la ragionevolezza per contestare i voleri di Dio e quelli della pia Pulcheria che da Dio è direttamente ispirata, per mezzo di Cirillo, vescovo, futuro santo e suo consigliere.

La aspettano una sera, i monaci, mentre torna a casa. É notte. Le vie di Alessandria sono vicoli oscuri, pieni di ombre. Fermano la lettiga, la trascinano giù per i capelli, la sbattono sul selciato. E poi le si buttano addosso armati di pietre e di cocci di vaso acuminato. Non la uccidono, la macellano. Usano gli ostraca, i cocci appuntiti, come dei macete: la fanno a pezzi, strappandole le carni dalle ossa mentre è ancora viva, scavandole gli occhi via dalle orbite, mentre, dicono i testimoni, ancora respira. Poi, non contenti, prendono quello che resta del suo cadavere e lo portano in giro per la città, come un trofeo, per bruciarlo e disperderne le ceneri maledette. È una furia belluina, senza freno: non le perdonano l’essere stata pagana e l’essere stata donna, il suo aver infranto tutte le abitudini e le convenzioni. Vogliono punire quell’orgoglio che le ha fatto credere di potersi comportare non come una femmina ma come un essere umano pensante, in un’epoca in cui pensare autonomamente era pericoloso anche per un maschio. È il branco che sbrana chi osa ribellarsi alla sua legge, perché una donna così fa girare i coglioni, una donna così non ha il diritto di vivere.

Muore male, Ipazia. Difficile immaginare morti più violente, senza dignità, morti peggiori. L’inchiesta che viene aperta, è chiusa in fretta: Elia Pulcheria copre ciò che può, limitandosi a porre i monaci sotto il suo diretto controllo, un modo per dire grazie, ma adesso zitti, che sennò la faccia ce la perdo davvero; Cirillo nega di essere coinvolto, anche se l’ombra del dubbio gli rimane appiccicata per sempre; Sinesio è sconvolto, ma, lontano nella sua Cirene, nulla può se non piangere in silenzio.

Di Ipazia non si parlerà più per secoli. Il suo nome è noto solo agli addetti ai lavori, filosofi, storici del mondo antico. Il grande pubblico poco sa di lei ed ignora sia la sua esistenza che la sua morte. Oddio, potrebbe saperne di più, se in Italia venisse finalmente distribuito un film dello spagnolo Alejandro Amenábar, che narra la sua vicenda. Ma il film in Italia non trova un distributore, nonostante in Spagna sia già campione di incassi e altrove sia stato presentato in numerosi festival, sempre ottenendo buone accoglienze. Si dice e si sussurra che dietro alla mancata diffusione ci sia una certa insofferenza del Vaticano nel vedere spiattellata così la condotta di due santi, Cirillo e Elia Pulcheria, nonché dei monaci alessandrini assassini e linciatori: potrebbero sconvolgere il pubblico, questi ritratti poco edificanti di un vescovo e del suo entourage: siamo un paese dove i preti sullo schermo sono sempre o dei Don Camillo e o dei Don Matteo. E dove le donne come Ipazia faticano ad essere considerate eroine. Sono donne che fanno girare i coglioni, ma tanto, e anche quando sono morte da secoli, sì.

Per chi volesse firmare la petizione per chieder che il film Agorà venga distribuito in Italia, cliccare qui

Annunci

69 pensieri su “Ipazia, la donna che non trova perdono

  1. Galatea, mi leggi nel pensiero. Volevo proprio chiederti un parere sulla mancata distribuzione in Italia, a causa delle presunte pressioni del Vaticano, del film Agora del regista Amenábar. Mi hai battuta sul tempo. 😉

    Mi piace

  2. Bisognerebbe fare un po’ più di clamore sul caso della mancata distribuzione del film di Amenabar.
    Così, tanto per rovinare la digestione a messier Ratzinger ….

    Mi piace

  3. Di lei sapevo qualcosa, non tutto, me ne avevano parlato amici affascinati dalla sua figura per motivi diversi, così la notizia del film mi ha piacevolmente sorpreso… finché non sono arrivato al punto in cui si diceva che “no, dopotutto noi non lo vedremo”. Cosa? Giusto, adesso che andiamo incontro al Natale, un ecumenica visione della tradizionale Vanzinata festiva sarebbe molto più appropriata. Se Amenábar – per dire – l’avesse girato con le attrici mezze nude (magari Ipazia e Pulcheria che lottano nel fango) e Cirillo che fa battute volgari con accento dialettale a caso, un mercato o un permesso speciale l’avrebbe trovato.

    Mi piace

  4. @->IlCensore: Ho letto il post che hai linkato. Delirante. In effetti si capisce che i monaci capaci di macellare una donna indifesa a colpi di ostraka non erano un caso isolato.

    Mi piace

  5. E poi per forza che ti tocca dare ragione a Dan Brown e ai complottisti…:)
    Scherzi a parte, il primo a parlarne fu un mio amico gay ai tempi dell’università. Spesso la solidarietà arriva da chi tribola.

    Mi piace

  6. Belin, birichina, sono sicuramente più di diecimila battute. Niente da fare. Per Giuliano, mi auguro che tu ti tenga sotto le 6-7000. E non dimenticare quella faccenda del divieto di insegnare i classici ai “professori” cristiani.

