Piccola silloge di dichiarazioni in difesa del crocifisso

In genere mi spaventano, o mi fanno incazzare. Stavolta invece, non so, mi hanno decisamente divertito. Alla notizia che a Strasburgo era stato accolto il ricorso di una famiglia italiana che chiedeva fosse tolto dall’aula della scuola pubblica il crocifisso, in quanto la sua presenza violava la laicità dello Stato, han perso il freno, sono caduti nel delirio incontrollato, uscendosene fuori con ragionamenti degni di Ionesco, o meglio, degne di un vecchi sketch di Totò e Peppino.

Alle arrampicate sugli specchi sono abituati da secolare consuetudine, perché ci vuole un talento notevole a difendere con le armi razionali ciò che razionale non è, e cioè una fede. Ma questo giro tutto l’esercizio non è servito a nulla: e se di solito nell’ammannirci le loro ragioni prendono cura di dar loro almeno una parvenza di logica ed evitare il ridicolo, stavolta no, han proprio sbroccato. A chi gli ha fatto notare che il re è nudo, non hanno trovato di meglio che gridare: “Sì, ma nudo è bello!”

Ha cominciato Vittorio Messori, il quale, quando gli dicono che dalle aule della scuola pubblica deve sparire il crocifisso, lui rilancia, dicendo che allora va tolta l’immagine di Napolitano. A parte il fatto che nelle aule scolastiche l’immagine di Napolitano non c’è, verrebbe da chiedersi se mai il Messori ci ha passato, da fanciullo, nelle suddette aule, un tempo acconcio, visto che alla sua veneranda età non pare aver ancora ben capito che lo Stato Italiano è diverso dal quello Vaticano, anche se negli ultimi tempi, gli va riconosciuto, per notare la differenza bisognava avere un occhio molto allenato.

Ha continuato Ignazio La Russa, che in tv, chiamato a parlare del 4 Novembre, sbotta invece in un eccesso d’ira ed esclama: “Non lo leveremo, il crocifisso! Possono morire!”. Non è chiaro bene chi: i giudici di Strasburgo? La famiglia che ha fatto ricorso? I laici tutti? E non è un tantinello violento, come augurio, soprattutto in bocca ad un ministro della Repubblica? O dobbiamo considerarlo solo un caso di intercalare folkloristico, perché le minacce serie sono esclusivamente quelle che si trovano su Facebook?

Non poteva mancare il buon Renato Farina, il quale, infervorato dall’ansia di difendere le radici cristiane, afferma: “Da quando è apparso sulla Terra l’uomo, non si può prescindere dalla domanda: tu chi credi che io sia?’” * Peccato che la domanda sia posta da Cristo ai discepoli, e non quindi all’inizio dei tempi, ma in un preciso momento della sua vita: dal che si evince che il Renato sa un’ostrega di storia umana, ma marinava pure dottrina.

Sarebbe da stendere un velo pietoso sulle dichiarazioni di Bersani, quelle per cui il crocifisso è una tradizione innocua. Anche il tresette, Pierlui’. Quindi che faccio? Appendo al muro un asso di coppe?

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20 pensieri su “Piccola silloge di dichiarazioni in difesa del crocifisso

  1. L’ignoranza del tema, la facilità nel cadere nella solita guerra tra bande culturali, la confusione tra privato e pubblico producono tutte le incomprensioni relative alla sentenza di Strasburgo. La maggior parte delle persone non capisce che stiamo parlando dello spazio pubblico e non delle opinioni o dei gusti personali. Troppi continuano a difendere l’esposizione del simbolo religioso come se stessero difendendo la propria famiglia, la propria bandiera o la propria automobile. Giudicano sul merito; dicono che Gesù non ha mai fatto male a nessuno e quindi l’esposizione non può dare fastidio. Sentono in giro che “vogliono togliere il crocifisso”, la mano corre alla rivoltella e le parole sono da città assediata che risponde con i missili.
    L’esposizione del crocifisso risale all’ era fascista. Il concordato con la chiesa cattolica sancì che la religione cattolica era religione di stato. Ora la Costituzione ha sì incluso il concordato, ma ha anche scritto l’immenso articolo 3, che impone la non discriminazione per ragioni religiose. Inoltre la revisione del concordato del 1984 ha deciso che la religione cattolica non è più religione di stato. E sappiamo che i cattolici praticanti in Italia sono largamente una minoranza. L’Italia deve smetterla di credere di essere un paese monoculturale. Chiaramente è difficile accettare che uno spazio pubblico ospiti solamente un segno relativo ad una cultura tra tante. Non possiamo restare in democrazia e poi accogliere i privilegi di una religione sulle altre (e leggiamo Agostino: la fede non s’impone, la verità non ha bisogno di speciali protezioni!). Infine, il rispetto di tutte le culture e di tutte le religioni non significa auspicare un ateismo di stato, perché non interviene affatto sul privato. Tra l’altro nessuna legge della Repubblica impone il crocifisso nelle scuole.

