Il bus o Facebook: dilemmi teologici contemporanei

Non so se sia più paradossale che a comunicarti la non esistenza di Dio sia la scritta su un bus, o se a pretendere di certificarne l’esistenza sia un gruppo di facebook.

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8 pensieri su “Il bus o Facebook: dilemmi teologici contemporanei

  1. una volta, in una provinciale che attraversa continuamente paesi e sui cui cartelli si sprecavano i “DIO C’È” ho letto “DIO CI FA!”
    😉

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  2. Grazie della visita. Da qualche giorno pensavo di cominciare a inserire qualche link ai blog di vari colleghi che da tutta Italia scrivono (anche) di scuola. Mi memorizzo il tuo url, così avrò modo di citarti, se non è un problema. Ciao

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  3. in attesa di una “religione di civiltà” in cui l’etimologia della parola religione, sia messa al centro come voglia di obbiettivo comune, ritengo queste iniziative, come minimo simpatiche. 🙂

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  4. In entrambi i casi una gran stronzata.

    Rivendico il diritto di ogni persona a decidere di credere o non credere per i fatti suoi.
    Se già c’è la Chiesa, per quanto riguarda i cattolici, a farsi pubblicità, o i Testimoni di Geova, a suonarmi il campanello alle nove della mattina della domenica, o Bin Laden a lanciare le Fatwe, mi mancavano solo gli atei a spararmi in faccia in cosa dovrei credere o no, come se tutti fossimo dei poveri rincoglioniti ormai abituati a ragionare anche su questioni etiche e/o morali a colpi di pubblicità.

    E poi, dato che il tema Esistenza o non Esistenza di Dio ormai è pubblicità, io denuncerei i promotori dell’iniziativa all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pubblicità ingannevole:
    1°) perché nessuno ha mai constatato né che Dio esista né che non esista.
    (come per Babbo Natale). Portino le prove.
    2°) perché spacciano l’esistenza di Dio per una cattiva notizia. (che dati possono fornire in tal senso? perché per me dovrebbe essere una cattiva notizia, dal momento che non è mai stata neanche una buona notizia?)
    3°) perché affermano che non ne ho bisogno. (bisogno di che?)

    Ma in tempi di crisi, quei tremila, cinquemila, diecimila euro spesi per sta cazzata, non stavano meglio in qualche altra iniziativa?
    Ma andè a laurà.

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