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Quando l’ho visto per la prima volta in tv, ho ghignato. Perché me l’aspettavo, con la stessa rassegnata consapevolezza con cui sai che d’inverno ti beccherai prima o poi un fastidioso raffreddore o che in estate ti farai qualche sudata sotto il solleone, la contestazione di qualche associazione di benpensanti contro al nuovo spot della Renault, rea di aver pensato una campagna pubblicitaria in cui viene presentato alla guida di una macchina un uomo allegramente reduce da tre matrimoni e una convivenza, ciascuna della quali gli ha lasciato in eredità pargoli che il guidatore in questione scarrozza in giro a bordo, appunto, della sua autovettura.

La mail che l’associazione invita a mandare alla Renault – però consigliando caldamente di modificarla prima dell’invio ai responsabili marketing , sennò quelli mangiano la foglia, si accorgono che è un prestampato, capiscono che si tratta di un gruppuscolo trascurabile e non la filano manco di striscio – ha toni apocalittici: intendo esprimere il mio più totale dissenso verso la pubblicità che subdolamente lascia intendere esser normale avere figli da tre mogli e da rapporti occasionali. Segue minaccia: A meno che tale spot non venga ritirato, avete un cliente in meno. Pubblicizzerò invece con piacere qualunque scelta etica che la Renault dovesse fare.

Mi sfugge, sinceramente, perché un qualche signore dovrebbe sentirsi offeso, indispettito o anche solamente infastidito da uno spot del genere: da anni la nostra società, nonostante negli spot sia rappresentata immancabilmente come una succursale del Mulino Bianco, è esattamente, invece, quella che ritrae la Renault: famiglie in cui mamma e babbo hanno alle spalle, quasi tutti, matrimoni e convivenze falliti, con figli di varie ascendenze, nonnastre, zii acquisiti, fratelli incrociati per via di seconde e terze nozze, altri nati da convivenze non legittimate da alcuna sosta in Municipio o presso l’altare. Da che mondo è mondo poi, e i benpensanti devono darsene pace, i figli nascono spesso da rapporti occasionali (alcuni anche e soprattutto da rapporti occasionali fra coniugi!). Va inoltre rilevato come il protagonista dello spot, ritratto mentre compie uno slalom automobilistico per recuperare i vari pargoli dalle molteplici attività cui li ha iscritti, sarà anche stato sessualmente vivacetto, ma è ritratto come un ottimo padre, presente ed attento, tanto generoso, anzi, da fare da autista persino ad un bimbo altrui.

Che c’è di scandaloso, dunque? Che c’è, vorrei sapere, di anormale in tutto ciò? Personalmente mi paiono assai più anormali, e preoccupanti, i signori che avvertono questo spot come una insopportabile offesa. Vivere nel mondo – non nel nostro mondo, proprio nel mondo in generale, perché non è che nei secoli passati si stesse poi meglio – deve essere per loro un continuo trauma: ogni volta che girano un angolo, vanno in ufficio, sul metrò, sull’autobus, a fare una passeggiata, gli deve prendere uno stranguglione, accorgendosi di essere circondati da famiglie anormali, formate da mamme e papà già divorziati, figli di secondo e terzo letto, creature nate da convivenze o addirittura messi al mondo da single. Deve essere una brutta vita, la loro, piena di sofferenza e angoscia, manco fossero costantemente accerchiati e tenuti sotto assedio dal Male, incarnato da tutte queste allegre famigliole che si intestardiscono a non rispettare i canoni della loro concezione morale ed etica.

Probabilmente è per questo che i signori in questione si seppelliscono in casa a guardare gli spot.

Si ringrazia Malvino per la segnalazione della campagna.

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