Il più ricco del cimitero

nanetti

Anselmo Pedron, a Spinola, anche se non sembra, è una potenza. Di quelle concentrate e compresse, come l’uovo primordiale nell’attimo precedente il Big Bang: massima energia nel minimo spazio. Perché è alto un metro e uno sputo, dato che, come diceva la mia nonna, un sorso in pìe ghe rosega el cul, Anselmo Pedron, ma il Padreterno, per controbilanciare la scarsa altezza, gli ha donato in compenso la compattezza d’una sfera perfetta, tanto che Pitagora lo avrebbe potuto usare per la musica celeste del cosmo, come un altro pianeta; anzi, come un asteroide. Dunque Anselmo passa il tempo a trottolare per Spinola, da mattina a sera. Che uno pensa: un tizio così fa tenerezza, paffuto come puttino e con la statura di uno dei nanetti di Biancaneve. No. Anselmo non fa tenerezza, neanche se è tondo come un pesce palla e sgambetta ballonzolando senza sosta. Anselmo fa paura, perché ha la statura di un puffo, ma gli occhietti a punta da gnomo dispettoso. Anselmo è un piccolo imprenditore, ma il piccolo è unicamente dovuto alla stazza: dal punto di vista dell’economia, Anselmo è un imprenditore enorme. A Spinola, lui fa tutto. Costruisce case nuove, rinnova quelle vecchie, rimesta ed impasta malte ed appalti pubblici, insegue commesse private; quando trova due minuti di tempo nei giri per i cantieri, intrallazza con chiunque serva o conosca; blandisce, minaccia, quando serve corrompendo generosamente, però cercando nel contempo di tirare sul prezzo, perché con questi corrottibili, si sa, bisogna contrattare sputando sangue e far vedere che si è disposti a cacciar fuori soldi, ma non troppi, ché sennò questi ti si mangiano vivo. Il suo trottolare per Spinola in realtà è uno spostamento continuo per trovare i posti dove il telefonino ha campo: Anselmo è perennemente con le orecchie tese a intercettare gli squilli, perché ad ogni trillata raccatta lavoro o agganci per averne ancora.

Ha famiglia, Anselmo, ovviamente: una moglie, che vede sì e no la notte, quando torna e la trova già a letto, addormentata, e qualche volta nel fine settimana, fra una telefonata e l’altra, quando litigano perché lei spende troppi soldi in vestiti o in centri massaggi, e lei allora strilla: “Eggià, essì, ti ga ragion che non go bisogno de farme bela, tanto no ti ga mai el tempo de vardarme!”. Naturalmente ha anche figli, nati da soli senza padre in sala d’aspetto, perché il genitore stava lavorando: sono un maschio e una femmina, che non vede mai, perché il maschio non ha voluto impegnarsi nella azienda di famiglia, ed è andato a fare il ballerino, o l’hippy, in giro per il mondo, e il padre l’ha liquidato con una scrollata di spalle, definendolo “Drogà, e anca culatòn!” e, delle due, era la seconda l’offesa più grave; la femmina, invece, studia lontano, e ha un moroso che al padre non sconfiffera punto, perché non xé drogà, ma ‘l xè uno che la sposa par magnarne i schei.

Quando va a messa la domenica, perché a messa ci si deve andare per parlare sul sagrato con quelli che possono dare lavoro, esce precipitosamente dopo pochi minuti, quando la funzione appena è cominciata, perché il telefonino trilla, e lui deve rispondere. Week end e ferie, non se ne parla neppure, perché se ti fa tanto se andar in ferie, dopo co ti torni i te ga magnà tuto, quindi la villa al mare resta chiusa, e la barca in porto, dato che darla da usare ad altri sarìa butar via i schei che me go fato mi.

L’altro giorno, a cena, un mio amico, cardiologo, al sentirlo nominare s’è messo a ridere: “Oh madonna, ha avuto un infarto tre anni fa e l’abbiamo salvato per i capelli! Ci credi, dopo due giorni strepitava che doveva tornare al lavoro, sennò perdeva i soldi ed i clienti, e non voleva rimanere più in ospedale. E quando il primario gli ha detto che lo poteva seguire nel suo studio, perché rimaneva a rischio alto, lui ha cominciato a gridare, dicendo che non aveva soldi da buttar via. Al che il primario lo ha guardato e ha risposto: “Be’, allora vada pure, tanto morire è gratis.””

Sì, però essere il più ricco del cimitero, dà una soddisfazione enorme, neh.

Al solito, è un racconto inventato, i personaggi sono di fantasia, se la realtà fa schifo in maniera similare, non prendetevela con me.


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11 pensieri su “Il più ricco del cimitero

  1. Cara Galatea: oltre al libro dove raccoglierai le tue badilate di cultura, ne dovresti preparare un altro con queste tue strepitose descrizioni della gente veneta. Questo paffuto imprenditore mi ha fatto venire in mente un mio ex compagno di scuola, che non voleva andare in viaggio di nozze perché doveva lavorare, che lavora non meno di 14 ore al giorno sette giorni su sette, e che ora, a poco più di quarant’anni, ne dimostra sessanta.

  2. …si vive per lavorare (e non viceversa) e si lavora non perché si ama il proprio lavoro ma per i soldi che porta… in effetti, questo Anselmo mi pare proprio di conoscerlo, di conoscerne tanti. Troppi.

  3. ..ma sei sicura che sia un personaggio di fantasia? Io ne conosco uno ugualeuguale. Ma uguale eh? Anche l’infarto.

  4. Visto che qui tutti sono capaci ad arrotoloare la lingua (o meglio, la tastiera) attorno al nulla. Volevo ricordarti solo una cosa: Corona non perdona.

  5. Che ritratto stupendo.
    Adesso, il must “cafone” dell’imprenditore del nord-est è la Bentley Continental GT.
    In edicola, c’è il DVD “Signore e Signori” di Germi, restaurato: non perderlo. Era il 1965, ma i personaggi sono rimasti sempre quelli!

  6. “… ha avuto un infarto tre anni fa e l’abbiamo salvato per i capelli!”
    Se la cardiologia si mischia con la tricologia Berlusconi è spacciato.

  7. Il mio vicino di casa era uguale a sto tizio. Però non aveva la villa al mare, tanto le ferie a cosa servono? Poi, alla fine, è morto lui, è morta la moglie, figli non ne avevano e tutti i schei sono stati equamente divisi, come da testamento: 50% comune e 50% alla parrocchia. In tutto tre milioni di euro.

    Se devo vivere così ammazzatemi prima.

    ps ma ti è poi arrivata la mail? te l’ho spedita ma non ho avuto risposta…

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