Il paziente come Dio comanda

All’ospedale Niguarda di Milano un medico obiettore di coscienza ha rifiutato il proprio aiuto ad una donna sottoposta ad aborto terapeutico. La signora, un’ucraina di 30 anni, era in preda a forti dolori dopo l’intervento ma l’anestesista, una volta saputo che era appena stato fatto un aborto, ha rifiutato il proprio intervento.

Quando ho letto questa notizia, non volevo crederci. È un po’ di tempo che ho il vago, anche se temo fondato, sospetto di vivere in una nazione impazzita; ma giuro, non volevo proprio credere che si potesse arrivare a tanto.

Sulla faccenda dei medici obiettori ho sempre avuto parecchie perplessità. Capisco che, anni fa, approvata la legge sull’aborto, alcuni ginecologi si potessero trovare in una posizione difficile con la propria personale coscienza: avevano scelto di fare i ginecologi quando l’aborto non era previsto, ed improvvisamente, si potevano trovare davanti a pazienti che chiedevano loro di farle abortire. Ma mi chiedo se oggi questo dilemma morale valga ancora: se uno decide di fare il medico ginecologo, sa che potrà trovarsi di fronte a pazienti che gli chiedono di farle abortire. Se non condivide questa scelta, o non si sente di praticare un aborto, dovrebbe scegliere un’altra specializzazione (faccia il geriatra, ad esempio).

Secondo me un ginecologo che accetta di lavorare in una struttura pubblica non dovrebbe potersi poi rifiutare di praticare certe operazioni. Vuoi fare il ginecologo e sei cattolico, per cui non ammetti l’aborto? Bene, allora vai a lavorare in uno studio privato, o in una clinica cattolica non convenzionata, che non offre alle sue pazienti la possibilità di interrompere la gravidanza. Si dirà: mica tutti possono trovare posto in ospedali confessionali, alcuni rischierebbero di rimanere disoccupati. Be’, ragazzi, la coerenza con la propria fede richiede che uno sia disposto ad affrontare sacrifici: se vuoi il posto pubblico, devi adattarti a fare tutto ciò che lo Stato assicura come offerta sanitaria per i suoi cittadini. Far pagare alle pazienti il costo di scelte morali o posizioni religiose che sono solo tue non mi pare sia lecito.

Qui però la faccenda è ancora più grave e più allucinante. Qui l’intervento c’era già stato, e l’anestesista, a quanto si capisce, non era stato coinvolto direttamente in esso; non c’era dunque nessun conflitto morale, perché il feto non c’era già più. Era la donna che stava male e aveva bisogno di assistenza. Ma questo dottore gliel’ha rifiutata, per una deliberata valutazione sul suo comportamento. Hai abortito? Sei una peccatrice, dunque io non ti do l’analgesico, e, facendoti soffrire, ti costringo a pagare il fio di quello che io considero un peccato, mentre per lo Stato non è neppure un reato.

Qui non si tratta affatto di salvaguardare il diritto di un medico a non approvare l’aborto; se le cose stanno come sono state raccontate, qui il medico pretende di decidere quali pazienti curare, non sulla base della loro malattia, ma sulla base della sua personalissima valutazione morale del comportamento tenuto da essi. Se sei bravo e rispetti i miei criteri morali non ti faccio soffrire; se invece, per qualche motivo, sembri esserti comportato in maniera che io disapprovo non ti curo e ti lascio contorcerti nel dolore.

Lasciamo passare questa, e sarà una deriva senza fine. Per avere assistenza medica in un ospedale pubblico non basterà che io sia malata, dovrò prima dimostrare di aver tenuto fino a quel momento una condotta irreprensibile secondo i criteri del medico che incrocio. Un medico fondamentalista islamico con venature talebane potrà non voler curare le donne e basta, così, per principio. Un medico induista, poi, si rifiuterà di aiutare pazienti che mangiano abitualmente carne. L’infettivologo cattolico potrà decidere di curare i malati di Aids solo se provano di aver contratto la malattia accidentalmente; se l’hanno beccata facendo sesso fuori dal matrimonio rifiuterà legittimamente di dar loro le pastiglie; il medico leghista in servizio al pronto soccorso deciderà di tamponare l’arteria lacerata ad un extracomunitario solo se questi dimostra di essere in Italia regolarmente, di avere la fedina pulita e di non lavorare in nero, altrimenti lo lascerà dissanguarsi nella hall, fra la beata indifferenza delle infermiere.

Oltre alla tessera sanitaria, per ricevere la giusta attenzione dai dottori sarà bene presentarsi in ospedale muniti di un certificato del parroco (dell’imam, del bramino), che attesti la moralità ed il rispetto di tutti i comandamenti, e rassicuri il medico di aver davanti un paziente a sua immagine e somiglianza.

