Un Marziano in provincia

Marziano non è proprio un amico, ma nemmeno un conoscente. Non c’è mai stata fra noi la confidenza necessaria per farlo rientrare nella prima categoria, ma ormai la frequentazione si è protratta troppi anni per essere inserito nella seconda. Marziano è sempre stato così, né carne né pesce, in tutti sensi: non bello e non brutto, buono o cattivo; non spiritoso, e non funereo: non lo si può definire proprio intelligente, ma non lo puoi neanche chiamare stupido: è uno di quegli uomini che hanno un po’ di tutto e cui manca, in fin dei conti, sempre qualcosa.

Fidanzato perenne di Clara, l’ho visto invecchiare nel ruolo: lei lo ha sempre amato, si sarebbero sposati da tempo immemorabile, se lui si fosse mai deciso a sposarsi, ma lui non ha mai deciso, per una pregiudiziale avversione all’idea di matrimonio; che non gli ha impedito poi di viverlo, il matrimonio, nella sua pratica quotidiana, perché l’idea di avere una moglie lo spaventava, ma quella di avere una donna che gli riponeva i calzini nel cassetto no. Clara un po’ ci ha sofferto, perché è da lei soffrire per non poter portare ufficialmente un cognome altrui, e presentare il compagno al mondo dicendo: “Questo è mio marito.” Poi, tanto, lo presentava così lo stesso, con una strizzatina d’occhio a chi conosceva l’assenza del certificato ufficiale; strizzatina che stava a significare: “Non ancora, ma c’è tempo, lasciate fare a me.”

Sulla carta, Clara è sempre stata convinta che Marziano ed io avremmo dovuto filare d’amore e d’accordo. Laureati tutti e due in lettere, tutti e due professori, tutti e due portati a gran sdottorate di politica: più lui, onestamente, che da giovane ci si è anche impegnato sul serio, fino a prendere tessera di partito. Me lo ricordo, poco meno che trentenne, con l’immancabile plichetto di giornali e riviste sotto braccio, arrotolate a mo’ di manganello culturale. La sua gran passione, all’epoca, era l’organizzazione di dibattiti, incontri e proiezioni. Proiettava di tutto, nella saletta afosa del circolo di partito, soprattutto quanto era improiettabile in qualsiasi altro luogo frequentato da persone di normale buon senso: mi sono sorbita, per solidarietà a Clara, ore ed ore di documentari iraniani con sottotitoli francesi, registi alternativi di qualsiasi latitudine, che si dicevano immancabilmente in anticipo su le nuove tendenze del cinema, e a me, confesso, sembravano invece rimasti soltanto in arretrato con la dose di prozac. Ma Marziano, con questi festival stile casadelpopolo, ci andava a nozze: erano l’unica forma di cerimonia matrimoniale che non gli desse crisi d’ansia.

Li ho un po’ persi di vista negli ultimi anni, Marziano e Clara: alle volte le amicizie vanno così: ci si sente più raramente, lamentandosi per il fatto che si hanno troppi impegni, poi per un periodo non ci si sente più e ci si incontra solo alle feste di comuni amici, dove non c’è mai tempo per dirsi altro che “Tutto bene? Sì, anche io, ti telefono eh?”. E nessuno chiama mai, poi, ovviamente.

Li rincontro, sempre in coppia, a spasso per la piazza, in ora di struscio, l’altra sera. Sono uguali uguali, solo con un’aria un po’ più da matrona, lei, ma forse è il colore dello scialle pesca e della cofana di capelli trattenuti da fermaglio, che fa tanto sono appena uscita da un battesimo in duomo; con qualche filo grigio sulla barba, in tono con la giacca, lui, che fa molto uomo posato e maturo. Clara sorride, abbraccia, baciotta, e lascia fluire un’ondata di comestai-cosafai-quantotempochenoncisivede: sembra affannata a voler ricucire qualcosa che si è rotto, o decisa a riannodare un nastro sfilacciatosi per sbaglio. Lui resta indietro di qualche passo, con un’espressione vaga che non sai se è indifferenza, leggero fastidio, menefreghismo scocciato per il contrattempo o banalissima incapacità maschile di dire alcunché mentre la quasi moglie parla con un’altra donna.

Che fate di bello?” mi informo, più che altro per una forma di cortesia.

Oh siamo appena usciti da una conferenza di ***** – spiega Clara, e cita il nome di un noto intellettuale multiuso, di quelli che, dopo aver passato una vita ignoti a scrivere saggi anche decenti, si sono ritrovati popolari per quattro scaracchi in tv, ed ora passano l’età della pensione a vagare per conferenze in provincia, dove il pubblico si assiepa a sentirli discettare su tutto, dalle prospettive politiche future alla manutenzione dello scarico del cesso – Sai, è Marziano che le organizza, è tutto un ciclo che dura fino al prossimo anno…”

Mi accorgo, infatti, che attorno a loro c’è un folto gruppetto di persone, uscite evidentemente dalla stessa sala: sono tutti vestiti come se venissero fuori da una cerimonia, anche se informale: le signore con il vestito buono, gli uomini in giacca pur senza l’obbligo di cravatta, età media over quaranta, niente figli e nipoti nei paraggi. Un bel capannello di piccola borghesia provinciale nell’espletamento della sue attività social-culturali: parlottano, alcuni si avvicinano a stringere la mano a Marziano stesso, che li accoglie con sorriso distaccato seppur cerimonioso, e con la coda dell’occhio attende al varco l’uscita del conferenziere, immagino per una foto da mettere poi nell’albo dell’associazione.

