Venezia digitale. Galatea fa l’inviata wifi nella nuova rete di Venezia!

cittadinanza digitale

Com’è cominciata nemmeno me lo ricordo. Fatto sta che mi ha chiamato Mad da Ibridamenti: “Il 3 Luglio aprono il wifi sul Canal Grande e ci hanno invitato dal Comune, vieni?”

Cioè, ti pare che io, che di mio son curiosa come scimmia, non vado? E infatti, il 3 Luglio, cioè ieri, sfidando un caldo africano che pareva essere arrivato fregandosene delle nuove leggi antimmigrazione solo per far dispetto a Bossi, alle 10.30 spaccate mi trovo all’imbarcadero dell’1.

Dà soddisfazione essere una blogger, soprattutto quando ti trattano come un quasi vip. Sull’imbarcadero, infatti, c’è già una piccola folla di gente subbugliante che aspetta, e si vede che è la gente da grande occasione, cioè quel misto di invitati in tenuta da semimatrimonio, giornalisti della carta stampata in sahariana però chic, giornaliste in vestito voile con capello tirato su, cameraman al seguito e varia umanità in jeans, però fighetto. Per fortuna che ho messo la gonna caruccia, penso, mentre cerco di capire da che parte devo andare, o per lo meno a chi devo chiederlo. L’imbarcadero è gestito come l’entrata al privè di una discoteca di lusso: cortesi e sorridenti signorine rivestite dal logo di cittadinanzadigitale (grondano con addosso le magliette accollate, povere cocche, ma con professionalità estrema fingono di non accorgersene minimamente) hanno in mano una lista da cui spuntano i nomi di chi può entrare e chi no, dirottando i giornalisti su un battello e i blogger sull’altro, e ci vuole la santa pazienza di una tata d’altri tempi, perché, al solito, i giornalisti vogliono andare sul battello dei blogger, e i blogger, oddio, i blogger vorrebbero andare sul battello loro, a dire il vero, ma sono blogger, quindi vanno accompagnati quasi per manina, sennò chissà dove finiscono.

Dentro, il battello ha una temperatura da bocca d’inferno, e, in effetti, pure l’ordine di un girone infernale: è un gran groviglio di fili di batteria per computerini portatili, netbook, blackberry, cellulari satellitari: Tutti digitano su qualche tastiera, dando l’impressione che per quello Iddio abbia creato le mani: per scrivere al computer. Da una capo all’altro del vaporetto si odono conversazioni del tipo: “Oh, ma mi presti la tua password?” “Be’, e perché non mi fa accedere?” “Devi passare per la Home!” “Porca Miseria, non mi riconosce l’account!” “Ehehe, guarda, mi hanno taggato!”. Qualcuno è seriamente preoccupato per la location: “Soffro il mal di mare.. e qui se vomito vado pure in diretta in mezzo mondo…” Sono gli inconvenienti dell’interconnessione globale.

Mad sta baruffando con il suo Mac, che fa le bizze, mentre per fortuna il netbook di Mario funzionerebbe, ma per entrare in wifi ci vuole la password, e l’hanno dimenticata a casa. Per fortuna io ce l’ho, e, non avendo portato il computer, gliela cedo volentieri: quando il vaporetto si stacca dalla riva, siamo connessi, e navighiamo in rete, oltre che sul canale: vittoria! Mad comincia a postare su facebook in tempo reale, mentre gli altri blogger commentano e rispondono, sempre su facebook; la cosa divertente è che alcuni, sospetto, sono seduti un paio di file più indietro di noi, e farebbero prima a farci toc toc sulla spalla e dirlo a voce, ma dài, è il brivido della novità, siamo internettiani ed interattivi, quindi gioco anche io, e ingorgo la pagina di ibridamenti di commentini in diretta. Mad vorrebbe uplodare un filmato, ma prima deve capire come si fa a girarlo, e con il netbook nuovo non le è chiaro; quando finalmente ha una illuminazione, e inizia a riprendere, il problema diventa sapere come si carica. Chiediamo in giro, e scatta la solidarietà fra blogger, che non porta a granché, a dire il vero, perché il filmato non si carica manco pei tacchi: gli unici che girano e mettono in rete in tempo reale sono gli studenti del MIT. C’è poco da fare, gli Ammerigani lo fanno meglio.