    Quanto alle pavide dichiarazioni dei nostri parlamentari. Siamo alle solite: il politico dell’oligarchia populista legittimata mediaticamente (volgarmente detta democrazia) rispecchia la massa ed il suo analfabetismo democratico. Il cittadino, in realtà spettatore della demagogia spettacolare, non ha mai condiviso e incorporato l’articolo 3. Colpa NON sua, ma della partitocrazia che, altro che radici culturali, ha sempre e solo badato alle radici elettorali, non traghettando il popolo dal fascismo e dal clientelismo democristiano alla democrazia, ma aderendo ad esso, alla sua tendenziale disabilità civica, per ragioni di potere.

    Per finire: la bagarre che si è scatenata è un’altra prova di quanto sia anticristico ridurre a bandiera ciò che è un abisso teologico. Sembra quasi che ognuno, coerentemente con la storia della tradizione religiosa, umanizzi e subordini alle proprie terrene mire questo grande profeta. Lo frammentano, lo fanno a pezzi! Questo è ciò che rimane in Italia del cristianesimo: un’ikea di crocifisso!!! Il teologo Mancuso ci ricorda che il crocifisso è amore e accoglienza per tutti; va bene, ma è l’idea cristiana di amore e accoglienza. Non la critico, ma è cristiana!!!

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  2. insomma…,inizio a pensare che abbiano ragione loro: a forza di abbozzare sulle più diverse questioni qualcuno si è convinto che le diversità culturali, i diritti di cittadinanza, siano una cosa su cui si possa tranquillamente transigere. Evidentemente non c’è nessuno (o quasi: nel caso la famiglia di Padova) a cui questo esubero di simbologia, radici cristiane, ostensione di sacre reliquie e quant’altro diano fastidio più di tanto. Giustamente qualcuno ha fatto notare che il peccato maggiore dell’Italia del ventunesimo secolo è quello che i parlatori forbiti chiamano benaltrismo, ma che potremmo chiamare più sensatamente con ” non mi frega niente tranne di quello che clamorosamente tocca il mio personale interesse immediato dei prossimi cinque minuti”.
    Su “Parigi val bene una messa” Bersani poco da dire: almeno assicurarsi di essere in prossimità delle porte di Parigi, prima di calare le brache…

    povero Pasolini (la borghesia più ignorante, il popolo più analfabeta d’europa)

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  3. Mia figlia (10 anni e mezzo, 1ª media, a casa con 39.5°C con l’influenza maiala, non battezzata e che non ha mai seguito religione ne alle elementari ne alle medie) mi ha detto che a lei del crocifisso in classe non gliene importa niente e che quindi può anche rimanerci perché l’importante è essere tolleranti.

    Ecco, secondo me la parola chiave che manca, secondo me (solo secondo me!), in questo post e nel resto dei miei concittadini italiani è “tolleranza”. Tolleranza sia verso i cristiani italiani ma anche tolleranza verso le persone di altre religioni (oppure verso quelle atee o agnostische) che per vari motivi (per esempio divieto di rappresentare il Dio) non vorrebbero essere turbate da una invadenza di una religione su un altra in un posto pubblico dove sono costretti a mandare i propri figli (non ancora maturi) per essere istruiti.

    Tolleranza è la parola che ha usato mia figlia di soli 10 anni ed è la sua lezione quella che io voglio riproporre qui a tutti voi.

    Buona giornata.

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  4. Tolleranza è la parola sbagliata: si tollera ciò che dà (o può dare) fastidio. Come quando, per fare un esempio banale, sei in giro, non hai sottomano le forbicine, e ti tocca sopportare l’etichetta infeltrita della canottiera.
    Io non ho bisogno di tollerare il crocifisso, perché non dà noia né a me né hai miei figli, se fosse solo per la sua presenza.
    Quello che mi dà fastidio, e che quindi non intendo tollerare, è l’atteggiamento di chi pensa di avere dei privilegi particolari per eredità storica e non manca mai l’occasione di ribadirlo implicitamente, anche brontolando quando gli si fa notare che l’Italia non ha più una religione di Stato. (se dà fastidio o meno pure ai miei figli lo saprò quando saranno cresciuti un po’).

