Il vecchio Enrico: Sedicenti giovani e partigiani veri.

Il vecchio Enrico è vecchio, e già questo, agli occhi dei ragazzotti del paese, basta a qualificarlo come rompicoglioni. Oltre che vecchio è anche comunista. Quando, per prenderelo per il culo, qualche giovanetto lo informa, con una faccia da schiaffi che vuol mimare commossa preoccupazione: “Enrico, aggiornati, guarda i comunisti non ci sono più!”, il vecchio Enrico lo guarda come si guarderebbe un bacarozzo e replica: “E io lo resto. Alla mia età, se cambio, mi vengono le palpitazioni.”

Oltre che vecchio, testardo e comunista, il vecchio Enrico è anche ex partigiano. Dicono che la resistenza se la sia fatta tutta, su e giù per le montagne, a schivar pallottole e impallinare nazisti. Dicono che si sia salvato di striscio dalla fucilazione e dal finire impiccato ad un albero per l’arrivo degli Americani, ma anche che abbia mollato una donna, la sua, perché era andata a chiedere grazia. Dicono che di fascisti ne abbia ammazzati parecchi, e che per i civili che collaboravano avesse una certa allergia. Dicono che i suoi occhi, azzurri, allora, fossero di ghiaccio. Dicono che fosse un capetto rispettato, fra i partigiani, e che la sua parola valesse tanto da poter salvare o condannare qualcuno da sola. Dicono. Perché il vecchio Enrico parla poco, di quel periodo e di tutto in generale. Arriva al bar di Clara, ordina un bianchetto, si siede, scruta il mondo attorno e concede, parco, qualche saluto. Pare tranquillo, concentrato sul giornale, ma a me ha sempre dato l’impressione di quegli agenti dei film che restano dormienti per anni, in attesa di un richiamo per rientrare in azione: sento che i suoi occhi azzurri continuano per abitudine a perlustrare il campo, valutare quanta gente entra, quanta esce, dove siano le vie di fuga, pure quando sono fissi sul cappuccino. Forse quando sei stato capo partigiano, lo resti per sempre.

Qualcuno che prova a tirarlo in lingua c’è sempre, forse perchè volgliono capire se davvero è stato quello che si racconta. Non tanti, a dire il vero, perché dalla Clara il vecchio Enrico è circondato di un’aura di assoluto rispetto: Clara stessa, per dire, gli dà del lei, onore che non riserva neppure al Sindaco. Il più tignoso nel provare a sfruculiarlo è il Loris Spolaòr, un sedicente giovane – ormai avrà quarant’anni – la cui reale attività lavorativa è sempre stata avvolta da un fitto mistero: qualsiasi cosa faccia, la deve fare in orari che non minano la sua costante presenza al bar, in cui alberga con giacca, cravatta e una inarrestabile attitudine al cazzeggio.

Ieri il sedicente giovane Spolaor era come al solito al bancone sgraffignando salatini, quando è entrato il vecchio Enrico.

Ohi, Enrico, hai visto che Spike Lee ha fatto un film sui partigiani a S. Anna? Dice che eravate traditori pure voi, eh!”

Il vecchio Enrico non lo degna manco di un accenno d’alzata di sopracciglio.

Ohi, Enrico, ma come, guarda che è di sinistra, Spike Lee, mica di destra! Ha fatto il film per parlare del plotone di negri dell’esercito americano! E dice che voi partigiani ne combinavate peggio dei nazisti!”

Il vecchio Enrico si siede senza proferire parola.

Lo Spolaor non molla: “E guarda che è di sinistra e negro, Spike Lee, neh!”

Il vecchio Enrico gli ammolla un’occhiata glauca che trapassa i muri e sillaba: “Basta mica esser neri per esser intelligenti.”

Il sedicente giovane Spolaor si stampa in faccia il sorriso di chi ha appena fatto strike a booling. Volta la testa a destra e a manca, come a certificare di aver finalmente battuto coram populo l’avversario di una vita: “Ah, ma lo vedi che te oltre che comunista, sei anche razzista, allora!”

Clara ha l’espressione di chi si domanda se sia il caso di far sparire i piatti e le tazzine prima che volino, gli altri clienti trattengono il fiato. Il vecchio Enrico, invece, sfoggia un calma olimpica, guarda negli occhi lo Spolaor e dice:

No, vedi, è un principio di eguaglianza riconoscere che uno può essere mona a prescindere. Dal colore, dal sesso, dall’età. Prendi te: sei un coglione a prescindere dal fatto che sei giovane. Anche se invecchi, sempre coglione rimani.”

Il sedicente giovane Spolaor ha trangugiato il suo spritz e se n’è andato via.

9 pensieri su “Il vecchio Enrico: Sedicenti giovani e partigiani veri.

  1. Domani verrà qui a Verona Gianfranco Fini, e tra le altre cose intitolerà un tratto di lungadige a Nicola Pasetto. Un picchiatore fascista ben noto in città, e che si guadagnò l’attenzione delle cronache nazionali quando, anni fa, scatenò una rissa in Parlamento.

    Il mio babbo, ex partigiano, se ne è andato tre anni fa. Buon per lui non dover vedere che i fascisti hanno vinto.

  2. Il mio maestro delle elementari mi faceva cantare “Bella Ciao” tutti i martedì…e ci ha insegnato che l’Italia è una, e punto. Coperta dal sangue di una marea di gente che ci credeva.

  3. La colpa dell’11 settembre ricade sui pompieri ed in particolare su uno che si era venduto a Bin Laden. Ora basta trovare un regista italiano ed un finanziatore italo-americano. Il film deve essere girato sul luogo del massacro e se per caso i parenti delle vittime s’incazzano, diciamo loro che è solo una finzione.
    Brava Galatea e bello il commento di Giorgio Bocca.

  4. Ti trasmetto i complimenti anche di alcuni miei lettori che avevo invitato a passare per leggerti.

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