    Mi piace

  7. probabilmente nelle sale non lo vedremo, dato che la potenza straniera che controlla il paese (e non sto scherzando) riuscirà a impedirlo. speriamo che arrivi almeno il dvd: se no, ce lo faremo arrivare dalla più civile spagna.

    Mi piace

  8. Finalmente, Galatea. Ma sei in ritardo di almeno una settimana (col post su Ipazia, intendo). Purtroppo il mondo sta cambiando. Se vincono i fessi di cui sopra, un giorno anche Bin Laden sara’ fatto santo. Ma ci sara’ sempre una rompiballe pronta a rischiare la lapidazione, per fortuna.

    Mi piace

  9. Signor Sagredo, ci illumini col suo pensiero: forse per evitare di mangiare la cacca del bue lei ci consiglia di mangiare quella del maiale?
    Lei è contro l’intolleranza in generale oppure vuole preferisce che di intolleranza ne rimanga una sola (possibilmente la sua)?

    Mi piace

  10. @->sagredo e red cac: Non ho capito su che cosa sarei “in ritardo”… è curiosa tutta ‘sta gente che arriva sul mio blog e detta tempistica, argomenti, e persino la lunghezza dei post. Avete dei blog vostri, no? Scrivete là dei post delle lunghezza che più vi aggrada.
    @->sagredo: personalmente non ci trovo nulla di confortante, nel fatto che un essere umano, per difendere il diritto ad avere delle opinioni, finisca come Ipazia. A me i fanatici non piacciono, da qualsiasi credo o ideologia siano ispirati. Leggendo questo blog le sarebbe dovuto venire il sospetto. Che ci siano fanatici che pensano Bin Laden sia un santo, è un dato di fatto. Altro dato di fatto è che Cirillo e Elia Pulcheria sono considerati a tutt’oggi santi dalla Chiesa, quindi, sono indicati come modelli esemplari di comportamento cristiano.
    @->red cac: il suo commento offensivo nei confronti di lector è stato eraso, come lo saranno gli altri suoi commenti, se continuerà ad offendere i partecipanti alla discussione. Se l’unica critica reale che sa muovere ai mei post è che sono troppo lunghi, faccia a meno di leggerli. E ci risparmi, se possibile, i suoi commenti, che, oltre che lunghi e noiosi, sono del tutto inutili.
    Per altro, red cac, a lei sfugge che nei disclaimer di questo blog è già detto fin dall’inizio che mi riservo il diritto di eradere i commenti anonimi o offensivi. Oltre che non leggere i post che poi commenta, non legge nemmeno le avvertenze. Cordiali saluti.

    Mi piace

  11. @ galatea: se ti infastidisco, grattami una volta ed io sparisco. Sei in ritardo perche’ l’argomento era piu’ caldo un paio di settimane fa (l’avevo offerto su piatto d’argento sul mio blog l’11/11). L’argomento merita di essere dibattuto, ovviamente, come i fanatismi, ovviamente; di cui trattava il mio post, appunto.
    @ Neve, a proposito della cacca di cui parli mi vien da risponderti come risponde generalmente Malvino, ma le mie inibizioni, il residuo rispetto del blog altrui e il rigetto dei fanatismi me lo impedisce. Per quanto riguarda il tema, se preso seriamente, potrei dirti che per combattere i batteri vanno bene anche le muffe, eventualmente.

    Mi piace

  12. @->sagredo: A me piace tenere un blog perché, a differenza dei quotidiani, non ti costringe a tenere il passo con la cronaca e l’attualità: se mi va di scrivere di Ipazia oggi o di parlarne fra tre anni sono solo scelte personali, dato che questo blog è solo mio e non mi interessa che abbia o meno successo, visto che non ci ricavo nulla. Proprio perché è un hobby trovo piuttosto assurdo che taluni vengano qui a dirmi che dovrei scrivere su questo o quello, o quello che dovrei scrivere e pensare in merito ad un tale argomento: è come se entraste in casa mia all’ora di pranzo e pretendeste di trovarci quello che piace a voi.
    In secondo luogo, veramente non capisco questa ossessione del “venire raschiati”: pare che per te e red cac sia una sorta di titolo di merito. Personalmente io “raschio”, nel senso che tolgo, i commenti di chi offende gratuitamente ed in maniera ossessiva i partecipanti alla discussione, perché trovo che tali commenti siano del tutto inutili. In genere lascio i commenti in cui si insulta gratuitamente me, perché trovo che sia molto più divertente lasciarli, giacché trovo ridicolo chi viene sul mio blog per criticare a priori qualsiasi cosa ci trovi scritta: pare quello che allo stadio va non per guardare la partita ma per gridare tutto il tempo “siete delle merde” agli avversari: c’è gente che si diverte così, pazienza.