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  5. @->guerreronegro: il problema è che tua figlia può anche essere tollerante, ma non è detto che per gli altri sia pacifico esserlo. Lei non è religiosa: perché deve essere messa in un ambiente in cui la sua viene però fatta pesare come una anomalia?
    Uno spazio pubblico è uno spazio di tutti: quindi non può esserci un simbolo religioso che prevarica, nè dei ragazzini che si sentono “diversi” perché non sono religiosi o sono di religione diversa. Lo Stato deve essere neutro rispetto alle scelte religiose dei suoi cittadini, perché deve fare da arbitro equidistante. Ma come può essere considerato equidistante un arbitro che si presenta con indosso la casacca di una squadra?

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  6. approvo la dichiarazione di bersani

    trovo sciocco abboccare all’amo, non aspettano altro, coloro i quali hanno una visione che definirei clericofascista, di poter fare del vittimismo, di potersi lamentare di un arrogante “potere laicista”

    come allodole, cadono nella trappola tante persone in buone fede

    bersani, non è uno scemo, l’ha capito, che è meglio evitare di farsi fregare così

    in teoria, tutte giuste le rivendicazioni laiche, ma la politica, il duro lavoro della lotta politica, non permette il lusso di cadere in ogni trappola, solo per sentirsi coerenti

    io penso così, naturalmente posso avere torto, giacchè esser laici significa anche non avere la verità in tasca a tutti i costi

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  7. Siamo tollerati. Noi atei, buddisti,ebrei, musulmani, induisti, noi siamo tollerati in Italia, siamo tollerati dai cattolici. Grazie. Il guinzaglio però è un po’ corto.
    Anche Moggi ha lasciato agli arbitri la loro divisa ufficiale. Prendano esempio.
    Gala, sei stata dal dottore?Tutto a posto?

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  8. “Quindi che faccio? Appendo al muro un asso di coppe?”

    Mentre un giocatore di scacchi avrebbe l’imbarazzo della scelta tra una Torre, un Cavallo, un Alfiere o la Regina.
    😀

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  9. @->Frap: uno che si firma Riccardo dott. Roman non può che scrivere ordinanze simili, naturalmente. 🙂
    @->rogra: No, dal dottore non ci sono andata, non mi sono fatta neanche un graffio, tutto a posto.Per la gioia di Brunettolo, ieri e stamattina ero al lavoro senza perdere nemmeno un ‘ora di prezioso tempo! 🙂

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  10. il crocifisso si può togliere ; ma non con le motivazioni date dalla Corte per cui sarebbe una minaccia alla libertà religiosa e al diritto dei genitori di scelgiere come educare i figli
    Se qualcuno si sente minacciato dalla presenza del crocifisso il problema risiede in lui e non nella croce

    Negli scontri ideologici tra integralismo laicista e cattolico il crocifisso è solo un espediente

    L’Europa fessa contro il crocifisso nelle scuole.

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  11. MALA TEMPORA CURRUNT. Non c’è più religione, non c’è più rispetto per le tradizioni. Che brutto mondo! Colto da un impeto di sincerità confesso la mia grave colpa: sono agnostico. A dire il vero in prima elementare l’immagine di un uomo inchiodato sulla croce mi faceva impressione, come continuano a farmi impressione quelle processioni con statue traballanti. Oggi viviamo in una società multietnica allora, se sono così devoti a Dio, perché non appendono al muro le tavole della legge, è un simbolo accettato dalle tre grandi religioni, gli atei e gli agnostici continueranno a essere quello che sono sempre stati, tolleranti. Le tradizioni sono però importanti, propongo quindi che nelle aule delle scuole genovesi si metta in bella mostra una piantina di basilico, è una bella pianta, è profumata e invoglia allo studio.

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  12. @->Caro Fab,
    credo che da parte dei “credenti” e dei “cristiani” si sottovaluti sempre l’impatto psicologico che i simboli religiosi (e non) esposti nei luoghi pubblici hanno sulla psiche delle persone. Chi è credente, paradossalmente, tende a non vederli neppure, perché li considera parte del “normale” arredamento; per chi non è credente, invece, danno un senso di disagio che è difficile spiegare. Il crocefisso in sè a me non dà nessun fastidio: se lo vedo sopra una chiesa, o al collo di una persona non mi disturba affatto. Se invece me lo vedo pendere sul capo in un locale pubblico, in un pubblico ufficio mi dà ansia: sembra che quel povero Cristo – al di là di quello che avrebbe voluto lui, per altro, penso – diventi un modo per dire a me: attenzione, tu puoi anche essere cittadino di questo Stato, ma sei sempre una specie di anomalia al suo interno: pensi cose diverse dalla maggioranza degli altri, non hai gli stessi valori, sarai sempre emarginato. Emarginato, si badi bene, sulla base di una mia scelta religiosa, cioè per uan cosa su cui la Costituzione dello stesso Stato mi assicura la massima libertà e anzi mi promette garanzie di protezione.
    Non mi dà fastidio il crocefisso come simbolo di Cristo, mi dà fastidio perché in quel contesto diventa un simbolo di una alleanza perversa fra il potere politico e quello religioso: non basta che io sia cittadina del mio Stato per essere “esattamente” uguale agli altri. Se non sei in grado di capire questo disagio, caro Fab (tu e molti altri, purtroppo) credo che il tuo problema non riguardi affatto il sentimento religioso, ma il concetto che tu hai di Stato e di diritti del cittadino.