Il vaporetto, intanto, è arrivato a S. Marco. Le signorine distribuiscono magliette promozionali omaggio e i blogger fanno ressa virtuale, cioè tramite facebook o blackberry si scambiano informazioni su chi è riuscito a beccare una media e chi necessita di una extralarge; probabilmente qualcuno medita se sia il caso o meno di creare un negozio su e-Bay. Intanto si sente un trambusto enorme: monta infatti, come una calata d’Unni, una nuova orda di giornalisti. Entrano in retromarcia, perché stanno riprendendo l’arrivo di qualcuno di importante. La Madonna, come minimo, si direbbe dal casino: invece no, è Massimo Cacciari. Il Sindaco appare, fighissimo come suo solito, non dico circonfuso di luce, ma quasi: sarà il riverbero delle webcam. Cosa dica non si sente, perché è attorniato da un nugolo di Bernerdette che fa muro.

Gli stanno mostrando la connessione wifi – spiega Mad- e Cacciari fa ‘ohhhh!’”

Ok, abbiamo il titolo per la colonna sonora: I Cacciari fanno “ohhhh”; se ci accordiamo con Povia sarà il successo dell’estate. Più del Sindaco, lo confesso, è il Vicesindaco, Michele Vianello, che mi fa simpatia: è montato in vaporetto con il passeggino del figlio treenne, che ha addosso anche lui una magliettina di cittadinanzadigitale e si sta sbrodolando di the con il biberon, piccino, mentre attorno tutti lo riprendono e lui se li guarda pensando che gli adulti devono essere ben stranetti, eh. “E’ un giovane cittadino digitale” assicura il padre. A riprova mostra un computerino di quelli per bimbi, nel bauletto del passeggino.

Finalmente, sbarcato Cacciari, navighiamo, oltre che nella rete, anche verso il Lido, dove ci attende il rinfresco. Qui Michele Vianello molla il pupo, che spero portino a casa data la temperatura ormai da altoforno, e improvvisa uno striptease, indossando anche lui la maglietta di cittadinanzadigitale. “Meno male – sbuffa – m’era toccato vestirmi elegante…” Confermo, fa proprio simpatia a pelle questo omone alto con i capelli bianchi, dritti, che paiono tagliati con l’accetta, e degli occhioni azzurri dietro occhialetti da miope allegro. Cacciari, lo confesso, a me mette addosso ansia anche se lo incrocio per strada: ho paura che se svolto male la calle, lui mi assegni per casa una parafrasi di Platone, con commento in tedesco. Vianello invece sembra uno di quei paciosi maestri elementari del buon tempo andato, che quando imbrocchi la risposta giusta ti offrono una caramella, e quando no te la allungano lo stesso, di nascosto, per tirarti su il morale. E poi mi piacciono proprio le cose che dice: “Da oggi il Comune offre a tutti i suoi cittadini, gratis, la rete internet, nelle zone coperte… e meno male che funziona, perché se non funzionava qualcosa, oggi, il sedere allo scoperto ce l’avevo io – spiega ridendo – ma per me è una cosa importante. É un investimento enorme, certo, passare le fibre ottiche nel territorio del Comune, ma quando mi chiedono come si rientra dei costi io rispondo che non si rientra, come non si rientra quando si costruisce un asilo. Però ormai avere accesso libero alla rete digitale è un diritto per i cittadini, come l’istruzione e l’accesso ai servizi, non importa quanto costa, ed è anche un investimento, perché poter offrire alle aziende connessioni rapide se portano la loro sede nel territorio nostro può fare la differenza nel prossimo futuro.”