    Dunque, caro Sagredo, alle tue obiezioni specifiche rispondo:
    Ho letto il tuo post, in cui Ipazia, per altro, c’entra solo di striscio:
    “Stupidità è accusare “i cristiani” di aver ucciso Ipazia (400 dc) e poi bacchettare la Santanchè che usa il metro del 2009 per giudicare i comportamenti di un profeta del 700 dc. (povera Ipazia).”
    Personalmente io non ho accusato i “cristiani” in generale di aver ucciso Ipazia, ma ho riportato un dato, storico, che sono stati i cristiani oltranzisti di Alessandria, probabilmente agli ordini del vescovo Cirillo, a massacrarla. Che la maggioranza dei cristiani di oggi sia diversa da quella banda di fanatici religiosi sono dispostissima ad ammetterlo, anzi, ne sono fermamente convinta; del resto anche allora esistevano cristiani come Sinesio di Cirene, che erano di pasta diversa.Che però esistano anche oggi cristiani oltranzisti e fanatici, anche questo è un dato di fatto.
    Trovo stupido, e non solo stupido ma anche preoccupante, che il Vaticano, se è vero quanto si sospetta, stia facendo pressioni perché la versione cinematografica della storia di Ipazia non arrivi nelle sale italiane. Non ne capisco il motivo. A meno che il Vaticano, dato che Cirillo è considerato un santo dalla Chiesa, non pensi che i cristiani di oggi siano uguali a quei cristiani di allora. O che IL Vaticano, sotto sotto, pensi ancora che quei cristiani lì a massacrare Ipazia abbiano in fondo fatto bene, e storce il naso che la storia venga ricordata, perché gli toccherebbe tirare fuori dall’armadio uno scheletro imbarazzante.

    Mi piace

  13. Cara Galatea,
    come posso averti tacciato l’11/11 di aver accusato i cristiani dell’omicidio di Ipazia se il tuo post data oggi?
    La Chiesa (sensu lato) ha alle spalle non solo l’eventuale l’omicidio di Ipazia ma migliaia o forse milioni di altri omicidi. D’altra parte questo puo’ essere considerato vero per qualsiasi ideologia (non riesco a trovare eccezioni, aiutami tu), anche per quelle alla base di qualsiasi stato laico, inteso come lo vogliamo noi, con i preti in chiesa e i prof in cattedra e la gente che puo’ liberamente scegliere se mettersi davanti ad un pulpito, una cattedra o lo schermo di un computer. Ora mi ricordo uno dei primi interventi in cui parlavi dei “comunisti italiani” come di una categoria “solida” suscitando le mie perplessita’. Potremmo dire che Moro e’ stato ucciso dai “comunisti italiani” come Ipazia dai Cristiani? Non lo so, io ho una visione un po’ piu’ complicata della realta’. Per rimanere sul tema dell’inquietudine, dal momento che ultimamente frequento piu’ il tuo blog che luoghi religiosi, mi fa specie essere “censurato” nel confronto con “l’archetipo del fesso” di cui, evidentemente, accetti incondizionatamente le ipotesi nei confronti della mia personalita’. Sfruttano il tepore delle tue ali protettive ma sono zecche.

    Mi piace

  14. Galatea, non censurare per favore, lascia i suoi improperi, così si squalifica da solo. E’ un altro poveraccio bilioso e frustrato.

    Mi piace

  15. Signorina bricconcella, dopo tanto blaterare che mai mi avrebbe raschiato si decide infine, tacendo però delle raschiate dei giorni scorsi?
    Quel che raschia Galatea, è il titolo probabile di un post che sarebbe o sarà molto letto: Lei ha raschiato anche quando non offendevo, o soprattutto in questo caso.
    Ad esser franchi, ha raschiato ogni volta che le mie apparenti balordaggini colpivano nel segno. Dal momento che archivio sempre, o Lei mi raschia costantemente e per sempre, o farà una figura di cui persino il suo codazzo non gioirà, anche se alcuni riusciranno a fingere come sempre.
    Lei dice che il mio commento era offensivo del sig. lector? Sta scherzando? Era assolutamente veritiero, comprovato da quanto scritto dallo stesso lector, e in quanto veritiero non offensivo, oltre che immune da tentazioni o aischrologiche. Le conviene raschiare anche lui… no, Le conveniva, perché adesso ho archiviato.
    Signorina, credo davvero che Lei non sia soddisfatta della Sua occupazione ufficiale, alla quale non dedica molto impegno, visto il tempo che impiega qui sopra tra pipponi (sempre leccatissimi), pippini (leccati) e parecchi tra i suoi commenti, non leccati ma a lungo ponzati.
    Signorina Galatea, Le chiedo solo un’altra cortesia. Non raschi il sig. Train, che si qualifica da solo lui pure, ma in positivo: non è un poveraccio, e tanto meno è bilioso e frustrato. Lui è uno chef che me n’imbelino. Se lo raschia, vengo a casa Sua e la ingozzo di sauri abbottonati, quelli dai 200 o 500 grammi in su. Venti, gliene faccio mangiare, sotto lo sguardo severo del sig. Train (via webcam).

    p.s.
    Sig. Train, niente acquolina in bocca alle fidanzate: la signorina indosserà il burqa. Alla peggio, un sacco di iuta con orifizio orale. Manco le mani vedrà, perché la imboccherò personalmente. Se ne faccia una ragione.

    Mi piace

  16. “Lei dice che il mio commento era offensivo del sig. lector? Sta scherzando? Era assolutamente veritiero, comprovato da quanto scritto dallo stesso lector”
    ?????????????????????????????????????????????????????????????

    Mi piace

  17. Sig. lector, dica alla signorina di riapprovarlo, e Le dimostrerò qui, e non di là in redazione fra qualche giorno, quanto ho appena affermato. Se i suoi punti di domanda sono però sinceri, mi dichiaro preoccupato per Lei.

    Mi piace

  18. Guardi sig. Fracaz che c’è qualcosa di più di una somiglianza. Se Lei fosse informato appena decentemente, saprebbe che la modella che ha prestato il viso ai due dipinti è la stessa.