Altrimenti, te la sei cercata: non rompere l’anima mugugnando ed invocando aiuto, tienti la tua pena e la prossima volta pensaci meglio, stronzo, prima di peccare.

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17 pensieri su “Il paziente come Dio comanda

  1. Oltre a ritenere che un caso come quello descritto presenti non improbabili risvolti penali, condivido quanto scrivi. Non si capisce perché un obiettore di coscienza nell’esercito non possa, ad es. lavorare in nella Polizia Municipale o in Guardia di Finanza perché il ruolo che ricoprirebbe non potrebbe escludere l’uso delle armi, e invece un obiettore di coscienza in ambito medico non abbia alcun vincolo nell’essere assunto nella sanità pubblica per espletare un servizio di pubblica utilità e spesso di emergenza.

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  2. Non saprei cosa dire sulle scelte dei ginecologi però l’anestesista ha fatto una cosa orrenda, disumana. Sembra più un voler infliggere una punizione o dare una lezione a questa donna che lui giudica peccatrice. Magari si sente pure orgoglioso della decisione ‘sofferta’…da bravo cattolico, non poteva mica aiutarla! Sarebbe contro la sua fede. Robe da matti.

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  3. anch’io sono assolutamente d’accordo con te: se un medico lavora presso una struttura privata (cattolica) è libero di non essere un abortista, ma anche in quel caso deve assistere la paziente. in un ospedale pubblico, poi, una cosa del genere è assolutamente pazzesca.

    (personalmente metterei quell’anestesista alla gogna…)

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  4. Sono pienamente d’accordo con te, hai colto al 100% il mio punto di vista.
    L’obiezione di coscienza, nel servizio sanitario nazionale, è semplicemente IN-AC-CET-TA-BI-LE!

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  5. Eccellentissima Ninfa, secondo me il medico in questione si è astenuto dall’intervenire ( commettendo tra l’altro un reato, secondo me) non solo e non tanto perchè obiettore, bensì perchè portatore di uno dei più peculiari tratti dell’italico carattere : l’esser testa di cazzo.
    L’esser testa di cazzo prescinde da qualifica e titolo di studio; talvolta,però, si affianca a un marcato credo religioso, divenendone una bizzara ma diffusa forma di espressione.
    Se serve un esempio, illustro quanto segue.
    Anni fa un tizio, alto funzionario del ministero delle finanze, evase diverse centinaia di milioni di lire nell’acquisto di beni immobili.
    Sottoposto sia procedimento penale, sia a procedimento disciplinare quale pubblico dipendente, sostenne in entrambe le sedi d’esser portatore d’un “diritto ad evadere”, insito nell’esser cittadino cristiano, e perciò soggetto al cedere alla tentazione (sic) .
    Reintegrato in ruolo, in attesa dell’esito del processo penale, fu tratto in arresto per flagrante concussione ai danni d’un commerciante : sostenne allora d’esser vittima d’un complotto, e che in questa sua battaglia contro la malevolenza generale l’avrebbe sostenuto “la fede cattolica, ed in particolare quella in padre pio”.

    Il giorno nel quale non si confonderà un reato con un paternostro, e si definirà un reo con la suddetta qualifica di “testa di cazzo”, vorrà dire che sarà cambiato qualcosa, magari sarà sparito il Vaticano .
    Forse neanche il paesello nostro si chiamerà più Italia : ma chissà se ne piangeremo .
    Inchino e baciamano
    Ghino La Ganga

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  6. Cara Gala,
    detto da medico, questa è omissione di soccorso non obiezione di coscienza. Come hai perfettamente puntualizzato, l’interruzione di gravidanza precedente non puo’ in alcun modo influenzare l’agire di un medico cui si rivolge una paziente in preda a dolori. Se è successo veramente come nella notizia che è girata, è roba da galera.
    Io ho lasciato la lombardia da anni ma mi dicono che oramai non c’e’ ospedale in cui le redini non siano tenute da comunione & liberazione, dal livello del semplice medico su su fino al direttore generale.
    Le conseguenze sono queste e forse sono solo le prime.

    Visco

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  7. Pingback: Weissbach » Ancora più grave e più allucinante

  8. In questi casi vorrei essere credente per avere la certezza che questa gentaglia paghi si, ma per l’eternità.
    Purtroppo non lo sono e così mi rimane un profondo senso di sgomento, rabbia, incredulità, pochissima speranza che questo figuro sconti il dovuto penalmente
    Confesso, inoltre, che a leggere certe cose mi viene anche un pò di ansia: dove diamine stiamo andando? Continuando così la lapidazione, che a tutt’oggi qui in Italia viene additata con il giusto orrore, non mi sembra poi così impossibile e lontana in un nostro non tanto lontano futuro.