Ma perché non vieni anche tu a sentire? Ci sono ogni sabato. Poi, ogni due settimane, facciamo anche una cena, in un agriturismo dove fanno cose buonissime, sai, lo chef è molto noto… Marziano gestisce ormai tutto lui, di queste manifestazioni, da un paio d’anni, a cura anche la piccola rivista del club… pubblicano articoli di intellettuali famosi, eh? Tu non sai, poverino, le sere a correggere le bozze! Però bisogna proprio che ci vediamo, in ogni caso, sai che ci sposiamo la prossima primavera, qui in Duomo?”

Mi porge con un sorriso il volantino, non potendomi ancora porgere la partecipazione.

Leggendo di fretta, scorgo due-tre nomi di scrittori mediamente ignoti, un ex conduttore in pensione di programmi televisivi regionali, qualche ricercatore universitario di basso rango, un ex preside di liceo con ambizioni da storico locale, una poetessa di fama condominiale nota per il suo guardaroba da Greta Garbo, e un giornalista famoso per i suoi flirt con il revisionismo storico sulla seconda Guerra Mondiale. Sopra la lista occhieggia, ma in maniera discreta, oltre al logo della associazione anche quello di un circolo destrorso.

Guardo Marziano, che, noto, non ha più la mazzetta dei giornali di un tempo, ma scommetto che oggi i suoi abbonamenti comprendono non più L’Unità, ma Il Foglio e Il Giornale. Sta stringendo mani, annuisce apparentemente soddisfatto, del resto i deliri della poetessa garbeggiante non potranno essere mai peggio dei lungometraggi arabo-palestinesi. Son certo che lui li affronta con la stessa abnegazione, e con lo stesso spirito. Quello che gli ha permesso di curare le rassegne per una sorta di Casa del Popolo, e poi ritrovarsi a gestire la Deputazione di Storia patria di una Casa del Fascio.

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17 pensieri su “Un Marziano in provincia

  1. Hai descritto in modo impareggiabile uno spicchio di storia italiana degli ultimi vent’anni. Complimenti.
    Leggo il tuo blog quotidianamente per respirare un po d’aria pura, grazie continua così.

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  2. Se l’ex conduttore in pensione di programmi tv regionali è GERMANO MOSCONI, Anskij ed io ci precipitiamo di corsa a veder la conferenza, ed ogni tre minuti ci alziamo a sbatter qualche porta per provocar l’immediata reazione bestemmiante del conferenziere ( vedi i suoi celebri video su youtube).
    Sta a vedere che bestemmia pure Marziano.

    Inchino e baciamano.

    Ghino La Ganga

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  3. Questo Marziano ha preso una bella sterzata, non c’è che dire. Da sinistra a destra, ha fatto un testacoda. Magari cerca ancora la rotta per il suo pianeta, o nel frattempo s’è deciso a colonizzare quel che capita.

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  4. Bello Galatea.
    Ci ritrovo tutta quella provincia che uccide.
    Ecco sì, che uccide ogni idea, ogni entusiasmo, ogni inquietudine. Meglio, mille volte meglio una periferia di condomini graffittati, di buche per le strade e di cumuli di spazzatura.
    Almeno fanno venire voglia di cambiare.

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  5. @->vietato cliccare: mi spiace, io ho cercato di avvertire tutti che mi ero trasferita qui, ma di alcuni non avevo la mail. Ben ritrovato! 🙂

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  6. Applausi a scena aperta! Peccato che i tanti marziani sparsi per l’Italia siano troppo occupati ad organizzare conferenze per leggere questo pezzo. Però non si sa mai…
    Grande ritatto, meriterebbe di stare nei Caratteri di Teofrasto (spero che il paragone non ti offenda).

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  7. son forti ‘sti personaggi. prima ti stavano a sinistra… poi li vedi sfrecciarti a destra… speri solo che non frenino di brutto per non tamponarli (non mi stupirei che lo facessero apposta) e speri, soprattutto, di non ritrovarteli in contromano.

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  8. Se mi permetti. Un ometto grigio, qualunque, “né carne, né pesce”, non può fare politica *impegnata*, almeno come la intendo io. Proiettare inutili filmetti stranieri malamente sottotitolati non è di sinistra. Organizzare noiosi dibattiti con tuttologi “multiuso”, con la regolarità della messa domenicale, non è di destra.
    Se marziano non sa ancora come cappero gira la sua vita, per favore, non si appiccichi addosso etichette altrui. E se ne torni su Marte!

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  9. @->Luciano: ecchediamine, ti pare che mi offenda per essere paragonata a Teofrasto??? 🙂
    @->LdS: Sì, anche io temo che la prossima giravolta si trovano contromano. No, adesso che ci penso è impossibile: loro seguono sempre la corrente.

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  10. Questo signore sarà sempre dalla parte giusta al momento giusto.
    Non pensa. Semplicemente fiuta con inconsapevolezza ciò che gli sta intorno e si inserisce come un pesce nella mainstream.
    Sono gli individui peggiori per la società.
    Danno l’impressione di essere dei pensatori e sono solo dei servi.
    Poveri i suoi allievi!
    Sono un professore anch’io e so che la cosa più difficile è insegnare ai ragazzi ad essere liberi.
    Scusa lo sfogo, Galatea, è la prima volta che commento un tuo post ma ti seguo da molto tempo.
    Complimenti!

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