    Mi piace

  19. “Se volete pertanto citare articoli o passi dei miei post, fate pure, ma riportate o il nome dell’autrice o l’indirizzo e il link del blog: sono liberale ma vanitosa”.
    Capisco il vanitosa, ma il liberale? Politicamente o in senso duecentesco? In altri termini, Lei sarebbe una Federiga o una Nastagia vanitose?

    Mi piace

  20. @->red cac: Per quanto mi riguarda, sul suo blog può scrivere tutti i post che vuole, così come io sonolibera di fare ciò che voglio sul mio. Come le ho detto più volte, caro red, a me non importa minimamente di quello che fa o non fa lei, nè quale opinione lei abbia di me. Mi sfugge per qual motivo lei sia tanto ossessionato dal mio blog, ma questi sono problemi suoi, che eventualmente risolverà con il suo analista.

    Mi piace

  21. @->sagredo: direi che, più che una visione più complicata, hai una visione un po’ confusa, dal momento che mi attribuisci cose che non ho detto. A citare il tuo post dell’11/11 sei stato tu: io ne ho riportato un passo; per quanto mi riguarda, e ti ho già spiegato sopra, non sono io a voler attribuire genericamente ai “Cristiani” l’omicidio di Ipazia: sono le fonti storiche che lo affermano. Ed erano, ovviamente, i cristiani oltranzisti di Alessandria d’Egitto, quelli del 415 d.C. Quindi non ho ben capito che mi contesti. O forse non si dovrebbe ricordare che i cristiani di Alessandria, allora, uccisero Ipazia perché altrimenti qualcuno, equivocando, potrebbe pensare che i cristiani di oggi sono uguali uguali a quelli di allora? Quindi non si dovrebbe neppure dire che gli Austriaci ci spararono addosso durante le Cinque Giornate di Milano, per paura che qualcuno pensi che gli attuali Austriaci passino il tempo a sparare ai Milanesi.

    Mi piace

  22. “O forse non si dovrebbe ricordare che i cristiani di Alessandria, allora, uccisero Ipazia perché altrimenti qualcuno, equivocando, potrebbe pensare che i cristiani di oggi sono uguali uguali a quelli di allora?”

    Signorina, di imbecilli in giro ce ne sono tanti, ma non devono condizionare i nostri scritti, visto che già condizionano le nostre azioni. Però, anche dal punto di vista degli scritti, qualche segno lo lasciano. Rilegga un po’ la sua domanda. Vede? Dimostra che l’intelligenza non si attacca, la scarlattina invece sì. […] Ecco, direi che più che ossessionato sono affascinato dalle molteplici forme che assume l’interazione tra la soubrette e i plaudenti sudati in platea […]. Vede, le soubrette, come Lei e Malvone, sono interessanti non tanto per quello che scrivono […] ma per come si sviluppa la dialettica (si fa per dire) tra attore e personaggio. Siamo franchi però: il dottor Malvone è molto più menoso di Lei a leggersi, ma molto più astuto nel gestire la dialettica (sic) di cui sopra. Ha capito che è meglio ridurla al minimo. Lei si espone troppo.
    Ndr: Le parentesi […] indicano che ho eraso una serie di affermazioni poco gentili scritte da red cac nei confronti di terzi.

    Mi piace

  23. Per voi amanti di cronache andate, pongo questo link
    http://www.nidodellafenice.it/omnia/ipazia.html
    Dove potrete godere ed apprezzare in fondo alla pagina il magnifico affresco di Raffaello, da cui l’autrice del post ha pubblicato la figura in particolare, si tratta della stessa modella che posava per la Gioconda di Leonardo

    Non so su questa piattaforma se funziona quest lik diretto:

    http://www.nidodellafenice.it/omnia/ipazia.html/

    Mi piace

  24. tanti sono morti non per le loro idee, ma per l’idea di fondo, cioè che ciascuno deve essere libero d’avere le proprie, e di certo l’astio che provoca la libertà di pensiero affonda le sue radici in sentimenti ancestrali, forse di difesa belluina della compattezza del proprio gruppo, della propria orda; è la difesa di un “noi” cupo e profondo; di ipazia sapevo, ma la trattazione è interessante; comunque tanti anche da dentro la chiesa ci hanno lasciato la buccia, cito ad esempio gli accusati d’eresia, come il grande arnaldo da brescia

    Mi piace

  25. Scusi, signorina, ma perché sgaiattola (o sgattaiola?) qui a raschiarmi, come fosse una ladra, senza dir niente a nessuno, e proprio quando denuncio le sue, diciamo così, incongruenze? Le ripeto: rilegga il suo “O forse non si dovrebbe ricordare che i cristiani di Alessandria, allora, uccisero Ipazia perché altrimenti qualcuno, equivocando, potrebbe pensare che i cristiani di oggi sono uguali uguali a quelli di allora?” e poi mi dica se lo mantiene o se trova l’agnello, o l’anello, che non tiene. Se trova l’agnello, faccia conto che sia quello sacrificale; se si tratta invece dell’anello che non tiene, parliamone. Se non trova né l’uno né l’altro, dica che chiarirò io.
    Ma insomma, raschiare così, furtivamente, alla pallida luce della luna, mi pare roba da sig. Train (a parte che lui raschia anche col solleone a mezzogiorno).
    Buona notte, signorina.

