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betty boop santa

L’altra sera mi è capitato di andare a prendere un aperitivo con un gruppo di persone che definire amici forse è un po’ troppo: diciamo conoscenti, di quelli che vedi di tanto in tanto, un po’ per caso un po’ per dovere, a cui ti legano un misto di interessi di lavoro e di vaghe comuni frequentazioni, ma nulla più. Una decina di uomini e donne, tutti quasi quarantenni, di Destra e Sinistra, estrazione varia, cultura medio alta, lavori che vanno dall’imprenditore al professionista. Il clima era informale, il caldo torrido, gli uomini quasi eleganti e noi ragazze pressappoco in tiro, l’aperitivo ghiacciato come si conviene in simili circostanze, e la conversazione, quindi, rimaneva superficiale, senza particolari affondi, come quelle bollicine che nella Coca Cola non sanno se andare su o giù.

Poi qualcuno, non ricordo nemmeno chi, ha cominciato con le battute su Berlusconi e le sue escort. S’è andati avanti per un dieci minuti, sfoderando tutto il repertorio di doppi sensi e l’intero campionario del gossip. Mi sono estraniata dalla conversazione, per studiare i tipi e le facce dei conversanti, i loro atteggiamenti: c’era il pettegolo che riferiva i particolari più sconci, l’informatissimo che millantava conoscenze di retroscena ancor più segreti, il saputello che poteva citare a memoria non solo tutti gli scandali della presente legislatura, ma anche quelli delle precedenti, per risalire fino al caso Montesi, il caciarone che sfornava a raffica battutacce da caserma, la donna di mondo che comparava i look delle fanciulle disponibili e degli utilizzatori finali. Mancavano, in questo campionario di società civile, gli scandalizzati. Di Destra o di Sinistra, laici o cattolici, non ce n’era uno, in piedi attorno al tavolo, con l’aperitivo in mano e il ghiaccio a tintinnare nel bicchiere, che mostrasse un minimo di sincero imbarazzo o di comprensibile sconforto per questa serie di scandali che sì, possono essere ridicoli, ma coinvolgono comunque un’altissima carica dello Stato e danno in ogni caso l’immagine dell’Italia come un paese che va a puttane, a cominciare dal Premier.

Intendiamoci, a me i Savonarola non piacciono, anzi m’hanno sempre dato l’allergia. Non vagheggio teorie di Piagnoni che entrano a Villa Certosa per bonificarla bruciando le foto delle veline discinte: se Berlusconi va a letto con vallette, Letterine, Letteronze e interi alfabeti di compiacenti fanciulle pagandole per i loro servizi, credo che siano, in buona sostanza, fatti suoi, anche se un po’ miserelli. Ma in quel gruppo di adulti ben informati e passabilmente colti c’era qualcosa di più della bonaria indifferenza o della compassione sorniona: era vero e proprio menefreghismo, che ha toccato il culmine quando uno dei presenti ha sentenziato, candido candido: “Be’, sì, ma in fondo ammettiamolo: avremmo fatto tutti lo stesso, no?” riscuotendo l’approvazione di tutti i presenti, maschi e femmine che fossero.

È questo che mi ha fatto venire i brividi. Perché li ho già sentiti una volta, questi discorsi, me li ricordo bene: sono gli stessi che si sono cominciati a fare dopo la sbornia dei primi mesi di Tangentopoli. Una settimana prima erano tutti al Rafael a tirare le monetine in testa a Craxi, e pareva fossimo sull’orlo di una presa della Bastiglia; e poi paffete, passato tutto: si è cominciato a dire sì, ma in fondo rubavano tutti, in circostanze uguali avremmo rubato anche noi, era il sistema, era il periodo storico, sono i costi della democrazia, poi l’uomo è ladro per natura, eppoi ‘sti giudici, via, che vogliono? Son dei moralisti, han rotto il cazzo. La stessa aria che si respirava l’altra sera: eh certo, il Premier sorpreso con i pantaloni abbassati in compagnia di una professionista fa ridere, ma perché farne un caso politico? Pagava? Prometteva posti in lista, prebende europee, facilitazioni per progetti edilizi? Eh vabbe’, è il potere, lo faremmo tutti. E le donne, poi, facevano le puttane, anzi, peggio, si abbassavano ad andare a letto una tantum con il potente di turno per avere in regalo un ciondolo, una mancetta cash, un aiutino per la pratica, una candidatura al seggio in Consiglio Comunale di Vattelappesca, un condono per un balcone abusivo? Si sa, il mondo va così e le femmine sono tutte zoccole.

Ecco, scusate, no. Anche a costo di apparire una insopportabile moralista, molto rompicoglioni e fuori dal mondo, no. Non è vero. Non è vero che si è tutti ladri o zoccole, e che, in circostanze simili, si sarebbe tutti pronti a vendersi per un centone o una tartarughina. Come non è vero che tutti gli statali sono fannulloni, tutti i destrorsi cerebrolesi, tutti i sinistri spocchiosi radical chic, tutti i clandestini criminali. Non è vero che, in circostanze simili, tutti, invariabilmente, avrebbero scelto di comportarsi nel medesimo modo, rubando o facendo sesso in contropartita. Ci sono uomini che non rubano, non perché non hanno l’occasione giusta, ma perché eticamente lo ritengono scorretto; ci sono donne che non scambiano favori sessuali con favori di altro genere; ci sono persone, per dirla in breve, che non si prostituiscono, né letteralmente né in senso traslato, e decidono di vivere una vita onesta, con fatica, non svendendosi e accettando solo, se costretti, quei compromessi che si possono accettare senza perdere la propria dignità.

Crediamo nella libertà dell’individuo? Ecco, la libertà là si misura, nel saper dire no anche quando l’ambiente fa pressione nel senso opposto. La libertà consiste nel fatto che puoi decidere scientemente di compiere un reato (il latrocinio) o venderti per denaro o per ottenere appoggi, ma poi devi essere disposta/o a pagarne, come individuo, le conseguenze penali o morali. Non è che i meriti del successo possono essere tuoi, e la colpa dell’insuccesso invece della società, delle cattive compagnie o del momento storico.

Dire “Ma fanno tutti così” non è valido, e neppure invocare una pretesa “natura umana” che là porta, come una strada obbligata. Se si crede nella libertà dell’individuo, non lo si può giustificare poi con queste menate.

Ci sono uomini che non rubano, dirigenti che non smanacciano le segretarie, maschi che non sono mai stati, in vita loro, utilizzatori finali. Ci sono donne che per sbarcare il lunario puliscono i gabinetti, rispondono ai call center, si arrabattano come precarie nei lavori più strani, e, per far carriera, non battono alle feste vip. Hanno il santo diritto di non essere equiparati agli altri, che hanno scelto di fare diversamente. E se pensate che questo sia moralismo, pazienza: cambiate blog.

Cesare Cremonini, Gli uomini e le donne sono uguali

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