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  13. Nella maggior parte delle aule delle scuole romane il crocifisso non c’è. Non per scelta; semplicemente perché non se accorge più nessuno, se c’è o non c’è. E questo perché non rappresenta più un simbolo “forte”. Spesso fa parte dell’arredamento, e viene semplicemente spostato o tolto, senza che questo implichi alcunché.
    E’ questo che disturba più di ogni altra cosa gli integralisti cattolici, ed è questo che non capiscono gli ultras del ‘toglietemelo di torno perché è una questione di principio’. Perciò sono d’accordo anch’io, come Diego, con Bersani; sarà semplicemente l’evoluzione dei costumi a rendere inutile una guerra insignificante.

    P.s. i miei figli, unici nelle rispettive classi (uno alle medie, l’altro al liceo) non fanno religione e sono costretti a stare in corridoio. Su questo do battaglia; sono consapevole, però, che non si tratta di ‘questione di principio’, ma di pura disorganizzazione.

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  14. Mah, la laicità non è semplice indifferenza nei confronti della religione; è la capacità di capire che sono ambiti diversi. Io non sono particolarmente contenta quando scopro che i miei ragazzini sono ignoranti in materia religiosa o non credono solo perché non sanno (o credono senza sapere esattamente in cosa). Io sono contenta se uno diventa ateo, credente o agnostico consapevolmente, e riconosce e sa distinguere in quali ambiti la religione può essere professata apertamente e in quali, invece, non può essere imposta. Quindi a me la battaglia per il crocifisso, e quella per l’abolizione dell’ora di religione cattolica nella scuola sono doverose. Non per una questione di “principio”, ma per una questione di educazione del cittadino e di necessità di scelte consapevoli.
    Per questo la dichiarazione di Bersani mi ha dato sui nervi: è come se dicesse: il popolo bue è bue, bisgona lasciargli il contentino delle sue tradizioni bislacche, tanto cercare di educarlo è inutile. Eccheccazzo, questo è di sinistra? Se era di destra, che diceva????

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  15. D’accordo sull’importanza culturale della religione. Ho letto storie della Bibbia e del Vangelo ai miei figli; l’ho fatto come si leggono le storie e si sono divertiti moltissimo. Ora ne sanno molto di più dei loro compagni che fanno l’ora di religione o addirittura catechismo, e si sono fatti un’idea critica della tradizione religiosa. Poi faranno quello che gli pare.
    Ma i tempi sono cambiati molto da quando, quarant’anni fa, ho partecipato alla prima occupazione del mio liceo. Allora il crocifisso era un simbolo fortissimo, e il nostro primo gesto era sempre quello di toglierlo dal muro.
    Ci sembrava un gesto liberatorio, e forse lo era; o forse serviva solo a scandalizzare i benpensanti.
    Quel che voglio dire è che ora l’assenza del crocifisso ( e le aule prive sono la maggior parte) non scandalizza più nessuno; sempre che non venga tolto platealmente (perché allora guai!), perché gran parte del valore simbolico l’ha persa; per la maggior parte delle persone, voglio dire, che non ne sentono più il fascino o il disagio.
    Lasciamolo prendere polvere come il vecchio cappello del nonno.

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  16. Insomma, tornando a bomba, almeno per quel che mi riguarda:, ho imparato ad apprezzare il crocifisso per la sua utilità. Il miglior rimedio contro i vampiri.

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  17. Insegno al liceo statale da oltre 10 anni e nella mia scuola il vicepreside è un sacerdote. Non c’è mai stato il crocifisso in nessuna aula della scuola! E non ci siamo mai sentiti defraudati, o sviliti, o che altro. Era peggio al tecnico dove trovavi il famoso cartello ‘torno subito’ affisso al muro al posto della croce… Ultimamente nei corridoi del mio liceo girano fanciulle che indossano l’hijab, allegramente mescolate agli adolescenti nostrani ‘a vita bassa’; starò forse già vivendo nel futuro?! 🙂

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