    Condivido appieno il tuo pensiero sull’obiezione di coscienza.

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  9. Questo medico ha rifiutato la somministrazione di un analgesico non in quanto “medico”, ma in quanto “cattolico”, cioè portatore di una ideologia fortemente sessuofobica nella sua radice filosofica.
    Se rivediamo la storia del cristianesimo nal suo svolgimemnto da Paolo di Tarso ad Agostino di Ippona , Tomaso d’Aquino ecc. fino a Paolo VI e Giovanni Paolo II troviamo una coerente predicazione ostile alla sessualità e a tutte le sue utilizzazioni ludiche, con una intensità ed ostinazione tale da creare delle vere e proprie fobie.
    Quel “medico” è un povero essere intensamente sessuofobico, con manifestazioni intime ossessive che possiamo immaginare…
    Il contatto con una donna che richiedeva di essere alleviata nella sua sofferenza in seguito ad una vicenda sessuale culminata in un aborto, ha scatenato il sentimento sessuofobico che coltiva nella sua scelta ideologica (Cattolicesimo) con l’opportunità di potersi esprimere anche come “giustiziere”, vendicatore dell’offesa inferta da quella povera donna ai “sacri” principi che egli professa con intima ossessione…
    Ma se è un essere umano da curare non dovrebbe essere adibito a servizi che richiedano il contatto con il pubblico, poiché ciò potrebbe sempre scatenare la sua ossessione sessuofobica repressa.
    Già…

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  10. “L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.”

    dall’articolo 9 della legge 194/1978

    …E anche se non ci fosse una legge a dirlo, sarei ugualmente e totalmente d’accordo con te.
    ciao!

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  11. Certo, se la signora in questione fosse stata un’omicida, ferita in uno scontro a fuoco e condotta in ospedale da una volante, nessuno si sarebbe tirato indietro. C’è il Giuramento di Ippocrate, no? Il messaggio è chiaro: uccidi chi vuoi, ma non toccare il tuo utero. Una logica schiacciante, il prossimo passo saranno gli agguati ai medici abortisti o una bomba al consultorio?

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  12. Al di là del caso in sé, il problema riguarda il personale e il politico. Il personale, perché qualcuno può, sulla base di motivazioni proprie, rifiutarmi un servizio; il politico, perché questo servizio è fornito dalla cosa pubblica. Di fatto, il medico obiettore rappresenta, per il cittadino, una diminuzione della quantità di servizi disponibili ed è pertanto, rispetto a un medico non obiettore, una scelta peggiore in termini di mercato (detesto utilizzare questi termini ma, a quanto pare, sono i soli che abbiano corso nel dibattito pubblico di questo povero Paese). A questo punto, credo che ognuno di noi, ogni volta che si trova di fronte un medico di qualsivoglia genere, possa e debba chiedergli se fa obiezione di coscenza, e possa e debba pretendere, in caso di risposta affermativa, di ricusarlo a favore di un non obiettore, semoplicemente perché così facendo opera una scelta razionale di mercato (a parità di condizioni, scelgo il servizio più ampio).
    Alla cosa pubblica spetta, se vuole garantire la possibilità di scelta per il medico, di garantire una scelta analoga al paziente; altrimenti, si tratta dell’abuso di una poszione dominante.
    Insomma, se l’obiezione di coscienza è oggi una scelta imposta dal controllo pretaiolo sulla sanità, credo opportuno cominciare a ricusare i medici obiettori, se non altro per creare condizioni di maggiore apertura per chi non lo è. Allo Stato, se vuole tutelare la libertà di scelta, spetta anche il dovere di garantire che interventi terapeutici erogati dal servizio sanitario siano comunque garantiiti, altrimenti è inadempiente nel suo contratto con i cittadini.

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  13. In questo post dici cose giustissime!
    Purtroppo i medici obiettori ormai pullulano e sento sempre più dire da gente del settore che è per pararsi il c…, perchè altrimenti non fai carriera e cose di questo tipo.
    Uno che si dichiara pacifista mica va a fare il soldato con la bandiera bianca! A volte il paradosso supera l’immaginabile…

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  14. Questo paese (minuscola volontaria) diventa ogni giorno più allucinante.
    Non posso credere che si possano fare distinzioni del genere senza perdere il posto, non voglio credere che qualcuno possa persino dargli ragione.
    Ti ho linkata nel mio stupidario, adoro i tuoi post.

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