    Mi piace

  26. Noooo, che vergogna! Il commento in cui denunciavo il suo furtivo raschio notturno potrebbe essere stato raschiato in ingresso per mia responsabilità. Eventualmente mi scuso dell’inconveniente; resta però che Lei dovrebbe avvisare il suo pubblico del suo lenis sub noctem proditor raschio.

    Mi piace

  27. io avrei solo un piccolo appunto da fare a questo bel post (perché è proprio un bellissimo post, complimenti!): in epoca romana le donne non se la passavano affatto meglio che nella Grecia antica, anzi.. – sono sotto esame e questo è pane per i miei denti 😀 – cito l’Elogio di Claudia, epitaffio che esemplifica la perfetta matrona romana: “Sermone lepido, tut autem incessu commodo. Domum servavit, lanam fecit”, “Amabile e lapidaria nel parlare, pudica nel portamento, custodì la casa, filò la lana”.

    Mi piace

  28. @->laragazzaconlavaligia: La condizione della donna nel mondo antico varia molto da epoca in epoca. Nella Grecia classica le donne libere e di buona famiglia avevano scarsissima libertà: erano in massima parte analfabete, si sposavano presto e poi raramente uscivano dal gineceo. Aristide fu considerato un padre particolarmente illuminato perché permise alle figlie di scegliersi il marito che preferivano; Aspasia di Mileto, seconda moglie di Pericle, visse una vita molto “libera”, ma perché non era ateniese di nascita, e, molto probabilmente, addirittura fu una sorta di “escort” di lusso. Nel periodo ellenistico e tardo antico le donne greche ebbero un po’ più di libertà, ma non molta.
    Le donne romane, invece, ebbero sempre maggiori tutele giuridiche delle greche: fin dall’epoca tardo repubblicana, ad esempio, al contrario delle greche, potevano ereditare e anche amministrare da sole, in mancanza di parenti maschi che fungessero da tutori, i beni di famiglia (cosa non concessa mai alle greche, che erano sempre sotto tutela di padre, marito o del parente più prossimo); avevano il diritto di chiedere il divorzio e di partecipare alla vita sociale (banchetti, feste, etc), in più le testimonianze concordemente dimostrano che le donne romane venivano istruite, sapevano leggere, scrivere e far di conto.
    L’elogio di Claudia, cui fai riferimento, è testo che cita sì quella che era l’immagine di riferimento per la “buona matrona”, e che era lo standar per molte donne del ceto medio (le popolane, da questo punto di vista, godevano di maggior libertà di movimento) ma, soprattutto nell’alta società, le donne romane avevano ormai un contegno decisamente diverso e spesso opposto a quello che in teoria avrebbero dovuto tenere. Le biografie di una Clodia (le Lesbia di Catullo) ma anche di una Fulvia, la prima moglie di Marco Antonio, di Livia, la moglie di Augusto, e delle sue discendenti, da Agrippina Maior ad Agrippina Minor, la madre di Nerone, testimoniano il ruolo politico che le donne della famiglia Giulio Claudia seppero esercitare, ma anche la libertà che le donne romane godettero, rispetto ai tempi, nel periodo imperiale romano.

    Mi piace

  29. preemptive defense? “Personalmente io non ho accusato i “cristiani” in generale di aver ucciso Ipazia, ”

    Beh, in parte hai ragione tu ma in parte io. Si puo’ ugualmente dire che durante le 5 giornate di Milano, Cechi, Slovacchi, Austriaci, Boemi, Polacchi spararono sotto gli ordini di un governo austroungarico. Ma si puo’ dire anche che i comunisti italiani giustiziarono Moro mentre cercavano il compromesso. Le generalizzazioni sono un’arma a doppio taglio a meno che tu non voglia usarle a senso unico, appunto. Nessuno puo’ generalizzare a parte me (e’ di moda). Se non fosse che continui ad attribuirmi pensieri che non ho mai espresso, sarebbe piu’ piacevole colloquiare con te. Per esempio ti farei notare che a te (o a voi) gli austriaci non ti hanno mai sparato addosso, che io (noi) non ho mai fatto crociate e che i tedeschi che io conosco non sono coinvolti con l’eccidio degli Ebrei e che gli Arabi incontrati nella mia vita non hanno mai invaso il nord Africa. Complicato o confuso il concetto?

