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Un mio precedente post, in cui lamentavo l’ipocrisia di molti ginecologi cattolici, che nel privato non trovano affatto contraddittorio prescrivere tranquillamente (a pagamento) alle proprie pazienti la pillola anticoncezionale, ma nel pubblico, da medici cattolici, magari si appellano all’obiezione di coscienza e non prescrivono la pillola del giorno dopo (che è, va ripetuto fino alla nausea, un contraccettivo di emergenza e NON un farmaco abortivo), ha spinto un mio lettore di nome Marcello a scrivere il seguente commento: son convinto che buona parte dei medici cattolici su queste cose chiudono un’ occhio.

Ecco, il problema è che ne sono convinta anche io. Posso dirlo francamente? È proprio questo che mi fa incazzare. Di mio, per quanto riguarda i miei convincimenti morali, sono piuttosto intransigente, soprattutto con me stessa. Detta in parole povere, sono moralmente una scassapalle: se sono convinta di una cosa, la applico, e non c’è scusa che tenga. Lascio agli altri ogni libertà di comportarsi altrimenti, ma io mi attengo a ciò che reputo corretto, punto e basta. E non mi limito a metterlo in pratica, ma lo dico apertamente e lo ribadisco, perché se sei veramente sicura che una cosa sia giusta, non hai nulla da vergognarti a farla, quali che siano, per te, le conseguenze.

È per questo che, in tutta onestà, la maggioranza dei “cattolici” mi irrita. La religione a cui aderiscono non è impostata come un contratto di servizi, in cui tu scegli il pacchetto che ti interessa, e tralasci ciò che al momento non vuoi o non ti serve. No, è un all inclusive, verrebbe da dire: se sei cattolico, devi credere in tutto ciò che la Chiesa ti comanda e obbedire a tutto quello che ti dice il Papa. Se attui pensieri o comportamenti che sono in contrasto, implicito o esplicito, con la Chiesa, puoi sostenere le tue posizioni, certo, ma rischi di essere chiamato a risponderne davanti ad un tribunale ecclesiastico: sono gli ecclesiastici che dovranno decidere se le tue idee sono corrette o meno, e, se le trovano tali, o chini il capo ed abiuri, oppure sei eretico e ti devi considerare fuori dalla Chiesa. Non è che ci siano tante alternative, anzi, a dire il vero, alternative non sono proprio previste. È un contratto vincolante, come tutti quelli in cui si cede l’anima. E qui di anima stiamo parlando, anche se il contratto è per cederla, assicurano, a Dio.

Ora, signori miei, il Papa e la Chiesa sulla contraccezione sono chiarissimi, direi adamantini. Non si può, punto e basta. Pillola, preservativo: qualsiasi diavoleria la scienza abbia scoperto è illecita. Al massimo si possono usare i sistemi naturali, vale a dire cercare di calcolare quando la donna è in periodo fertile e passare quei giorni in ritiro spirituale a far novene; ma siccome i sistemi naturali non sono certo il massimo dell’efficienza, l’unico metodo contraccettivo sicuro ed approvato da Santa Romana Ecclesia è l’astinenza: se non lo fai, non resti incinta. A meno che non s’intrufoli lo Spirito Santo, nel qual caso, però, vuol dire che sei la Madonna, e, ne converrete, è un altro paio di maniche.

Visto che la posizione della Chiesa non è ambigua, ambigue non possono essere le scelte dei cattolici a riguardo, qualsiasi sia il loro mestiere. Il ginecologo cattolico non può chiudere un occhio e prescrivere ad una sua paziente la pillola anticoncezionale, se sa che la userà per evitare gravidanze indesiderate; non se vuole continuare a presentarsi e dichiarasi “cattolico”, almeno. Se chiude un occhio, fa peccato mortale, cooperando a perdere un’anima e rischiando di perdere la sua: collabora all’opus diaboli, insomma, mica pifferi. Quindi, che operi nel settore pubblico, o nel suo studio privato, non fa differenza (l’occhio di Dio ti vede ovunque, mica solo nella cabina elettorale!): la pillola (a fini anticoncezionali) non la può prescrivere mai.

Se io facessi la ginecologa, e avessi la fede, a me questo porrebbe insanabili contrasti morali; laceranti, perché sono fatta così. Non vedrei altra alternativa se non dire a tutte le mie pazienti che non posso prescrivere loro la pillola, e, se vogliono cambiare medico le capisco. Come dottore creperei forse di fame, ma lo riterrei una conseguenza ben leggera, di fronte alla prospettiva di giocarmi l’anima. Oppure, sempre da cattolica, potrei essere convinta che la Chiesa e il Papa in questo caso sbagliano: allora, da cattolica che non può dire bugie e nemmeno tacere la verità, farei un cancan che lèvati, scrivendo lettere alle commissioni pontificie, e saggi, e libri, appenderei, chessò, pergamene sulle porte delle cattedrali, e, chiamata, andrei a sostenere la mia tesi di fronte al tribunale ecclesiastico, rischiando di essere condannata come eretica; perché se ho ragione io, e non glielo faccio presente, sono i Papi, i Cardinali e i giudici pontifici che stanno giocandosi l’anima, e non farglielo capire denoterebbe, da parte mia, poca carità cristiana.

Invece che fanno i medici cattolici? Quello che il mio commentatore Marcello dice: tacciono in pubblico e chiudono un occhio. Vale dire, prescrivono tranquillamente, nel chiuso dei loro studi, alle loro pazienti paganti, la pillola anticoncezionale e, probabilmente, anche quella del “giorno dopo”, mentre nel pubblico, magari, in ospedale, se sono di turno al pronto soccorso, no, perché lo verrebbero a sapere le infermiere e il direttore sanitario, magari ciellino.

Il mio commentatore lascia intendere che è buon senso, a me sembra una forma di ipocrisia opportunista. E c’è poi qualcosa di altamente offensivo in quel modo di farlo, chiudendo un occhio. Su cosa chiudono un occhio, questi signori? Una paziente ha il diritto di avere quella ricetta, fargliela non è una cortesia da parte del dottore. Chiudere un occhio, lasciatemelo dire, è trattare noi donne da zoccole: tu, peccatrice, meriteresti di essere lasciata a te stessa, a tenerti il frutto della tua ignominiosa colpa, ma io sono buono, passo sopra per un attimo ai miei alti convincimenti morali e ti prescrivo la pillola per un puro atto di carità: ringraziami e prostrati. Roba che la paziente potrebbe, di rimando, tirargli un pugno in faccia. Fra l’altro, visto che hanno già la palpebra serrata, farebbe loro poco male.

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