Io me lo guardo contenta, perché fa piacere vedere un politico che dà l’impressione, una volta tanto, di sapere di che parla, e poi mi piace questa idea della rete che è un po’ come la scuola gratuita nell’Ottocento, un diritto di tutti, non solo un vezzo per qualche signore annoiato e ricco, che si può permettere un nuovo giocattolino. Non parla neanche tanto, Vianello, poi, perché tutti reclamano il rinfresco, approntato su una terrazza fronte mare. “Per chi vuole – aggiunge prima di dare il rompete le righe, che poi sarà un ricomporre le fila davanti al buffet – ci sono a disposizione degli ombrelloni, e la connessione wifi è attiva su tutta la spiaggia, per cui, volendo, potere anche andare a fare il bagno e rimanere comunque connessi…”

Oh, alcuni nelle retrovie fanno una faccia così contenta che penso ci stiano pensando davvero, di fare un tuffo con il netbook in mano (i netbook che hanno devono essere anche subacquei, secondo me!), per postare subito su Facebook, in tempo reale, la foto della prima alga che incrociano, fra le onde del Lido.

Stavolta il racconto è proprio tutto vero. Se volete le prove, cliccate i link.

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19 pensieri su “Venezia digitale. Galatea fa l’inviata wifi nella nuova rete di Venezia!

  1. Tutti i guru di internet sono anche un po’ hacker, e pure ficcanaso.
    Hanno messo in linea in poche ore il log della chat privata fra te e Massimo Cacciari, in cui lo tampini per tutto il Canal Grande. Stremato dal broccolamento ti consegna il numero di cellulare, quindi fugge raggiungendo le calli a nuoto.

    Che birba! 🙂

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  2. Ma io lo tampinavo perché volevo il numero di Vianello, mannaggia! Non credo che Massimo l’abbia presa bene, per questo s’è buttato a nuoto! Che gli faccio io agli uomini, neh! ….. 😉

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  3. O.T.
    Prime crepe nei tuoi consensi. Ho fatto leggere un episodio di Spinola a mia figlia. Ha alzato il sopracciglio (molto ben curato). L’ho mandata a quel paese. Se penso ai soldi che ho speso per farla studiare…

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  4. Eh vabbe’, mica posso piacere a tutti, neh. Magari è la riprova che i soldi li hai spesi veramente bene: ha gusti raffinati in fatto di letteratura e giustamente mi schifa.Poi dai, nessuno ammette mai di trovare belle le stesse cose che piacciono ai genitori, è una questione di principio! 😉

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  5. Io vorrei chiedere a questo Vianello in quale altra città del mondo tondo viene richiesta la prenotazione con 7 giorni di anticipo per accedere a tariffa differenziata, secondo i giorni, ad un bagno pubblico. O in alternativa 3 euro, please. Ma cittadinanzadigitale un par di palle… scusa eh ?!?

    http://www.veniceconnected.com/it/node/296

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  6. Bella l’ idea del wifi, purtroppo sarebbe veramente utile solo senza password, ma le leggi antiterrorismo (sic) lo vietano.Ristretta ai residenti è semplicemente ridicola, come la faccenda dei cessi linkata sopra.

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  9. Certo Venezi è città strana davvero: è bellissima questa cosa del poter navigare in internet gratis ma caspita per una pipì (come si diceva sopra) si paga uno sproposito per non parlare dei mezzi di trasporto PUBBLICI che per chi non si fa la carta (ora elettronica pure quella, con non so che spesa ma certamente un potenziale inquinante piuttosto alto rispetto al cartaceo-e non soffermiamoci sul fatto che sepsso non funziona), mezzi pubblici, si diceva, davvero esosi. Insomma è un po’ contradditoria sta storia dei “servizi pubblici”…
    Questo ovviamente non c’emtra nulla con il bel post che come sempre ci regali.
    Comunque anch’io a vedere Venezia tappezzata di manifesti sulla cittadinanza digitale mi ero un po’ gasata…
    ve bè, che dire: grazie!
    😉

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  11. Concordo che l’imob è un delirio: e i prezzi dei vaporetti per chi non si fa o non si può fare la malnata carta sono da denuncia. E quella dei bagni pubblici non la sapevo, ma è fantozziana. In spiaggia al Lido, poi, c’è la schedatura per il bagno: se non hai il braccialetto elettronico al seguito non puoi entrare a far pipì neppure se hai l’ombrellone… l’altro giorno non ce la facevo più e purtroppo l’avevo dimenticato in capanna…
    é che la tecnologia, da sola, non risolve nulla se non è applicata con buon senso: a me questa cosa del wifi libero sembra una buona idea, in linea con quanto si sta facendo nel resto del mondo, anzi sarebbe bello darlo addirittura senza password, e senza distinzione fra residenti e non. Poi per l’imob, i biglietti che non funzionano, le prenotazioni via internet che vanno in palla…be’, su quello c’è tanto da fare. E soprattutto da curare la manutenzione quotidiana delle grandi idee che ci vengono, cosa su cui noi italiani non siamo mai molto bravi. 😉