    Mi piace

  30. @->sagredo: Si può dire tutto basta mettersi d’accordo sui termini. Moro, a quanto mi consta, è stato ucciso (io preferisco dire “ucciso”, non “giustiziato”: giustiziato implica che chi uccide abbia una qualche autorità legale per togliere la vita, e che cià avvenga dopo una regolare condanna, e ad usare un termine simile mi sembrerebbe di dare ai Brigatisti una patente di legalità che non meritano) dalle Brigate Rosse, gruppo terrorista che dichiarava di voler fare una rivoluzione comunista in Italia, attraverso l’uso della violenza. Dato che per “comunisti italiani” in genere si intendono invece gli iscritti al PCI, che mai invece sposò le tesi della lotta armata, ed anzi le condannò pubblicamente, sarebbe impreciso dire che i “comunisti italiani”, senza ulteriori precisazioni, hanno ucciso Moro, dal momento che i Brigatisti erano un gruppo ben definito, formato peraltro da uomini e donne che non avevano neppure mai militato nel Partito Comunista Italiano.
    Stesso ragionamento per i Tedeschi: quelli che conosci tu, se non altro per motivi anagrafici, è difficile che siano coinvolti nell’Olocausto; I responsabili dell’Olocausto sono i Nazisti (che non erano neppure tutti tedeschi: Hitler, per esempio, era Austriaco); non è scorretto però dire che “i Tedeschi” in generale, facendo riferimento a quelli dell’età di Hitler, possano aver avuto delle generiche responsabilità nell’Olocausto, dal momento che mai si ribellarono al regime hitleriano, contrariamente a quanto avvenne in Italia, dove una parte della popolazione si ribellò al regime fascista della Repubblica di Salò. Ragion per cui, quando si parla del periodo fra il ’43 e il ’45, non si può indicare come genericamente “italiani” i Repubblichini di Salò, o imputare genericamente agli “italiani” le azioni da loro compiute, altrimenti si è imprecisi.
    Nel mio post non ho detto che “i cristiani” di Alessandria hanno ucciso Ipazia, ma che i cristiani oltranzisti che avevano come referenti politici Cirillo e Elia Pulcheria furono assai probabilmente coinvolti nell’omicidio, e che questo fu perpetrato da monaci fanatici. Siccome questo è un dato storico, non riesco neppure a capire dove stia il fastidio, da parte del Vaticano, nel vedere rivangato l’episodio: i cristiani di oggi sono diversi – almeno si spera, io ne sono convinta – da quelli di allora. Ma non è che siccome ora sono o si ritengono ben diversi si deve automaticamente tacere su ogni episodio “imbarazzante”, se vogliamo usare un blando eufemismo, del passato.
    A me questi concetti sembravano espressi in maniera piuttosto chiara, nel mio post, quindi continuo a non capire assolutamente quali siano le tue contestazioni. Forse continuo, come dici tu, ad “attribuirti pensieri che non hai espresso” perché non riesco sinceramente a capire cosa tu voglia sostenere, anche perché alle volte trovo il tuo modo di esporre un po’ confuso. Probabilmente sarà un limite mio.

    Mi piace

  31. @-> red cac: La smetta di frignare, red cac: tutti i commenti del blog sono stati messi in moderazione da ieri pomeriggio, e lei sarà da ora in avanti considerato un utente i cui commenti verranno approvati solo ed esclusivamente se non conterranno offese a terzi, come Le avevo peraltro già preannunciato in precedenti occasioni.
    Il fatto che io poi decida di approvare, del tutto o dopo aver eraso eventuali offese a terzi, i suoi commenti, non è affatto garanzia che le risponda, ovviamente. Mi limiterò a lasciare lì i suoi interventi perché tutti li possano leggere e farsi quattro risate nel vederla strillare: sono liberale nel senso che trovo giusto lasciare a chi vuole la possibilità di rendersi ridicolo.

    Mi piace

  32. Leggo e quando lo faccio sono felice. Ma quando una beneamata donna (credo), dal nick: red. cac. Affolla i commenti di qualsiasi post, e poi dichiara: “mi hai bloccatooooo” posso dare atto alla tenutaria del blog, d’aver usato degli ottimi anti-diarretici. 😉

    Mi piace

  33. Non è la prima volta che si sollevano sterili polemiche attorno alla figura di Ipazia. Alcuni riescono a negare anche l’evidenza. È difficile contestare un dato storico, soprattutto se non si hanno argomenti altrettanto validi, per sollevare quantomeno un dubbio. Allora come faccio a rivoltare la frittata? Semplice! Demonizzando chi si limita a riportare un fatto (storico), accusandolo di faziosità.

    Polemizzare sul fatto di attribuire o meno la colpa (genericamente) ai cristiani di allora, cosa che peraltro non avviene in questo post, è questione di lana caprina. Quello era un periodo storico (IV e V secolo) dove il fanatismo religioso era una realtà e le violenze ai danni dell’altro erano all’ordine del giorno, quindi non è scorretto affermare che Ipazia fu assassinata da cristiani oltranzisti. Ovvio, non è stata uccisa da tutti i cristiani, ma questo è facilmente comprensibile anche per un bambino senza doverlo precisare!!

    Quello che manca ai cristiani è il coraggio di fare autocritica.

    Mi piace

  34. @->Gians: No, red cac è un uomo. Almeno, così ha sempre dichiarato. Certo, quel “Mi ha bloccatoooooo!” pare un gridolino isterico. Ma non è che cedere all’isteria per stizza sia prerogativa esclusivamente femminile… 🙂

    Mi piace

  35. Signorina, erada pure come dice Lei (io preferisco essere raschiato) ma Lei è scema, sauf le respect que je vous dois. Guardi, é meglio che mi citi il meno possibile o, diventando oggetto di attenzione del nostro blog, ci guadagnerá più lettori di quanto Le dispiaccia ammettere.
    Faccia come il dottor Malvone, che di Lei è più furbo.

    Mi piace

  36. Gala cara, nel frattempo leggendo leggendo.. ho scoperto che il termine esatto è antidiarroici. 🙂 Seduti su quel “trono” si è tutti uguali. Bacio

    Mi piace

  37. i cristiani di oggi sono diversi – almeno si spera, io ne sono convinta – da quelli di allora
    Il lupo perde il pelo …. sotto la parvente bonarietà, determinata dal bisogno di sopravvivere nel mondo contemporaneo, l’intransigenza è sempre quella: è il loro fondamentalismo a determinarla. Se credi di essere titolare della verità assoluta, quale unico destinatario d’una rivelazione, non avrai mai un atteggiamento possibilista e realmente tollerante nei confronti di chi non la pensa come te. Ti arrogherai sempre il diritto di decidere ciò che è bene o male anche per gli altri, sentendoti peraltro pienamente legittimato a farlo, al di là di ogni ragionevole dubbio.