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  12. Hai detto la parola giusta: manutenzione.
    Ora da un video con M.Ficara e Vianello si scopre che il mettere su questa rete, di proprietà comunale, è costato 10 mln di euro (finanziati con mutuo poliennale a detta di Vianello).
    Non ho ancora visto o sentito una parola sui costi previsti di manutenzione annui, che tenere su l’intera baracca non credo sia esattamente uno scherzetto, nè sulla presunta redditività derivante dai 5 euro/giorno che intendono poi spillare a turisti e non residenti per l’accesso in rete.
    Al solito è un mero problema di priorità.
    Quando è uscita la notizia sulla “pipì d’oro” (febbraio 2009), una cosa palesemente ridicola e in grado di fare danni d’immagine enormi sui turisti di tutto il mondo, il lamento corale Vianello-Cacciari è stato: “eh… ma non abbiamo più soldi per niente. Per Venezia ci sono soldi solo per il Mose e per tutto il resto nisba”.
    Poi si scopre però da Vianello che già dal 2007 progettavano questa cosa del wi-fi da 10 mln di euro (che si pagheranno allegramente i residenti, chiaro).
    La domanda da farsi è: per una città come Venezia, già piena di ben altri problemi, era davvero un’assoluta priorità su cui investire una cifra del genere?

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  13. Premesso che non faccio la difesa d’ufficio di Cacciari e Vianello (manco abito entro il Comune di Venezia, per cui a me la rete gratis non la danno!), e me alle volte certi tipi di ragionamenti non mi entusiasmano, e il “maaltrismo” è uno di questi. Tutte le città del mondo hanno problemi molto seri, quartieri che necessiterebbero di opere pubbliche, vecchietti abbandonati, ragazzini problematici, criminalità, gabinetti che non funzionano, etc. Però anche all’estero si stanno organizzando per fornire ai loro cittadini aree wifi, e nessuno dice nulla, anzi, tutti la trovano una buona idea. Fare le reti wifi costa, è un dato di fatto. Non so, perché non ci ho ragionato, se la soluzione scelta dal Comune di Venezia sia la più adatta (hanno fatto una rete loro, non l’hanno data in appalto ad una grande azienda), ma l’idea di farla mi sembra ottima, e foriera di un miglior servizio per i loro cittadini. Che pagheranno per questa realizzazione, come pagheranno anche i costi per i tram, per gli asili, per la manutenzione e la costruzione delle scuole…se vuoi una cosa, la paghi, questo è ovvio. C’erano altre priorità? è probabile. Ma è anche vero che da qualche parte bisogna pure cominciare. C’erano anche modi peggiori e progetti più sballati in cui investirli, magari. 🙂

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  14. Il “benaltrismo” (sono altre le priorità, sono altre le cose da fare, diamo la precedenza… ecc) è un flagello delle nostre parti. Il risultato è che nell’attesa di decidere cosa vada fatta per prima non si fa mai niente.
    Cacciari metterebbe in soggezione chiunque. Da anni non leggo le interviste ai politici nazionali. Con poche eccezioni, Cacciari è una di queste. I suoi libri, però, non oso affrontarli.

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  15. sono un fan del wifi libero, figuriamoci!
    Purtroppo una demenziale legge (antiterrorismo????) obbliga i provider a tracciare chi si collega e per quanto, ecc., e quindi a gestire password e quant’altro.Senza quella legge si poteva tranquillamente fare una cosa molto più economica, tipo cercare qualche centinaio di volontari che ospitasse un router wifi-ADSL del comune in cambio di un canone.
    La legge obbliga invece a schedare gli utenti, cosa che verosimilmente costa più del servizio erogato.

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  16. Pingback: Procida – Blogolandia n° 22

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