    Mi piace

  38. @->red cac: Non si preoccupi, io di solito non la cito proprio. E’ lei che sta sempre qui ad ingorgare i commenti, mio caro.

    Mi piace

  39. @->lector: Sì, certo. Però penso che nella sensibilità odierna siano una minoranza i cristiani che potrebbero seriamente pensare di linciare una moderna Ipazia. Oddio, ho il sospetto che, in fondo, fossero una minoranza anche nel 415. Purtroppo i fanatici sono, credo, delle esigue minoranze in ogni epoca, il guaio è che hanno la capacità di fare immani disastri.

    Mi piace

  40. i veri fanatici sono sempre una piccola minoranza, sia ieri che oggi, e per ogni religione…
    In diverse situazioni, di cui c’è evidenza storica ed è possibile verificare anche nel presente, sono invece molti quelli che si lasciano convincere ad appoggiarli ed esserne semi-involontario strumento…
    I dettagli sono diversi di volta in volta, ma il mecanismo base rimane sempre lo sesso…

    Mi piace

  41. Qui c’è poco da girare attorno e fare allorismi, cari i miei difensori della fede: Ipazia e tanti altri come lei sono stati uccisi da fanatici cristiani, punto.
    Sono dati storici incontrovertibili. Le fonti più antiche che trattano la faccenda, quasi contemporanee al fatto (vedi la Vita di Isidoro nella Suda o Socrate Scolastico) individuano chiaramente il quadro e i personaggi e li inchiodano alle loro responsabilità. E sono fonti CRISTIANE. Giovanni di Nikiu scrive già due secoli più tardi e grazie alla polvere che si è acumulata sopra alla faccenda, si può permettere di scrivere come scrivono i vincitori, ossia traviando i fatti.
    Ma la realtà rimane quella che tutto ciò accadde in un clima di PESANTISSIMA intolleranza nei confrondi di chi non era cristiano. Intolleranza incoraggiata e legittimata dalla Legge (vedi l’Editto di Tessalonica e i Decreti di Teodosio).
    Non metto links. Chi è interessato approfondirà, gli altri rimarranno della loro idea.
    Rimane il fatto che oggi, Ventunesimo Secolo, c’è l’impossibilità oggettiva di non poter vedere in Italia un film di ambientazione storica che oltretutto sta facendo grandissimi incassi in giro per il mondo.
    Questo, per una volta, mi fa sperare che la vinca il business.

    @ Sig. Sagredo.
    Lei dice che ‘per combattere i batteri vanno bene anche le muffe’. Non capisco l’esigenza di scegliersi compagnie così monotone, specialmente quando rigettando Darwin non si crede neppure che evolveranno in qualcosa di meglio.

    Mi piace

  42. Non ho capito chi siano i difensori della fede, qui sopra. Io ne ho visti pochini. Avrò letto distrattamente, ma mi son parsi due. Vi pare il caso di prendervela tanto? Sono una minoranza, e per di più imbelle. Suvvia, sig. neve. Non vorrà mica prendere sul serio uno come il sig. grandâze, che non è neppure paladino della fede ma scrive ugualmente cazzate vertiginose?

    Mi piace

  43. Forse è vero, io ingorgo: Lei raschi, anche senza citarmi ai quattro cicisbei letterari che si trova per le mani o tra i piedi, faccia Lei. Del resto quella che definirei la Sua vacuità culturale, tradotta più volte in un novismo ingiallito anni ’70, ed esaltata recentemente nelle osservazioni su I promessi sposi, è bersaglio che potrebbe diventare ghiotto.
    Le ho dato un’occasione di dismettere, senza averne l’aria, i panni che indossa qui sopra (ignoro la restante realtà né mi interessa: non faccio illazioni come talvolta Lei, mettendosi al livello del docente più sciocco e ignorante che abbia mai conosciuto) e non La credo così stupida da non averla individuata: perciò ho rispettato la Sua scelta. Se fa altri errori, i cicisbei finiranno per prestarmi troppa attenzione. Lei lo sa, e mi (ci) usa a favore della vanità di esser letta. Ecco: non son sicuro della Sua capacità di stare al di qua di quel limite. Può scegliere di perdermi (qui: di là non so, dipende) così, en passant, come Le son venuto tra i piedi.
    Non pubblichi; ma se pubblica, pubblichi integralmente. Soprattutto non presenti come offese le opinioni. Se Lei opina ch’io sia ciò che ha detto, non le considero offese ma appunto opinioni: penso lo abbia capito.

    Mi piace

  44. il post, come tanti altri, mi è piaciuto molto; lapidare, vedo, è un’abitudine che non sparisce.
    quel che mi è piaciuto di più non sono solamente i contenuti, ma il fatto che per scriverlo hai dovuto utilizzare la tua conoscenza, i tuoi studi e le tue elaborazioni personali.
    una abitudine che in italia è sempre più guardata con sospetto.

    Mi piace

  45. @Neve
    Compagnie cosi’ monotone, dici. Se tu avessi studiato gli esperimenti di Fleming, potresti capire perche’ le muffe sono utili nel combattere i batteri. Posso dirti di piu’, che senza muffe io te e qualche altro miliardo di altri esseri umani non potremmo star qui a bloggare come dei deficenti. Beh, tutte le opinioni sono lecite, ma almeno agganciare il cervello prima di aprire bocca e’ una norma che andrebbe seguita con maggior sistematicita’. Rigettare Darwin, rigettare Galileo (ma guarda chi si rivede, sig. Sagredo) rigettare la logica ed accettare il principio di autorita’ sono brutte abitudini. Ti riferisci a questo? Sei Darwinista, neo-Darwinista, Lamarckiano, nei-Lamarckiano, semplice evoluzionista, Linneiano, stringhista, quantomeccanicista? Dal tuo intervento mi sfugge la tua visione sulla struttura dell’universo e degli esseri viventi. Darwin aveva ragione (o Ragione) nel senso che conosceva la verita’ (o la Verita’). Mah, spiegami. E’ brutto invitarti nel mio blog a continuare la discussione, ma lo faccio ugualmente in quanto, contestualmente, c’e’ proprio un post su evoluzione, principio di autorita’ e rapporto fra scienza e fede (credo nessuno).

    Mi piace

  46. mah… saro’ io che cado sempre dal pero anche per le cose evidenti a tutti…
    ma che gli avatar del signor Erasmo e del signor red cacc siano identici mi ha stupito un poco…
    😉

    Mi piace

  47. Non c’è bisogno di cadere dal pero, ma neanche di credersi volpi, sig. mikecas. Noi siamo soci di un blog collettivo. Potrà apparirle stravagante, ma ciononostante conserviamo le nostre identità separate.

    Mi piace

  48. il motivo dell’orchismo causato da Ipazia tra i maschi alessandrini di tendenza cristiana, è un po’ più sottile di come, pur bene, è qui descritto. mi permetto segnalare: Peter Brown, potere e cristianesimo nella tarda antichità, laterza. Molto spazio nell’opera è dedicato alla vicenda di Ipazia che altrimenti rischia di diventare un romance alla vespa bruno. Il libro di Brown è stato, a mio avviso, scopiazzato (e male, dall’ed. inglese) anche da autori nostrani, naturalmente senza citarlo.

    a me i post lunghi fanno bene, specie se interessanti.

    Mi piace

  49. Egregio Sign Prof Etc Erasmo, io non sono sicuramente una volpe, al massimo potrei essere l’uva troppo acerba, ma mi permetto in ogni caso di dubitare fortemente di una spiegazione così semplice… direi semplicistica…
    😉

    Mi piace

  50. Innanzitutto mi scuso per gli errori di battitura dell’altro giorno.
    Avevo la febbre.

    Sig. Sagredo, mi dispiace.
    Mi sa che lei è uno di quelli che di ironia capisce solo la propria. Ne conosco parecchi così, sa?
    La mia battuta non l’ha capita e allora se l’è presa e s’è inacidito.
    ‘Ma almeno agganciare il cervello prima di aprire bocca e’ una norma che andrebbe seguita con maggior sistematicita’’, ha scritto.
    Dio, che stile, che classe. Addirittura ha usato la vecchia tecnica dei paroloni per impressionare l’uditorio e spaventare i miseri, verso i quali lei deve avere una gran predilezione.
    Ma io non mi spavento.
    Di paroloni ne conosco anch’io, ma non vado esibendoli in giro a ogni pié sospinto (questa dev’essere una prerogativa molto maschile).
    Ma torno seria.
    In due parole, riguardo Darwin, la questione non è se avesse ragione o torto. la Scienza non è dogmatica, la Scienza è un itinere. Fino a prova contraria, una cosa provata è vera.

    La ringrazio dell’invito nel suo blog. Metterò il link tra i preferiti e presto passerò a trovarla per fare quattro chiacchiere.
    Ora no, però. Ora vado a prendere la mia dose di penicillina, quella vera, e preparare la cena.

    Perdonami l’Off Topic, Galatea.

    Mi piace

  51. Solo per informazione, il film “Agorà” è di prossima distribuzione (credo verso la fine dell’anno):
    http://www.warnervillage.it/Prossimamente_AGORA_09083110273960.aspx

    È vero che la data lì indicata è il 31.12.9999, ma questo dettaglio è riscontrabile in molti altri film presenti nella sezione “prossimamente”, ad esempio:
    http://www.warnervillage.it/Prossimamente_SAWVI_09092510161017.aspx
    http://www.warnervillage.it/Prossimamente_SENZAAPPARENTEMOTIVO_09021217090700.aspx
    http://www.warnervillage.it/Prossimamente_PUNISHERZONADIGUERRA_08072515133393.aspx

    Mi piace

  52. Evidentemente il nostro premier, che controlla
    sia l’ editoria che la distribuzione cinematografica,
    ci tiene molto a far contento il Vaticano.
    E questo è un’ ulteriore segno dell’ inciviltà
    della nostra povera Italia.
    In Spagna il film ha già avuto un successo enorme.
    Ipazia d’ Alessandria era un’ essere meraviglioso,
    un’ essere immortale. Essa era così grande, e
    così tremendi sono stati i suoi massacratori, che
    la macchia di un tale atroce delitto non può essere
    lavata, evidentemente, nemmeno dopo 1600 anni,
    e Dio sa quando.
    Ma il fatto che sia stata trucidata l’ 8 Marzo è solo
    una coincidenza? Oppure lei c’entra qualcosa con
    l’ istituzione di questa giornata?

    Mi piace

I commenti sono chiusi.